di Laura Martellini
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
L’allarme lanciato da Stefano Anastasìa. Alcune reti aggiunte dopo il crollo della volta della seconda rotonda di Regina Coeli. Il garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale del Lazio, Stefano Anastasìa, ha effettuato oggi con il suo staff un’approfondita visita di monitoraggio alla casa circondariale di Cassino. E ne è emerso un quadro allarmante: “L’istituto soffre per un sovraffollamento del 175% (163 detenuti per 93 posti regolamentari effettivamente disponibili). Un’epidemia di scabbia si è apparentemente appena esaurita.
di Maria Clara Labanca*
napolimonitor.it, 20 novembre 2025
La scorsa estate, a seguito di ripetute tensioni createsi all’interno del carcere di Matera, una certa attenzione mediatica si concentrava sul funzionamento dell’istituto e sulle sue criticità. Dopo una visita alla casa circondariale, la garante regionale per i detenuti Tiziana Silletti denunciava una situazione insostenibile in termini di sovraffollamento, con 197 detenuti a fronte di 132 posti (dato coerente con quello di tutte le strutture della regione Basilicata, che si attesta sul 144 per cento). Poche settimane dopo, l’associazione Luca Coscioni, che aveva lavorato a un report sulla situazione sanitaria delle carceri della regione, comunicava che l’azienda sanitaria materana non aveva fornito alcuna documentazione a dispetto della richiesta di accesso civico agli atti.
udinetoday.it, 20 novembre 2025
Venerdì 21 novembre alle 18 la Sala Petris del centro Balducci di Zugliano ospiterà Conoscere per superare i pregiudizi e costruire rete sul territorio. L’evento segna la costituzione ufficiale della Conferenza regionale volontariato e giustizia del Friuli Venezia Giulia Odv, che da anni opera attraverso la collaborazione di diverse realtà territoriali per dare concretezza ai percorsi di risocializzazione delle persone private della libertà, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche dell’esecuzione della pena e sull’importanza dell’ascolto delle vittime di reato.
luccaindiretta.it, 20 novembre 2025
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne il prossimo martedì (25 novembre) l’auditorium Vincenzo Da Massa Carrara ospiterà alle 20,30 lo spettacolo Fermati, voglio solo parlarti!, spettacolo ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, che ha l’obbiettivo di trasformare un luogo di detenzione in un laboratorio di consapevolezza collettiva frutto del percorso teatrale che la compagnia Experia e Empatheatre portano avanti da anni negli istituti carcerari di Lucca, San Gimignano e Massa.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
Più di cento tra risposte, proposte e documenti inviati. E un “record di consultazioni”, sul sito del Ministero dell’economia e finanze, per il testo del Piano nazionale dell’economia sociale. “Segno evidente che di questo strumento c’era un grande bisogno”: a dirlo è Gabriele Sepio, che nella redazione del Piano ha svolto un ruolo di coordinamento tecnico. Più di cento tra risposte, proposte e documenti inviati. E un “record di consultazioni”, sul sito del Ministero dell’economia e finanze, per il testo del Piano nazionale dell’economia sociale. Il “segno evidente che di questo strumento c’era un grande bisogno e che esso tocca le corde di un mondo che lo aspettava da molto tempo”: a dirlo è Gabriele Sepio, che nella redazione del Piano ha svolto un ruolo di coordinamento tecnico.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
In 10 anni tolti alla criminalità 200 ragazzi. Il programma coinvolge spesso le mamme. Ddl per consentire il cambio di generalità. L’idea di Roberto Di Bella. L’aiuto di Libera. Ci sono dei boss dell’ndrangheta che dal carcere gli scrivono lettere per ringraziarlo di aver tolto i loro figli dalla spirale della criminalità organizzata e avergli permesso di rifarsi una vita. Non se lo aspettava Roberto Di Bella quando nel 2012, da presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria, mise in piedi il progetto “Liberi di scegliere” per dare un’alternativa esistenziale ai minori provenienti da famiglie mafiose e fu tacciato dai clan di “deportare i bambini”.
di Allegra Ferrante
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
Figlio unico di un notaio del centro, nipote di una delle famiglie storiche della borghesia milanese, ora è in cura psichiatrica. A maggio è stato incastrato da due minorenni che aveva istigato a rapinare un passante. Il coltello brilla un istante sotto i neon in via di Tocqueville. Non gli serve toccarlo. Ne misura la geometria: “Questo no. Te lo portano via alla prima perquisa”. Si muove con sicurezza. “È lui, il milanese”, lo annunciano. Filippo (nome di fantasia) è l’istruttore di un piccolo branco di maranza: li aggancia, li fa sentire scelti, li addestra a scippi e rapine. Ha vent’anni, studia Ingegneria gestionale al Politecnico, media del 28. Figlio unico di un notaio del centro, nipote di una delle famiglie storiche della borghesia milanese, quelle con il cognome inciso sulle targhe di ottone e sugli inviti della Triennale. “La psichiatra dice che sono un curatore della violenza altrui”. Il Corriere ha ascoltato il suo racconto.
di Federico Berni
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
I magistrati: “Disumana indifferenza”. Il calcio, la palestra per rafforzare un fisico ancora mingherlino, la scuola. E quel vizio di “alzare le mani” e darsi pose da “maranza”, da “gente dei quartieri difficili”, che sembra stridere con il loro retroterra di ragazzi cresciuti giocando a “Fortnite” e frequentando l’oratorio estivo nella periferia tranquilla di Monza. Eppure sarebbero stati pronti a “colpire di nuovo”, dopo aver quasi ucciso un ragazzo poco più grande di loro, “indifferenti all’altrui sofferenza” secondo quanto emerso dalle ultime novità investigative. Chi li ha visti dopo che la polizia ha bussato a casa loro per eseguire un ordine di carcerazione per tentato omicidio, ha notato in alcuni di loro un’evidente vulnerabilità, pelle e ossa in tuta e ciabatte, lo sguardo basso.
di Mauro Covacich
Corriere della Sera, 20 novembre 2025
L’uscita di scena delle gemelle e le domande sulla vita che riguardano tutti. La scelta delle gemelle Kessler ci offre un dono a cui è difficile rinunciare, la possibilità di parlare di un vero tabù, il suicidio. A ben vedere, nel caso delle due signore quasi novantenni, non si tratta infatti di suicidio assistito, anche se tecnicamente viene definito così, bensì della decisione che Ellen e Alice hanno preso ritenendo di aver vissuto abbastanza e di potersi accordare una fine volontaria. Due donne sane, agiate e soddisfatte della lunga esistenza condotta fin lì. Niente a che vedere con le persone afflitte da una grave malattia che chiedono un fine vita dignitoso perché costrette a sofferenze inaudite, documentate da cartelle cliniche, oltre che dalle loro dichiarazioni disperate. Ma niente a che vedere nemmeno con chi compie il cosiddetto gesto estremo per una delusione amorosa, un senso profondo di fallimento, una grave depressione, o una più impalpabile inconciliabilità con la vita, inconciliabilità che magari con l’assistenza e le cure adeguate di uno psicoterapeuta si sarebbe potuta attenuare, se non proprio risolvere.
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 20 novembre 2025
Il loro caso mostra quanto sia urgente una legge in Italia. Le gemelle Alice ed Ellen Kessler hanno avuto, come trovo scritto, una vita meravigliosa nel mondo della danza e poi la loro storia diviene un “drammatico errore”, (Ansa) perché hanno deciso di restare unite nella “danza della morte”. Nulla, invece, di “drammatico”. Le gemelle Kessler insieme e nel rispetto delle condizioni della Corte costituzionale tedesca hanno voluto fare l’ultimo percorso della vita, essere pienamente consapevoli di quel tratto terminale che non poteva avvenire casualmente, ma di cui dovevano essere pienamente proprietarie.
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