di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 1 dicembre 2023
Dai rave al blocco stradale, dalla guida con il telefonino alle truffe agli anziani e all’istigazione all’accattonaggio. Questione di panpenalismo o c’è più protezione? Rispondono Debora Serracchiani e il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove. In principio era la promessa di semplificazione e depenalizzazione. Un anno dopo è lunga la lista di nuovi reati introdotti dal governo Meloni. E, snocciolandoli, dal rave party al parcheggio nelle aree dei disabili, dall’abbandono di rifiuti al blocco stradale, dalle lesioni nautiche all’imbrattamento di pubblici edifici, dalla guida con telefonino alla mano all’incendio boschivo, dalle truffe agli anziani all’istigazione all’accattonaggio, analisti e parlamentari delle opposizioni formulano l’accusa più bruciante per il ministro della Giustizia garantista Carlo Nordio: quella di essersi lasciato trascinare verso un “panpenalismo emozionale”.
di Dario Ferrara
Italia Oggi, 1 dicembre 2023
Condizionale condizionata per stalker e uomini violenti verso le donne. Per ottenere la sospensione della pena al condannato non basta frequentare i corsi di recupero con cadenza almeno bisettimanale, ma deve superarli: spetta al giudice valutare sia la partecipazione sia l’esito positivo. E se con la condizionale viene meno la misura cautelare disposta in precedenza possono comunque scattare misure di prevenzione come la sorveglianza speciale o il soggiorno obbligato. Lo prevede la legge n. 168/2023, pubblicata in G.U. n. 275 del 24/11/2023, che entrerà in vigore sabato 9 dicembre.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 1 dicembre 2023
Non si può dire che la politica penale del Governo Meloni si sia scostata dalla, purtroppo tradizionale, abitudine agli interventi decisi sulla spinta emotiva dei più diversi fatti di cronaca (dai femminicidi ai reati commessi da minori, alle declinazioni penali dell’immigrazione clandestina). A mancare, con l’aggravante di contraddire almeno sinora le plurime affermazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, sono invece misure più strutturali da prendere con il filo conduttore del garantismo. Inevitabile forse in un esecutivo che all’anima, semplifichiamo, più giustizialista di Fratelli d’Italia e Lega affianca quella di Forza Italia.
di Stefano Folli
La Repubblica, 1 dicembre 2023
Quanto è forte la magistratura, nelle sue correnti più agguerrite, per reggere una ripresa dello scontro con la politica, o meglio con il destra-centro oggi al governo? E quanto è determinato quest’ultimo, specie nella sua massima espressione, la premier Meloni, per accettare di aprire le ostilità in questo preciso momento? A giudicare dai fatti degli ultimi giorni, anzi delle ultime ore, più che di una guerra si dovrebbe parlare di una guerriglia: la magistratura compie azioni di disturbo e lancia segnali, come il rinvio a giudizio del sottosegretario Delmastro, abbastanza insidiosi ma non tanto da far precipitare la situazione.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 1 dicembre 2023
Dopo le parole di Crosetto, il caso Delmastro. E ora l’opposizione chiede le dimissioni del sottosegretario. Non è dato sapere se il ministro della Difesa Guido Crosetto si riferisse al rinvio a giudizio per il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro quando, pochi giorni fa, aveva confessato al Corriere della sera le sue preoccupazioni per un nuovo, si fa per dire, protagonismo politico delle toghe.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 1 dicembre 2023
La denuncia del ministro Crosetto sulla “opposizione giudiziaria” ha suscitato critiche. Ma nei sistemi democratici la funzione di “contropotere” della magistratura esiste. Come distinguere i ruoli. Le accese polemiche seguite alle dichiarazioni del ministro Crosetto al Corriere della sera ripropongono l’annosa e controversa questione della politicizzazione della magistratura o, comunque, del ruolo politico da essa svolto all’interno del sistema politico complessivo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 dicembre 2023
Il ministro al Csm tesse la pace. Ma AreaDg rilancia la polemica. “Tutti sanno che a questo mondo non vi è nulla di eterno tranne le parole del Signore, il resto è mutevole, anche la Costituzione. Ma posso assicurare che se un domani dovesse essere cambiata la Costituzione mai ci sarebbe una soggezione del pm al poter esecutivo”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nella sua prima visita al Consiglio superiore della magistratura, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella che ha presieduto il plenum straordinario.
di Giulia Merlo
Il Domani, 1 dicembre 2023
Sotto gli occhi di Mattarella il ministro ha usato toni pacati e concilianti. Ha parlato di “leale collaborazione” e ha evitato i temi più divisivi. Dopo giorni di burrasca, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è adoperato per cercare di far tornare il sereno con la magistratura. La decisione ha avuto una regia di palazzo Chigi: la premier Giorgia Meloni, preoccupata per l’escalation degli ultimi giorni, avrebbe concertato con il suo guardasigilli una strategia per chiudere lo scontro.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 1 dicembre 2023
Il ministro prova a schivare le polemiche, ma la sinistra lo punge. Intanto il caso Delmastro continua ad agitare la maggioranza. La strada che prima o poi porterà alla riforma della giustizia è lastricata di buone intenzioni e di cattivi pensieri. Le prime sono quelle di Nordio, che ieri al plenum straordinario del Csm ha tentato la distensione con la giurisdizione sotto gli occhi di Sergio Mattarella. I secondi sono di una parte molto consistente della maggioranza, convinta che l’offensiva giudiziaria si manifesterà implacabile alla vigilia delle europee e già furiosa per il rinvio a giudizio del sottosegretario Andrea Delmastro, difeso a spada tratta come un eroe del libero pensiero (e della libera circolazione di documenti riservati).
di Alberto Cisterna*
Il Dubbio, 1 dicembre 2023
In una città del Sud, del profondo Sud. Una di quelle città assetate d’estate sol perché durante l’inverno è piovuto poco e perché le falle negli acquedotti non sono mai riparate per bene in modo da mantenere in piedi il mercato dei lavori di somma urgenza da assegnare alle ditte amiche. In una piazza agitata da un popolo esasperato, il prefetto mandato a svernare da Roma per il solito tribolato triennio nel meridione aveva convocato i responsabili dell’acquedotto comunale per chiedere loro di scavare ancora, di raggiungere nuove falde per immettere altra acqua nei pozzi. I malcapitati, dalla coda di paglia, risposero che a farlo avrebbero raggiunto il livello del mare e l’acqua salata avrebbe contaminato per sempre le sorgenti sotterranee provenienti dalla montagna. La risposta fu secca: “Perforate” e l’acqua resta salata da decenni in quella città.
- La convinzione sbagliata e pericolosa di far rispettare la legge, anziché di limitarsi ad applicarla
- Santalucia: “Errato parlare di scontri. Giustizia a orologeria? È una lettura malevola”
- La nostalgia del pm Spataro per gli anni di piombo
- I pm perquisiscono i servizi segreti per l’agenda rossa di Borsellino. Trent’anni dopo
- Emilia Romagna. Il Garante: “Carceri, progetti lavorativi inesistenti per donne e disabili”










