di Tiziana Tavella
La Sicilia, 31 luglio 2026
Sovraffollamento del 145,4% al carcere “Luigi Bodenza” di Enna. Il dato che assieme a quello della carenza di personale e di altre insufficienze racconta di un sistema ormai pronto al collasso, arriva dal report redatto dalla Camera penale di Enna dopo l’accesso ispettivo in adesione all’iniziativa “Ristretti ad agosto 2026” promosso dall’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane e che ad Enna, dopo gli allarmanti fatti di giugno e luglio, tra tentativi di evasioni, aggressioni alla polizia penitenziaria e pesanti rivolte ha il carattere della urgenza. Ad accedere all’istituto sono stati gli avvocati Giuliana Conte presidente della Camera penale, con il segretario Francesco Romano, i consiglieri Paolo Gioveni e Barbara Di Natale e la responsabile della camera penale per l’osservazione degli istituti penitenziari del circondario, Prima Cammarata.
di Stefano Sermonti
mondosanita.it, 31 luglio 2026
Concessione gratuita trentennale di spazi penitenziari per un poliambulatorio che garantisce accesso alle cure, supporto alle dipendenze e riduzione dei trasferimenti protetti. La Regione Lazio, l’Asl Roma 2 e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede la concessione gratuita, per trent’anni, di uno spazio interno al penitenziario di Rebibbia destinato alla realizzazione del Poliambulatorio “Casa della Comunità di Rebibbia”. La delibera è stata approvata dalla giunta regionale il 23 luglio, su proposta del presidente Francesco Rocca, che ha seguito in prima persona l’iter del progetto. In base all’accordo, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria mette a disposizione a titolo gratuito il fabbricato A dell’istituto, azzerando i costi per l’acquisto o la locazione degli spazi. L’Asl Roma 2, tramite la Regione, si farà carico integralmente dell’allestimento, della dotazione strumentale e dell’erogazione delle prestazioni, oltre alla copertura dei costi operativi per medici, infermieri e specialisti.
cittadellaspezia.com, 31 luglio 2026
Inaugurato il nuovo spazio all’interno della struttura nell’ambito del progetto “Integr-Azioni”. In dieci anni la rete territoriale ha attivato oltre 260 percorsi di inclusione lavorativa. Guardare alla vita oltre il carcere, imparare un mestiere e ricominciare, avvicinarsi a questa opportunità anche quando si sta ancora scontando la propria pena. A breve, ad esempio, la casa circondariale di Villa Andreino alla Spezia avrà a pieno regime una cucina professionale di cui i detenuti potranno usufruire attraverso percorsi e laboratori mirati.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 luglio 2026
Monito sul “clima di reciproca intolleranza che semina i germi della violenza”. Cambiare le leggi a mo’ di zapping, sotto l’impulso di una certa cronaca nera, per di più in un Paese in ritardo di un anno nel “pieno recepimento delle indicazioni contenute nel Regolamento europeo sulla libertà dei media”, non significa rafforzare la sicurezza ma abdicare ai doveri dello Stato. Nel consueto saluto ai giornalisti prima della pausa estiva, Sergio Mattarella quest’anno accende un faro sugli affari interni, tira in ballo i resoconti giornalistici e mette il dito nella piaga dell’aggressività - politica, fisica e verbale - che dilaga sul territorio e nei palazzi, e che rischia di incrinare il tessuto sociale e la vita democratica italiana. “In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”, ammonisce il presidente della Repubblica.
di Michele Ainis
La Repubblica, 31 luglio 2026
La sicurezza non è un diritto, bensì un limite all’esercizio dei diritti. È il caso della privacy, che può venire sacrificata quando entra in gioco l’esigenza di perseguire i criminali. È un cappio, che ci stringe il collo giorno dopo giorno. Che ci promette sempre maggiore sicurezza, primavera di bellezza. E che infine ci condanna a una morte da impiccati. Una morte civile, se non anche materiale. La morte dei diritti, delle libertà costituzionali. L’ultimo episodio ha per oggetto il riconoscimento facciale, e viaggia (come sbagliarsi?) per decreto. Non un decreto legge, come il decreto Rave con cui nell’ottobre 2022 esordì il governo Meloni, castigando con 6 anni di galera l’invasione di terreni o di edifici per raduni di massa, anche se avvengano senza consumo di stupefacenti.
di Mitja Gialuz
Il Domani, 31 luglio 2026
Le tecnologie Ai possono certamente rendere più efficaci la prevenzione e la repressione dei reati. Ma, senza limiti rigorosi, rischiano di trasformare lo spazio pubblico in un luogo di sorveglianza permanente. Nel silenzio dell’estate, con gli italiani al mare, le commissioni Giustizia e Affari costituzionali di Camera e Senato sono chiamate a esprimersi sullo schema di decreto legislativo che adegua l’ordinamento italiano al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Il provvedimento stabilisce entro quali limiti la polizia potrà utilizzare il riconoscimento facciale per identificare e localizzare una persona in tempo reale o ricostruirne gli spostamenti: una questione cruciale per la qualità della nostra democrazia. Queste tecnologie possono certamente rendere più efficaci la prevenzione e la repressione dei reati. Ma, senza limiti rigorosi, rischiano di trasformare lo spazio pubblico in un luogo di sorveglianza permanente. Non è in gioco soltanto la riservatezza. La possibilità di essere identificati e seguiti mentre si partecipa a una manifestazione, a una riunione politica o sindacale, o semplicemente si attraversa una piazza, incide anche sulle libertà di associazione, di riunione e di manifestazione del pensiero. Sapere di essere osservati modifica i comportamenti e può indurre il cittadino a rinunciare all’esercizio di una libertà per timore di essere controllato.
di Alice Oliverio
Il Manifesto, 31 luglio 2026
L’avvocato Blengino: “Al di là delle correzioni, sull’Ai il governo va in rotta con la Ue”. Carlo Blengino, avvocato specializzato nel diritto penale legato alle nuove tecnologie e all’utilizzo dei dati personali. La maggioranza adesso frena, ma sin qui quali sono le principali differenze tra il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale e il modo con cui l’Italia lo sta recependo?
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 31 luglio 2026
Dopo sedici anni di interventi e soluzioni provvisorie, circa 120 braccianti hanno finalmente un tetto vero. Restano i ritardi accumulati, i fondi perduti e l’incognita dell’accoglienza per i prossimi stagionali. Belle e brutte notizie per i lavoratori immigrati della Piana di Gioia Tauro. Lo smantellamento della disumana tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando e il trasferimento degli immigrati in alcune palazzine di Rosarno, è accompagnato da luci e ombre. È certamente luce l’eliminazione del ghetto dove erano costretti a vivere centinaia di braccianti, che portano sulle nostre tavole i dolci agrumi calabresi. È certamente luce che circa 120 di loro abbiano finalmente una casa vera, non più di plastica e cartone.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 31 luglio 2026
Il portavoce Di Giacomo: “Numeri limitati su scala europea, ma il territorio è troppo piccolo e soffre”. A piedi superando il muro elettrizzato che segna la frontiera, oppure via mare, nuotando dalle città di Fnideq o Belyounech, in gruppi organizzati e divisi per disorientare la Guardia Civil che controlla ogni ingresso. Li chiamano harragas, quelli che “bruciano” la frontiera. Sono i migranti che dal Marocco provano a entrare in territorio europeo, nelle due piccole enclave spagnole di Ceuta e Melilla. Tentativi che si ripetono ormai da anni, almeno dal 2005, quando i primi gruppi hanno eluso i controlli riuscendo a superare il confine. Da allora le crisi sono cicliche e i tentativi massicci sono stati spesso repressi nel sangue.
aise.it, 31 luglio 2026
“L’Observatorio Venezolano de Prisiones (OVP) ha sollecitato con fermezza le istituzioni statali affinché venga avviata un’indagine indipendente, trasparente e rigorosa per accertare le reali condizioni di salute della popolazione carceraria in Venezuela Secondo l’organizzazione non governativa, l’elevata mortalità registrata all’interno degli istituti di pena non rappresenta più un insieme di episodi isolati. I decessi sono ormai divenuti una costante drammatica dell’odierno sistema penitenziario nazionale. La grave emergenza umanitaria scaturisce direttamente dalla cronica carenza di assistenza medica specializzata, dall’assenza di trattamenti farmacologici e dal progressivo deterioramento strutturato di tutti i centri di reclusione del Paese”.
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