di Nikasia Sistilli
iltrafiletto.it, 28 dicembre 2025
Circa 470 i detenuti nel carcere di Castrogno di Teramo, contro la capienza della struttura di 255 posti, con un 183% di indice di sovraffollamento. Sono i dati ormai noti della casa circondariale, nota non solo per il grave problema del numero di detenuti che ospita e per le condizioni in cui vivono, ma anche per la carenza di personale, di agenti di polizia penitenziaria così come sanitari, persone che non vogliono più prestare la propria opera a Castrogno perché non c’è sicurezza, non c’è controllo, non c’è più umanità. Il tutto che si incardina nella terribile storia italiana: le lungaggini processuali, gli errori giudiziari, il carico di lavoro.
di Beatrice Branca
Corriere di Verona, 28 dicembre 2025
Chiesti due archivisti, il presidente D’Amico attende la risposta dal Ministero. Il presidente del tribunale Ernesto D’Amico, in accordo con la Casa Circondariale di Montorio, ha chiesto per la prima volta l’impiego di due detenuti negli archivi della sezione civile. Prima del loro inserimento, il tribunale dovrà attendere una risposta dal Ministero della Giustizia. Si tratta di un’iniziativa che da un lato favorisce il reinserimento dei detenuti nella società e che dall’altro di colma, anche se in piccola parte, la carenza di personale. “Permettere il reinserimento dei detenuti nella società è nel nostro interesse. Per chi lavora dentro o fuori dal carcere il rischio di recidiva è bassissimo, mentre sale a oltre il 50% nel caso di soggetti inoccupati”.
irpinianews.it, 28 dicembre 2025
Sabato 3 gennaio 2026 alle ore 16.00, presso il Jjinger Cocktailbar di Avellino, in Corso Vittorio Emanuele si terrà un importante momento di riflessione e confronto dal titolo “Oltre le mura: a persona dietro alla detenzione femminile”. L’evento vedrà la partecipazione della dottoressa Claudia Cavallo, criminologa giuridica, esperta in diritti umani e tutela della dignità dei detenuti. La dottoressa Cavallo è membro dello staff del Garante dei Detenuti della Regione Campania e dell’Osservatorio sulle Persone Private della Libertà Personale della stessa regione.
di Stefano Liburdi
Il Tempo, 28 dicembre 2025
Un prosecco di benvenuto, poi lasagna con salsiccia e funghi, carne con cicoria ripassata e patate al forno, tiramisù e per concludere una tazzina di caffè Galeotto. Eccolo il menù preparato dai detenuti di Rebibbia Nuovo complesso per il pranzo di Natale 2025. Ma non solo, ad accompagnare il pasto il sax di Stefano Di Battista con la sua band a ricordare che il Natale deve essere una festa per tutti, ovunque ci si trovi. A ospitare l’evento è stata la torrefazione del “caffè Galeotto” posta all’interno del carcere.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 28 dicembre 2025
Il progetto dell’istituto Ipsia Pertini ha la regia di Michela Carobelli. “Questo spettacolo nasce dall’ambiente in cui viviamo e dalle nostre condizioni: mancanza di libertà, emarginazione, isolamento. Il teatro, come la musica, è libertà. Ed è di tutti. Con questa rappresentazione vogliamo sentirci liberi e portarvi con noi. Vi parleremo di musica e di ballo, espressione di quella libertà, di un ballo inizialmente proibito e denigrato perché nato nei bassifondi di una grande città e vi parleremo del sud Italia, così simile in molti quartieri a quelli di Buenos Aires in cui è nato il tango. Dalla periferia emarginata è diventato il cuore pulsante di una nazione ed ha avuto il suo riscatto, lo stesso a cui punta ciascuno di noi”. Inizia così, nel teatro del carcere di Terni, la messa in scena della pièce “Quasi un musical” realizzata a coronamento dell’attività trattamentale del laboratorio di scrittura scenica e recitazione iniziato in estate grazie al progetto dell’istituto Ipsia Pertini in collaborazione con l’area educativa della struttura penitenziaria.
di Maria Ducoli
ilnordest.it, 28 dicembre 2025
Tra sbarre e aule di scuola, il documentario di Rosa Lina Galantino e Luigi Giuliano Ceccarelli, con Ottavia Piccolo, ripercorre le vite delle detenute del carcere veneziano partendo dalla visita di papa Francesco. Donne che affrontano la solitudine e gli errori del passato pronte a trasformarsi e volare oltre le barriere. Inizia con il rombo di un elicottero, il documentario “Le farfalle della Giudecca”, di Rosa Lina Galantino e Luigi Giuliano Ceccarelli, con la partecipazione di Ottavia Piccolo. Da quell’elicottero, il 29 aprile del 2024 scese Papa Francesco, che incontrò le detenute. Sono loro, le farfalle della Giudecca: creature in via di trasformazione, alcune imprigionate nel bozzolo del proprio dolore, in condizioni di partenza sfavorevoli, che le hanno portate su strade sbagliate. Altre sono pronte a liberarsi in volo, una volta superate le sbarre.
di Alberto Piccinini
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
La sociologia giovanile è sempre discutibile, ma questa nuova ossessione rappresenta bene la nevrosi tipica dell’era dei social. Bufale razziste e dicerie riempiono poi talk show e giornali conservatori. “Il maranza è il nuovo cocco degli intellettuali marxisti”, titolo de Il Giornale l’altra settimana. Fa ridere. Abbastanza. Potremmo scriverlo su ognuna di queste pagine come una fascetta promozionale. Che esistano davvero dei maranza è discutibile, come sempre è stata discutibile la sociologia giovanile (su teddy boys, punks e ravers prima di loro). Che esistano “intellettuali marxisti” è fantascientifico, lasciatecelo dire. E come ho letto non so dove: “Preoccupa l’alleanza / tra Aska e i maranza”, bella rima. L’ossessione maranza dice pochissimo dei maranza stessi, rappresenta invece perfettamente la nevrosi fantasmatica che pervade la destra di era social. O soltanto la loro propaganda. (Mica ci crederanno davvero alle cazzate che sparano a ripetizione i loro giornali, i talk show, e i loro bot coreani?)
di Oiza Q. Obasuyi
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Nelle scuole italiane, ad oggi, secondo l’ultimo Dossier Statistico sull’Immigrazione 2025, degli oltre 900 mila alunni e alunne stranieri che si sono iscritti all’anno scolastico 2023/2024, oltre i due terzi sono nati e nate in Italia (il 65,2%). La Lega propone l’ennesima legge che andrebbe ulteriormente a restringere l’accesso al diritto alla cittadinanza. Ancora una volta, le persone razzializzate, nel caso specifico nate o cresciute in Italia da genitori stranieri, diventano il bersaglio delle politiche di governo. Definita come “legge-anti maranza”, la proposta ha come punto cardine quello di aggiungere ulteriori ostacoli a chi nasce e cresce in Italia da genitori stranieri e che vi risiedono regolarmente da sempre, senza interruzioni.
di Shendi Veli
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Un pomeriggio con Raja e Nada. Generazioni diverse. Origini comuni. Entrambe nate in Italia. Un quartiere dormitorio nella periferia di Milano e il fantasma di Ramy. La Barona non è male, si estende ordinata sul lato sud ovest di Milano, attraversata da larghi vialoni. C’è una piazza con portici perimetrali, dove si concentrano negozi e servizi. Non ha l’aria di un quartiere degradato, semmai la sensazione è che manchi qualcosa, che ci sia un po’ troppo nulla. “A Corvetto l’edilizia è più fatiscente, soprattutto nelle case popolari” racconta Raja, trentaquattro anni, attivista del centro sociale Lambretta: milanese, marocchina, della Barona. Guida per le strade semivuote di una domenica invernale. Racconta che il quartiere popolare, dove si concentravano prima gli emigranti dal meridione e poi quelli di oltre confine, oggi attraversa un processo di trasformazione. “Questo parco prima era grande il doppio, hanno chiuso una parte per costruirci palazzi che dovevano essere destinati all’housing sociale, invece le stanno vendendo ai privati sul mercato” Raja parla, occhi sulla strada.
di Maurizio Braucci
Il Manifesto, 28 dicembre 2025
Esistono i maranza a Napoli? Le trasformazioni del contesto cittadino modificano anche il disagio giovanile: dal turismo al crimine. Quando politici e intellettuali utilizzano nei loro discorsi pubblici in maniera dispregiativa il termine “maranza” dimostrano quanto la classe dirigente stia apertamente scivolando nella demagogia. Fare ragionamenti ufficiali tenendo sulla lingua una parola classista e criminalizzante semplicemente non dovrebbe essere tollerato. Esistono a Napoli fenomeni equivalenti? La mia risposta è che non potrebbe essere altrimenti. La particolarità del disagio giovanile oggi diffuso in tutto il paese è il suo essere pienamente integrato con i modelli del mercato: ricerca del profitto immediato, aggressività, conformismo. Questi modelli vengono poi declinati secondo lo stile più prossimo, cioè quello del contesto di quartiere o di periferia, in una miscela di alto e basso socio-culturale, dove i due poli spesso finiscono per coincidere.










