di Federica Brioschi
Il Riformista, 10 marzo 2023
Il nostro sistema penitenziario è declinato nelle norme e nell’organizzazione istituzionale al maschile. Non vi è una specifica attenzione rivolta alle donne detenute nelle leggi, nei regolamenti penitenziari e nel management penitenziario anche per via dei numeri esigui che, in Italia come altrove, rappresentano questa minoranza le cui necessità rischiano di rimanere inascoltate. Proprio per portare una specifica attenzione su questi bisogni, Antigone ha deciso di dedicare loro uno specifico rapporto, presentato non a caso l’8 marzo, in occasione della Festa Internazionale della Donna.
di Sara Tirrito
Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2023
Il provvedimento aspetta solo il via libera definitivo di Palazzo Madama, ma Fdi vuole far saltare tutto e ha presentato alcune richieste di modifica. Il Garante dei detenuti del Lazio: “Questo blocco non è una buona notizia, speriamo sia momentaneo”.
Cospito ricorre alla Cedu contro il reato di “strage politica” a Fossano: sotto accusa la Cassazione
di Carmine Di Niro
Il Riformista, 10 marzo 2023
Il caso di Alfredo Cospito potrebbe finire davanti ai giudici della Cedu, la Corte europea dei diritti umani. Lo ha comunicato la stessa Corte facendo riferimento anche al numero di protocollo, il 10552/23, assegnato al ricorso dell’anarchico recluso al 41 bis e in sciopero della fame da oltre quattro mesi.
di Gilberto Corbellini*
Il Dubbio, 10 marzo 2023
L’Italia ha la “capacità” di polarizzare qualsiasi argomento. E neanche la pandemia non si è salvata. Ogni giorno ha la sua pena, e in Italia non ce ne facciamo mancare nessuna. Anche quando sono in gioco questioni di scienza e salute, che dovrebbero indurre all’uso della razionalità nel prendere decisioni. Mentre accade l’opposto. Un filosofo confuciano del VII secolo scriveva che “schierarsi pro o contro è una malattia mentale”. Infatti, alcune democrazie occidentali sono sempre di più malate di “polarizzazioni”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 marzo 2023
“Serve senso del limite. Serve ai magistrati ma anche alla politica. Magistratura e politica scontano a volte il vizio dell’onnipotenza. Che non nasce dai difetti dei singoli ma da un problema culturale. Ecco, mi aspetterei che le correnti della magistratura riflettessero su questo. Un tempo avevano grande capacità di offrire contributi culturali di carattere strategico proprio sulla funzione costituzionale del giudice, sui limiti e sui poteri. Mi pare che la magistratura, da parecchio tempo, non approfondisca il tema dei limiti della giurisdizione in un sistema fondato sulla separazione dei poteri. Anche alla luce delle indagini sul covid, può essere utile un ritorno a quella capacità di analisi”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 10 marzo 2023
A Pesaro tutti assolti in un processo durato dieci anni e costato quattro milioni di euro in captazioni telefoniche e ambientali. Quattro milioni di euro. Tanto è costata l’attività di intercettazione portata avanti dalla magistratura di Pesaro per un processo che ora si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati. Quattro milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai circa duecento milioni che ogni anno lo stato italiano (cioè i contribuenti) spende per effettuare le intercettazioni richieste dai pubblici ministeri.
di Luigi Longo
Il Riformista, 10 marzo 2023
Di Ernesto Fazzalari avevamo già parlato un paio di settimane fa su questa pagina di Nessuno tocchi Caino. La buona novella è che la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, annullando con rinvio la decisione dei giudici di sorveglianza in merito alle sue gravi condizioni di salute. Esiste dunque un giudice a Berlino. La famosa frase, mutuata da un’opera di Bertold Brecht nella quale si narra la storia di un mugnaio che lotta tenacemente contro l’imperatore per vedere tutelato un proprio diritto, può essere la metafora della sua vicenda umana e giudiziaria. Fazzalari si trova detenuto, in regime di 41 bis, presso il Centro Diagnostico e Terapeutico del Carcere di Parma in quanto sta espiando la pena dell’ergastolo, ridotta a trenta anni in seguito agli effetti della nota “sentenza Scoppola” della CEDU, comminata nell’ambito del processo Taurus che ha riguardato i tristi fatti della faida di Taurianova. Per lungo tempo, stante la sua latitanza durata oltre un ventennio, è stato considerato l’uomo più ricercato d’Europa dopo Matteo Messina Denaro.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2023
Il ricorso per cassazione contro il riconoscimento della sentenza esecutiva straniera non riapre la fase di cognizione. La decisione con cui la Corte di appello riconosce una sentenza straniera e stabilisce che l’esecuzione della pena va scontata in Italia non fa regredire il processo alla fase di cognizione. Infatti, la richiesta di esecuzione della condanna elevata all’estero pone la Corte di appello nel ruolo di giudice dell’esecuzione e non del merito.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2023
La data di applicazione del nuovo regime non si riferisce dunque al momento di adozione del decreto autorizzatorio. L’utilizzo delle intercettazioni disposte in altro precedente procedimento è ammesso se ai fini dell’attività investigativa su determinati reati risulta assolutamente necessario. Quindi solo se il contenuto è indispensabile per l’accertamento dei reati elencati al comma 2 bis dell’articolo 266 del Codice di procedura penale. Ciò ha disposto un ampliamento della deroga al divieto di utilizzabilità prima ammesso solo per i reati che prevedono l’arresto in flagranza. Ma tale ampliamento è applicabile solo ai procedimenti iscritti dopo la data del 31 agosto 2020. Su tale punto va sottolineato che con la nuova disciplina non ha più rilevanza la data del decreto che dispone le intercettazioni. Quindi anche in caso il decreto sia successivo alla data di efficacia della nuova disciplina stabilita dalla legge 7/2020 ciò che rileva è la data di iscrizione del procedimento che se antecedente impedisce di utilizzare le intercettazioni disposte in altro procedimento anche a fini investigativi.
di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 10 marzo 2023
Cirigliano: “È competenza della Regione”. L’assessore Filippelli: “Nessuno mi avverte”. “La formazione professionale manca negli istituti penitenziari minorili della Campania. Siamo senza da due anni”. È l’amara denuncia di Mariangela Cirigliano, la coordinatrice dell’area tecnica del Centro di Giustizia minorile dei Colli Aminei, a Napoli, pronunciata nella sala Caduti di Nassiriya del consiglio regionale durante la conferenza stampa di presentazione del protocollo d’intesa tra il Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello, ed il dirigente del Centro di Giustizia minorile e di comunità della Campania, Giuseppe Centomani. “La formazione professionale - ha precisato Cirigliano - è di competenza della Regione. Il nostro dipartimento prepara i progetti, ma la certificazione delle competenze spendibili ed il rilascio delle qualifiche spettano alla Regione”.
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