di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 luglio 2026
Ha chiesto quattordici anni di reclusione per Gaetano Manganelli, ex comandante della polizia penitenziaria nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, e mentre lo faceva non ha usato giri di parole definendolo un “criminale”. Il pubblico ministero Alessandro Milita, oggi procuratore aggiunto di Napoli, ha pronunciato quella parola in aula, durante la requisitoria del maxiprocesso per le violenze commesse dagli agenti della penitenziaria contro i detenuti del carcere casertano nell’aprile del 2020. A Manganelli, che nel frattempo è passato al comando del carcere di Salerno, il magistrato ha contestato una condotta “furba”: l’ex comandante non girò per i corridoi delle sezioni del reparto Nilo, dove i reclusi venivano pestati, ma restò chiuso nel suo ufficio.
di Chiara Gabrielli
Il Resto del Carlino, 23 luglio 2026
La Dozza scoppia: sono 828 i reclusi a fronte di una capienza regolamentare di 480 posti. “L’amministrazione locale proceda a verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie della struttura e solleciti il Ministero”. “Il Comune metta a disposizione appartamenti per i detenuti a fine pena”. È l’appello lanciato dal Direttivo e dall’Osservatorio Carcere della Camera Penale Franco Bricola di Bologna all’amministrazione locale, per cercare di attenuare il problema del sovraffollamento carcerario, tema ormai purtroppo tristemente noto. Un primo incontro si terrà dopo l’estate, a settembre, e sono diversi i progetti da proporre.
La Nazione, 23 luglio 2026
Alle denunce dei giorni scorsi di politici locali e regionali, si aggiungono quelle delle volontarie e dei volontari che operano nella Casa Circondariale Don Bosco di Pisa che “esprimono fortissima preoccupazione per il peggioramento, in questa torrida estate, delle condizioni di vita della popolazione carceraria. Un peggioramento, riflettono, dovuto a: “Il sovraffollamento al 156% che rende difficile la gestione dell’istituto e incide su situazioni già inaccettabili (si pensi a 3 docce per 60 detenuti); le infestazioni da cimici che si insinuano nei mobili e nei materassi e che provocano infezioni e sofferenze quotidiane alle persone ristrette; i ritardi nella gestione di istanze (permessi premio, art.21, etc) rivolte alla Magistratura di Sorveglianza di Pisa dovuti a carenze di personale; la mancanza di investimenti nel personale e nelle strutture (molte celle hanno ancora i bagni a vista) che ostacola qualunque tentativo di miglioramento anche da parte della direzione del carcere”. “Come evidenziato dalla mobilitazione nazionale promossa nei giorni scorsi dalla conferenza dei garanti - aggiungono ancora i volontari che operano al Don Bosco - tutto ciò rende il carcere, e purtroppo non solo il Don Bosco, un posto dove si muore: per suicidio ma anche per cause cosiddette naturali, non ancora classificate, morti il cui numero è aumentato da 16 a 51 nel 2026”. Il volontariato “tutto, oltre ad esprimere vicinanza e solidarietà alla popolazione ristretta, chiede alle autorità locali di intervenire in un carcere collocato nel cuore della città ma che la città spesso ignora. Chiede poi, con forza, che cambi la politica governativa, tutta finalizzata all’aumento dei reati e delle pene, e che sia pienamente rispettata la dignità delle persone”.
di Annamaria Braccini
chiesadimilano.it, 23 luglio 2026
“C’è un problema di ascolto e dialogo, perché mancano riferimenti adulti”. Così il Cappellano dell’Istituto di pena per minorenni, che racconta anche dei ragazzi della Comunità Kayros da lui fondata e dice: “Basta parlare di “maranza” o di baby-gang: la narrazione criminalizzante non aiuta”. “Il “Beccaria” è in una situazione decisamente migliore rispetto ai tempi passati. Anche il sovraffollamento si è ridotto: in questi giorni abbiamo 55 ragazzi rispetto ai 42 posti disponibili, con condizioni più vivibili. Ma questo non vuole dire che le cose vadano benissimo e che non vi siano ragazzi con evidenti segni di sofferenza”. Don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto di pena per minorenni “Cesare Beccaria”, definisce così il momento dello storico carcere minorile, visitato lo scorso 13 luglio dall’Arcivescovo.
di Patrizia Pallara
collettiva.it, 23 luglio 2026
Parla Alessandra Tersigni, Cgil, entrata nel carcere romano con la delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27, che chiede umanità, dignità e reinserimento sociale dei detenuti. Un ingresso soft, nella stanza fresca, grande e ariosa della direttrice. Poi il senso di soffocamento quando si varca la vera soglia del carcere femminile di Rebibbia, le sezioni, i cancelli, le sbarre. “Non faccio che pensare alle quasi tre ore trascorse dentro, ci sono luoghi dai quali non si esce uguali - racconta Alessandra Tersigni, responsabile politiche sociali, terzo settore e rapporto pubblico-privato, dipendenze e carcere della Cgil -. Mai nome a un’iniziativa è stato più azzeccato: bisogna aver visto”.
clarusonline.it, 23 luglio 2026
Consegnati gli attestati dei corsi di giardinaggio ed edilizia a oltre trenta detenuti. Don Salvatore Saggiomo: La pena ha senso se diventa occasione di cambiamento e prepara il ritorno nella società”. Per giorni il nome del carcere di Carinola “G. B. Novelli” è stato associato a titoli pesanti. Tentata evasione. Aggressioni. Tensione. Sirene. Paura. Cronaca nera. Ma martedì mattina, entrando oltre quei cancelli, lo scenario che si è presentato agli occhi dei presenti è stato completamente diverso. Nessuna fuga. Nessuna rivolta. Nessun allarme. Solo uomini. Persone. Volti segnati dalla vita e dagli errori. E soprattutto una parola che troppo spesso viene dimenticata quando si parla di carcere: speranza.
di Angela Calvini
Avvenire, 23 luglio 2026
Dal 23 al 26 luglio a Rovigo la 29ª edizione del festival dei diritti umani che da quest’anno propone laboratori per i giovani detenuti. Domenica la finalissima di “Una canzone per Amnesty”. “Fai sentire la tua voce”. È più di uno slogan: è un invito a non restare spettatori davanti alle ferite del nostro tempo. Entra nel vivo oggi, nel centro storico di Rovigo, la 29ª edizione di “Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty”, il festival al via il 23 luglio che fino a domenica 26 luglio intreccia musica e diritti umani, confermandosi uno dei pochi appuntamenti italiani capaci di trasformare il linguaggio della canzone in occasione di riflessione civile e partecipazione. Concerti, dibattiti, libri e testimonianze compongono un percorso che guarda ai conflitti, alla parità di genere, al ruolo del giornalismo, fino alla responsabilità degli artisti di fronte alle grandi questioni del presente.
quinewspisa.it, 23 luglio 2026
Conclusi i laboratori dei Sacchi di Sabbia. A ottobre “Lisistrata” debutterà all’Internet Festival con detenuti e detenute. Si è conclusa la stagione 2025-2026 dei laboratori teatrali nella Casa Circondariale Don Bosco di Pisa. Sono stati 45, tra 25 uomini e 20 donne, i detenuti che hanno preso parte ai corsi di pratica scenica e performativa organizzati dalla compagnia I Sacchi di Sabbia, con il sostegno di Regione Toscana e Fondazione Pisa. Il percorso si è aperto con la performance “Fuori Chroma”, nata dal lavoro dell’anno precedente e presentata al Teatro Nuovo di Pisa nell’ambito di Internet Festival. Lo spettacolo ha visto salire sul palco detenute e detenuti insieme alla cantautrice Lamante, offrendo un’occasione di incontro tra il carcere e la città.
di Roberto Bertoni
Il Manifesto, 23 luglio 2026
A venticinque anni dal G8 di Genova è doveroso interrogarsi sulle differenze. In questo tempo di comunicazione immediata, infatti, la narrazione assume un’importanza decisiva e non si può non notare come sia diverso il ricordo legato alla tragedia di Carlo Giuliani in piazza Alimonda e alle violenze verificatesi alla Diaz rispetto agli orrori nella caserma di Bolzaneto. Diciamo che Bolzaneto è la quintessenza della tortura contemporanea: il tormento dell’anima, oltre che del corpo, lontano dalle telecamere e senza alcuna immagine a documentare l’accaduto. È lo stesso schema che ora si ripete ogni volta che una ragazza viene fatta girare nuda dentro una questura (è successo ad alcune attiviste dei movimenti contro il cambiamento climatico).
di Fabrizio Floris
Avvenire, 23 luglio 2026
25 anni dopo i fatti del G8 di Genova, dove le istanze della società civile non riuscirono a fermare la violenza, la logica dello scontro continua a minacciare la domanda di giustizia globale. Venticinque anni dopo il G8 di Genova, sappiamo molte cose. Conosciamo le responsabilità politiche, gli errori del governo, le violenze delle forze dell’ordine, della Diaz, di Bolzaneto. Sappiamo dei black bloc, della devastazione, della sproporzione tra chi voleva manifestare pacificamente e chi cercava lo scontro. Per molti anni parlare di Genova ha significato soprattutto chiedere verità e giustizia. Era giusto che fosse così. Oggi, proprio perché quelle responsabilità sono accertate, diventa possibile porre una domanda. Che cosa non ha funzionato dentro la società civile?
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