di Luca Serranò
La Repubblica, 16 febbraio 2024
L’avvocato: “Una vicenda che ci lascia perplessi”. L’uomo, un cittadino serbo di 51 anni, avrebbe raccontato in alcune lettere ai familiari di continue risse e aggressioni all’interno del carcere. E’ morto dopo due settimane di coma, in seguito a un malore che lo aveva colpito mentre si trovava in cella nel carcere di Sollicciano. Secondo la famiglia, però, il decesso potrebbe essere stato provocato da percosse e aggressioni subite proprio durante la detenzione, e che sarebbero testimoniate da alcune lettere inviate dal carcere. Il caso, come anticipato da La Nazione, è quello di un cittadino serbo di 51 anni, Gafur Hasani, morto ieri mattina in un letto dell’ospedale di Careggi.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 16 febbraio 2024
Accolti i ricorsi. Chiesta l’autopsia del detenuto morto per escludere cause violente. Altri sei detenuti di Sollicciano hanno ottenuto uno sconto di pena a causa delle condizioni “disumane e degradanti” del penitenziario fiorentino e delle celle in cui sono ospitati. A stabilirlo è stato il tribunale che ha accolto i ricorsi degli avvocati dei reclusi, proprio come era successo nell’ormai nota sentenza nei confronti di un detenuto che ha ottenuto 312 giorni di sconto di pena, sempre per la medesima ragiona relativa all’inospitalità dell’istituto.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
Segnalato anche dal Garante campano il 21enne tossicodipendente con disagi psichici. Cosa vuol dire prevenire il suicidio nelle carceri? Ieri il capo del Dap Giovanni Russo, incontrando una delegazione della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private di libertà che chiedono interventi urgenti per contrastare quella che sembra una vera e propria epidemia di suicidi in carcere (20 dall’inizio dell’anno), ha assicurato che “entro il mese di aprile, prenderanno servizio 234 funzionari dell’Area giuridico pedagogica, completando così la pianta organica nazionale”. La dem Debora Serracchiani chiede di più: “Bisogna investire anche sulla formazione del personale, dalla polizia agli educatori fino agli psicologi. Ci sono bandi che vanno deserti, a Rebibbia c’è una seziona psichiatrica nuova pronta, ma senza personale. Chiederemo che il carcere venga considerata sede disagiata per garantire indennità e stipendi superiori”.
di Ambra Prati
Gazzetta di Reggio, 16 febbraio 2024
“Sono 290 i detenuti (pari alla capienza massima a pieno regime, ma con due sezioni chiuse per ristrutturazione dovrebbero essere al massimo 200), dei quali 15 donne e 128 stranieri. Con 190 unità la polizia penitenziaria è sotto organico di cinquanta agenti (sulla carta dovrebbero essere 246, numero mai raggiunto), i quali sono presenti in numero doppio nelle sezioni di salute mentale dove svolgono un compito improprio”. Sono questi i numeri, snocciolati dall’onorevole Pd Andrea Rossi, che fotografano lo stato dell’arte del carcere di Reggio Emilia.
di Chiara Gabrielli
Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2024
Castagna (ex capo area educativa alla Pulce): “Dobbiamo ascoltare queste persone, conoscerle. Serve una formazione più approfondita del personale di polizia e c’è bisogno urgente di psicologi e volontari”. “Cosa si prova a vedere quelle immagini? Ci cadono le braccia. La sensazione è che, con tanta fatica e molto tempo, si riesce a fare un passettino in avanti. E così invece, in un colpo solo, si fanno venti passi indietro”.
di Claudia Fortini
Il Resto del Carlino, 16 febbraio 2024
Bondeno, la proposta di don Giorgio della struttura Accoglienza di Salvatonica: “I detenuti prossimi a fine pena potrebbero esser inseriti da noi per fare lavori utili”. Un appello allo Stato o a chi ne ha competenza, per sgravare l’affollamento delle carceri. Una proposta che è già un impegno quotidiano di vita e che vuole far riferimento a persone di buona volontà. Lo lancia in punta di piedi, ma con il cuore in mano, don Giorgio Lazzarato, che porta avanti la comunità Accoglienza di Salvatonica.
trevisotoday.it, 16 febbraio 2024
Bilancio positivo per il progetto “Attivati”: i partecipanti, tra i 24 ei 50 anni, hanno seguito il corso come operatori di sistemi elettrici ed elettronici. Traguardo importante per la rieducazione e per dare una prospettiva lavorativa al fine pena. Bilancio più che positivo per il progetto “Attivati” che ha visto protagonisti undici detenuti del carcere di Santa Bona a Treviso, coinvolti in un corso di teoria e pratica in laboratorio che li ha formati come operatori di sistemi elettrici ed elettronici. Un percorso professionale che ha consentito loro di ottenere un attestato riconosciuto dalla Regione Veneto che certifica i risultati dell’apprendimento. Il bagaglio di competenze acquisite potrà quindi essere speso al termine della pena per entrare con maggiore facilità nel mercato del lavoro e per meglio reinserirsi nel tessuto sociale.
di Alessandro Gatta
bresciatoday.it, 16 febbraio 2024
A Canton Mombello un corso di formazione per interventi di Primo Soccorso che ha coinvolto diversi detenuti: uno di questi salirà su un’ambulanza del 118. Il Progetto Papillon, unico in Italia, ora anche a Verziano. Il reinserimento dei detenuti nella società, dando loro una chance per rinnovarsi e “guardare al futuro”, magari con una professione “socialmente utile” e che possa comunque garantire un reddito medio sufficiente a creare una prospettiva di reinserimento. E’ stato presentato a Brescia il Progetto Papillon 2013: dopo la prima parte (da giugno a ottobre dello scorso anno), in cui 12 detenuti hanno concluso felicemente un percorso formativo di primo soccorso (da 60 ore) si realizza finalmente l’obiettivo di rendere operativo almeno uno dei corsisti su un mezzo di soccorso d’emergenza del 118, presso un’associazione di volontariato della Provincia di Brescia.
Il Fatto Quotidiano, 16 febbraio 2024
Rinvio a giudizio per quattro agenti della Polizia locale di Sassuolo accusati di tortura aggravata, abuso di potere e falso ideologico. Secondo la ricostruzione fatta giovedì 15 febbraio in tribunale a Modena, i quattro avrebbero sottoposto a tortura, all’interno dell’ospedale di Sassuolo, un uomo originario del Marocco. Il pubblico ministero Lucia De Santis aveva ribadito davanti al giudice le accuse. L’udienza del processo è convocata per il 7 maggio 2024.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 16 febbraio 2024
Nuovo allestimento al Teatro Puntozero del carcere minorile, repliche fino a domenica. Sul palco tanti debuttanti. Un sedicenne: “Prima non avrei mai pensato di poter recitare”. Il sipario sollevato a metà si arriccia sopra il palcoscenico e sembra una nuvola rossa che avvolge gli attori: sedici ragazzi e ragazze, di cui oltre la metà detenuti o provenienti da comunità, tra i 16 e i 24 anni. È la magia del teatro che irrompe nella vita. E che può trasformarla, con meraviglia e stupore. Un sogno messo in scena al Teatro Puntozero del carcere minorile Beccaria.
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