di Luigi Grassia
La Stampa, 27 settembre 2025
In America un libro svela l’uso di psicofarmaci e tecniche di controllo psicologico a scopo repressivo ma fa scoprire anche reti di solidarietà e cooperazione dietro le sbarre. Il carcere può creare problemi di salute mentale, o aggravarli se già i detenuti ne soffrono, e questo rischia di essere particolarmente vero negli Stati Uniti, che con due milioni di reclusi hanno il sistema di prigionia più esteso fra quelli dei Paesi occidentali avanzati, sia per numeri assoluti sia in quota rispetto alla popolazione totale. Probabilmente si tratta anche del sistema carcerario più violento e repressivo, benché i raffronti siano opinabili.
di Gianluca Iovine
Il Dubbio, 27 settembre 2025
Due suggestioni in particolare si fanno strada appena iniziano i titoli di coda di “Elisa” di Leonardo Di Costanzo, ed entrambe scaturiscono naturalmente dal vissuto artistico dell’attrice protagonista: Barbara Ronchi è laureata in archeologia, e l’aver incrociato quegli studi accademici con il suo viaggio infinito nell’interpretazione cinematografica e teatrale, le ha offerto l’opportunità di scavare a fondo per dissotterrare le sfumature più segrete del suo personaggio, precluse ad altre interpreti. Inoltre, scorrendo la lunghissima e prestigiosa lista di premi ricevuti, colpisce l’attenzione proprio quello ricevuto dallo ShorTS International Film Festival di Trieste come Interprete del Presente.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 27 settembre 2025
C’è una fondamentale differenza tra l’appello di Mattarella, ieri, agli equipaggi della Flotilla in rotta verso Gaza, e il discorso di Meloni all’Onu sull’accettazione da parte dell’Italia - dopo Francia e Regno Unito - dello Stato di Palestina, seppure a condizioni che non è esagerato definire irrealizzabili. Per inciso, la premier ha giudicato i marinai della Flotilla “irresponsabili”, perché sottovalutano le conseguenze dell’eventuale ingresso nelle acque israeliane, in violazione del divieto assoluto imposto da Netanyahu. E ha chiesto al ministro della Difesa Crosetto di inviare due fregate per scoraggiare gli ardimentosi navigatori, almeno quelli italiani, dal proseguire la missione, e scortarli verso una meta diversa da Gaza.
di Andrea Carugati
Il Manifesto, 27 settembre 2025
Il Capo dello Stato smentisce Meloni: “La missione ha un grande valore”. Lei lo ringrazia. Pd, M5S e Avs: “Aprire una riflessione”. Poco dopo mezzogiorno, Sergio Mattarella entra con tutta la sua forza nella vicenda della Sumud Flotilla in viaggio verso Gaza. Con poche parole prende nettamente le distanze dalla premier, che aveva definito la spedizione “irresponsabile” e finalizzata a “creare problemi al governo” e sottolinea “il valore dell’iniziativa che si è espresso con ampia risonanza e significato” e lancia un appello “alle donne e agli uomini” in mare da oltre 20 giorni. “Il valore della vita umana, gravemente calpestato a Gaza con disumane sofferenze per la popolazione, richiede di evitare di porre a rischio l’incolumità di ogni persona. Mi permetto di rivolgere con particolare intensità un appello perché raccolgano la disponibilità offerta dal Patriarcato Latino di Gerusalemme - anch’esso impegnato con fermezza e coraggio nella vicinanza alla popolazione di Gaza - di svolgere il compito di consegnare in sicurezza quel che la solidarietà ha destinato a bambini, donne, uomini di Gaza”.
di Niccolò Carratelli, Eleonora Camilli
La Stampa, 27 settembre 2025
Respinto l’appello del Quirinale a fermarsi. Venti attivisti lasciano. La portavoce torna a Roma per trattare. Discussioni, chat roventi e riunioni fiume. Quella di ieri è stata un’altra giornata di tensione per la Global Sumud Flotilla. E stavolta non per le minacce di Israele. Una ventina di persone, la metà italiani, ha abbandonato la missione. Chi per stanchezza, chi per paura, chi in disaccordo con le decisioni del direttivo centrale. Dopo gli ultimi alert, che segnalano nuovi possibili attacchi, non tutti sono concordi nella decisione di proseguire dritti, senza esplorare la mediazione offerta dalla Cei e del patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa.
di Walter Veltroni
Corriere della Sera, 27 settembre 2025
Il bivio americano. In democrazia non devono esistere “morti giusti” e “morti sbagliati”. C’è il pericolo di una deriva violenta. Non esistono, non dovrebbero esistere in democrazia, i morti dell’una o dell’altra parte. Chi è ucciso dalla violenza politica, per le cose che dice o per le idee che ha, deve essere sempre considerato un martire della libertà. Tutti, a destra e a sinistra, dovrebbero accettare questa semplice regola della libertà. Se invece si strumentalizzano le morti, le si trasforma in nuovi laboratori di odio, in istigazione alla demonizzazione dell’avversario - che invece mai dovrebbe essere considerato un nemico -, allora si accelera la strada verso la radicalizzazione dei conflitti e la loro possibile deriva violenta. L’America è a un passo dal rischio di un conflitto devastante, perché è a un passo dalla perdita di libertà fondamentali. Gavin Newsom, possibile candidato democratico alle prossime presidenziali, ha parlato, in termini allarmati, di “codice rosso” per la democrazia americana aggiungendo una frase raggelante: “Non sono sicuro che nel 2028 si svolgeranno le elezioni”.
di Ernesto Caffo*
La Stampa, 27 settembre 2025
In occasione dell’80ª Assemblea generale delle Nazioni Unite si è svolta una sessione di alto livello promossa dall’Early Childhood Peace Consortium (Ecpc) con un titolo che non lascia spazio ad esitazioni: “Stop alla guerra sui bambini”. L’incontro, presso la Missione Permanente d’Irlanda e organizzato dalla Fondazione Telefono Azzurro e della Fondazione Child, ha portato al centro del dibattito internazionale la condizione dei bambini nei conflitti armati, ricordandoci che l’infanzia continua a pagare il prezzo più alto delle guerre.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 27 settembre 2025
“Faremo di tutto per portarlo a casa”. Alberto Trentini, 46 anni, originario di Venezia, è incarcerato in Venezuela da più di 300 giorni. La presidente del consiglio Giorgia Meloni telefona alla madre di Alberto Trentini. È la seconda volta che accade (la prima in aprile) ma ora, dopo la visita dell’ambasciatore italiano in Venezuela al cooperante italiano, la telefonata lascia intravedere spiragli sul proseguo della trattativa. Meloni - si legge in una nota trasmessa ieri da Palazzo Chigi - ha rinnovato la propria personale vicinanza e quella del governo alla famiglia dell’operatore umanitario originario del Lido di Venezia, detenuto nel paese di Nicolás Maduro da oltre dieci mesi. La premier ha inoltre “confermato alla signora Colusso Trentini la grande attenzione con cui il governo segue la vicenda e il suo massimo impegno, attraverso tutte le strade praticabili, per un esito positivo”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Mercoledì scorso un altro detenuto ha scelto di togliersi la vita nelle carceri italiane. Il 62esimo suicidio dell’anno, una cifra che fa tremare le vene ai polsi e che arriva a soli tre giorni di distanza dall’ennesima tragedia: il 21 settembre, nel carcere di Capanne a Perugia, una detenuta italiana di 30 anni, originaria di Taranto e con disturbi psichiatrici, si era impiccata nella sua cella. Due morti in 72 ore. Due vite spezzate che si aggiungono a un elenco già troppo lungo, mentre dalle istituzioni arriva solo il silenzio assordante di chi dovrebbe intervenire. Gennarino De Fazio, segretario generale della UilPa Polizia Penitenziaria, non usa mezzi termini: “Siamo al 62esimo recluso che si toglie la vita nel corso dell’anno, cui bisogna aggiungere un internato in una Rems e 3 operatori”.
di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 26 settembre 2025
“È drammatico il problema dei suicidi nelle carceri che da troppo tempo non dà segni di arresto: si tratta di una vera emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porre fine immediatamente a tutto questo. Deve essere fatto per rispetto dei valori Costituzione, per rispetto del vostro lavoro e della storia della polizia penitenziaria”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 208° anniversario della costituzione della polizia penitenziaria il 30 giugno scorso. Un monito, un allarme, una accorata sollecitazione a provvedere e farsi carico dell’emergenza diventata “ordinaria”, a tutta la classe politica, di governo e di opposizione; e, in definitiva, a tutti noi, che si prenda almeno coscienza e consapevolezza della situazione.
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