di don Luigi Ciotti
Avvenire, 6 marzo 2024
Nelle ultime settimane abbiamo saputo di nuove minacce contro alcuni sacerdoti, da parte di ambienti mafiosi. E c’è chi, anche con intenti lodevoli, ha parlato di “preti antimafia”, “preti di frontiera”. Queste definizioni però non aiutano, lo dico come qualcuno che se le è viste attribuire a sua volta. Non sono d’aiuto perché fanno passare l’idea che l’opposizione al crimine organizzato sia un’opzione facoltativa, e non una necessità ovvia per chi predica il Vangelo. Noi siamo sacerdoti come gli altri, coi nostri limiti, le nostre fatiche, ma anche con la gioia di spendere la vita per dare vita. Sappiamo che testimonianza cristiana e responsabilità civile devono saldarsi, per offrire un esempio coerente di servizio alle persone. La Parola di Dio è spesso scomoda, provocante, “urticante”, come diceva don Milani, ma è parola di vita e speranza. Aveva ragione il cardinale Carlo Maria Martini nell’osservare che “missione della Chiesa è essere coscienza della società in cui vive e voce propositiva dei valori più alti e spirituali”.
di Debora Alberici
Italia Oggi, 6 marzo 2024
Neppure se ha commesso reati molto pesanti (ad esempio un omicidio), afferma la Cassazione. La patologia deve esigere un trattamento sanitario non attuabile in regime di carcerazione. Chi è affetto da una grave depressione non può scontare il carcere neppure se ha commesso reati molto pesanti, un omicidio ad esempio. La Cassazione penale, sentenza 9432 del 5/3/2024, riconosce una patologia che impedisce di vivere dignitosamente. Ad avviso della prima sezione, ai fini del differimento facoltativo della pena, ai sensi dell’art. 147, primo comma, n. 2) cod. pen., o della detenzione domiciliare ai sensi dell’art. 47-ter, comma 1-ter, Ord. pen., la malattia da cui il detenuto è affetto deve essere grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare rilevanti conseguenze dannose, o comunque deve esigere un trattamento sanitario non attuabile in regime di carcerazione, dovendosi operare un bilanciamento tra l’interesse del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2024
All’omicidio colposo stradale è pienamente applicabile l’attenuante comune dell’integrale risarcimento del danno avvenuto prima dell’avvio del processo. E, anche nel caso in cui il pagamento integrale sia effettuato dall’assicurazione, ma ne sia compiutamente dimostrata la tempestività e la riferibilità all’imputato della concreta volontà riparatoria rendendo possibile l’adempimento ante iudicium a favore delle parti offese. La Corte di cassazione con la sentenza n. 9180/2024 ha dettato un chiaro principio di diritto finalizzato a sciogliere i dubbi ancora esistenti sulla corretta interpretazione del n. 6 dell’articolo 62 del Codice penale, in particolare al fine di stabilirne l’applicabilità anche al caso in cui il reato commesso sia un omicidio.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2024
Lo straniero soccorso in mare può essere legittimamente oggetto di un decreto di respingimento e di conseguenza di un decreto di trattenimento in un Centro di permanenza per i rimpatri, ma solo se viene dimostrato che le forze di Polizia che richiedono la convalida dei provvedimenti “restrittivi” abbiano compiutamente informato il migrante di tutti i diritti - quale la protezione internazionale - che egli può legittimamente azionare nell’ambito dell’ordinamento nazionale. E tale informativa va - in qualsiasi caso - compiutamente somministrata, anche quando alle prime domande degli agenti lo straniero risponda di essere “un migrante economico”. Infatti, tale dichiarazione resa a caldo dallo straniero soccorso e sorpreso a varcare illegalmente i confini nazionali non è idonea a escludere che egli in realtà sia meritevole di una forma di protezione internazionale per diversi motivi di natura umanitaria. Tale informativa quindi va comunque somministrata al momento dello sbarco in Italia ma anche nelle immediate fasi successive dell’identificazione della persona trattenuta presso un Cpr. Ciò costituisce e garantisce quel diritto - stabilito in ambito europeo - a un “effettivo ricorso” garantito allo straniero per affermare i propri diritti in base a tutti i veri dati relativi alla sua condizione.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 6 marzo 2024
Al Meucci 22 detenuti invece che 17, oltre la metà dei ragazzi ha disturbi psichici. Mai così tanti detenuti minorenni negli istituti penali a loro dedicati. È il dato del dossier Antigone dove anche il Meucci di Firenze risulta sovraffollato: 25 detenuti invece che 17 regolamentari. Secondo la ricerca sarebbe il decreto Caivano ad aver fatto alzare il numero di giovani detenuti.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 6 marzo 2024
L’uomo, 40 anni originario di Ferrara, inalò gas da un fornellino nella cella Per la Procura non ci sono dubbi, fu un incidente: chiesta l’archiviazione. La rabbia della sorella: “La sorveglianza diminuì, non deve finire in questo modo”. “Chiediamo giustizia, chiediamo che venga appurata la verità e che la colpa non venga attribuita solo a lui: negligenze ci sono state. È nota la carenza di personale nel penitenziario oltre a tante altre problematiche. Quindi non si è trattato solo una valutazione medica approssimativa: il problema è tutta la gestione del carcere. La funzione della pena sarebbe quella di riabilitare una persona ma evidentemente non è così”.
di Ilaria Vesentini
Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2024
L’iniziativa Fid-Fare Impresa in Dozza dal 2012 ha prodotto un forte calo dell’indice di reiterazione del reato: dal 60 al 10%. È una piccola officina meccanica come ce ne sono tante lungo la via Emilia, dove si assemblano e si montano componenti e gruppi per le macchine automatiche e dove sono assunti a tempo indeterminato una quindicina di dipendenti, con regolare contratto e stipendio. La particolarità di FID-Fare Impresa in Dozza, è che a lavorare sono i carcerati della casa circondariale di Bologna e che la fabbrica è racchiusa dentro le mura dell’istituto di pena in via del Gomito. La Srl metalmeccanica è frutto di una iniziativa unica nel panorama nazionale che nel 2012 ha messo insieme i tre principali concorrenti mondiali insediati nella packaging valley bolognese - i gruppi Marchesini, Ima e GD - azionisti e committenti di FID con un 30% a testa del capitale, protagonisti assieme alla Fondazione Aldini Valeriani (l’altro 10% delle quote, Fav si occupa della formazione tecnica professionale) di un progetto che ha permesso fin qui l’inserimento in pianta stabile nelle piccole aziende della subfornitura emiliana di una cinquantina di ex detenuti, una volta scontata la condanna.
di Emiliano Moccia
vita.it, 6 marzo 2024
Il progetto “Arnie APErte” è promosso dall’associazione Facelia che si occupa di apicoltura didattica. “Le api insegnano come si vive in comunità” spiega la psicologa Alessia Laudisa. Dopo aver costruito e pitturato le arnie, i detenuti realizzeranno nel cortile della casa circondariale la struttura che ospiterà l’apiario olistico, che porta benessere alla salute delle persone.
vivomodena.it, 6 marzo 2024
Dal carcere S. Anna di Modena usciranno presto tortellini e altri tipi di pasta fresca fatta a mano. Saranno i detenuti a produrli utilizzando materie prime locali, a cominciare dalle verdure coltivate nell’orto del carcere. Il progetto è della cooperativa sociale Eortè di Limidi di Soliera (aderente a Confcooperative Terre d’Emilia) e si avvale della supervisione dello chef Rino Duca (osteria “Il grano di pepe” di Ravarino), che coordinerà la formazione dei detenuti e la produzione. La convenzione tra Eortè e la casa circondariale S. Anna è stata firmata ieri dal presidente della cooperativa Federico Tusberti e dal direttore dell’istituto Orazio Sorrentini. Il progetto, che ha il patrocinio del Comune di Modena, è co-finanziato dall’arcidiocesi di Modena-Nonantola, Bper e Fondazione Cattolica Assicurazioni.
di Marco Alfieri
Il Sole 24 Ore, 6 marzo 2024
“Atacama è il luogo più inospitale della terra: un immenso deserto che si estende dal Perù al Cile. Ma è anche il luogo al mondo dove si vedono meglio le stelle”. Campeggia questa frase-manifesto sulla homepage del sito di Atacama 360, piccola casa di produzione digitale la cui peculiarità è quella di essere una “video factory” diversa da tutte le altre perché registi, direttori della fotografia, cameraman e fonici sono quasi tutti carcerati o ex carcerati. E si sa che un detenuto che lavora, statistiche alla mano, ha l’80% di probabilità in meno di essere recidivo.
- Modena. “No Name. Il carcere negli occhi delle donne”
- Reggio Calabria. “Arianna. Fuori dal Labirinto”: da giovani detenuti ad arbitri e istruttori sportivi
- L’ex giudice infrange il segreto e svela in un libro le sentenze che hanno diviso la Consulta
- Storia di Lala, metafora del fallimento del sistema educativo
- Essere poveri a Milano: la storia di Giuseppe










