di Fabio Carminati
Avvenire, 6 marzo 2024
Un nuovo rapporto delle Ong denuncia che nel periodo delle proteste per l’uccisione di Mahsa Amini il regime ha superato del 43% l’anno precedente: è la cifra più alta dal 2015. Il principio numero uno del regime degli ayatollah è sempre lo stesso: negare, comunque. Il secondo rispondere con il silenzio ai continui rapporti che ogni anno registrano l’aumento del ricorso alla pena di morte come principale strumento di controllo della sicurezza, come gli arresti e le delazioni. I classici sistemi dittatoriali di un regime che si perpetua fondandosi sulla paura e sul capestro delle impiccagioni.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 6 marzo 2024
I genitori li hanno abbandonati o sono morti, i piccoli della capitale argentina vivono esistenze misere, il loro destino è nelle mani dei volontari che cercano di salvarli dall’ultima beffa: non avere neanche un futuro. I bambini. Dei bambini si parla troppo, dei bambini si parla spesso, dei bambini si parla solo. Ci si indigna per le condizioni in cui vivono, ci si morde il labbro dalla rabbia, si versa qualche lacrima, ma poi si passa oltre. Cosa possiamo fare, eh? Cosa? Possiamo guardare, possiamo fissare lo sguardo senza distoglierlo. Sembra una frase banale, finanche patetica, ma credetemi, non lo è. Se siete qui, se state frequentando queste mie parole, allora fermatevi a guardare queste foto, sono loro le protagoniste; le mie parole sono al loro servizio e di chi le ha scattate: Valerio Bispuri. È lui, insieme ai soggetti ritratti, il protagonista assoluto di queste pagine perché è suo lo sguardo che ha catturato e raccontato tutta la sofferenza e tutto l’amore del mondo.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 5 marzo 2024
Giovanni Fiandaca è professore emerito di diritto penale all’Università di Palermo, tra gli studiosi più attenti alla pena e alle sue conseguenze. Per un lungo periodo è stato Garante dei detenuti della Regione Sicilia. Intervista al giurista, autore del saggio “Punizione” (Il Mulino): “La demagogia punitiva è una grave deriva. In prigione più autori di reato di quanto sarebbe strettamente necessario. La nostra civiltà giuridica rischia di regredire”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 marzo 2024
E l’Aiga chiede al ministro Nordio l’istituzione di un tavolo tecnico. I penalisti italiani il prossimo 20 marzo si asterranno dalle udienze e hanno organizzato una manifestazione nazionale a Roma. L’Unione Camere penali italiane nella delibera con la quale proclama la giornata di agitazione mette in evidenza come “il fenomeno dei suicidi avvenuti in carcere nei primi 58 giorni del 2024 è in continua ascesa circa uno ogni due giorni” e “appare oramai improcrastinabile un immediato intervento del governo e della politica, tutta, al fine di arginare la strage in atto”.
di Francesco Chiamulera
Corriere del Veneto, 5 marzo 2024
L’hanno trovato la mattina del primo marzo, senza vita. Magari il giovane detenuto del Due Palazzi di Padova è morto per problemi di salute pregressi, magari no. Certo che a raccontare una storia più complessiva nelle carceri, a di là dell’evento individuale, restano i numeri. Potremmo parlare dei cinque suicidi a Montorio, in soli cinque mesi, che hanno indotto gli avvocati della camera penale a proclamare lo sciopero della fame. O dei 508 reclusi a Padova, con soli 308 poliziotti, e la corsa a rimpinguare le fila con nuove assunzioni. O soprattutto del 120%: che secondo Antigone era il tasso di affollamento delle carceri venete nel 2022 (in Friuli è 136%).
di Francesco Iacopino
Il Riformista, 5 marzo 2024
La vicenda giudiziaria di Beniamino Zuncheddu ha scosso la coscienza collettiva. Arrestato a 27 anni per una “strage” mai commessa, ha sopportato per 33 interminabili anni l’ingiusta privazione della sua libertà, dei suoi sogni e della sua stessa vita, consumata per metà negli angusti spazi di un istituto di pena. Un caso eclatante di mala giustizia, tutt’altro che isolato. Il caso Zuncheddu -lo sanno bene gli addetti ai lavori-rappresenta purtroppo la punta dell’iceberg del fenomeno ben più ampio e diffuso dell’errore giudiziario, nel cui genus si inquadra la inarrestabile species dell’ingiusta detenzione, costituita dal carcere preventivo, una misura cautelare somministrata ad alte dosi nei confronti di chi si trovi catapultato nel tritacarne giudiziario del nostro paese, in attesa di un giudizio.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 5 marzo 2024
Dossieraggio, intercettazioni, trojan: il filo è lo stesso: “Lo stato di diritto si protegge con nuovi equilibri tra poteri dello stato”. Una chiacchierata con il ministro della Giustizia, tra Anm, Mattarella, sfide ai magistrati e tre idee sulle carceri. Dalle parole di Mattarella alle proteste dell’Anm. Dai manganelli in eccesso alla promessa sulla separazione delle carriere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 5 marzo 2024
Un finanziere in servizio alla Dna avrebbe passato per anni ai cronisti informazioni su ministri e altri vip contenute nei database riservati di via Giulia. Si accende lo scontro politico sull’inchiesta della Procura di Perugia su presunti accessi abusivi agli archivi informatici della Procura nazionale Antimafia, accessi “mirati” a esponenti politici e del mondo economico, dello sport e dello spettacolo. Tra i quindici indagati, il tenente della guardia di finanza Pasquale Striano, già al gruppo di lavoro della Dna preposto alle “Sos”, le segnalazioni di operazioni bancarie sospette, Antonio Laudati, sostituto procuratore Antimafia, e tre giornalisti del quotidiano Domani.
di Errico Novi
Il Dubbio, 5 marzo 2024
Nella vicenda dei presunti accessi abusivi al database della Procura Antimafia si staglia pure il paradosso dei dettagli emersi a carico di tre cronisti indagati: stavolta le vittime sono loro. Proprio al pari dei politici sputtanati da un’indagine per presunte mazzette. Va bene, siamo a uno stato delle cose talmente avanzato che non c’è bisogno del processo: ormai l’indagine sui presunti accessi abusivi nei database di via Giulia, in cui sono coinvolti, con un finanziere e un pm della Direzione Antimafia, anche tre nostri colleghi di Domani, è roba storicizzata, buona per gli archivi.
di Francesco Rigatelli
La Stampa, 5 marzo 2024
Lo scrittore ex pm: “Si può valutare l’attenuante della provocazione. Femminicidi? Il codice rosso è sufficiente, le procure lavorano bene”. Almeno due libri dello scrittore ed ex pm Gianrico Carofiglio, 62 anni, barese, ricordano il caso di Makka Sulaev, la diciottenne di Nizza Monferrato accusata di aver ucciso a coltellate il padre Akhyad Sulaev per difendere la madre Natalia. In Ad occhi chiusi del 2003, primo romanzo italiano a parlare di stalking, figura una ragazza patricida. E nell’ultimo L’orizzonte della notte è centrale il tema della legittima difesa.
- Ha senso un processo per un gruppo di ex Br dopo cinquant’anni?
- È morta Barbara Balzerani, ex Br mai pentita del commando di via Fani
- Barbara Balzerani, la scrittura dopo la tragedia armata
- Piemonte. Il Garante nazionale in visita per un focus sanità penitenziaria
- Calabria. Il Garante dei detenuti: “La Regione pronta ad aprire una nuova fase”










