di Karima Moual
La Stampa, 13 febbraio 2023
Io e tanti figli di immigrati ci siamo illusi di far parte di un “noi” ma il Paese non è pronto. Oggi posso dire di aver perso, ha ragione Egonu: non siamo ingrati, molti non ci meritano. Lo ammetto, saranno almeno 8 anni che intimamente ci lavoro, ci penso con dolore e profonda sofferenza, ma alla fine mi avete convinta. Avete vinto voi. E credo che sia una consapevolezza di tantissimi come me, figli di immigrati proprio come Paola Egonu. Mi avete convinta. Non sono italiana. Anzi, non saremo mai italiani abbastanza come voi. I nostri nomi sono troppo stranieri, le nostre facce, i tratti, il colore della pelle, ancor più se è nera, non passa. Sono ormai adulta e una mamma e forse è giunto il momento di tirare le somme.
di Riccardo Maggiolo
huffingtonpost.it, 13 febbraio 2023
Intervista alla giornalista e scrittrice Francesca Mannocchi: “Se di fronte ai crimini di guerra provati a conclamati, alle fosse comuni, a un’aggressione militare, non ci sarà una giustizia nazionale e internazionale, allora è evidente che da un’aspettativa delusa di giustizia possa nascere un pericoloso sentimento di vendetta”
di Antonello Guerrera
La Repubblica, 13 febbraio 2023
Mona Seif racconta la detenzione dell’attivista - che ha la cittadinanza britannica - e accusa il Regno Unito di non fare abbastanza: “Come l’Italia, troppa paura di rovinare i rapporti con il Cairo”. “Vi prego, non dimenticate mio fratello Alaa. Come Giulio Regeni, anche lui è vittima del brutale regime di Al Sisi”. Mona Seif è incinta al quinto mese, si è appena trasferita a Londra ma continua a lottare ogni giorno per Alaa Abd El-Fattah: 41 anni, programmatore di software e attivista per la democrazia in Egitto, che lo ha rinchiuso in carcere da 9 anni dopo la fallita Primavera Araba con le accuse, false e strumentali per famiglia e Amnesty International, di “disinformazione” e “sovversione”. “Mio fratello è stato torturato, lo considerano il nemico n.1, non vede il sole da settembre 2019”, ci racconta Seif, 36 anni, biologa e attivista come tutta la sua famiglia, che incontriamo vicino al palazzo dei servizi segreti inglesi MI6, nella londinese Vauxhall.
di Giovanni Porzio
La Repubblica, 13 febbraio 2023
Nel marzo 2003 scattava l’offensiva Usa contro Saddam. Che ne è stato di quel Paese? Da Baghdad a Mosul reportage tra le macerie di ieri e di oggi. Con pochi spiragli.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 12 febbraio 2023
È al San Paolo di Milano su decisione del Dap dopo la visita del medico di parte, resta al 41 bis. Dalle 18.39 di ieri sera Alfredo Cospito non è più nel carcere di Opera, ma nell’ospedale San Paolo, sempre a Milano, in una delle camere destinate ai detenuti in regime di 41bis.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 12 febbraio 2023
La massima rappresentanza dell’accusa, in contrasto con la scelta del ministro della Giustizia Nordio, ha chiesto di annullare la decisione del tribunale di sorveglianza che aveva confermato il 41 bis per l’anarchico, in sciopero della fame da oltre 110 giorni e da ieri ricoverato al San Paolo.
di Viola Giannoli, Liana Milella
La Repubblica, 12 febbraio 2023
Dalla Suprema Corte un possibile spiraglio. L’anarchico in sciopero della fame trasferito nell’ospedale San Paolo di Milano per ordine del Guardasigilli, Carlo Nordio. Due colpi di scena, nel giro di poche ore, nel caso di Alfredo Cospito. L’anarchico da 115 giorni in sciopero della fame lascia il carcere di Opera e viene trasferito in ospedale. L’ordine arriva dall’alto, direttamente dal Guardasigilli Carlo Nordio. E, a sera, Repubblica viene a sapere che Piero Gaeta, il sostituto procuratore generale della Cassazione, la Corte che dovrà esprimersi il 24 febbraio sulla revoca del carcere duro, ha chiesto di “annullare il 41 bis” per Cospito. E questo cambia radicalmente tutta la storia.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 12 febbraio 2023
Secondo il procuratore generale il carcere duro per l’anarchico è superato dagli eventi. Il futuro di Alfredo Cospito dipende ormai dall’ultima decisione possibile, in Cassazione, il prossimo 24 febbraio. Sarà lì, nel monumentale Palazzaccio, emblema del potere giudiziario, che si deciderà la vita e la morte del terrorista anarchico in sciopero della fame ormai da 114 giorni. E si profila una clamorosa novità. La procura generale presso la Cassazione, ovvero la più alta espressione della pubblica accusa, ha depositato martedì scorso il testo di quella che sarà la sua requisitoria. E secondo il procuratore generale, il 41 bis per Cospito è ormai superato dagli eventi.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 12 febbraio 2023
Il professore dell’Università di Roma Tre: “Il diritto a non essere curati vale anche per i detenuti”. I medici potranno assisterlo e intervenire con cure salvavita ma non alimentarlo contro le sue intenzioni.
di Vitalba Azzolini*
Il Domani, 12 febbraio 2023
L’anarchico Alfredo Cospito è risoluto nel proseguire lo sciopero della fame, iniziato ormai da oltre 110 giorni, affinché il governo intervenga sul regime previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario (l. n. 354/1975) che, com’è noto, comporta una drastica limitazione delle attività consentite in carcere. Siccome il governo ha più volte espresso la determinazione di non modificare tale norma, può ipotizzarsi che lo sciopero di Cospito sia destinato a proseguire, fino all’esito estremo.
- Il prigioniero non dispone che del corpo
- I sabotatori del 41 bis. Dall’interno
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