di Diego Mazzola
L’Unità, 11 settembre 2023
Davvero si pensa che la “rieducazione” possa avvenire attraverso la tortura del carcere? Che l’uomo moderno possa definirsi “libero”, in qualche modo e in qualche occasione, è una vera sciocchezza. L’uomo può al limite “sperare” di diventare libero, ma oltre le proprie speranze non gli è dato di andare. Eppure la libertà è un diritto fondamentale dell’umanità e dell’individuo, sancito il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che in uno dei primissimi articoli afferma: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona. Un articolo che vediamo ogni giorno disatteso dai governi di tutto il mondo, dal nostro incluso.
di Enrico Borghi*
Il Foglio, 11 settembre 2023
Se i conservatori sono vittime di una trappola, anche tra i progressisti sulla giustizia c’è molta confusione. Con il rischio di non riuscire a liberare questo paese dal giustizialismo diffusosi con Mani pulite. In fondo, a pensarci bene, siamo ancora al 30 aprile 1993. Chi ha un po’ di memoria, in questo paese, sa bene a cosa corrisponda quella data. La prima pagina pubblica di gogna mediatica, di volontà all’autodafè collettivo, di sintesi “rossobruna” sotto l’egida di un manto giacobino di pretesa purificazione populista. Le monetine a Craxi, trent’anni fa, con relativa criminalizzazione della classe politica e evocazione del tintinnar di manette, trovò sul campo una sintesi tra coloro che avevano da poco partecipato alla manifestazione del Pds in piazza Navona e i giovani del Movimento sociale italiano forniti di monete da Teodoro Bontempo.
di Alessandro Campi
Il Messaggero, 11 settembre 2023
I sempre più frequenti episodi di giustizia “fai da te” registrati dalla cronaca (l’ultimo nel quartiere romano del Quarticciolo) meritano qualche riflessione oltre la contingenza. L’impressione, infatti, è che non si tratti di fatti occasionali, ma di comportamenti e forme di reazione indicativi di uno stato d’animo collettivo sempre più segnato da un mix irrazionale di rabbia e paura, dal venire meno della fiducia nei confronti delle istituzioni, da un crescente sfilacciarsi dei legami sociali basati sul rispetto delle regole e dalla tendenza a giustificare come legittima la violenza privata che persegue la giustizia pubblica.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 11 settembre 2023
Intervista al sottosegretario alla Giustizia dopo i casi di Caivano e Napoli. La Campania come “laboratorio” di una stretta repressiva sui minori? “No, è un’ottica sbagliata. Noi guardiamo invece a un’emergenza molto diffusa e puntiamo a due grandi obiettivi: la prevenzione, responsabilizzando i genitori e cercando di rieducare i minori, che vanno intercettati per tempo; e il rispetto delle regole. Proprio come tanti giudici e operatori del settore pure ci chiedono”. Andrea Ostellari, il sottosegretario con delega alla Giustizia minorile, rivendica “il lavoro della Lega” nel Dl baby gang, risponde sui dubbi degli alleati, annuncia la “costituzione di comunità per i minori gestite direttamente dallo Stato”.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 11 settembre 2023
“Serviva la svolta è giusto colpire anche i genitori irresponsabili”. Giovedì 31 agosto, ha usato tutta la competenza e la capacità di sintesi che le vengono riconosciute per illustrare alla premier Meloni i problemi legati all’emergenza minorile nel distretto napoletano (e non solo). Da poco si era diffusa la notizia dell’omicidio di un musicista napoletano per mano di un 16 enne, mentre mezzo governo era a Caivano per l’orrore degli stupri di due bambine.
di Edmondo Bruti Liberati*
Il Dubbio, 11 settembre 2023
Se al di sopra di ogni sospetto deve essere la moglie di Cesare, a maggior ragione lo deve essere Cesare... la classe politica faccia un passo avanti e si riappropri davvero del primato che pure chiede di riconoscerle. In un corso della Scuola Superiore della Magistratura Anna Maria Testa, grande esperta di comunicazione, in un breve efficacissimo intervento videoregistrato ci ammoniva: “In comunicazione non esiste “Tu non mi hai capito”, c’è solo: “Io non mi sono spiegato, mentre avrei avuto la responsabilità, da comunicante, di farmi capire”.
di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 11 settembre 2023
I riferimenti di Bruti Liberati a vicende mediatico-giudiziarie di altri paesi non sono trasferibili alla stampa italiana, che risente di impostazioni ideologiche se non addirittura partitiche. Anche in questi primi giorni di agosto non sono mancate le occasioni di riflessione e confronto in materia di giustizia penale. Tra queste, tre sembrano suscettibili di qualche riflessione di ampio respiro.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 11 settembre 2023
La gran parte dei cronisti si è adagiata nell’idea che sia più comodo e redditizio pubblicare “scoop” semplicemente con le “veline” distillate dalle Procure. Rinfacciare al Parlamento e al mondo della politica la propria incapacità a lavarsi e vestirsi ogni mattina senza l’aiuto di un magistrato, come ha fatto il dottor Edmondo Bruti Liberati, già capo della procura di Milano e anche del sindacato delle toghe, è una grande verità e anche una cocente umiliazione.
È proprio lo strapotere dei magistrati che deresponsabilizza la politica fino a svuotarne il primato
di Paolo Ferrua
Il Dubbio, 11 settembre 2023
La progressiva eclissi della rappresentanza deriva, almeno in parte, dal peso dell’ordine giudiziario e dei pm in particolare. In uno scritto su Il Dubbio, l’amico Edmondo Bruti Liberati lamenta la mancata distinzione tra responsabilità politica per fatti eticamente riprovevoli e responsabilità penale. Si assisterebbe, di fatto, ad una scomparsa della responsabilità politica, con la conseguenza, ad esempio, che le dimissioni di un ministro verrebbero sistematicamente subordinate ad un accertamento della responsabilità penale da parte della magistratura, anche quando ben potrebbero trovare autonomo fondamento in un comportamento penalmente irrilevante ma riprovevole in termini di etica pubblica e, quindi, di responsabilità politica.
di Lorenzo Giroffi
Il Foglio, 11 settembre 2023
Storia del pentito Niro e della sua famiglia. Ha tradito la mafia del Gargano rifiutando di uccidere un procuratore e ha chiesto aiuto allo stato, raccontando i segreti di un’organizzazione all’epoca ancora poco conosciuta. Ma rifarsi una vita è stata un’impresa e ora che Antonio non c’è più ne pagano ancora il conto la moglie e i figli. Ecco le falle nel programma di protezione per testimoni.
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