di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 1 agosto 2026
Quando alle 10,25 di quel 2 agosto - di cui domani cade l’anniversario - l’orologio alla stazione di Bologna fu fermato dall’esplosione, la redazione del Manifesto a Roma si mise subito in movimento. Non erano passati che pochi minuti, era il 1980 e c’erano scarsi strumenti di comunicazione, ma la notizia arrivò velocissima, tra noi redattori c’erano diversi bolognesi, e non era un caso. Perché la novità politica di quel gruppo di intellettuali dirigenti del Pci, Rossanda, Pintor, Caprara, Magri, Natoli, Castellina, radiati dopo che avevano osato scrivere su quella rivista, che evocava Il Manifesto di Karl Marx, “Praga è sola” contro l’invasione dei carri sovietici, aveva aperto crepe profonde in quella comunità di cui l’Emilia rossa era la culla. Non fu un caso il fatto che proprio sulla cellula delle Brigate Rosse nata a Reggio Emilia e cresciuta nella cultura dei padri partigiani, nel 1978, dopo il rapimento di Aldo Moro, Rossana Rossanda avesse scritto il famoso articolo “sembra di sfogliare un vecchio album di famiglia”.
di Maurizio Perriello
Corriere della Sera, 1 agosto 2026
La relazione di fine mandato di Stefano Anastasia fotografa un sistema sotto pressione: carenze sanitarie, personale insufficiente e aumento delle richieste dei detenuti. Il Garante chiede più misure alternative e risposte territoriali. Il sovraffollamento delle carceri del Lazio ha raggiunto livelli inediti. Nel 2025 il tasso di occupazione delle celle è stato del 149%, dieci punti in più rispetto alla media nazionale. Nello stesso anno, l’ufficio del Garante regionale delle persone private della libertà ha ricevuto oltre 3.600 istanze individuali, 500 in più rispetto al 2024 e ben 2.500 in più di quante riusciva a seguirne nel 2023, prima che entrassero pienamente a regime gli sportelli affidati a università e associazioni. È il quadro tracciato da Stefano Anastasia, Garante regionale giunto alla conclusione del secondo mandato.
di Costantino Cossu
Il Manifesto, 1 agosto 2026
Ancora Bancali, il carcere sassarese al centro da anni di proteste e di polemiche per le condizioni critiche in cui devono vivere le persone private di libertà. Nella notte tra il 30 e il 31 luglio un detenuto di 35 anni è morto vittima di un incendio appiccato da lui stesso in una cella del reparto sanitario dell’istituto. Giuseppe Spanu ha usato un accendino per dare fuoco alle lenzuola, è svenuto per il fumo e poi, avvolto dalle fiamme, è morto carbonizzato. L’intervento degli agenti di custodia, alcuni dei quali sono rimasti intossicati dalle esalazioni, non è servito a niente. Giuseppe era una persona fragile. Soffriva di problemi psichici: nel marzo dello scorso anno, dopo una crisi, era stato ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Ed è per questo che sono gli stessi sindacati della polizia penitenziaria a chiedere che il caso non sia liquidato come un semplice incidente.
di Emanuele Floris
L’Unione Sarda, 1 agosto 2026
Poche ore dopo era prevista la visita della madre: “Sperava di uscire a luglio, la domanda era stata rigettata. A maggio gli hanno lanciato olio bollente addosso”. “Vogliamo sapere cosa è successo”. I familiari del 35enne morto ieri notte a Bancali per le conseguenze di un incendio in cella chiedono che si faccia chiarezza su quanto accaduto al loro congiunto nella Casa circondariale. Vittoria, una delle zie, afferma: “Era in un’area protetta. Come è potuto succedere tutto questo?”. La tragedia è avvenuta per giunta a distanza di poche ore dall’arrivo della madre dell’uomo in carcere, dove gli avrebbe consegnato dei capi di vestiario che aveva chiesto. E le domande, a questo punto, si affollano. “Sperava di uscire a luglio ma l’istanza di revoca della misura, presentata dalla legale Tania Decortes, è stata rigettata”. “Era a Bancali da diversi mesi e diceva che non ce la faceva più - ricorda la zia - e che non aveva fatto nulla di grave”.
di Pietro Lavena
sardegnalive.net, 1 agosto 2026
La Garante dei detenuti sarda critica la violenza di alcuni utenti social e sottolinea l’importanza di difendere i diritti, anche di chi ha sbagliato, nel rispetto della Costituzione. Ha commosso l’opinione pubblica la vicenda del 36enne di Nulvi morto carbonizzato nei giorni scorsi in una cella del carcere di Bancali, a Sassari. L’uomo, in cura da tempo nel reparto Sai della struttura detentiva, si sarebbe barricato in stanza, ostruendo l’ingresso prima di dare fuoco alle suppellettili e al letto. Così avrebbe perso la vita. Tanti i commenti di cordoglio e solidarietà comparsi sui social, ma tanti anche gli interventi che la garante dei detenuti sarda Irene Testa definisce “di una violenza inaudita”.
di Roberto Monteforte
Non Tutti Sanno, 1 agosto 2026
La denuncia della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Marina Finiti. Il magistrato e il Tribunale di Sorveglianza sono guardati con rispetto e timore dalla popolazione detenuta. è loro la competenza sulla richiesta di benefici e istanze, la concessione o il rigetto di un permesso premio. Insomma, magistrati e Tribunale di Sorveglianza hanno nelle loro mani molto della vita della persona reclusa. Con un compito delicato: sovraintendono all’esecuzione penale, tutelando sia i diritti della persona reclusa, che l’esigenza di sicurezza della collettività. Le loro competenze sono aumentate in questi anni. Ma non hanno avuto né mezzi e né personale. In tempi dove tutto è digitalizzato, sono ancora al fascicolo cartaceo del detenuto.
di Pietro Giordano
lafune.eu, 1 agosto 2026
Dentro il carcere si incontrano due Italie diverse ma ugualmente periferiche: detenuti spesso poveri, immigrati, tossicodipendenti o piccoli criminali, e agenti che non di rado arrivano dal Mezzogiorno, chiamati a governare ogni giorno le contraddizioni che lo Stato non riesce a risolvere fuori. Dentro Mammagialla si incontrano due mondi che fuori difficilmente si guardano davvero, da una parte ci sono detenuti che arrivano spesso dalle periferie sociali, dall’immigrazione, dalle dipendenze, dal piccolo spaccio, da vite fragili o segnate da errori pesanti, dall’altra ci sono agenti della Polizia penitenziaria che non di rado vengono dal Mezzogiorno, hanno lasciato famiglia e origine, hanno vinto un concorso pubblico e trovato nello Stato quella stabilità che i territori dai quali provengono spesso non riuscivano a garantire.
La Sicilia, 1 agosto 2026
Un clima di forte tensione, condizioni strutturali difficili e una situazione che rischia di compromettere diritti e dignità dei detenuti. È quanto denunciato dagli europarlamentari Leoluca Orlando e Giuseppe Lupo al termine della visita ispettiva effettuata al carcere Ucciardone, accompagnati dall’avvocato Dario Zimmardi e dal garante comunale dei detenuti Pino Apprendi. “Nonostante l’impegno della polizia penitenziaria e la presenza di tanti detenuti estranei alle logiche mafiose - ha detto Orlando - restano forti infiltrazioni delle cosche, come già denunciato dal procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia”.
di Andrea Frison
vocedeiberici.it, 1 agosto 2026
A quarant’anni dall’inaugurazione della casa circondariale “Del Papa” di Vicenza, il sovraffollamento, le ondate di calore e l’elevata incidenza di disturbi psichiatrici mettono in evidenza le criticità della struttura. Il medico responsabile della salute dei detenuti e la presidente della cooperativa Tangram chiedono una maggiore attenzione da parte del territorio. A quarant’anni dall’inaugurazione, avvenuta nel 1986, la casa circondariale “Del Papa” di Vicenza continua a fare i conti con molte delle criticità che caratterizzano il sistema penitenziario italiano. La struttura, progettata per ospitare circa 276 persone, accoglie oggi 356 detenuti, con un sovraffollamento che rende ancora più difficili le condizioni di vita durante le sempre più frequenti ondate di calore. Le ore d’aria vengono trascorse nelle ore più calde della giornata su un piazzale asfaltato, mentre gli ambienti interni sono privi di climatizzazione. La struttura in cemento accumula rapidamente il calore, rendendo particolarmente pesante la permanenza nelle celle.
di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 1 agosto 2026
Il padre è un uomo giovane, destinato a una pena di lunghezza media. Da alcune settimane il tempo per lui ha un orizzonte diverso e un motivo in più per rimettersi sulla retta via una volta uscito. È uno dei motivi per cui sono nate: dare speranza e una nuova vita. La rivoluzione sessuale (e affettiva) in carcere annunciata da Il Gazzettino nell’ottobre scorso pare funzionare, tant’è che in questi giorni al Due Palazzi ha bussato la cicogna. C’è infatti la prima coppia in attesa grazie alle stanze dell’amore all’interno del penitenziario. Da poco più di nove mesi, il carcere si fa da parte per due ore, permettendo ai detenuti di ritrovare le proprie mogli o compagne.
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