di Olivia Bonetti
Il Gazzettino, 3 settembre 2026
Karam Mohamed Mamdouh Khodar è deceduto il 17 agosto dopo aver appiccato il fuoco nella sua cella. Cinque agenti penitenziari sono indagati. È comparsa ieri, sul muro di cinta del carcere di Pordenone, proprio sotto le finestre della cella dove si è spento a soli 19 anni Karam Mohamed Mamdouh Khodar. Una frase breve, scritta con la vernice nera: “Tito vive x sempre”. E una firma “4L”. “Tito” era il nome con cui era conosciuto il giovane detenuto egiziano del carcere Castello morto la sera del 17 agosto scorso per il fumo scatenato dall’aver appiccato il fuoco a un materasso della cella e aver rifiutato i soccorsi barricandosi in bagno.
di Francesco Nania
La Sicilia, 3 settembre 2026
All’interrogazione di Nicita (Pd) rispondono i parlamentari Cannata e Sallemi (Fdi): il sottosegretario pronto a visitare il carcere e il governo ha già preso visione delle numerose emergenze. L’ennesima rivolta all’interno di Cavadonna riaccende i riflettori sulle condizioni del carcere siracusano e apre un nuovo fronte di dibattito politico. Da una parte l’interrogazione presentata al ministro della Giustizia dal senatore del Pd Antonio Nicita, dall’altra la replica dei parlamentari di FDI Salvo Sallemi e Luca Cannata, che rivendicano l’attenzione del Governo Meloni e annunciano a breve la visita a Siracusa del sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni.
di Rossana Santolin
La Tribuna, 3 settembre 2026
Il progetto per utilizzare gli spazi dell’ex Istituto penale minorile non partirà prima della fine del 2027. A Santa Bona il sovraffollamento sfiora il 175% e mancano anche agenti di polizia penitenziaria. La burocrazia frena il progetto di ampliamento del carcere di Treviso. Prima di poter usufruire degli spazi dell’ex Istituto penale minorile (Ipm) potrebbe volerci un anno. I detenuti a Santa Bona sono attualmente 228, a fronte di una capienza massima di 130 unità. L’indice di sovraffollamento, come evidenziato nella relazione diffusa dalla Camera penale trevigiana “Guido Sorbara”, sfiora il 175%, posizionandosi al di sopra della media nazionale del 140%. La situazione rende ancora più urgente la realizzazione del progetto di espansione della casa circondariale sfruttando gli spazi dell’ex Ipm rimasti vuoti dopo il trasferimento a Rovigo a febbraio. Questioni meramente formali stanno frenando il progetto che non vedrà la luce prima della fine del 2027. Fino ad allora i detenuti rimarranno stipati nelle celle, con tre docce per 80 persone come accade al primo piano del reparto circondariale. L’affollamento da un lato, il vuoto imposto dalle carte dall’altro.
di Filippo Tomei
diariofvg.it, 3 settembre 2026
Carcere di Pordenone, Conficoni chiede alla Giunta risposte su sovraffollamento, garante dei detenuti e nuova struttura di San Vito. A un anno dal deposito dell’interrogazione sulla situazione del carcere di Pordenone, il consigliere regionale Nicola Conficoni (Pd) torna a chiedere risposte alla Giunta. Secondo l’esponente dem, il recente decesso di un detenuto rende ancora più urgente fare chiarezza sulle criticità della struttura di piazza della Motta, sui tempi del nuovo carcere di San Vito al Tagliamento e sulla nomina del garante dei detenuti.
firenzedintorni.it, 3 settembre 2026
“Sicurezza e sanità penitenziaria devono procedere insieme”. Così, in una nota, la Federazione Ciisa Penitenziari secondo cui: “Le criticità emerse durante la visita istituzionale dell’assessora regionale alla sanità Monia Monni presso la casa circondariale di Prato - Dogaia riportano al centro dell’attenzione un tema che la Federazione Ciisa Penitenziari ritiene prioritario: la sicurezza connessa all’assistenza sanitaria delle persone detenute e ai trasferimenti presso le strutture ospedaliere”. Durante la visita è stata evidenziata la complessità della situazione della Dogaia, dove sono presenti circa 630 detenuti e oltre 200 operatori del sistema sanitario. Sono state inoltre evidenziate criticità relative agli spazi sanitari e alla sicurezza degli operatori, mentre la Regione ha indicato nella formazione, nella telemedicina e nel potenziamento delle prestazioni sanitarie interne alcuni degli strumenti per ridurre, quando possibile, gli accessi al pronto soccorso - prosegue la Federazione.
di Cecilia Colli
lavocedinovara.com, 3 settembre 2026
Il carcere apre le porte alla città e affida ai detenuti il compito di raccontare ciò che accade dietro le sbarre, senza finzioni né sconti. Venerdì 11 e sabato 12 settembre, alle 17, nella Casa circondariale di Novara, andrà in scena “Abbracciare una stella”, spettacolo scritto e interpretato dai detenuti al termine del laboratorio teatrale condotto da Elena Ferrari e Mariano Arenella di Cabiria Teatro. È uno dei momenti più attesi dell’edizione 2026 delle “Notti di Cabiria”: un viaggio tra il peso delle scelte, il rapporto con la giustizia e la possibilità del riscatto, costruito attraverso le voci autentiche di chi il carcere lo vive ogni giorno.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 3 settembre 2026
Protagoniste Lella Costa e Fiorella Mannoia. S’intitola “Caffè nero bollente”, come la canzone di Mannoia, il cortometraggio di Cinzia Pedrizzetti che sarà presentato al Lido. È stato girato interamente in un raggio abbandonato del penitenziario. A San Vittore persino innamorarsi è un lavoro da inventori. Niente cellulari, messaggi, fotografie da spedire. Uomini e donne non possono incontrarsi né sfiorarsi. Restano i muri, le sbarre e qualche codice clandestino da costruire. È dentro questo vuoto che nasce “Caffè nero bollente”, il cortometraggio di Cinzia Pedrizzetti che il 4 settembre, uscirà dal carcere per arrivare al Festival di Venezia, dove sarà proiettato all’Excelsior. Diciotto minuti girati interamente a San Vittore, in un raggio abbandonato che detenuti e troupe hanno ripulito, sistemato e trasformato in set.
di Niccolò Nisivoccia
Corriere della Sera, 3 settembre 2026
La misericordia può rappresentare a sua volta un elemento fondativo del senso della responsabilità, inteso come apertura a riconoscere nell’altro da noi e nella sua sofferenza un appello etico che non può non riguardarci e coinvolgerci. Carità, compassione, misericordia: sono parole che siamo abituati ad associare al lessico religioso. Ma chi lo dice che non possano contribuire a comporre anche quello politico, che non possano assurgere a categorie anche laiche e giuridiche? “Se la cultura cattolica propone il “realismo della misericordia” - osservava Ferruccio de Bortoli parlando dell’intervento del Papa al Meeting di Rimini - tutto il mondo laico dovrebbe sentire, fortissimo, il dovere civico della responsabilità”. E la stessa misericordia può rappresentare a sua volta un elemento fondativo del senso della responsabilità, inteso come apertura a riconoscere nell’altro da noi e nella sua sofferenza un appello etico che non può non riguardarci e coinvolgerci.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 3 settembre 2026
Era da aspettarselo che, di fronte a un Parlamento che non legifera (quanti sono i Disegni di legge in materia che attendono di essere discussi?) e allo sfascio di ogni cultura amministrativa, ci fossero Regioni che pretendono di “fare da sé”, come si trattasse di cucina regionale. Mi riferisco ai problemi delicatissimi del fine vita, ovvero del problema-cardine: quello della morte volontaria medicalmente assistita. È un diritto? Come regolarlo? Il Parlamento tace, la Corte costituzionale supplisce finora come può. Ed ecco il glorioso Veneto che in forza della competenza legislativa in materia sanitaria vuole regolare sul proprio territorio la materia! Non esiste un ufficio legislativo in codesta Regione che faccia leggere l’art.117, comma 2, ai nostri intrepidi legislatori: lo Stato (per quanto fatto a pezzi dalle dilettantesche riforme che hanno portato vent’anni fa alla revisione del Titolo V) ha esclusiva competenza in materia di “giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa”? Ora è appunto palese che qualsiasi ordinamento sul fine vita ha precisamente a che vedere con questioni e norme civili, penali e processuali. Lasciamo perdere - sperando che qualcuno si avveda dell’assoluta anti-costituzionalità di qualsiasi legge il Veneto promulghi - i deliri dei “costituzionalisti” regionali, e veniamo al merito della questione. Quali sono i nodi che andrebbero sciolti attraverso un’autentica discussione parlamentare?
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 3 settembre 2026
Il consiglio regionale approva la norma che regola il suicidio assistito: la battaglia di Luca Zaia ora mette all’angolo la maggioranza che guarda da Roma. Buona la seconda. Al suo tentativo bis il Veneto riesce nell’impresa: da oggi è la prima Regione governata dal centrodestra a dotarsi di una legge propria sul fine vita. La quarta, in Italia, dopo la Toscana, la Sardegna e l’Emilia-Romagna, le cui norme sono state liquidate fino ad ora dalla maggioranza come “fughe in avanti” delle roccaforti “rosse”.
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