di Manuel Spadazzi
Il Resto del Carlino, 26 luglio 2025
Stanziamento di 200mila euro del Comune per sostenere attività per il personale e i detenuti del carcere. L’assessore Cristina Coletti: “Impegno costante che negli ultimi cinque anni non si è mai interrotto”. Uno stanziamento di 200mila euro per sostenere una serie di attività per il benessere del personale e dei detenuti del carcere di Ferrara. Come i servizi sociali, quelli di mediazione, formazione e tirocini lavorativi che puntano al reinserimento dei reclusi, sport, teatro, attività sulla genitorialità e contributi per acquistare beni ritenuti fondamentali per la quotidianità.
di Anna Dazzan
udinetoday.it, 26 luglio 2025
Abbiamo assistito a “So Ham - Io sono”, il laboratorio teatrale condotto dalla regista Rita Maffei e dal musicista Matteo Sgobino con i detenuti della casa circondariale di Tolmezzo e organizzato da Enaip con Css Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia. Quel che succede in carcere, rimane in carcere. Difficile pensare altrimenti, visto che le persone esterne a cui viene concesso di attraversare i controlli di sicurezza per poter accedere ai luoghi degli istituti penitenziari sono obbligate a lasciare all’ingresso tutto ciò che di superfluo hanno addosso. Telefono cellulare prima di ogni altra cosa. Quel che succede in carcere, rimane in carcere dunque. Ma anche impresso negli occhi e nella mente. E persino nel cuore, se si ha la fortuna di varcare non solo i metal detector ma anche le barriere di diffidenza delle persone detenute.
di Claudio Del Frate
Correrie della Sera, 26 luglio 2025
La storia del primo pentito di ‘ndrangheta. Il “memoir” uscito nel 1992 mise in fila l’orrenda serie di delitti (almeno 16) di cui il killer fu protagonista nel Varesotto. “Ero finito in un buco nero da cui non sapevo se sarei uscito”. Il regista Daniele Vicari ha visto in questa storia “il ritratto di una generazione”. Eccone la ricostruzione. “Lavorare stanca” scriveva Cesare Pavese. E se il mestiere con cui ti guadagni da vivere è quello del killer della ‘ndrangheta e una ininterrotta scia di sangue ti accompagna per quasi 25 anni, ne consegue che anche ammazzare stanca.
di Dino G. Rinoldi*
Il Dubbio, 26 luglio 2025
La Commissione europea ha pubblicato l’8 luglio la sesta relazione annuale sullo Stato di diritto nell’Ue, con puntuale attenzione a tutti e 27 gli Stati membri nonché ad alcuni in procedura di adesione all’Unione. A ciascuno di essi vengono indirizzate specifiche “raccomandazioni” che inquadrano comportamenti statuali capaci di rispondere alle criticità emerse nella relazione. I quattro capitoli di questa concernono: 1) il sistema giudiziario; 2) il quadro anticorruzione; 3) la libertà e il pluralismo dei media; 4) i controlli e i contrappesi istituzionali. Con riferimento a questi quattro pilastri la relazione ne approfondisce l’impatto sul funzionamento del mercato unico e sul contesto operativo per le imprese che vi operano.
di Mariolina Iossa
Corriere della Sera, 26 luglio 2025
La sentenza dichiara inammissibile l’intervento attivo di altre persone e punta sulla reperibilità di dispositivi di autosomministrazione: “diritto ad avvalersene se reperiti in tempi ragionevoli rispetto allo stato del paziente”. La somministrazione del farmaco in caso di suicidio assistito non può essere effettuata da un’altra persona. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha dichiarato inammissibile l’intervento attivo di una persona che non sia l’ammalato. La pronuncia risponde ad un ricorso di una donna toscana paralizzata dal collo in giù che, pur avendo i requisiti per accedere al suicidio assistito, non può autosomministrarsi il farmaco.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 26 luglio 2025
La Corte dichiara inammissibile la questione di legittimità relativa a una donna paralizzata che chiede l’intervento del medico per la somministrazione del farmaco. Ma “avvisa” il Parlamento sul ruolo del Servizio sanitario nazionale: “Presidio dei fragili”. La svolta non c’è stata, ma non si tratta neanche di una chiusura netta. Quella della Corte costituzionale sull’ipotesi eutanasia è una decisione “aperta”: i giudici dichiarano inammissibili le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Firenze sull’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente), ma senza pronunciarsi nel merito. Ovvero rilevando un difetto di motivazione da parte del giudice.
di Caterina Soffici
La Stampa, 26 luglio 2025
Forse più che una visione dell’ovvio quella di Tajani è una visione un po’ manichea e parecchio razzista. “Preferite i maranza, o chi va a scuola per dieci anni e poi diventa cittadino italiano?”. La frase pronunciata dal ministro degli Esteri nonché vicepremier Antonio Tajani per spiegare la sua proposta di Ius Scholae si potrebbe catalogare come una versione 2.0 delle massime lapalissiane di Massimo Catalano a Quelli della Notte, il programma tv di Renzo Arbore che incollava alla tv milioni di italiani. “È molto meglio innamorarsi di una donna bella intelligente e ricca anziché di un mostro cretino e senza una lira”. “È meglio avere due pensioni e vivere bene che averne una sola e morire di fame”. “È molto meglio essere allegri che tristi”. Diceva cose così Catalano e l’ovvio divenne una categoria dello spirito di quegli edonistici anni Ottanta.
di Gabriele Della Morte
Il Domani, 26 luglio 2025
La scelta degli Stati Uniti di uscire dall’organizzazione riapre l’annoso dibattito sul multilateralismo. L’Italia è certamente più nota per il potere dispiegato attraverso il soft power che per quello hard. Basterebbe questo per comprendere sino a che punto il multilateralismo andrebbe difeso alle nostre latitudini. “Poiché le guerre nascono nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. Il preambolo dell’atto costitutivo dell’Unesco (l’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura) è tra i più evocativi dell’intera galassia delle organizzazioni internazionali.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 26 luglio 2025
Deportazioni, violenze, arresti arbitrari e riscatti. Le condizioni di vita della comunità subsahariana in balia di polizia e milizie con la complicità di Italia e delle istituzioni Ue. La Tunisia non è un paese sicuro. Almeno non per tutti. Non lo è per buona parte della società civile tunisina, per gli attivisti dei diritti umani e gli avvocati che denunciano le politiche autoritarie del presidente Kais Saied. Non lo è per le persone migranti, spesso deportate nel deserto per poi essere detenute in Libia. Nonostante le inchieste giornalistiche che lo scorso anno avevano suscitato l’indignazione di parte della comunità internazionale, le deportazioni della comunità subsahariana non si sono fermate e la loro condizione è addirittura peggiorata.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 25 luglio 2025
Fatto un piano, si passa al prossimo. Non c’è bisogno di applicarlo, non è necessario mettere in pratica quelle misure attuative che avrebbero lo scopo di trasformare l’annuncio in realtà, di trasformare le misure proclamate a mezzo stampa in interventi efficaci. Basta il pensiero. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio - dopo un silenzio durato un anno - ha dato mostra all’improvviso di accorgersi del problema del sovraffollamento e dei suicidi e ha annunciato alcune “nuove” misure a mezzo stampa. Le reazioni dei tecnici, dei garanti, degli avvocati, degli esperti che ci lavorano tutti i giorni, sono state sconsolate.










