ansa.it, 16 dicembre 2023
Navalny è stato condannato a 19 anni di carcere ad agosto. Stava già scontando 11 anni e mezzo in una struttura di massima sicurezza. Le autorità carcerarie russe confermano che Alexei Navalny non si trova più nella prigione della regione di Vladimir, dove era detenuto, dopo che da giorni i suoi legali hanno denunciato la “scomparsa” dell’oppositore, sostenendo di non sapere dove sia finito. La portavoce di Navalny, Kira Yarmish, ha riferito di aver ricevuto conferma del trasferimento, che sarebbe avvenuto l’11 dicembre, ma non si sa dove. I legali dell’oppositore condannato a 19 di carcere in una colonia penale non hanno contatti con Navalny dal 6 dicembre scorso.
di Nino Di Girgenti*
Ristretti Orizzonti, 15 dicembre 2023
La vita al di fuori delle mura l’avevo solo immaginata, sognata, desiderata. Viverla però è un’altra storia. È una quotidianità fatta di tutte quelle altre cose che il carcere ti toglie ed è incredibilmente complicata e fantasmagorica a detta di un bimbo. Una quotidianità che inizia alle luci dell’alba e dal carcere mi porta a Casaltone di Sorbolo, 12 km di vita inseguiti sui pedali della mia bici, col sole, la nebbia, il freddo, la pioggia, il gelo. Non ho paura degli eventi della Natura ed ho anche imparato a non aver paura delle persone.
lapresse.it, 15 dicembre 2023
Il numero dei suicidi in carcere in Italia continua ad aumentare. Da inizio anno al 10 dicembre, sono morti 67 detenuti, di cui 46 per impiccamento. Il dato è stato reso noto dal rapporto “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti, che ha censito tutte le morti avvenute in prigione nel corso dell’anno. La situazione è particolarmente grave nelle carceri di Roma e Milano, dove si sono registrati rispettivamente 4 e 3 suicidi. In questi due istituti, i detenuti si sono tolti la vita impiccandosi, soffocandosi con piccole bombole di gas o bruciandosi.
di Francesca Barra
L’Espresso, 15 dicembre 2023
“La mia libertà ha finalmente una data precisa. Per me coinciderà, dopo vent’anni di detenzione, con il riacquisire la normalità e magari formare una famiglia”. A parlare è Davide Mesfun, di origini napoletane. L’ho conosciuto in regime di semilibertà, mentre cucinava per me e per i ragazzi dell’Associazione Kayros di don Claudio Burgio a Milano. È imponente quando si avvicina e in naturale apertura con gli estranei: ha voglia di condividere, ha fame di vita, di cinema, di arte. Fin da quando era minorenne è entrato e uscito dal carcere.
di Giampiero Cazzato
patriaindipendente.it, 15 dicembre 2023
Parla il presidente dell’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: “Garantirà solo i ricchi che si proteggono dagli altri, si potrà perseguire chi, come i giovani ambientalisti di Ultima generazione, fanno protesta sociale. Palazzo Chigi solletica l’emotività delle persone, ma nei fatti il cittadino comune vittima di un delitto violento sarà meno protetto di chi veste una divisa; il disegno di legge, inoltre, prevede norme simbolo dal brutto sapore etnico razzista. Con Anpi e altre associazioni va praticata un’advocacy politica”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 dicembre 2023
Per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, una giovane irlandese imputata in Italia ha svolto la messa alla prova nel suo Paese d’origine. Questo evento senza precedenti è il risultato di una decisione pionieristica presa dal gip di Modena, su richiesta dell’avvocata Giulia Galvani. l’innovazione apre nuovi orizzonti per gli imputati che, pur essendo sotto processo in Italia, risiedono in paesi comunitari.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 dicembre 2023
Riforme in stand by: di separazione delle carriere si parlerà (forse) nel 2024. Se non vogliamo drammatizzare troppo usando il termine “paralizzata”, bisogna comunque ammettere che la giustizia è in freezer al momento: questa la sintesi guardando a cosa sta accadendo alle riforme in cantiere tra Montecitorio e Palazzo Madama. La notizia forse più importante è che slittano per la seconda volta i decreti attuativi sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. E che Forza Italia potrebbe mettere in difficoltà il Governo appoggiando un emendamento di Azione sulla presunzione di innocenza. Ma andiamo con ordine. Appurato ormai che di separazione delle carriere si tornerà forse a parlare in primavera, anche tutto il resto è in stand by e prima di Natale molto probabilmente nessun provvedimento vedrà la luce di una approvazione almeno in un ramo del Parlamento.
di Marzia Amaranto
Il Riformista, 15 dicembre 2023
Calamandrei scriveva: “Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra”. Se sollevassimo il velo nascosto dietro la democrazia scorgeremo sbalorditi le catene verticali del potere talora invisibili e segrete, questo è il riassunto di quanto la vicenda del rapporto politica - magistratura appaia nell’ultimo decennio. Ebbene il fatto che un magistrato non possa rivestire incarichi politici mentre svolge le funzioni di potere giudiziario è intuitivo, sicuramente stupisce che a tutt’oggi non sia previsto dalla legge in modo esplicito. È pensiero diffuso che tra le cause principali della perdita di credibilità della giustizia vi sia l’impronta politicizzata di giudici e pubblici ministeri, così come è noto ai più che la magistratura italiana, al pari di quella europea, abbia una solida tradizione associativa e una pluralità di correnti, basate sulle diverse concezioni del ruolo della magistratura e delle politiche della giustizia, con contrapposte idee.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 15 dicembre 2023
“The British people should decide who gets to come to this country - not criminal gangs or foreign courts” (“Il popolo britannico deve poter decidere chi può venire in questo Paese, non le bande criminali o i tribunali stranieri”). Così il primo ministro britannico Rishi Sunak, commentando con un tweet il passaggio parlamentare che consente di proseguire la procedura di approvazione del “Safety of Rwanda Bill”.
di Angela Stella
L’Unità, 15 dicembre 2023
L’Anm e le correnti di destra e sinistra prendono le distanze dalle parole dell’ex pm nel podcast con Fedez: “Affermazioni in contrasto con la Costituzione”. Magistratura compatta contro le dichiarazioni dell’ex toga di Mani Pulite Piercamillo Davigo in merito ai suicidi di indagati e detenuti. Ospite del podcast di Fedez, parlando della stagione di Tangentopoli, alla domanda del conduttore su come si fosse sentito quando alcuni indagati si tolsero la vita ha risposto: “Purtroppo, per quanto sia crudo quel che sto dicendo, in questo mestiere capita che gli imputati si suicidino”. L’ex magistrato del Pool poi aveva aggiunto: “Lo so che è una cosa spiacevole quella che sto per dire, ma è la verità: le conseguenze dei delitti ricadono su quelli che li commettono, non su coloro che li scoprono e li reprimono”. Al termine, quando gli viene chiesto se gli fosse dispiaciuto quando qualcuno dei suoi indagati, ad esempio Raul Gardini, si tolse la vita, l’ex pm ha replicato: “Ma certo che dispiace” però “prima di tutto, se uno decide di suicidarsi lo perdi come possibile fonte di informazioni”.
- “Sulle intercettazioni ai politici, la Consulta ha tradito la Carta”
- “Segrete fino al processo le ordinanze di custodia cautelare”. Intesa Azione-Forza Italia
- Processare gli assolti in primo grado non è una buona idea. E neanche la giustizia emotiva
- Campania. Nelle carceri di Carinola e di Fuorni mancano acqua calda e riscaldamento
- Verona. Il cappellano: “3 detenuti suicidi in 1 mese, in carcere vita al limite della sopportazione”










