di Marcello Sorgi
La Stampa, 6 luglio 2025
“Una vera e propria emergenza sociale, sulla quale interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Parole dure, inequivocabili, quelle del Presidente Mattarella di fronte all’abituale, purtroppo abituale problema delle carceri, che diventa urgente solo d’estate, quando il caldo trasforma la detenzione e il sovraffollamento delle celle in vera tortura, non prevista dalla Costituzione né dal codice penale. Intanto “i politici dormono con l’aria condizionata”, come ha scritto dalla sua cella quattro per quattro in cui sono costretti a vivere in sette il detenuto Gianni Alemanno, ex potente ministro e sindaco di Roma. A dire la verità Alemanno era riuscito a salvarsi dalla sua condanna con gli arresti domiciliari; se li è giocati raccontando frottole al giudice di sorveglianza che lo ha rimandato dentro. Ma di lì ha inviato il suo messaggio in bottiglia, che ha avuto un’eco superiore alle sue aspettative, anche se non è servito a farlo uscire.
di Luca Ricolfi
Il Messaggero, 6 luglio 2025
I mali delle carceri italiane sono ben noti: mancanza di personale e di servizi, sovraffollamento, condizioni degradate di molte celle, suicidi 20 o 25 volte più frequenti che nel resto della popolazione. La situazione italiana non è mai stata quella di un paese civile, ma si è fortemente aggravata a partire dal 2018, anche per il progressivo venir meno degli effetti dell’indulto varato nel 2016. Periodicamente sentiamo lanciare appelli e proposte per alleggerire la situazione: nuovi indulti e amnistie, depenalizzazione di determinati reati, pene alternative al carcere, assunzione di nuovo personale specializzato, costruzione di nuove carceri.
di Francesco Rosati
Il Riformista, 6 luglio 2025
“È drammatico il problema dei suicidi nelle carceri, una vera emergenza sociale che non mostra segni di arresto”. Con queste parole, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilanciato dal Quirinale un accorato appello per il sistema penitenziario italiano, incontrando il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e una rappresentanza della Polizia Penitenziaria. “Occorre intervenire subito - ha aggiunto il Capo dello Stato - per rispetto dei valori della Costituzione, del lavoro svolto dagli agenti e della storia della Polizia Penitenziaria”.
di Elio Vito
huffingtonpost.it, 6 luglio 2025
L’appello del presidente della Repubblica sul disastro del sistema penitenziario impone una pausa al teatro della politica. Destra e sinistra insieme facciano qualcosa in nome della Costituzione. Lo scorso 30 giugno, incontrando una rappresentanza della Polizia penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha denunciato ancora una volta la drammatica situazione di sovraffollamento, di carenze di organico, di strutture inadeguate in cui versano le carceri nel nostro Paese, per contrastare la quale necessitano finanziamenti. Il capo dello Stato ha ricordato che le carceri non devono essere un luogo senza speranza, non devono diventare una palestra di addestramento al crimine, ma devono essere rivolte effettivamente al recupero, che oltre a corrispondere a un obiettivo costituzionale comporta pure grandi vantaggi per la collettività.
di Diego Motta
Avvenire, 6 luglio 2025
L’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, è preoccupata. La situazione nei penitenziari italiani è al limite e i segnali di buona volontà, fatte salve poche eccezioni, nei palazzi della politica non ci sono. “La mia speranza è che la destra ascolti almeno le parole di Alemanno e dia seguito concretamente alle proposte delle opposizioni, anche se finora abbiamo registrato il rifiuto anche solo a ragionare della materia”. Per Boldrini, oggi deputata del Partito democratico e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani, “Alemanno ha fatto una denuncia puntuale di molti punti critici della situazione carceraria italiana: le condizioni degradanti delle celle, il sovraffollamento, la mancanza di personale, dagli educatori ai giudici di sorveglianza, fino agli agenti. Sta parlando al suo mondo, alla destra storica, quella che oggi è al governo”.
di Pino Nicotri
glistatigenerali.com, 6 luglio 2025
Dopo la recente denuncia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle drammatiche condizioni delle carceri italiane, nulla di meglio che intervistare il giornalista Francesco Lo Piccolo, fondatore e presidente dell’associazione e del periodico che hanno entrambe il nome “Voci di dentro”, dove per dentro di intende dentro le carceri.
di Emilia Canonaco
cosenzachannel.it, 6 luglio 2025
La referente regionale Carmen Rosato: “I colloqui con mamma e papà reclusi servono a rinsaldare i legami affettivi, ma non devono trasformarsi in un evento traumatico”. “Non è vero che papà costruisce case, qui ci sono le sbarre”. Quella bugia detta a fin di bene per giustificare un’assenza improvvisa, altrimenti difficile da spiegare in altro modo, si sgretola in pochi istanti appena varcata lo soglia di un luogo che neppure l’infinita fantasia dei bambini riesce a far sembrare normale.
di Mario Rusciano
Corriere del Mezzogiorno, 6 luglio 2025
A chi giova sfiduciare la Magistratura per ragioni politicoideologiche? Forse al Governo che non esita a farlo? Eppure, se qualche sfiducia nella Giustizia esiste già tra gl’italiani, è dovuta anzitutto alla lentezza dei processi, non sempre imputabile ai soli Magistrati. Da molto tempo il più grave problema della Giustizia è la “organizzazione”, che tocca al Governo risolvere adeguandola secondo l’esigenza mutevole degli uffici giudiziari: quantità di magistrati, impiegati amministrativi e strutture.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 6 luglio 2025
Al girone di andata, la separazione delle carriere ha già in tasca il proprio primo traguardo. Con l’approvazione del nuovo articolo 102 della Costituzione al Senato si è arrivati al cuore della riforma, che introduce il concetto di “distinte carriere di magistrati requirenti e giudicanti”. Saranno sempre magistrati, sia quelli che accusano che gli altri che dovranno giudicare, ma le loro strade non potranno mai intersecarsi. Così, se dovesse capitare, a riforma compiuta, che un certo procuratore, magari un calabrese di stanza a Napoli, andrà in tv a tenere “lezioni sulle mafie”, il cittadino saprà che quello non è e non sarà mai un giudice.
di Andrea Joly
La Stampa, 6 luglio 2025
“Persino il paladino della lotta alla mafia era convinto che dopo il processo accusatorio il giudice non potesse essere “parente” del pubblico ministero”. La riforma della giustizia è al centro di un convegno stamane a Palazzo Civico con il ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, il magistrato Edmondo Bruti Liberati e il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che è stato molto esplicito: “Porteremo a casa la riforma a ogni costo. Per noi è una priorità”.










