di Antonio Averaimo
Avvenire, 3 giugno 2026
Nel penitenziario, che ospita oltre 2mila persone, si è dovuta annullare una funzione religiosa per via del sotto organico. Don Enzo Miranda: “Da tempo ci sono difficoltà, ma domenica scorsa la situazione è esplosa definitivamente”. La carenza di agenti di custodia è l’altra faccia del problema del sovraffollamento che affligge le carceri italiane. Domenica scorsa, erano talmente pochi nel penitenziario napoletano di Poggioreale che si è giunti a sopprimere la Messa domenicale, alla quale partecipa normalmente oltre un centinaio di detenuti. “Difficoltà ce ne sono sempre state negli ultimi anni, ma domenica la situazione è esplosa definitivamente, per così dire”, racconta uno dei cappellani del carcere, don Enzo Miranda.
di Stefano Caredda
romasette.it, 3 giugno 2026
Per la prima volta in una sala fuori dalle mura del carcere di Rebibbia con una rilettura dell’Otello di Shakespeare. L’ideatrice: beneficio enorme, basta vedere i tassi di recidiva di chi fa queste attività. C’è un sogno che si realizza dopo 13 anni. E tutti possono vederlo avverarsi dalla platea del Teatro Nazionale di Roma. Andrà in scena infatti qui uno spettacolo che vede protagoniste alcune attrici detenute, che saliranno per la prima volta su un palco allestito fuori dalle mura di quella casa circondariale femminile di Rebibbia che le ospita in questo periodo della loro vita.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 3 giugno 2026
L’omicidio alla stazione Certosa di Milano e getta nuove ombre sui giovani di origine straniera. In alcuni casi i giovani sono stati coinvolti in progetti di aggregazione educativa e la pace tra bande è stata stipulata. L’omicidio alla stazione Certosa di Milano, ancora da chiarire sotto il profilo dei moventi, getta nuove ombre inquietanti sui giovani di origine straniera: questa volta non i maranza con radici nordafricane, né i presunti islamisti, ma una pandilla sudamericana, sebbene non si sappia ancora precisamente quale. Anche la vittima tuttavia aveva origini sudamericane: era un tranquillo lavoratore, insieme al fratello e a un amico, dopo aver accompagnato a casa il padre.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 3 giugno 2026
I caporali pachistani si avvalgono di manodopera afghana arrivata in riva allo Ionio dopo il ritorno dei talebani in Afghanistan nel 2022. Sotto ricatto anche gli indiani del Punjab che dall’Agro pontino sono arrivati in Calabria. “Già nel 2020 ai tempi del Covid avevamo capito che la miccia era pronta ad esplodere ed avevamo presentato una denuncia in Procura. La strage di Amendolara ha dimostrato plasticamente la pericolosità della situazione. Purtroppo avevamo ragione”. Silvano Lanciano è un sindacalista della vecchia scuola. Batte i campi di raccolta palmo a palmo. Coadiuvato dalla Flai Cgil della Sibaritide e del Pollino conosce alla perfezione i meccanismi di intermediazione illecita che infestano da decenni le campagne agrumicole a nord della Calabria.
di Daniela Fassini
Avvenire, 3 giugno 2026
L’appello della flotta di giustizia, 13 organizzazioni che salvano vite in mare. Dal 2 gennaio 2023, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), più di 6.490 persone sono annegate o sono scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo; dalla stessa data, ricorda la Justice Fleet la Flotta di Giustizia, una rete di 13 Ong attive in mare a salvare migranti, 41 navi di soccorso umanitario sono state fermate dalle autorità italiane, per un totale di 1.075 giorni, ovvero quasi tre anni. “Solo nel 2026 - denuncia Sos Humanity - cinque navi di soccorso civili sono state bloccate nei porti dal governo italiano, mentre nel primo trimestre del 2026 più di 825 persone hanno già perso la vita nel Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più letale da quando l’Oim ha iniziato a registrare i decessi e le persone disperse nel 2014”. La Justice Fleet punta il dito contro le politiche italiane che ostacolano le navi di soccorso per aver contribuito al disastro umanitario in corso e all’aumento del numero di vittime ai confini dell’Europa.
di Anna Maria Merlo
Il Manifesto, 3 giugno 2026
Intesa che accontenta le destre tra Parlamento, Consiglio e Commissione: accordi bilaterali con paesi terzi sui return hub lontano dall’Europa. Sull’onda della crescita dei consensi all’estrema destra in Europa, la Ue mostra un volto feroce verso i migranti e si dota di un regolamento draconiano per espellere gli indesiderati. Nella notte tra lunedì e martedì, Parlamento europeo e Consiglio si sono messi d’accordo, sulla base della proposta fatta dalla Commissione nel marzo 2025, su un “nuovo sistema comune” per permettere “rimpatri” con procedure “più rapide, più semplici, più efficienti”.
Il Dubbio, 3 giugno 2026
Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per rivoluzionare la politica dei rimpatri dell’Unione. Il nuovo regolamento introduce tre pilastri fondamentali: l’istituzione di centri di rimpatrio (return hub) in Paesi terzi, la creazione di un ordine di rimpatrio europeo e il prolungamento della detenzione amministrativa per i migranti irregolari fino a un massimo di 30 mesi. La misura prevede l’obbligo di lasciare immediatamente il territorio europeo a seguito di una decisione nazionale, con l’inserimento del provvedimento nel sistema d’informazione Schengen per renderlo valido in tutta l’area. Il trattenimento dei cittadini extracomunitari scatterà sulla base di valutazioni individuali legate al pericolo di fuga, alla mancata collaborazione o a rischi per la sicurezza nazionale. La detenzione ordinaria negli Stati membri potrà durare fino a 24 mesi, prorogabili di altri sei in presenza di nuove circostanze, e come misura di ultima istanza potrà applicarsi anche a famiglie con minori. In alternativa al centro di permanenza, le autorità potranno imporre obblighi di residenza, monitoraggio elettronico o garanzie finanziarie. Tra le misure più severe, spicca anche la facoltà per le autorità nazionali di perquisire le abitazioni degli irregolari senza necessità di autorizzazione giudiziaria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 giugno 2026
Intervista a Riccardo Magi, +Europa “Il nuovo sistema comune viola le convenzioni internazionali, a cominciare da quella di Ginevra, i trattati e i principi fondativi dell’Unione”. Onorevole Riccardo Magi, segretario di + Europa, l’accordo Ue sul regolamento rimpatri rende la gestione dei flussi migratori più efficace, in Europa? Assolutamente no, anzi. È il vento politico di destra che soffia e va nella direzione di smantellare un sistema d’asilo basato sui principi fondativi dell’Ue e sulle convenzioni internazionali, a partire dalla Convenzione di Ginevra. Insieme al nuovo Patto Migrazione e asilo contrasta infatti con il Trattato sul Funzionamento dell’Ue (Tfue) che prevede una politica comune in materia di protezione dei migranti.
di Maria Stagnitta
Il Manifesto, 3 giugno 2026
Per troppo tempo ci è stato detto che la “guerra alla droga” fosse necessaria. Che punire significasse proteggere, che incarcerare fosse un atto di responsabilità collettiva. Oggi, però, davanti all’evidenza dei fatti, questa narrazione si sgretola. Non solo queste politiche non hanno ridotto il consumo di sostanze, ma hanno prodotto un danno profondo alla salute pubblica. E il prezzo lo stiamo pagando in vite umane. Le persone che si iniettano droghe hanno tra le 10 e le 34 volte più probabilità di contrarre l’HIV rispetto alla popolazione generale. Non è una fatalità, ma il risultato diretto di politiche punitive che spingono le persone ai margini.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 giugno 2026
Più di 6.500 persone nel 2025 sono state sottoposte a trattamenti inumani e degradanti mentre erano detenute nelle carceri italiane. Tra i pilastri fondamentali della Repubblica italiana, c’è il principio - fissato nella Costituzione all’art. 27 - per cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, ossia al suo reinserimento sociale. Eppure, mentre si celebra l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946 che sancì la nascita dello Stato democratico, si registrano ancora violazioni sistematiche dei diritti umani all’interno dei penitenziari del paese. L’associazione Antigone ha raccolto i dati: “6.539 persone hanno visto il loro ricorso per trattamenti inumani o degradanti accolto nel corso del 2025 da parte di un Tribunale di Sorveglianza italiano”. Numeri in continua crescita: “I ricorsi accolti erano stati 3.115 nel 2018, 4.347 nel 2019, 3.382 nel 2020, 4.212 nel 2021, 4.515 nel 2022, 4.731 nel 2023 e 5837 nel 2024. In totale, in 8 anni, - scrive l’associazione in un report - è stato appurato che quasi 37.000 persone abbiano visto non rispettato il loro diritto ad un trattamento penitenziario dignitoso”.
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