di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 febbraio 2026
Con una torrefazione nella Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino e una panetteria nella Casa di reclusione San Michele di Alessandria, da 22 anni Pausa Cafè offre percorsi di reinserimento sociale e lavorativo alle persone detenute. “Tra fatturato e contributi, la produzione annua è di circa 900mila euro l’anno”. Cosa fa, in Italia e nel mondo, la cooperativa sociale nel racconto del fondatore e presidente Marco Ferrero. “Sono oltre 150 le persone detenute che, negli anni, hanno lavorato con Pausa Café. In questo momento sono 10 i dipendenti tra la torrefazione nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino e la panetteria nella Casa di reclusione San Michele di Alessandria”.
di Paolo Bonafé*
chioggiaazzurra.it, 18 febbraio 2026
C’è qualcosa di profondamente spiazzante nella morte di una giovane donna di 32 anni nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia. Non era isolata. Partecipava ai laboratori, lavorava, sorrideva. Le mancava poco per uscire. Eppure, nella notte, ha deciso di togliersi la vita. È una di quelle notizie che non si archiviano. Perché quando una persona si uccide in carcere non è solo una tragedia individuale: è una ferita collettiva. I numeri lo confermano. Secondo i dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, nel 2023 i suicidi nelle carceri italiane sono stati 90, nel 2024 sono stati 80. Dall’inizio di quest’anno siamo già a otto morti autoinflitte. Numeri altissimi, soprattutto se rapportati alla popolazione detenuta: il tasso di suicidi in carcere è molte volte superiore rispetto a quello della popolazione libera.
abruzzodaily.it, 18 febbraio 2026
Michele Venda e Domenico Di Rocco, compagni di cella, avevano chiesto di essere trasferiti in strutture idonee esterne tramite i rispettivi legali Luca Guerra del foro di Roma e Gianfranco Di Marcello del foro di Teramo. la presidente del Coordinamento Codice Rosso, Adele Di Rocco. A raccontare la vicenda è la presidente del Coordinamento Codice Rosso, Adele Di Rocco. “Erano stati dichiarati incompatibili con il sistema carcerario ma il trasferimento non è mai avvenuto. Michele Venda 42 anni romano arrivato a metà del 2024 dal carcere di Rebibbia in attesa di finire di scontare una condanna a 10 anni è morto nel penitenziario di Castrogno lo scorso 28 febbraio. Meno di un mese dopo, il 22 marzo, è morto Domenico di Rocco 46 anni di Mosciano Sant’Angelo, il detenuto che aveva lanciato l’allarme quella sera di febbraio chiedendo aiuto per Venda che si era sentito male mentre cenava.
di Matteo Borgetto
La Stampa, 18 febbraio 2026
“L’Asl disponga immediatamente la rimozione del medico condannato, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria faccia altrettanto per l’ispettore e gli agenti coinvolti. Uno Stato di diritto non può tollerare che chi indossa una divisa o presta giuramento come medico si trasformi in aguzzino e che i colleghi rimangano omertosi. Quando la divisa e il camice si trasformano in scudo per la violenza, non siamo di fronte a mele marce, ma a un fallimento gravissimo del sistema che deve essere sanato senza esitazioni”. Così Filippo Blengino, segretario dei Radicali Italiani, dopo la condanna dei primi 4 accusati nell’ambito del processo per le torture in carcere al Cerialdo di Cuneo. Posizione netta, sembra un cambio di rotta tra lo storico garantismo penale promosso dai Radicali (in particolare, sul principio di “non colpevolezza” fino al terzo grado di giudizio) e una connotazione più giustizialista. “Tutt’altro - risponde Blengino - e fin dall’inizio, da garantisti, abbiamo sostenuto che le responsabilità dovessero essere accertate in tribunale, non sui media. Oggi però le sentenze arrivano e confermano la gravità dei fatti. In attesa della Cassazione, è grave che non siano ancora stati quantomeno trasferite le persone oggetto dell’accaduto”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 febbraio 2026
Nelle statistiche del sovraffollamento carcerario c’è anche chi per la giustizia potrebbe pure vivere fuori dal carcere, ma non può a farlo perché non ha una casa. Ecco una risposta, piccola ma replicabile: dieci appartamenti di edilizia pubblica del comune di Milano, da ristrutturare, che verranno affidati tramite bando ad enti del Terzo settore che si faranno carico dell’accompagnamento e dell’inserimento sociale dei detenuti accolti, con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e private. È il progetto dei Cattolici Ambrosiani: un’iniziativa concreta, che può essere riproposta ovunque. Una risposta concreta all’emergenza carceraria.
di Edoardo Iacolucci
lacapitale.it, 18 febbraio 2026
In Campidoglio “Roma al Lavoro - Dalla Reclusione all’Inclusione: Oltre le barriere”. Le testimonianze di ex detenute, il focus sulla Legge Smuraglia e le strategie per ridurre la recidiva. “Le persone vanno valorizzate per le capacità non per gli errori commessi. Senza lavoro è difficile ricominciare, ma le seconde possibilità sono concrete. Ora sono indipendente, contribuisco alla società e la fiducia può cambiare la vita”. Con queste parole Anastasia, giovane ex detenuta, ha raccontato questa mattina in Campidoglio il proprio percorso di rinascita durante “Roma al Lavoro - Dalla Reclusione all’Inclusione: Oltre le barriere”.
di don Vincenzo Russo*
perunaltracitta.org, 18 febbraio 2026
Il carcere non è un corpo estraneo alla comunità urbana. Il fatto che istituti come quello di Firenze si trovino fisicamente in periferia ha assecondato, per anni, l’illusione di poter “rimuovere” il problema, nascondendo disagi ed esistenze (tante, troppe) ritenute scomode. Tuttavia, l’illegalità che si respira dentro le carceri - denunciata recentemente dalle cronache e dai garanti - non è che il riflesso di una violazione tragica di norme e dignità, violazioni o quanto meno noncuranza compiute dai responsabili (di governo a tutti i livelli) già nei territori. Oggi si torna a parlare di demolizioni e ricostruzioni, come se il problema fosse risolvibile attraverso l’edilizia. In realtà sono “proposte nuove dal sapore vecchio”, avanzate puntualmente durante le emergenze per poi svanire nel silenzio.
gazzettadilivorno.it, 18 febbraio 2026
Il consigliere regionale Pd Alessandro Franchi racconta la sua visita al carcere “Le Sughere”. “Non è la prima volta che entro in carcere, ma ogni volta è un’esperienza che interroga, che chiede attenzione e responsabilità. Lunedì ho partecipato all’incontro conclusivo del progetto F.U.O.R.I. - Formarsi per Un’Opportunità di Reinserimento Inclusivo, realizzato presso la Casa Circondariale Le Sughere: un percorso di formazione professionale rivolto alle persone detenute, promosso da Provincia di Livorno Sviluppo in collaborazione con Cescot Livorno e finanziato dalla Regione Toscana”. Alessandro Franchi, consigliere regionale del Partito Democratico, racconta, con un post sui suoi profili social, la sua recente visita alla Casa Circondariale Le Sughere di Livorno.
brindisireport.it, 18 febbraio 2026
Presentata l’iniziativa che punta a coordinare istituzioni, Asl e servizi sociali per garantire il diritto agli affetti e contrastare la “vittimizzazione secondaria”. Mettere al centro i bambini e il loro diritto a mantenere un legame con i genitori, nonostante le sbarre. È questo l’obiettivo ambizioso del nuovo protocollo di intesa a tutela dei figli delle persone private della libertà personale, presentato oggi alla presenza dei vertici della Provincia di Brindisi. Secondo Valentina Farina, garante dei diritti delle persone private della libertà per la provincia di Brindisi, il protocollo rappresenta un “atto dovuto” per evitare che i figli dei detenuti subiscano politiche di vittimizzazione secondaria.
di Agostino Lenzi
La Nazione, 18 febbraio 2026
Fino a sabato è ancora possibile vedere la mostra “Discrepanze” al Palazzo delle Professioni. È stata organizzata Fondazione Caritas, Diocesi di Prato e Ordine degli Architetti. È possibile pensare il carcere in modo diverso da come si è soliti fare? Secondo la Fondazione Solidarietà Caritas Onlus, insieme alla Diocesi di Prato e all’Ordine degli Architetti, ciò è possibile e lo ha dimostrato con il progetto “Discrepanze: luci e ombre del carcere di Prato”, una mostra fotografica esposta fino al 21 febbraio al Palazzo delle Professioni. La mostra è stata organizzata da don Enzo Pacini, direttore della Caritas di Prato e cappellano del carcere La Dogaia, insieme alla sociologa e fotografa Ottavia Patrocchi.
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