di Flavia Perina
La Stampa, 20 ottobre 2025
L’eccesso rancoroso altro non è che una moda americana di successo la riprova di una egemonia Usa mai tramontata sotto il profilo culturale. L’ultimo video Donald Trump, con la corona da re, che pilota un caccia e sgancia letame sul corteo dei dimostranti “No King”, dovrebbe aprirci gli occhi sul dibattito sull’odio che si è da tempo acceso in Italia. Questa tanto indagata politica dell’odio, questo flusso dell’eccesso rancoroso e vendicativo, forse altro non è che una moda americana di successo, la riprova di una egemonia Usa mai tramontata anche sotto il profilo culturale. Quando c’era Barak Obama la tendenza era essere piacevoli, giovanili, se possibile bravi ballerini, oratori impeccabili, e ci provarono un po’ tutti a risultare obamiani anche se nessuno c’è riuscito mai fino in fondo. L’amore che vince sull’odio era il mood del momento, adottato anche da Silvio Berlusconi che ci teneva a essere rappresentato come capo generoso e benevolo con tutti. Adesso la prepotenza conquista.
di Mattia Feltri
huffingtonpost.it, 20 ottobre 2025
L’irresistibile paradosso della Giustizia che - davanti a Putin ospite a Budapest, in Ue, nonostante il mandato d’arresto - non farà nulla: perché non è in grado di fare nulla e, se facesse qualcosa, ne andrebbe di mezzo la pace. Un fallimento nato a Norimberga. È stupefacente l’affidamento totemico delle nostre società alla Giustizia, fregiata della maiuscola, per rispetto istituzionale che trascende nel sacrale. La giustizia interna di un paese, diciamo il nostro, anche con il suo corredo di toghe e ermellini e tocchi e cordoniere, un armamentario che non per niente ha il pari soltanto nel clero, conserva però una sua necessità innegabile. Io, che ho rispetto appunto sacrale delle istituzioni repubblicane, respingo le vampate di ridicolo che salgono da tali bardature, e da tanta boria, perché qualcuno deve pur incaricarsi del compito terribile di indagare un presunto colpevole e qualcun altro di giudicarlo e, se lo giudica colpevole, di rifilargli la necessaria sanzione.
di Franco Vaccari
Avvenire, 20 ottobre 2025
Dobbiamo rifiutare la narrazione dell’inevitabile: un virus che ci sta infettando le coscienze. Possiamo decidere come parlare, come pensare, come agire. Ineluttabile. Ecco la parola che si sta insinuando, silenziosa e vischiosa, nei nostri pensieri. Prima come una paura indistinta, poi come dubbio sussurrato nei discorsi, infine come una certezza cupa che ci sembra ragionevole accettare: “La guerra è inevitabile”. È questo il virus che sta infettando le nostre coscienze. Lo si dice sottovoce, tra una sigaretta e un caffè: “Hai visto? Sta succedendo di nuovo…”. “Eh, temo proprio di sì”, risponde l’altro. E quel cenno, quel consenso mormorato, è il primo mattone di una resa. Poi, alla conversazione successiva, la voce si alza, l’opinione si fa posizione, e la posizione si trasforma in fatalismo cinico. Ed ecco che la guerra - qualunque guerra - smette di essere una tragedia e diventa un destino. Ma la guerra non è un destino. È una scelta. Una scelta folle, costruita giorno dopo giorno, passo dopo passo, comportamento dopo comportamento. Lo ha ricordato, con la lucidità che gli è propria, il presidente Mattarella: “Ci si muove su un crinale in cui, anche senza volerlo, si può scivolare in un baratro di violenza incontrollata”. È quel “senza volerlo” che ci chiama in causa. È lì che si annida il rischio più grande: non nel fragore dei cannoni, ma nella distrazione e nell’apatia quotidiana, nella rinuncia alla responsabilità, nel fatalismo comodo di chi pensa che non ci sia più nulla da fare.
di Lorenzo Vita
Avvenire, 20 ottobre 2025
Il ritorno nella Striscia per i prigionieri è stato traumatico: molti hanno trovato solo una tenda. Sono tornati in pullman mentre Israele festeggiava il rientro degli ostaggi. Portati nella Striscia di Gaza dal carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, da quello di Sde Teiman o dalla prigione di Ofer. Un viaggio che per qualcuno è stato atteso anche più di un anno e mezzo: perché tutti loro, in migliaia, erano stati arrestati dalle forze israeliane subito dopo l’inizio della guerra. Per mesi sono stati tenuti all’oscuro di tutto, isolati dal mondo. C’è chi ha raccontato di abusi fisici, torture psicologiche, maltrattamenti.
di Daniela Barbaresi*
collettiva.it, 19 ottobre 2025
Tra sovraffollamento e suicidi la situazione è sempre più drammatica. Il Governo risponde con un giustizialismo sfrenato. Non c’è più tempo: bisogna cambiare subito. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Lo sancisce il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione italiana. Ma qual è la condizione di vita in carcere? Quali reali possibilità di rieducazione e di recupero sociale ci sono in un sistema alle prese con criticità insostenibili?
di David Allegranti
La Nazione, 19 ottobre 2025
Secondo i calcoli di Ristretti Orizzonti sono 192 i detenuti morti in prigione nel 2025. Non ha senso parlare di emergenza, perché quello che doveva emergere è già emerso. Le carceri sono di nuovo sparite dal dibattito pubblico. Eppure nelle prigioni italiane si continua a morire, non solo perché ci si suicida. Secondo i calcoli di Ristretti Orizzonti sono 192 i detenuti morti in prigione nel 2025. Non ha senso parlare di emergenza, perché quello che doveva emergere è già emerso. A Sollicciano. A San Vittore. A Regina Coeli, dove pochi giorni fa è crollato un pezzo della seconda rotonda del carcere e una parte dei detenuti sfollati è stata spedita in Sardegna. Come un pacco postale.
di Luigi Nicolosi
Il Mattino, 19 ottobre 2025
Un lungo applauso per Sigfrido Ranucci. La notte bianca della giustizia inizia con un tributo al conduttore di “Report” vittima pochi giorni fa di una gravissima intimidazione. Poi un concetto ribadito senza esitazione dai vertici dell’Associazione nazionale magistrati: l’urgenza di tutelare la libertà di stampa e di espressione, oltre alla centralità della Costituzione. Un dibattito vivace, quello che ha preso vita ieri pomeriggio nella sala Arengario del tribunale di Napoli in occasione della “Giornata della Giustizia” promossa dal distretto partenopeo dell’Anm - ad aprire i lavori il presidente Claudio Siragusa - e che ha visto la partecipazione, oltre che di magistrati e avvocati, anche di esponenti del mondo della cultura, tra cui la cantante Fiorella Mannoia e la scrittrice Viola Ardone, e di tanti studenti.
di Dario Sautto
Corriere del Mezzogiorno, 19 ottobre 2025
“I magistrati sono innanzitutto cittadini. Non capisco perché noi che siamo addetti ai lavori non possiamo dire la nostra sulla riforma, mentre i medici possono parlare di Sanità. Il ministro Carlo Nordio? Dice tante cose, salvo poi essere smentito dalla storia e dai fatti”. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, non ha risparmiato l’ennesima stoccata al Guardasigilli, dopo la polemica collegata all’organizzazione della “Giornata della Giustizia”, un evento organizzazione dall’Associazione nazionale magistrati di Napoli con giornalisti e artisti, aperto a scuole e cittadini.
di Roberta Lisi
collettiva.it, 19 ottobre 2025
La magistrata Silvia Albano spiega cosa cambia e perché al referendum confermativo bisogna votare No: “A rischio lo stato di diritto”. È la presidente di Magistratura democratica, è giudice presso il Tribunale di Roma si occupa di migranti: Silvia Albano spiega perché la riforma della giustizia mette a rischio la democrazia e lo stato costituzionale di diritto come lo abbiamo conosciuto finora.
di Hoara Borselli
Il Giornale, 19 ottobre 2025
L’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti: “La mia vicenda non è isolata. Centinaia di amministratori colpiti ingiustamente”. Simone Uggetti, 52 anni, dirigente di azienda, ex sindaco Pd di Lodi. Anche ex detenuto. Lo arrestarono il 3 maggio del 2016. Era sindaco da tre anni e godeva di molto consenso. Lo accusarono semplicemente di avere favorito una società (in gran parte del Comune) nell’assegnazione della gestione di due piscine comunali. Prigione, domiciliari, gogna, sette anni di sofferenze: poi l’assoluzione piena. Dice la sentenza: ha scelto quella società perché era la soluzione migliore per il Comune e per i cittadini. Ora Uggetti ha scritto un libro sulla sua vicenda. Si intitola “Storia di un Sindaco - da San Vittore all’assoluzione”
- La nuova riforma Nordio: (Ri)cambia la custodia cautelare
- Rimedio risarcitorio per violazione dei diritti umani del detenuto
- Bologna. Nel carcere 800 detenuti in 457 posti, la Regione Emilia Romagna: stop nuovi ingressi
- Bologna. L’installazione choc, una cella in piazza Maggiore: “Così si vive dietro le sbarre”
- Reggio Calabria. “Disagio in carcere: sovraffollamento, personale carente, sanità al lumicino”










