di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 22 dicembre 2023
Il provvedimento non è stato ancora approvato in via definitiva dal Parlamento. Enrico Costa precisa: “Ciò che si vieta è la riproduzione dell’atto processuale - spesso centinaia di pagine zeppe di testi di intercettazioni - prima ancora che l’indagato possa difendersi”. “La Federazione nazionale della stampa dichiarando che ‘è pericolosissimo che non si sappia se una persona viene arrestata o meno’ dimostra di non aver neanche letto l’emendamento approvato, in cui non c’è nessun divieto di dare la notizia degli arresti, né di riportare il contenuto dell’atto”, ha affermato ieri il deputato e responsabile giustizia di Azione Enrico Costa, rispondendo alle critiche dei rappresentanti dei giornalisti che avevano invece parlato di “bavaglio”. “Si vieta invece la riproduzione dell’atto processuale, spesso di centinaia di pagine zeppe di testi di intercettazioni, prima ancora che l’indagato abbia potuto difendersi”. Anche altri esponenti della maggioranza difendono la norma, sostenendo che l’obiettivo è solo evitare la gogna mediatica, ha aggiunto Costa.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 22 dicembre 2023
Con il divieto di pubblicare le ordinanze c’è il rischio di sottrarre il lavoro delle procure al controllo democratico? Parla il deputato di Azione, autore dell’emendamento al centro delle polemiche. Dopo l’approvazione del suo emendamento che vieta la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare non si placano le polemiche su Enrico Costa, responsabile giustizia di Azione. Ne parliamo direttamente con lui.
di Giuseppe Pipitone
Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2023
Intervista a Marina Castellaneta, ordinaria di Diritto internazionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari: “L’ultimo provvedimento approvato dal Parlamento è in contrasto con una serie di regole di diritto internazionale. Il nostro legislatore non sta rispettando obblighi Ue. La situazione è allarmante, si potrebbe sollevare la questione di costituzionalità”. Il divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare? Con la presunzione d’innocenza “non c’entra nulla” ed è “in contrasto con una serie di regole di diritto internazionale”. Anzi, nell’emendamento approvato dal Parlamento la citazione della direttiva Ue è “fuori luogo”.
di Francesco La Licata
La Stampa, 22 dicembre 2023
Diceva Giovanni Falcone che per battere la mafia, intesa come organizzazione criminale, sarebbe bastato schierare un buon esercito. Più difficile, se non impossibile sarebbe stato sconfiggere la mafiosità, cioè quella sottocultura medievale (contro cui lo scrittore Gesualdo Bufalino invocava l’intervento di un esercito, ma di maestri elementari) che in gran parte del nostro Meridione fa da supporto al potere arrogante delle cosche con un colpevole assoggettamento “ideologico” che finisce per tramutarsi, con i silenzi, l’omertà e l’indifferenza, in vero e proprio favoreggiamento.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 22 dicembre 2023
Sono centinaia i parenti delle vittime delle stragi naziste che hanno fatto richiesta dei risarcimenti, in virtù del fondo da 61 milioni istituito dal Governo Draghi. L’Avvocatura italiana in quasi tutti i casi si sta opponendo. Il senatore Pd Parrini: “Atteggiamento vergognoso”. Ogni giorno, dalla finestra di casa, Mirella Lotti vede il bosco dove suo padre è stato fucilato insieme ad altre undici persone. Quel bosco, tra erba e vigneti, si chiama Pratale, così come l’eccidio nazista che si è consumato qui. È il 23 luglio del 1944. Al podere Pratale abitano le famiglie contadine dei Gori, dei Cresti e dei Raspollini, alle quali si aggiunge la famiglia Lotti, sfollati dalla vicina località di Fabbrica. La sera intorno alle 20, un gruppetto di tedeschi appartenenti alla Quarta Divisione Paracadutisti fa irruzione nell’abitazione, sorprendendo le quattro famiglie a cena. Vengono separati gli uomini dalle donne e dai bambini. Mentre il gruppo delle donne viene fatto allontanare in direzione di Fabbrica, gli uomini vengono fatti entrare nel bosco. Vengono allineati e uccisi a colpi di mitra.
di Alessio Di Sauro
La Repubblica, 22 dicembre 2023
Il tribunale di Milano ha accolto il ricorso per ottenere la Naspi di un uomo che nel 2021 in carcere aveva fatto l’imbianchino e l’aiuto cuoco: “È in regola con tutti i requisiti”. Ha lavorato per otto mesi come imbianchino e inserviente di cucina all’interno del carcere di San Vittore fino a quando è stato scarcerato per la concessione degli arresti domiciliari a Milano; ora ha diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione Naspi.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 22 dicembre 2023
La Corte Ue in tema di mandato di arresto europeo chiarisce quando lo Stato si può rifiutare di procedere alla consegna in ragione del motivo fondato sull’interesse del minore figlio della persona ricercata. Con la sentenza sulla causa C-261/22 la Cgue risolve il rinvio pregiudiziale sottoposto ai giudici europei dalla Corte di cassazione italiana, affermando in primis che la consegna di una persona ricercata in base a un mandato d’arresto europeo non può essere rifiutata per il solo motivo che si tratta della madre di minori in tenera età. È, infatti, soltanto in caso di carenze sistemiche o generalizzate nello Stato membro emittente e qualora i diritti fondamentali degli interessati rischino di essere violati che tale consegna può essere “eccezionalmente” rifiutata.
Il Mattino, 22 dicembre 2023
Nella giornata di ieri un detenuto ucraino di 51 anni, sposato con figli, si è impiccato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere a Caserta. Era accusato di omicidio. Il giorno prima aveva partecipato ad un’udienza. È il terzo suicidio nel 2023 nello stesso istituto. “I motivi per cui i detenuti si suicidano afferma il Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello sono tanti.
di Andrea Aversa
L’Unità, 22 dicembre 2023
Ha 48 anni ed è affetto da diverse patologie. Nelle lettere alla sorella Paola la sua sofferenza. Ha sporto denuncia per trattamenti degradanti e disumani. La perizia medica di parte ha evidenziato la sua incompatibilità con il regime carcerario. Invece, per i sanitari del penitenziario milanese e per il magistrato di sorveglianza, può restare in cella.
di Elisa Sola
La Repubblica, 22 dicembre 2023
“Pensavamo che fosse tutto risolto quando hanno portato via dalla cella il compagno che stava male. Stavamo per andare a dormire. Dopo 15 minuti sono arrivati in 25. L’ispettore ha aperto senza bussare. Ha detto: “Buonasera”. Hanno picchiato prima quelli che erano di fronte alla porta. Poi gli altri. Ci picchiavano come animali. Uno, mentre lo faceva, diceva: Guardami negli occhi”. Comunque andrà l’indagine e in qualunque modo finirà il processo, i racconti dei detenuti che avrebbero subito le presunte torture nel carcere di Cuneo sono un pugno nello stomaco. Centotrenta pagine di verbali. Parole cristallizzate con l’incidente probatorio, perché potrebbero passare mesi prima di arrivare davanti a un tribunale.
- Vasto. Suicidio Trotta, la pm chiede l’assoluzione per la direttrice Giuseppina Ruggero
- Modena. Detenuto morto in carcere: “Indagini non sufficienti, andremo a Strasburgo”
- Torino. Emergenza psicologi nelle carceri: alle Vallette in 4 per 1.400 detenuti
- Arezzo. Il paradosso del carcere: è agibile solo una cella su tre a causa delle porte troppo strette
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