di Massimiliano Cortivo
Corriere del Veneto, 26 luglio 2026
Consuelo è la figlia di Silvano Maritan, ex boss della Mala del Brenta. “Ha sbagliato tanto, è stato doloroso. Ma ho imparato a sopravvivere”. Consuelo ha fatto molta strada, ha sorpassato mille ostacoli e di cognome fa Maritan. Nipote di Lino, cugina di Luciano, ma soprattutto figlia di Silvano, è riuscita a non percorrere un cammino lastricato di errori, attorno a cui ruotava il suo ambiente, in favore di una strada fatta di studio e rigore. Un esempio virtuoso e una “battaglia” vinta contro i propri fantasmi e le proprie fragilità.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 26 luglio 2026
L’inseguimento della cronaca è stato il filo rosso della legislatura. Di fatto, secondo le stime dei penalisti, dal 2022 sono stati introdotti 57 nuovi reati, 60 aggravanti e un aumento complessivo delle pene pari a 500 anni di carcere. L’uomo medio, ammoniva agli albori del Novecento nel tagliente saggio “Notes on democracy” lo statunitense Henry Louis Mencken, “non desidera essere libero, ma semplicemente sentirsi al sicuro”. E, in cambio di una presunta tranquillità sociale, è disposto a delegare al potere la facoltà di incidere sulle proprie libertà. Ecco, nella nostra era - segnata dai social network, dalla propaganda e dalla politica urlata - sul difficile equilibrio fra la proclamata ricerca di una maggior sicurezza e il rispetto dei diritti individuali si è consumata gran parte di questa legislatura e presumibilmente si giocherà la prossima campagna elettorale per le politiche.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 26 luglio 2026
Se un adulto esasperato per minacce o aggressioni subite si vendica sugli aggressori, uccidendoli o cercando di ucciderli, non sul momento, ma quando stanno scappando (o magari anche il giorno dopo), dovrebbe essere considerato in piena azione di legittima difesa, quindi non punibile. Se un quattordicenne compie reato va considerato invece pienamente capace di valutare le conseguenze delle proprie azioni e di assumerne la responsabilità sul piano penale. Questo sembra essere il doppio registro in cui si muove questo governo: legittimazione del farsi giustizia da sé, fino all’esecuzione della pena di morte, per gli adulti, estensione abnorme non solo dei reati, ma della punibilità per i minorenni e progressiva loro assimilazione agli adulti sia nella valutazione della loro maturità, sia nelle pene, fino alla loro incarcerazione insieme agli adulti nel caso dei sedicenni.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 luglio 2026
I numeri del ministero attestano l’assenza di una reale emergenza. Non pare proprio un’emergenza nazionale quella dell’imputabilità dei minori. Ad attestarlo ci sono i dati dello stesso ministero della Giustizia. Se il Consiglio dei ministri di giovedì ha approvato un disegno di legge che costituisce una svolta radicale in materia istituendo una presunzione imputabilità per i minorenni con età compresa tra 14 e 17 anni, sostituendola all’attuale presunzione di non imputabilità, i numeri provano che i proscioglimenti ascritti all’applicazione dell’articolo 98 del Codice penale, la norma che disciplina la materia, sono ormai poche decine all’anno e, oltretutto, in calo da tempo.
di Clarida Salvatori
La Repubblica, 26 luglio 2026
Ammaniti: gli istituti di rieducazione sono già sovraffollati. “Aumentare le pene agli adolescenti non serve. A loro non interessa sapere che finiranno in un istituto di rieducazione, questa è un’ottica degli adulti. Bisogna ragionare e affrontare questi fenomeni in un altro modo”. A rileggere l’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni, approvata dal Consiglio dei ministri, è il neuropsichiatra infantile Massimo Ammaniti.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 26 luglio 2026
Intervista all’ex Garante dei detenuti Mauro Palma: “Le forze dell’ordine hanno in realtà un tessuto democratico forte e non hanno bisogno di chi, per supposta volontà di protezione, finisce di fatto con evidenziare sfiducia nei loro confronti”. Le linee guida per il comportamento delle forze dell’ordine che il Viminale ha scritto, ma non reso operative per timore di un effetto controproducente, sono “importanti” perché è “interesse di chi opera in situazioni difficili sapere come riuscire a comportarsi” e “della collettività sapere fino a che punto venga considerata lecita una manovra”. E la decisione di non andare oltre la bozza appare come “un atto di sfiducia”.
viterbotoday.it, 26 luglio 2026
La tragedia poche ore dopo l’incendio nel penitenziario che ha provocato 23 intossicati. È il secondo decesso in dieci giorni, dopo l’omicidio di un 26enne durante una rissa. Stando alle prime informazioni, il giovane detenuto, nato in Marocco, si sarebbe suicidato impiccandosi nella propria cella. Lanciato l’allarme, i soccorsi sono stati immediati. Sono subito intervenuti gli agenti della polizia penitenziaria e il personale sanitario, ma purtroppo per il 29enne non c’è stato nulla da fare. Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti della squadra mobile della questura, coordinati dalla procura, per ricostruire con precisione quanto accaduto e la dinamica del decesso. Sul posto anche gli agenti della scientifica per i rilievi. “La tragedia - afferma Massimo Costantino, segretario della Fns Cisl Lazio - da quando si apprende non ha nulla a che fare con l’incendio di ieri. Fatto sta che si continua a morire nelle carceri”.
Corriere della Sera, 26 luglio 2026
Gli intossicati all’ospedale Santa Rosa di Viterbo. Un detenuto si è tolto la vita impiccandosi in cella. È di 17 detenuti e 6 agenti di polizia penitenziaria intossicati il bilancio dei soccorsi per l’incendio scoppiato ieri sera, 25 luglio, nella sezione precauzionale protetta del carcere Nicandro Izzo di Viterbo, nel Lazio. Durante la notte, anche una vittima, un detenuto che si è tolto la vita in cella, probabilmente approfittando del caos che si è scatenato durante il rogo. Fin dai primi momenti subito dopo l’incendio si è attivata una staffetta dei soccorsi, con 4 ambulanze che a più riprese hanno trasportato i vari intossicati all’ospedale Santa Rosa di Viterbo, tutti con codici tra il giallo e il verde, e uno in codice rosso perché in condizioni più gravi.
di Francesco Alberti
buonasera24.it, 26 luglio 2026
La deputata del Partito Democratico Francesca Viggiano ha visitato la casa circondariale ionica. Sono 809 i detenuti presenti nella casa circondariale di Taranto, nonostante una capienza dichiarata di 430 posti, dei quali 70 risultano inagibili. A rendere noti i dati è la deputata tarantina del Partito Democratico Francesca Viggiano, al termine di una visita compiuta nell’istituto penitenziario per verificare le condizioni delle persone recluse e del personale impegnato quotidianamente nella struttura. La parlamentare ha incontrato la direzione, gli operatori sanitari, gli appartenenti alla Polizia penitenziaria e diversi detenuti, raccogliendo richieste riguardanti soprattutto sanità, presenza dello Stato, condizioni di vita e percorsi di reinserimento sociale.
Il Resto del Carlino, 26 luglio 2026
La denuncia dopo il sopralluogo di Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra. “Duecento detenuti oltre il limite. Polizia penitenziaria, organico insufficiente”. “A Modena c’è una polveriera pronta a esplodere, e non agire immediatamente con tutti i mezzi possibili per migliorare una situazione insostenibile sarebbe semplicemente irresponsabile”: è un grido d’allarme quello lanciato dai parlamentari modenesi del Partito Democratico Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra che, ieri mattina, hanno visitato la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena insieme a Rossella Caci, componente della Segreteria della Federazione provinciale del Pd modenese e a Davide Muradore, Segretario del Pd di Fiorano Modenese.
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