di Tiziano Grottolo
Corriere del Trentino, 5 marzo 2024
Il trasferimento di Chico Forti è atteso nel giro di alcune settimane. Potrebbe scontare la pena in Trentino a Spini di Gardolo e accedere alla semilibertà. È stata nientemeno che la presiedente del consiglio, Giorgia Meloni, ad annunciare l’arrivo della firma per l’autorizzazione al trasferimento in Italia di Chico Forti. Il 65enne trentino dal 2000 sta scontando l’ergastolo negli Stati Uniti per l’omicidio di Dale Pike, un delitto per il quale si è sempre dichiarato innocente. L’iter per il trasferimento di Forti in Italia era stato avviato nel 2020 dopo che il governatore della Florida, il Repubblicano Ron DeSantis, aveva accolto un’istanza basata sulla Convenzione di Strasburgo che era stata presentata dagli avvocati del detenuto trentino. Tuttavia dopo l’annuncio dell’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio il procedimento sembrava essersi arenato.
di Giuseppe Spadaro*
Il Dubbio, 4 marzo 2024
Rinchiudere un minore in carcere fa crescere la sua rabbia e aumenta la nostra insicurezza. Dobbiamo sanzionare ma anche offrire opportunità di cambiamento, per consentire a chi è detenuto di capire la bellezza della legalità. Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di intervenire” per contrastare la criminalità minorile e “in considerazione della maggiore pericolosità e lesività acquisite nei tempi recenti”, così il governo ha deciso di intervenire con il decreto Caivano, andando poi ad elencare le misure applicabili dal 15 settembre in avanti. Un’emergenza nazionale, quella della delinquenza minorile, andava fronteggiata con urgenza. Il rapporto “Antigone” evidenzia, ora, a poco più di cinque mesi dalla entrata in vigore di quelle misure, una diversa ed ulteriore emergenza: la popolazione carceraria minorile è quasi raddoppiata ed in assenza di cambio immediato, condiviso e coraggioso di rotta, il rischio è che la giustizia minorile finisca col creare solo emarginazione.
di Davide Varì
Il Dubbio, 4 marzo 2024
C’è stato un tempo, un tempo non troppo lontano e magnifico, in cui l'Italia ha insegnato al mondo intero che il termine democrazia non era una parola vuota ma un impegno delle istituzioni e della comunità a non lasciare indietro nessuno. Un tempo in cui la parola “irrecuperabile” era bandita perché era ancora intatta la fiducia verso “l’uomo” e la sua capacità di cambiare. La comunità e le istituzioni erano infatti convinte che mutando le condizioni di vita sarebbe anche cambiato l'individuo.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 4 marzo 2024
“Consentire ai minori di uscire dal carcere per lavorare sarebbe un messaggio fortissimo per gli altri che sono dentro: fuori c’è il futuro”. Quando all’inizio degli anni 70 il “Beccaria” apriva i battenti don Gino Rigoldi era lì, come oggi a distanza di oltre 50 anni. “Sono ancora io il cappellano, pur avendo dato le dimissioni. Al “Beccaria” tutto è lento, don Claudio Burgio che mi sostituirà non ha fretta, perché ha tante cose da fare, la direzione è sommersa dalla burocrazia e io sono ancora vicino ai miei ragazzi”, dice don Gino con i suoi 84 anni e la voglia e l’entusiasmo di un giovanotto. In tutti questi anni ne ha visti passare tanti di ragazzi, sa bene di cosa hanno bisogno e con la sua Fondazione tra i quartieri di San Siro e Giambellino ha 15 appartamenti per chi una casa non ce l’ha.
di Luca Pianesi
Il Dolomiti, 4 marzo 2024
“Non solo un problema di droga, c'è un forte disagio esistenziale”. Per il fondatore di Exodus oggi i problemi principali riguardano la superficialità della società e il disagio nelle relazioni che continua ad aumentare. E sull'abolizione delle carceri minorili spiega: “Serve un sistema diverso per permettere ai ragazzi che hanno sbagliato di pensare alla loro colpa ma non con un atto punitivo ma bensì con un atto rieducativo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 marzo 2024
La bella storia di un ragazzo che ha attraversato le difficoltà della giustizia minorile con coraggio e determinazione. La questione della giustizia minorile, soprattutto quando avvengono casi di cronaca che coinvolgono i giovani, emerge sempre più spesso come tema centrale, suscitando molto spesso indignazione con le conseguenti scelte politiche per assecondare la pancia della gente. A fronte di questo fenomeno complesso e articolato, è essenziale adottare un approccio analitico e critico che vada oltre le narrazioni sensazionalistiche e affronti le sfide sociali e strutturali sottostanti.
di Francesco Monopoli*
brindisireport.it, 4 marzo 2024
Sovraffollamento, carenza di prospettive concrete di reinserimento sociale dopo la espiazione della pena, strutture obsolete, difficoltà oggettive riscontrate nell’espletamento della propria attività dal personale sanitario e dalla polizia penitenziaria. Sono queste alcune delle criticità che affliggono gravemente l’attuale sistema penitenziario italiano. Con il suicidio avvenuto questa notte nel penitenziario Dogaia di Prato ammonta a ventitre il numero totale delle vite perdute dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Un quadro allarmante caratterizzato da numeri degni di un vero e proprio stillicidio, se solo si consideri che nell’anno precedente altri sessantanove soggetti reclusi hanno tranciato tragicamente quel sottile filo conduttore che legava il loro stato detentivo alla speranza di riconquistare la libertà privandosi, cosi, del bene più prezioso, la propria vita.
di Enrico Sbriglia*
L'Opinione, 4 marzo 2024
La storia sarebbe potuta essere narrata da José Saramago, chissà, poteva essere una sorta di continuazione del romanzo “Saggio sulla lucidità”, oppure da Franz Kafka, con il suo vivido surrealismo, ma comunque sarebbe stata uno storia di quelle che penetrano nella testa del lettore come una sorta di incubo, perché quella di Beniamino Zuncheddu è una vicenda capace di contorcerti le budella, capace di svegliare le peggiori angosce che sono rintanate nella coscienza più profonda di ognuno di noi, quelle di cui si ha una ancestrale paura. Vedersi strappati circa 33 anni della propria vita, perché incolpato di una serie di ammazzamenti che non hai commesso, in nome di una Giustizia a lungo indifferente, che non ti crede e che liquida la tua avventura terrena con una sentenza senza appello, che ti fa passare da una condizione di libertà ad altra in cui non sei più nessuno, ripeto nessuno, e che ti cataloga come malvagio per sempre, pluriassassino, autorizzando chiunque ti incroci di considerarti un crudele assassino, è difficile anche da immaginare per qualunque persona, anche se si fosse dei superuomini, degli eroi, dei santi. Ma noi siamo società civile, siamo abituati a trovare risposte “normate”, rimedi giuridici ad ogni cosa e per ogni problematica, lo faremo anche questa volta, diamine!
di Giuseppe Filetto
La Repubblica, 4 marzo 2024
La Procura di Genova apre un’inchiesta. Ancora qualche giorno di carcere e Danila Sasso sarebbe stata libera, avrebbe lasciato Pontedecimo e sarebbe tornata a vivere con l’anziana madre a Savona, e con la famiglia avrebbe festeggiato il Natale. “Invece, a dicembre si è ammalato il giudice che seguiva la vicenda e che avrebbe dovuto decidere per gli arresti domiciliari, così ha passato il fascicolo ad un altro - racconta la sorella Laura -; quest’ultimo ci ha detto che doveva rileggersi le carte, sicché Danila è rimasta in carcere senza cure mediche, fino al giorno in cui è morta”. Il 22 febbraio scorso. Tanto che sulla vicenda, dopo l’esposto da parte della famiglia, la Procura di Genova ha aperto un’inchiesta, affidandola al pm Giuseppe Longo. Lunedì scorso è stata effettuata l’autopsia in presenza del medico-legale Davide Bedocchi indicato dalla magistratura e del suo collega, consulente di parte, Luca Vallega. Gli esami necroscopici avrebbero stabilito che la donna è stata stroncata da “un processo settico di polmonite in stato avanzato”.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 4 marzo 2024
Aveva 77 anni. Dopo 40 anni di servizio con i minori detenuti ci ha lasciato un prete di frontiera, punto di riferimento per l’educazione nel disagio giovanile. “In ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene e dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto”. Così don Bosco invitava i suoi salesiani a cercare e accogliere i ragazzi e le ragazze “discoli e pericolanti” della Torino dell’800, molto simile alla città di oggi, soprattutto nelle periferie che frequentavano i santi sociali.
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