di Luciano Gualzetti*
Corriere della Sera, 10 febbraio 2026
Mentre Milano si illumina a festa aumentano gli ingressi del Centro Diurno dell’Opera Cardinal Ferrari e il numero di uomini e donne che chiedono un aiuto. In questi giorni vediamo una Milano bellissima vestita a festa per le Olimpiadi: la città brilla, si racconta al mondo come efficiente e vincente. Poi guardo il registro degli ingressi del Centro Diurno dell’Opera Cardinal Ferrari e leggo sempre di numeri crescenti di uomini e donne poveri, fragili, senzatetto: la scorsa settimana un altro non ce l’ha fatta, il sesto dall’inizio dell’anno a Milano. Il freddo non è un imprevisto: era annunciato, come i grandi eventi. Ma per qualcuno il freddo è una condanna. Ci diciamo che non è responsabilità di nessuno, ma che si dovrebbe fare di più, che però alcuni rifiutano l’aiuto.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 febbraio 2026
Nel Mediterraneo centrale calano gli sbarchi, ma è record di vittime. Tra 500 e 1.500 dall’inizio dell’anno. Domani in Cdm la nuova norma per bloccare le navi delle ong e spedirle in Albania. Cinquantatré persone sono morte davanti alle coste libiche nel tentativo di raggiungere l’Europa. Lo hanno riferito all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) le uniche superstiti, due donne nigeriane: una ha perso il marito, l’altra due figli piccoli. Il barcone si è ribaltato a nord di Zuwara venerdì scorso. Era partito da Zawyia, tra Tripoli e Zuwara, alle 23 del giorno precedente.
di Guido Rampoldi
Il Domani, 10 febbraio 2026
Per tentare di limitare il caos nelle regioni di partenza dei migranti occorrerebbe un’Europa-potenza dotata di una strategia, e disponibile a mettere in campo non solo la diplomazia ma anche strumenti militari. Del migliaio di migranti affogati davanti alle nostre coste nelle ultime settimane non sarebbe impossibile conoscere nomi, storie, affetti, aspirazioni - le informazioni minime che riteniamo dovute all’opinione pubblica circa gli italiani che muoiono in circostanze tragiche. Ma finché quegli stranieri poveri e non bianchi resteranno ectoplasmi anonimi, appartenenti alla generica categoria dei “disperati” inventata dal paternalismo dei giornali-radio, non correremo il rischio di scoprire che cercavano scampo da una trappola che abbiamo contribuito a costruire.
di Nina Fresia
La Stampa, 10 febbraio 2026
Droga della risata, del palloncino, dei poveri. Tutte definizioni di una stessa sostanza, sempre più popolare: il protossido di azoto, formula chimica N2O. E mettendoli tutti insieme, questi soprannomi, si può capire il perché di questa rapida diffusione. Nato e utilizzato in ambito medico come anestetico, specie in pediatria, il “gas esilarante” quando inalato per bocca o narici provoca un momentaneo stordimento e una sensazione di euforia. Per farne uso è sufficiente sfruttare, appunto, un palloncino oppure delle bombolette. E basta digitare il nome della sostanza nella barra di ricerca di Google o Amazon per acquistarla a poco prezzo. Se non la si vuole ordinare online, si può trovare anche nei supermercati: è lo stesso gas usato nei sifoni per la panna montata.
di Chiara Zocchetti
cdt.ch, 10 febbraio 2026
Analizziamo il fenomeno, conosciuto anche in Ticino, con Damien Scalia, professore di Diritto penale e penitenziario all’Università di Losanna e all’Università di Bruxelles
Professor Scalia, negli ultimi mesi - e non è una novità - diversi cantoni segnalano carceri oltre la capienza: quali sono le principali cause del sovraffollamento? “La prima è la “sovraincarcerazione”. È la scelta di incarcerare troppo, di evitare di non perseguire alcuni reati minori o di chiedere la libertà condizionale o pene alternative. Qualcosa, insomma, che è nelle mani di chi giudica. Poi, una seconda causa è legata al codice penale stesso: ci sono troppi reati e, a un certo momento, bisognerebbe accettare di non penalizzare alcuni comportamenti, come fa il Portogallo con il consumo di droga, regolarizzato ma non punito.
di Giovanni Ribuoli*
Il Domani, 9 febbraio 2026
La reclusione minorile è tornato a essere un fatto socialmente accettato, incoraggiato con decisione anche dal legislatore a partire dal Decreto “Caivano” nel 2022. Mentre sono più numerosi gli ingressi negli Ipm, ci si domanda: quale educazione al chiuso? La detenzione: carcere o arresti domiciliari? Nessuno dei due, perché non permettono la frequenza a scuola e la continuità di un percorso educativo. Questa linea di difesa è stata presentata con successo da un avvocato in un caso recente, tornato sotto i riflettori per una critica di Maurizio Belpietro (La Verità, “Per favore questa volta non liberate i delinquenti”, 2 febbraio).
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 9 febbraio 2026
Scontri di piazza e arresti: se l’esecutivo tenta di orientare l’operato di pm e giudici viene meno la garanzia di indipendenza. La reazione che forse più di altre dovrebbe preoccupare il governo all’indomani del nuovo decreto sicurezza, è quella degli avvocati italiani. L’Unione delle Camere penali è schierata ventre a terra nella campagna referendaria in favore della riforma costituzionale della magistratura, ma l’altro giorno, proprio davanti alla platea dell’unione, le parole del ministro della Giustizia che provava a spiegare le ragioni dell’ultimo provvedimento sono state accolte da ostentati mugugni. “Se applicando la legge uno che ha preso a martellate un poliziotto rischiando di ammazzarlo va agli arresti domiciliari, vuol dire che va cambiata la legge”, ha detto Nordio suscitando rumorosi dissensi. Tanto che il ministro s’è affrettato a rassicurarli: “Non la cambieremo, ma di fronte alle esigenze di sicurezza dei cittadini e fenomeni così devastanti un silenzio dello Stato sarebbe stato impossibile”.
di Anna Mastromarino
La Stampa, 9 febbraio 2026
L’intervento del Presidente della Repubblica ha certamente consentito al nuovo pacchetto-sicurezza adottato dal governo di non cadere in una manifesta incostituzionalità che sarebbe stata inevitabile, per esempio, includendo improbabili scudi o provvedimenti preventivi di sapore repressivo di cui, pensando al passato, facciamo volentieri a meno. D’altra parte, il ruolo di mera garanzia del Presidente impone dei limiti al suo operato: non può e non deve entrare nelle valutazioni politiche di un organo che ritiene di dover agire con urgenza. Poco o nulla può, dunque, di fronte al significato che un decreto legge come quello di cui andiamo parlando riveste rispetto al sistema nel suo complesso e rispetto all’idea che i cittadini si possono fare dei loro spazi di libertà, delle prerogative di esercizio di quelle libertà, del senso che i diritti che la Costituzione riconosce possono avere nei processi di costruzione di dinamiche di potere equilibrate e contenute.
di Gianni Alati
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
C’è una curva che scende, lentamente ma senza interruzioni, da oltre trent’anni. È la curva degli omicidi in Italia. Dai primi anni Novanta, quando si sfioravano le duemila vittime l’anno, si è arrivati a poco più di trecento. Un crollo superiore all’80%. Un dato strutturale, quindi. Un fatto. Eppure, in questi anni, c’è stata una curva uguale e contraria quella della percezione dell’insicurezza che cresce quanto più decrescono reati e delitti. Mai come oggi la sicurezza è diventata argomento da campagna elettorale continua. Più i reati gravi diminuiscono, più il discorso pubblico si convince del contrario. I grafici lo mostrano senza ambiguità.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
Per la sinistra italiana, anzi per il Pci, poi nell’ordine Pds-Ds-Pd, la sicurezza è sempre stata una croce. Legge e ordine è per definizione il cavallo di battaglia degli avversari, la parola d’ordine spesso vincente della destra in tutto il mondo. Ma il tentativo di contendere su quel terreno perdere la propria identità e soprattutto gli elettori meno inclini alle misure emergenziali si è rivelato sempre molto arduo e spesso impossibile. Se si dovesse indicare una data, anzi una legge, che segna la prima svolta a U della sinistra si dovrebbe risalire alla legge Reale, quella che al saldo è costata qualcosa come 625 morti in 15 anni. Al momento del suo varo, nel 1975, il Pci la osteggiò decisamente. Quando nel 1978, in piena emergenza terrorismo, fu sottoposta a referendum abrogativo, però, non solo il partito di Berlinguer diede indicazione di votare contro l’abrogazione ma definì “eversivi” i favorevoli al quesito. I comunisti avevano cambiato idea e sarebbero rimasti securitari, in nome dell’antiterrorismo, per tutti gli anni 80.










