di Letizia Moratti* e Marco Morganti**
Corriere della Sera, 19 gennaio 2015
Caro direttore, lo scorso 14 gennaio Milena Gabanelli sul Corriere è tornata sul tema delle carceri italiane. E ancora una volta dall'inchiesta emerge, con straordinaria efficacia giornalistica, come il sistema penitenziario abbia grandi difficoltà a svolgere quello che in ogni Paese civile è la finalità principale della pena detentiva: il recupero del cittadino condannato e il suo reinserimento nella società.
Un settore, quello della giustizia, che soffre di un problema che attraversa trasversalmente ogni ambito delle politiche pubbliche: la sempre crescente scarsità di risorse disponibili da parte della pubblica amministrazione. Da una recente ricerca realizzata da Oxford Economics emerge come, solo in Italia, il gap tra domanda di welfare e risorse pubbliche disponibili arriverà fino a 70 miliardi di euro nel 2025. Non si tratta però di una specificità italiana. Viviamo in un'area del mondo, l'Europa, che conta circa il 7 per cento della popolazione mondiale e produce oltre il 25 per cento del prodotto interno lordo, ma che finanzia il 50 per cento della spesa sociale mondiale. Difficile immaginare la sostenibilità di questo modello.
È dunque necessario trovare soluzioni alternative. La strada che si sta consolidando in Nord America e in molti Paesi europei nell'erogazione di servizi pubblici è il progressivo affiancamento allo Stato centrale di soggetti privati e, soprattutto, attori del terzo settore, anche mediante l'utilizzo di strumenti innovativi di finanza sociale, come i Social impact bond (Sib), che in Italia potrebbero dare grandi risultati in termini di riduzione della spesa pubblica e di creazione di posti di lavoro nel sociale.
Maggiore prossimità ed efficienza nella gestione, accompagnati da un rigoroso monitoraggio e valutazione dei risultati, garantiscono infatti una più alta efficacia nel raggiungimento degli obiettivi ed una più grande efficienza nell'erogazione dei servizi. In poche parole, servizi migliori e meno risorse impiegate. Proprio sul tema delle carceri, Banca Prossima - Gruppo Intesa Sanpaolo, con San Patrignano e altre realtà del mondo delle cooperative sociali ed Associazioni di recupero, ha presentato al ministero della Giustizia un progetto che si propone di accogliere mille detenuti in regime di esecuzione esterna della pena. Un progetto che ha il doppio beneficio di produrre un risparmio di circa 200 milioni di euro per lo Stato e di garantire alle persone coinvolte un percorso di inclusione sociale che comprende anche fasi terapeutico-riabilitative, oltre al reinserimento lavorativo.
Come dimostrato dall'esperienza di altri Paesi e riportato nel servizio di Milena Gabanelli, l'apprendimento di un mestiere e l'ingresso nel mondo del lavoro rappresentano la migliore garanzia di minimizzazione del rischio di recidiva e di miglioramento della qualità della vita degli ex detenuti. Si tratta di un progetto concreto che è in attesa di una risposta da parte del Ministero.
Un esempio delle tante possibilità che potrebbero contribuire fattivamente al grave problema dell'affollamento delle carceri e alla mancanza di risorse da parte dell'amministrazione penitenziaria italiana per il miglioramento della qualità delle strutture di detenzione. Il mondo del terzo settore, grazie al supporto di strumenti di finanza sociale messi a punto dal mondo del credito, è ormai da tempo pronto a offrire il proprio contributo e assumersi le proprie responsabilità verso l'intera comunità. Siamo convinti che sia ormai inderogabile una risposta rapida ed efficace da parte del mondo della politica e delle istituzioni.
*Cofondatrice della Fondazione San Patrignano
**Amministratore delegato Banca Prossima
www.cuneocronaca.it, 19 gennaio 2015
Alle 21, sul palcoscenico del teatro Milanollo di Savigliano, in provincia di Cuneo, andrà in scena lo spettacolo dei detenuti dl carcere di Saluzzo "Amunì". Il gruppo degli attori porta in scena la storia di figli che vivono in attesa del ritorno del padre. Il testo, firmato da Grazia Isoardi di cui ne cura la regia, nasce dall'esperienza che tredici reclusi hanno vissuto nel Laboratorio Teatrale dell'Istituto e dal confronto che i protagonisti hanno aperto sul tema della paternità, sul senso di essere contemporaneamente figli e padri, padri assenti e figli difficili, figli cresciuti senza padri non perché orfani quanto privi di padri autorevoli, portatori di valori e testimoni delle responsabilità della vita.
Ora questi figli vivono nell'attesa del ritorno alla libertà e nel frattempo, diventati loro stessi genitori, attendono il ritorno del padre proprio come Telemaco fece con Ulisse. Amunì è la storia di fratelli che attraverso i giochi e i ricordi dell'infanzia ritornano a loro volta bambini.
Lo spettacolo viene replicato in trasferta grazie alla volontà del direttore del carcere, Giorgio Leggieri e del magistrato di sorveglianza del tribunale di Cuneo ed è frutto di un'evoluzione del progetto teatrale del carcere saluzzese che è riconosciuto dal coordinamento nazionale e dal ministero di Giustizia come esempio di eccellenza artistica e sociale della regione Piemonte. Lo spettacolo quest'anno entra nel cartellone della stagione teatrale con il patrocinio della Fondazione Piemonte dal Vivo e dell'assessorato alla Cultura del Comune di Savigliano. Il costo è di 8 euro, 5 euro per il ridotto. Informazioni sul sito www.vocierranti.org.
Ristretti Orizzonti, 19 gennaio 2015
L'artista internazionale di musica cristiana ha fatto vivere un'esperienza emozionante alle persone detenute nel carcere di Opera con un messaggio di fede e speranza. Roberto Bignoli, tra i principali musicisti internazionali della Christian music, ha riscosso molto successo mercoledì 14 gennaio nel carcere di Opera con le persone detenute.
L'esibizione dell'autore, che ha suonato alcuni dei brani più significativi dei suoi dodici album è stata infatti seguita con grande attenzione sia per le emozioni che la musica porta sempre con sé -soprattutto in un contesto difficile come una casa di detenzione - sia per il messaggio di fede, speranza e fiducia che ha saputo veicolare. Non è stata certamente una performance musicale, ma un racconto autobiografico accompagnato musicalmente, espresso con grande umiltà e la consapevolezza di un percorso di vita complesso e doloroso: l'esperienza di un uomo come tanti. L'iniziativa è stata di Cisproject-Leggere Libera-Mente, associazione culturale che si propone di favorire il reinserimento delle persone detenute nella cosiddetta società civile.
Nell'occasione, Bignoli ha presentato anche il libro autobiografico "Il mio cuore canta" Piemme Incontri, che racconta la sua storia di difficoltà fisiche ed esistenziali, superate grazie alla fede cristiana e alla musica.
Bignoli, tramite la fede, l'amore verso il prossimo e la propria famiglia, il dialogo e la condivisione del proprio percorso, ha diffuso un messaggio di speranza e fiducia valido per tutti: la vita è nelle nostre mani e per chi crede in quelle di Dio. Ognuno sa dove poter attingere la forza per cambiare il corso del proprio destino e affrontarlo con il sorriso sulle labbra, come lui ha dimostrato.
"La fede ha risanato il mio cuore, mi ha permesso di trovare serenità e gioia dove prima c'era rabbia e dolore", ha spiegato Bignoli. Un messaggio raccolto da molte persone detenute, che a loro volta hanno aggiunto cosa, oltre alla fede, è stato d'aiuto per ritrovare serenità e superare i momenti difficili: gli affetti, la musica, lo sport, scrivere, leggere.
Tra loro Ivan, che ha riassunto in modo molto efficace il significato più profondo dell'incontro: "L'amore per la mia famiglia, l'amore per i miei genitori, l'amore per me stesso, l'amore per la vita. È l'amore che mi sta dando la forza di riprendere in mano la mia vita, la più grande forza dell'universo, in grado di scatenare una guerra o sciogliere il cuore più duro".
"Il concerto di Bignoli nel carcere di Opera è stata un'esperienza molto emozionante per tutti coloro che hanno partecipato, un incontro intenso più che uno spettacolo, fatto di musica ma anche di riflessione sul tema del cambiamento, di cosa aiuta a cambiare, a voltare pagina, a superare le ferite - ha detto Barbara Rossi di Cisproject-Leggere Libera-Mente - La musica e i messaggi di fede, proposti in un luogo di sofferenza e privazione della libertà, hanno creato un forte pathos e hanno regalato una giornata di gioia alle persone detenute. In considerazione del risultato ottenuto, ci
auguriamo di poter ripetere presto un'iniziativa di questo genere". A Opera, Bignoli ha suonato con il grande musicista-arrangiatore Mario Ferrara ed è stato intervistato dal giornalista Renzo Magosso e dai corsisti del progetto "Leggere Libera-Mente", attivo da diversi anni nella Casa di reclusione di Opera, che si occupa di biblioterapia con le persone detenute attraverso la lettura, la scrittura creativa, poetica, autobiografica, giornalistica. La giornata è stata inoltre arricchita dalla partecipazione musicale di due giovani rapper, che hanno colpito anche per i loro messaggi di vicinanza alle persone detenute: Stefano Reale e Giovanni Paoli.
L'incontro è stata un'opportunità anche per presentare il giornalino In Opera, curato dai redattori diversamente liberi della Casa di reclusione di Milano-Opera, molto apprezzato anche dall'ispettore Maria Visentini, che a nome della direzione e degli operatori penitenziari del carcere si è congratulata per la qualità dei testi e la profondità espressiva raggiunta, a testimonianza della qualità del lavoro svolto da tutti coloro coinvolti nel progetto. L'evento che si è svolto a Opera è stata seguito da Giovanni Certomà, che ha scattato le fotografie dei momenti più significativi.
Ristretti Orizzonti, 19 gennaio 2015
Nell'ambito del progetto "Oltre i muri" che ha visto i ragazzi vivere esperienze nella Casa Circondariale femminile di Pozzale. Presentato nell'ottobre scorso il primo volume di racconti e storie redatto dalle donne detenute della Casa Circondariale femminile di Empoli, intitolato "Codice a sbarre", ecco che pochi mesi dopo nasce un nuovo percorso culturale, personale, di conoscenza, di superamento di quei muri per andare oltre. Si tratta di una realizzazione e di un risultato ispirato proprio dal lavoro delle ospiti "del Pozzale", ma portato avanti dagli studenti dell'Isis Pontormo di Empoli delle classi quarte e quinte. Dunque siamo alla nascita del volume "Sbarre d'inchiostro".
Una esperienza unica dove il file rouge è la consapevolezza, la presa di coscienza che oltre quei cancelli ci sono persone. Esseri umani che nonostante gli errori, si mettono in gioco e credono nel cambiamento. Un testo che si compone di due parti: una intitolata "Riflessioni" ed una "Lettere". In questi giorni, gli insegnanti dell'Isis Pontormo (Sandra Troilo, Daniela Innocenti, Giovanni Lopez, Elisa Mariani, Daniela Malanima, Rosella Luchetti, Daniela Desideri, Elisa Dei), si sono recati alla Ibiskos Editrice Risolo di Empoli, per consegnare il materiale scritto dai loro studenti. La casa editrice curerà i testi e la grafica del nuovo volume "Sbarre d'inchiostro".
Le studentesse e gli studenti negli ultimi due anni hanno preso parte al progetto "Oltre i muri" che ha previsto incontri e visite nella struttura penitenziaria, insieme ad assemblee nelle classi con la presenza dei docenti e di Patrizia Tellini per approfondire questi temi con la sua testimonianza diretta di ex ospite del carcere.
Saranno organizzati due momenti per la presentazione ufficiale di "Sbarre d'inchiostro". Il primo nel mese di aprile all'auditorium dell'Isis Pontormo con la presenza delle donne detenute "scrittrici" e vari interventi, sulla falsa riga della giornata conclusiva del progetto "Oltre i muri". Successivamente "Sbarre d'inchiostro" verrà presentato alla città di Empoli con una iniziativa agli Agostiniani. Testimonianze, riflessioni, considerazioni, partecipazione, semplicemente per capire che cosa c'è "Oltre i muri".
Giacomo Cioni
Responsabile Ufficio Stampa Comune di Empoli
di Valentina Raffa
Il Giornale, 19 gennaio 2015
Dopo la pista siciliana di Mafia Capitale, che gestiva l'affaire immigrati al Cara di Mineo (Catania), un'inchiesta disposta dal procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, riguarda il Cpsa di Pozzallo. È tra le strutture di accoglienza più interessate dal fenomeno immigrazione, con 25.500 immigrati transitati nel solo 2014.
Sotto la lente di ingrandimento delle Fiamme gialle dirette dal colonnello Alessandro Cavalli ci sono gli ultimi 5 anni di attività del Cpsa, gestito da una cooperativa su incarico diretto del Comune di Pozzallo in attesa di un bando di gara arrivato soltanto di recente.
L'indagine ha preso il via dal rinvenimento di materiale logistico destinato al Cpsa ma non presente nel centro. Sono quindi partiti i controlli incrociati con i fornitori per appurare se quanto dichiarato corrisponde a quanto acquistato o se ci sono piuttosto fatture gonfiate. Non è passato molto da un sequestro operato dai finanzieri di materassi in gommapiuma sozzi utilizzati nel Cpsa. L'inchiesta assume, quindi, le sembianze di un calderone in cui sono confluite diverse indagini legate dall'obiettivo di riscontrare la regolarità o meno della spesa di fondi erogati dal ministero dell'Interno attraverso la Prefettura di Ragusa.
Basti pensare che il costo a immigrato è passato da 80 euro al dì agli attuali 28 euro. Un ribasso notevole effettuato da una nuova cooperativa che si è accaparrata il servizio dopo che la convenzione precedente è scaduta il 31 agosto e sono seguite due proroghe. L'enorme divario non si spiega nemmeno supponendo un numero inferiore di servizi erogati, dal momento che è la convenzione stessa a prevedere un pacchetto di servizi da fornire obbligatoriamente.
Al vaglio della Guardia di finanza anche il passaggio dei lavoratori dalla prima alla seconda cooperativa. Sono passati da 90 a 50. Sarà controllata la mansione, perché non sia inferiore rispetto alle qualifiche. Come dimenticare, poi, quei piatti pieni di ogni ben di Dio gettati ancora incellofanati nei cassonetti dei rifiuti? La convenzione tra il Comune di Pozzallo e una ditta di Pescara con succursale a Ispica, non lontano dal Cpsa, era di 15 euro al giorno per tre pasti a persona. L'inchiesta non vede al momento indagati, ma tra le ipotesi di reato si ravvedono truffa aggravata, peculato, abuso d'ufficio e malversazione. Ciò dimostra che gli eventuali interessi sarebbero non solo del privato ma anche del pubblico.
Il Tirreno, 19 gennaio 2015
L'associazione camaiorese protagonista di progetto per la rieducazione dei detenuti. Si parte dalla Casa circondariale di Lucca. In carcere per insegnare ai detenuti l'arte dei tappeti di petali. Angelo Tabarrani, presidente degli infioratori versiliesi, associazione che da anni raccoglie applausi per le opere realizzate con i fiori, annuncia un'altra importante iniziativa.
"A breve - racconta il presidente - parteciperemo a un percorso rieducativo nelle carceri. Insegneremo ai detenuti l'arte degli infioratori. Il progetto partirà dal carcere San Giorgio di Lucca, dove resteremo per circa un mese e mezzo. Poi l'iniziativa toccherà altre case circondariali". Tabarrani non conferma perché ancora manca l'ufficialità, ma a quanto pare nel progetto (al via tra un mese) potrebbero essere coinvolti anche i ragazzi di alcune scuole della Provincia di Lucca. Non è la prima volta che l'associazione camaiorese partecipa ad iniziative di questo tipo, lavorando con le scuole e partecipando a concorsi in Italia e all'estero. Lo scorso luglio, ad esempio, i membri dell'associazione furono protagonisti a Città del Vaticano, dove realizzarono un'opera dedicata all'Angelus che ottenne anche il plauso di Papa Francesco: "Sono proprio bravi".
di Marco Mensurati
La Repubblica, 19 gennaio 2015
L'Europa si americanizza, e la privacy cede il passo alla sicurezza. Così entro il 2015, questo è l'obbiettivo più realistico, entrerà in vigore la nuova normativa europea sul pnr, il personal number record, la "scheda" individuale di ogni passeggero che le compagnie aeree dal momento in cui entrerà in vigore dovranno mettere a disposizione delle forze dell'ordine.
Il pnr, per capire la portata della novità, raccoglie tutti i dati relativi al passeggero e può dunque dire moltissimo della sua storia e della sua personalità. Oltre all'anagrafica (nome, cognome, indirizzo ecc) e alle informazioni di viaggio (data, luogo di partenza e destinazione) raccoglie elementi personali potenzialmente "sensibili", come le preferenze sul pasto consumato a bordo (da cui si potrebbero desumere informazioni di tipo religioso), eventuali esigenze sanitarie o semplicemente il metodo di pagamento del biglietto.
Dati che correttamente analizzati e incrociati tra di loro potrebbero essere molto utili sia per la prevenzione sia per le eventuali indagini. Se li avessero avuti a disposizione, i servizi segreti francesi avrebbero potuto comprendere il pericolo che la Francia stava per correre, leggendolo attraverso gli spostamenti in Yemen e in Siria dei fratelli Said e Cherif Kouachi, gli autori del blitz al Charlie Hebdo ( 12 morti).
Negli Stati Uniti, una normativa molto simile era entrata in vigore dopo gli attacchi alle torri gemelle. Ma anche in Canada e Australia ci sono leggi del genere. Nel 2013 la commissione Libertà civili del Parlamento europeo aveva bocciato, per una manciata di voti, una proposta di direttiva del 2011. Da allora il dibattito sul punto è molto acceso e a fine agosto è intervenuto il consiglio europeo invitando il parlamento a concludere i lavori. La procedura sembrava comunque destinata rimanere a lungo nella palude burocratica.
Il nuovo picco della lotta al terrorismo ha di colpo sbloccato tutto. Dopo l'incontro dei ministri dell'Interno europei a Place Beauvau la scorsa settimana, i contatti tra i vari Stati e il parlamento si sono intensificati e le parti sono arrivate a un accordo di massima. Accordo che si regge sul compromesso intorno al tempo di conservazione dei dati.
La direttiva, nella sua stesura originaria, parla di cinque anni. Nella forma in cui dovrebbe essere approvata, saranno solo tre. La rivoluzione è comunque storica. L'Europa rinuncia a un valore che, almeno fino ai fatti di Parigi, aveva ritenuto inviolabile: la privacy dei cittadini. "La disputa tra sicurezza e privacy - è la posizione del ministro dell'Interno Angelino Alfano, da sempre un grande sostenitore dell'utilità di questa legge - è un conflitto tipico di questo tempo. In passato c'è stata una tutela molto accentuata della privacy. In questo momento occorre valutare molto bene il tema della sicurezza".
Il prossimo passaggio è l'incontro tra i ministri dell'Interno e della Giustizia, il 29 gennaio a Riga. L'ordine del giorno è già stato modificato per inserire anche il tema del pnr. Poi si dovrebbe passare a una fase più operativa.
La Francia, ovviamente la maggiore interessata, ha già dichiarato di avere pronta la piattaforma tecnologica per la raccolta, l'analisi, la condivisione e la conservazione delle informazioni. Del resto, dicono da Parigi, non c'è tempo da perdere. Come dimostrano anche i numeri elencati ieri dal ministro Alfano. I foreign fighters sono un problema continentale. Il dato parla di un numero compreso tra i tre e i 5mila combattenti partiti dall'Europa per gli scenari di guerra mediorientali. Partiti ed, eventualmente, pronti a tornare, e a rappresentare un pericolo reale e imprevedibile. In Italia, dove l'allerta è stata elevata al massimo grado, il numero è teoricamente più gestibile: si parla di 59 persone (nell'ultima rilevazione il dato era 53) che sono transitate passando per l'Italia. Cinque di questi sono italiani di nascita.
Nova, 19 gennaio 2015
Il ministero dell'Interno del Cairo ha stilato un piano per spingere i detenuti islamsti, e in particolare quelli legati ai Fratelli musulmani, a pentirsi e a cambiare idea. Il piano, secondo quanto riporta il giornale "al Masry al Youm", prevede il tentativo da parte di una sezione del ministero dell'Interno dedicata alla gestione dei detenuti di convincere i membri dei Fratelli musulmani in carcere a riconosce la validità della rivoluzione che ha portato al potere Abdel Fattah al Sisi, rinunciando alla violenza. Alcuni ufficiali del ministero hanno iniziato a far circolare nelle carceri un documento di pentimento da firmare.
Askanews, 19 gennaio 2015
Shin Dong-hyuk, fuoriuscito nordcoreano punta di diamante della campagna per i diritti umani nel regno dei Kim, s'è rimangiato una parte della storia che ha raccontata nel best-seller internazionale che l'ha reso famoso, "Fuga dal campo 14".
Il libro, che racconta le atrocità subite mentre era prigioniero sin da bambino del famigerato Campo 14, ha reso famoso il fuoriuscito. Tuttavia, secondo quanto racconta il New York Times, oggi Shin racconta che alcuni elementi chiave del suo racconto sono parzialmente veri e alcuni altri sono stati spostati nel tempo. La sua ammissione rischia d'indebolire anche altre testimonianze nella campagna per costringere Pyongyang a intervenire sull'atroce situazione dei diritti umani nel paese, recentemente oggetto di una campagna in sede Onu.
"Sono spiacente per molte persone" ha detto Shin, raggiunto al telefono negli Stati uniti, dove ha sposato una donna di origini coreane. "Io sapevo che non avrei potuto nascondere la cosa a lungo, ma avevo rimandato per evitare che la mia confessione danneggiasse il movimento per i diritti umani in Corea del Nord". Shin, che ha incontrato anche il segretario di Stato Usa John Kerry e ha contribuito a costruire la campagna per i diritti umani in Corea del Nord degli ultimi mesi.
Nel libro Shin racconta di essere nato e cresciuto nel Campo 14, di essere sopravvissuto alla fame, alle torture, di aver visto uccidere tutti i suoi familiari, di essere riuscito a scappare - unico caso registrato - dal campo passando sopra il corpo di un amico finito folgorato sul recinto elettrificato del campo. Ora, nella nuova versione, in realtà sarebbe scappato due volte dal meno pesante Campo 18, per essere ripreso, e poi fuggire ancora. Inoltre, torture che ha detto di aver ricevuto da bambino, sarebbero da situare più avanti nel tempo. Il co-autore del libro Blaine Harder, dal canto suo, ha cercato di giustificare Shin.
E lo stesso protagonista ha cercato di sostenere di non aver voluto "raccontare esattamente ciò che è accaduto per non rievocare questi momenti tristi". Tuttavia il danno è pesante. E anche la sua nuova versione pone dubbi. "Sta ancora mentendo" ha detto un ex detenuto del Campo 18 scappato dalla Corea del Nord, secondo il Nyt.
"Semplicemente - ha spiegato - non si può scappare due volte dal un campo di prigionia nordcoreano, come lui dice d'aver fatto, e restare ancora vivi e tentare di fuggire una terza volta, questa volta da una zona del tutto incontrollata". Un altro ex detenuto, Chung Kwang Il, ha detto di non capire perché Shin abbia mentito. "Senza dire di essere scappato dal Campo 14, aveva una grande storia da raccontare, era un buon testimone degli abusi dei diritti umani in Corea del Nord".
di Errico Novi
Il Garantista, 18 gennaio 2015
Una "candidatura". A cosa? "Ad andare avanti". La formula scelta da Rita Bernardini per rispondere alla provocazione di Angiolo Bandinelli gioca con un'espressione in apparenza sentimentale, che però allude a qualcosa di sostanziale e concreto. Sul Partito Radicale non incombe la mannaia dell'autodissoluzione, diversamente, dunque, da quanto Bandinelli ha sostenuto in un articolo pubblicato su questo giornale una settimana fa.
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