di Francesca Fimiani*
Il Manifesto, 28 luglio 2026
Dal 23 luglio - dall’approvazione del disegno di legge che modifica il criterio di accertamento dell’imputabilità dei minori tra 14 e 18 anni - si può presumere che un individuo in questa fascia di età sia in grado di comprendere le implicazioni, la gravità e le conseguenze delle proprie azioni. Concentrando tutta l’attenzione su questo punto, forse speriamo di vedere esaurirsi il disagio giovanile nella colpa di una singola persona, in un gesto violento e nella sua eventuale punizione. Quello, però, è solo l’ultimo capitolo della storia. Per comprenderla davvero e provare a cambiarla, bisogna fare lo sforzo di tornare indietro e sfogliare quel libro dall’inizio.
di Mario Ricciardi
Il Manifesto, 28 luglio 2026
Anche la mediocrità ha una sua ferocia, che si manifesta in modi facili da ignorare, almeno fino a quando non ci coinvolge direttamente. Essa può trovare espressione anche in forme legali, giocando sui margini, dove la previsione astratta del diritto eguale per tutti deve combaciare con i requisiti da soddisfare per essere considerato cittadino, persona o semplicemente umano. Era su questo che faceva leva la strategia su cui puntarono i fini giuristi che, dopo la guerra di secessione, architettarono la legislazione che svuotava dall’interno le garanzie introdotte per tutelare gli ex schiavi liberati. Le leggi Jim Crow non cancellavano i diritti astratti previsti dagli emendamenti alla costituzione degli Stati Uniti adottati tra il 1865 e il 1870, ma li rendevano inerti, stabilendo requisiti per esercitarli disegnati in modo tale da essere applicati prevalentemente agli ex schiavi.
di Alessandro Tolomelli*
Il Fatto Quotidiano, 28 luglio 2026
La legge fa l’identikit del ragazzo pericoloso, da punire ed escludere. Dal pacchetto Nordio-Meloni emerge una scelta culturale: sostituire la relazione educativa con il controllo e rispondere alla paura degli adulti anziché ai bisogni degli adolescenti. Le leggi cominciano prima di essere scritte. Cominciano nelle parole attraverso le quali una società decide chi deve essere temuto, chi deve essere sorvegliato e chi, infine, può essere sacrificato per rassicurare l’opinione pubblica. È per questo che la definizione di disegno di legge “anti-maranza” non costituisce un innocuo espediente comunicativo.
di Della Passarelli*
Il Manifesto, 28 luglio 2026
Gli adulti e le adulte al governo stanno dando un pessimo esempio alle nuove generazioni. Invece di impegnarsi ad attuare politiche che costruiscano un paese più sicuro, perché più ricco di conoscenza, di possibilità di dialogo, di concreta possibilità di lavoro e di studio, continuano a inasprire le pene. Per arrivare alla follia di questo decreto “anti maranza”. La soluzione è sempre quella, la più facile. Inaspriamo le pene, e il carcere (e che carcere!) diventa il modo per risolvere tutti i problemi. Servono scuole belle fisicamente e con programmi altrettanto belli ed efficaci; servono luoghi di aggregazione (biblioteche, centri sportivi, teatri, cinema…) spazi aperti e chiusi dove incontrarsi e tenere luci accese costantemente, che questa è la vera sicurezza.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 28 luglio 2026
Serve un confronto pubblico serio sulla multietnicità e le cose da cambiare. Per l’avvenire dell’Italia credo che sia una decisione vitale. Così vitale che non dovrebbe bastare l’autorità di un ministro e neppure del governo a decidere che fare. Per una questione del genere credo che sarebbe davvero necessaria una pronuncia del Parlamento con i parlamentari chiamati a esprimersi fuori da ogni disciplina di partito. Di che cosa si tratta è presto detto. Da tempo in molte scuole, specie elementari, situate nelle regioni settentrionali del nostro Paese (ma è facile prevedere che il fenomeno sia destinato ad estendersi e comunque a coinvolgere gli istituti destinati ai cicli scolastici successivi), la maggioranza degli alunni, talora la quasi totalità, proviene ormai da famiglie di immigrati, spesso di religione islamica e fortemente osservanti. Ognuno capisce che tutto ciò pone alcuni problemi di enorme importanza per il nostro futuro.
di Alessio Capone
L’Unità, 27 luglio 2026
Istituti che non rieducano non hanno più ragion di esistere. Ma il governo Meloni racconta un altro Paese e in una rincorsa a perdifiato a Roberto Vannacci e i suoi pretoriani, l’emergenza continua ad essere ostaggio di altre questioni. L’immigrazione, o la remigrazione, è il tema dei temi e sarà il terreno sul quale si consumeranno le prossime elezioni Politiche. Il generale prestato alla politica, che detta l’agenda dei principali riferimenti dell’esecutivo, vorrebbe un’Italia più intransigente, con più reati e tante altre soluzioni per riempire ancora di più le carceri. O costruirne di nuove. E quindi, a ruota, ecco la norma per l’imputabilità dei minori e una serie di leggi che aumentano i reati. Dunque, più reati più detenuti. In un sistema al collasso dove il carcere è inteso come un luogo di vendetta istituzionale.
di Rita Cantalino
valori.it, 27 luglio 2026
Nel carcere di Bologna, dieci detenuti scrivono ogni martedì per Ne Vale La Pena, la redazione che racconta la vita dietro le sbarre. Negli istituti penitenziari italiani ci sono 37 redazioni giornalistiche, di cui 29 testate regolarmente registrate. Si tratta di periodici nati spesso in collaborazione con giornaliste e giornalisti volontari. In diversi casi sono pubblicati e distribuiti anche all’esterno o vengono diffusi online. L’elenco non è esaustivo, perché continuamente ne nascono o ne vengono chiusi. Ci sono anche esperimenti che, pur attivi e vitali, non escono dalle mura del carcere in cui sono nati. “In molti istituti - leggiamo sul sito del ministero della Giustizia - l’attività redazionale si svolge in locali dedicati, nei quali i detenuti si incontrano per discutere della stesura e della definizione del giornale”. È proprio in una stanza della Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna che nasce la storia dal futuro di oggi, quella di Ne vale la pena.
di Simona Musco
Il Dubbio, 27 luglio 2026
La nota di Aimmf analizza il Ddl del governo Nordio e i numeri dei tribunali: solo lo 0,54% dei processi si chiude per immaturità. “La riforma è del tutto inutile”. La cultura dell’attuale governo “mira a cancellare la specialità della giustizia minorile”. È il duro passaggio della nota diffusa oggi dall’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e la famiglia, che analizza due recenti iniziative legislative: la proposta approvata dal Consiglio dei ministri, che inverte l’onere della prova sull’imputabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, e quella, incardinata in Commissione Giustizia alla Camera, che punta ad abbassare l’età per l’imputabilità a 13 anni.
di Edmondo Bruti Liberati
Il Foglio Quotidiano, 27 luglio 2026
L’umanità ha vietato la vendetta privata. Ha abbandonato il giudizio di Dio (le ordalie, come il cammino sui carboni ardenti) e il giudizio diretto del “popolo” (Gesù o Barabba), a favore di organismi come i giudici nelle diverse modalità che si sono succedute. Ora sono i governanti a sollecitare il giudizio del “popolo”, delegittimando così il sistema di giustizia. L’accurato sondaggio di Alessandra Ghisleri pubblicato ieri sulla Stampa fa riflettere ben oltre il caso Roggero. Il 45,4 per cento ritiene si trattasse di legittima difesa, quando non vi è un solo giurista che non abbia condiviso la valutazione dei giudici. Uno stesso 45,4 per cento condivide “La difesa è sempre legittima”, slogan che oggi si traduce nella proposta di legge del sen. Borghi, unanimemente respinta da tutti i giuristi e palesemente incostituzionale.
di Antonello Caporale
Il Fatto Quotidiano, 27 luglio 2026
“Mani Pulite non era l’eden, ma ora sembra vana ogni lotta”. Dottor Colombo, la questione morale oggi ha le sembianze di un ricordo sbiadito e l’etica pubblica è andata smarrendosi fino a perdersi... “Siamo davanti, e non da oggi, a un cambio dei punti di riferimento civile. Stiamo infatti progressivamente abbandonando il principio che sta alla base della Costituzione: nessuno può essere escluso, disumanizzato”.
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- Sicilia. Il Garante De Lisi: “L’allarme mafia di De Lucia? Nelle carceri gravi criticità”
- Abruzzo. Festival del Sociale, siglato il protocollo tra i Garanti regionali dei detenuti
- Viterbo. Il detenuto suicida a Mammagialla era indagato per la rissa mortale
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