di Maura Sesia
La Repubblica, 30 maggio 2026
La compagnia Teatro e società diretta da Claudio Montagna porta in scena uno spettacolo dentro il carcere Lorusso e Cutugno. Emozione. Tanta. In platea e sul palco, in questa bella sala nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, il carcere della periferia di Torino dove da 33 anni la compagnia Teatro e Società diretta da Claudio Montagna conduce laboratori teatrali che sfociano in spettacoli aperti al pubblico, con le dovute cautele. Non si decide all’ultimo di vedere uno spettacolo in carcere. Ci si accredita con settimane di anticipo.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 30 maggio 2026
Più di mille realtà, oltre 70 mila lavoratori, quasi due miliardi e mezzo di fatturato: sono i numeri di Confcooperative Federsolidarietà Lombardia. E la presidente Maria Grazia Campese commenta: “Non siamo una nicchia profetica. Siamo il modello imprenditoriale per costruire una economia non solo diversa ma migliore per tutti”. Alcuni numeri: 1.092 cooperative sociali, 58.164 soci, 72.658 lavoratori, quasi due miliardi e mezzo di fatturato con una crescita del 33% in sei anni. Altri numeri: 12 mila educatori nelle scuole, più di 6.500 persone svantaggiate inserite al lavoro (sempre negli ultimi sei anni +24%). Il commento: “Non siamo una nicchia profetica. Siamo un modello imprenditoriale che contribuisce a costruire una economia non solo diversa ma migliore per tutti”.
di Cristina Zibellinic
Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2026
A Roma, la cura del paziente psichiatrico è un percorso a ostacoli praticamente insormontabile, anche per i parenti diversamente sani del soggetto. Non esiste una segreteria psichiatrica: se si chiama il centralino risponde, quando risponde, il custode del complesso di edifici in cui è collocato anche il servizio psichiatrico. Non c’è alcuna trasparenza sull’organizzazione del servizio, i suoi responsabili. Non esiste un servizio di accoglienza e i casi di urgenza sono considerati quelli pericolosi per il paziente o per l’incolumità altrui e rinviati al 118, che conduce il paziente al pronto soccorso di un ospedale qualsiasi. Se il disagio non è, al momento, da trattamento sanitario obbligatorio, ma è solitudine psichica, angoscia per un senso di totale vuoto, l’incapacità a modificare la condizione esistente, risponderà con aggressività un/a infermiere/a che dirà che lo/a psichiatra non c’è, di richiamare il giorno successivo e se il parente proverà a chiedere di aiutare in quel momento doloroso il congiunto, la risposta sarà che “non sono badanti h24”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 30 maggio 2026
Il testo era stato approvato con la fiducia e in sede di conversione è stata modificata la previsione di dubbia costituzionalità: il compenso rimane, ma non sarà solo per gli avvocati ed è svincolato dal buon esito della pratica. Dopo le moltissime polemiche e lo scontro con l’avvocatura istituzionale, il governo ha corretto la norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevedeva di legare un compenso di 615 euro agli avvocati al fatto che coadiuvassero la procedura di rimpatrio volontario per i loro assistiti migranti. L’articolo aveva sollevato profonda indignazione da parte di tutta la categoria forense e anche del Consiglio nazionale forense, che era indicato come l’ente che avrebbe dovuto erogare i pagamenti.
di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 30 maggio 2026
Gli attivisti: “La sicurezza si costruisce garantendo lavoro, casa e salute”. A Pescopagano, una località a pochi chilometri dal centro di Castel Volturno, c’è la chiesa affidata a Daniele Moschetti, missionario comboniano di origini lombarde, che è approdato in Campania dopo aver vissuto in Sudan e nella baraccopoli di Korogocho, in Kenya. È una delle roccaforti del no al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) che il ministro Piantedosi vuol realizzare a Castel Volturno. Una struttura da 120 posti che è figlia di un progetto di 43 milioni messo a bando da Invitalia e che, sulla base del decreto Cutro, è considerata strategica per la difesa nazionale. Significa deroghe a pioggia relativamente alle norme urbanistiche e paesaggistiche.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 30 maggio 2026
Le risposte entro il 18 settembre: tra le presunte violazioni anche l’immunità dei ministri. Il caso è nato da istanze presentate da vittime del boia libico. “Il governo italiano aveva l’obbligo di cooperare con la Corte penale internazionale nell’esecuzione del mandato di arresto emesso contro Osama Almasri? E se sì, questo obbligo è stato violato?”. A chiederselo, tra i tanti, è anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ieri ha notificato al governo due ricorsi contro l’Italia presentati da due presunte vittime del boia libico, e ha chiesto conto all’esecutivo di quanto accadde a gennaio 2025, quando Almasri fu rimpatriato a Tripoli su un volo di stato nonostante il mandato spiccato nei suoi confronti.
di Rosario Aitala
Avvenire, 30 maggio 2026
Fra guerre, impunità e algoritmi che decidono sulla vita, oggi il vero pericolo nasce dalla rinuncia collettiva a difendere giustizia, memoria e dignità umana. Diritto internazionale: tramonto o eclissi? All’interrogativo proposto dal Centro Studi Rosario Livatino in un recente convegno in Senato è corretto rispondere sfuggendo alla logica binaria. L’alternativa è apparente, riposa su equivoci semantici e fallacie logiche. Dal dibattito sono emerse tre proposizioni. Il diritto internazionale, debole per genetica, attraversa una crisi esistenziale. Non è vero diritto perché non è dato un giudice sovranazionale che ne possa imporre l’osservanza. I conflitti armati del Dopoguerra e la condotta apertamente illegale di certi Stati espongono o comunque anticipano il fallimento dell’ordine internazionale sorto nel 1945. La guerra esprime il mistero del Male ed è dunque indifferente a norme e istituzioni. Vediamo.
L’Unità, 30 maggio 2026
Milad Armoun, Navid Najaran, Seyed Mohammad Mehdi Hosseini e Mehdi Imani, quattro manifestanti del movimento “Donna, Vita, Libertà”, sono stati condannati a morte dal “giudice della morte” Salavati dopo un processo gravemente iniquo. I difensori che rappresentavano gli imputati in quello che è diventato noto come il “caso Ekbatan” hanno illustrato nei dettagli le gravi carenze procedurali e sostanziali che hanno violato i diritti fondamentali a un giusto processo e minato la legittimità delle sentenze emesse dalla Sezione 15 del Tribunale Rivoluzionario. La notizia della sentenza arriva pochi giorni dopo che il Tribunale Penale aveva assolto gli imputati dalle accuse di omicidio.
di Grazia De Sensi
ascolta.news, 29 maggio 2026
Venerdì 22 maggio 2026, la mia sveglia suona presto. Alle 6:45 sono già sul primo treno in partenza da Milano, diretta a Padova. Nello zainetto ho libri, foulard, caricatori, cellulare, riviste, caramelle, beauty, agenda e penne, di tutto questo, solo agenda e penna entreranno con me nella Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova. Il treno arriva puntuale nel caldo della stazione veneta, fermo al volo la navetta. Da lontano riconosco e Martina e Anna Claudia, compagne di viaggio dello scorso anno, anime affini che dedicano i loro studi alla giustizia riparativa.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 29 maggio 2026
Non ho mai cambiato la mia convinzione sulla galera e i suicidi: che non bisogna chiedersi perché i detenuti decidano di ammazzarsi molto più dei liberi, ma come mai tanti detenuti decidano di non ammazzarsi. Un caldo da morire. Ieri “Tutta la città ne parla” di Radio3 si occupava del caldo che fa: l’estate, ha spiegato un esperto, si mangia ogni anno un pezzo in più della primavera, una volta cominciava a metà giugno, ora va risalendo alla metà maggio. Un ascoltatore aveva obiettato alle pittoresche descrizioni giornalistiche o televisive della calura, rappresentate da turisti cui si scioglie il gelato in mano, o che cercano ristoro nelle fontane pubbliche, e mai da muratori madidi di sudore e altre figure di fatica. Nell’esemplificazione mancava, ma se ne è parlato tante volte che forse ci si vergogna a ripeterlo, il caldo delle galere. Le celle sono caloriferi, d’estate - dei frigoriferi, d’inverno.









