di Marco Alfieri
Il Sole 24 Ore, 3 gennaio 2024
Costruirsi un futuro di vita differente, grazie alle competenze digitali. Offrendo un valido modello emulativo a chi non ha alle spalle situazioni così complicate come la permanenza in carcere. Perché se ce la fanno loro, è il sottotesto, può farcela chiunque. Questa è una delle ragioni di fondo per cui il colosso statunitense Cisco, nel 2003, ha avviato una scuola di formazione Ict nelle carceri italiane. “Siamo partiti dalla struttura di Bollate, vicino Milano, grazie all’incontro di alcuni personaggi illuminati: l’allora direttrice del carcere, Lucia Castellano, un manager Cisco come Francesco Benvenuto e Lorenzo Lento, fondatore della Cooperativa Universo poi diventata una delle 35o Academy Cisco nel nostro Paese”, racconta Gianmatteo Manghi, ad di Cisco Italia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 gennaio 2024
Oltre 160 emendamenti, contenuti in un documento di 105 pagine, chiedono una messa a punto al ddl che porta la firma del Guardasigilli. Il 9 gennaio in commissione Giustizia del Senato, a meno che non si dia priorità al dossier sul doppio cognome come avrebbe richiesto la premier Meloni, si voteranno gli emendamenti al ddl 808, il cosiddetto “pacchetto Nordio” che contiene modifiche su abuso d’ufficio, traffico di influenze, intercettazioni a tutela della riservatezza del terzo estraneo al procedimento, contraddittorio, collegialità e misure cautelari, inappellabilità delle sentenze di assoluzione.
di Gian Carlo Caselli
La Stampa, 3 gennaio 2024
Chi non vuol vedere lo nega, ma la burrasca nel finale dell’anno è partita. Prima il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro promette di “spezzare le reni alle correnti della magistratura”. Questa minaccia truculenta (anche per il linguaggio di evidente impronta “nostalgica”) rimbalza poi sulle parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un vortice di detti, precisazioni e parziali contraddetti, alla fine sembra attestarsi sulla versione che per parte sua non vi è mai stato un attacco alla magistratura, ma solo una “riflessione e preoccupazione riguardo ad alcune tendenze che vede emergere non in modo carbonaro ma in modo evidente”.
di Pietro Di Muccio de Quattro
L’Opinione, 3 gennaio 2024
Vorrei chiosare, non in polemica, l’articolo del giudice Roberto Tanisi sulla separazione delle carriere dei magistrati (www.beemagazine.it, 19 dicembre 2023). Premetto di non avere nessuna difficoltà a riconoscere in generale la ragionevolezza della sua contrarietà. Tuttavia desidero soffermarmi sul seguente passo della lunga e articolata esposizione dei motivi addotti a sostegno della sua tesi: “Ma se anche così fosse, se, cioè, la riforma garantisse piena autonomia al pm, il rischio potrebbe essere quello di avere un magistrato trasformato in una sorta di superpoliziotto, un “grande inquisitore” scevro da verifiche e controlli, che piuttosto che essere - come oggi è - promotore di giustizia, sarebbe un mero avvocato dell’accusa o della Polizia, non più tenuto istituzionalmente alla ricerca della verità ma, semplicemente, delle prove a carico dell’indagato”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 3 gennaio 2024
Se il Capo dello Stato, nel suo messaggio di fine anno 2023, avesse pronunciato, al fianco di alti concetti come “dignità negate” e “diritti calpestati”, le tre paroline “Stato di diritto”, avrebbe dato sostanza alla agognata svolta sulla giustizia del suo discorso di insediamento di due anni fa. Quando fu tirato per la giacca e supplicato di accettare il secondo mandato, mentre stava già traslocando i mobili nella nuova casa, e colse l’occasione per ricordare, anche quale vertice del Csm, alla casta della magistratura, che l’indipendenza e l’autonomia sono beni da riconquistare ogni giorno. Pena la perdita di credibilità degli amministratori di giustizia.
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 3 gennaio 2024
Il 90% delle aziende sottoposte a sequestro e finite in mano agli amministratori giudiziari fallisce dopo poco. Bisogna fare luce su una normativa che colpisce, sulla base di generici sospetti, persone che sono state giudicate innocenti. Le interdittive antimafia, come i diamanti della sudafricana De Beers, sono “per sempre”.
di Sandra Figliuolo
palermotoday.it, 3 gennaio 2024
Fu arrestato a dicembre del 1994 e da allora ha trascorso esattamente trent’anni al 41 bis. E per lo storico boss di Passo di Rigano Michelangelo La Barbera, 80 anni, condannato a diversi ergastoli per le stragi di Capaci e via D’Amelio, ma anche per una serie di omicidi, come quelli del capitano dei carabinieri Mario D’Aleo e degli appuntati Giuseppe Bommarito e Pietro Morici e dell’europarlamentare della Democrazia Cristiana Salvo Lima, nonostante i ripetuti ricorsi contro le proroghe del carcere duro disposte dal ministero della Giustizia, non sembrano esserci spiragli di lasciare lo speciale regime detentivo. L’ultima decisione al riguardo è quella della prima sezione della Cassazione, depositata in questi giorni, che ha rigettato l’istanza del mafioso.
La Nazione, 3 gennaio 2024
“In cella dovrebbero andare solo i detenuti abituali che pur avendo avuto più opportunità, persistono nel commettere fatti illeciti”. Per gli altri “la giustizia riparativa potrebbe essere una soluzione”. Il carcere ha senso se come obiettivo ha il recupero della persona. Il suo cambiamento, il ritorno (con nuova mentalità, nuove motivazioni e certezze) nella società che sta oltre le sbarre. Questa è la teoria. Per la pratica - vista la situazione complicata, che dura da anni - servono nuove riflessioni e proposte.
Corriere del Mezzogiorno, 3 gennaio 2024
I rivoltosi avevano affrontato gli agenti con mazze e gettando acqua e olio bollente, va avanti il lavoro di identificazione degli autori degli scontri. La loro richiesta: vogliamo celle meno gelide. Nove detenuti arrestati, un paio di agenti di polizia penitenziaria contusi nei tafferugli, suppellettili delle celle sparse qua e là nei corridoi, il presidio delle forze dell’ordine all’interno e anche fuori l’istituto di pena - erano presenti carabinieri e polizia in assetto anti-sommossa - durato tutta la notte. Si può dire però che sia tornata alla normalità la situazione al carcere “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento dopo la rivolta inscenata da una cinquantina di detenuti nel tardo pomeriggio di ieri in cui si sono vissuti lunghi attimi di tensione. Specie quando i detenuti hanno affrontato gli agenti di polizia penitenziaria con mazze di legno e gettando loro addosso anche acqua calda e olio bollente.
di Andrea Vivaldi
La Repubblica, 3 gennaio 2024
Ai sensi della normativa europea si può chiede un giorno di riduzione per ogni 10 passati nel degrado. Poco prima di Natale un gruppo di detenuti ha chiesto uno sconto di detenzione perché era piovuto nelle loro celle e, una volta spostati, si erano ritrovati in spazi sovraffollati. In autunno un altro grappolo di istanze di diversi carcerati fiorentini che lamentavano la presenza di cimici. La situazione a Sollicciano, nonostante alcuni interventi di miglioramento in corso, resta molto difficile. A volte critica. E così ogni anno sui tavoli della magistratura di sorveglianza, al tribunale di Firenze, arrivano decine di richieste di detenuti che, a norma di legge, chiedono una riduzione della pena. Perché hanno dovuto vivere in condizioni inaccettabili.










