di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Dietro quella porta senza chiave ora è possibile anche fare l’amore. Un letto, un bagno. Lenzuola portate da fuori. Nessun agente a sorvegliare. Due ore di tempo. Una breccia in uno dei tabù più coriacei del carcere. “La dignità dell’amore, bella frase!” Reagisce quasi sprezzante Gianluca alla notizia della prima ordinanza di un giudice che, dopo la storica sentenza della Corte costituzionale, ordina all’istituto penitenziario di consentire incontri intimi di un detenuto con la partner.
di Pietro Pellegrini*
Il Manifesto, 18 giugno 2025
La recente sentenza n.76/2025 della Corte Costituzionale in materia di Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) art 35 l. 833/1978 aumenta le garanzie prevedendo l’obbligo di notifica al paziente dell’ordinanza del sindaco e l’audizione della persona da parte del Giudice Tutelare prima della convalida. La legge regola il patto sociale e il rapporto di potere tra cittadino e istituzioni (sanitaria, amministrativa e giudiziaria) in relazione agli accertamenti e trattamenti sanitari. Questi sono di norma volontari e vi sono requisiti di legge per l’obbligatorietà coercitiva e la privazione della libertà, nonché una precisa procedura ed un sistema di garanzie: certificato di proposta del medico e certificato di convalida di un medico della struttura pubblica, cui fa seguito l’ordinanza del Sindaco e successivamente la convalida del Giudice Tutelare.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 18 giugno 2025
La senatrice leghista fissa i punti sul testo da scrivere e assicura che la legge arriverà a Palazzo Madama, ma resta il nodo sul servizio sanitario. Le opposizioni attaccano sul comitato etico nazionale. E intanto l’eutanasia arriva per la prima volta davanti alla Consulta. Operazione 17 luglio. A un mese esatto dall’approdo in Aula al Senato, a dettare la linea sul fine vita adesso è il calendario. Perché il tempo stringe e la svolta attesa forse è arrivata, ma non esattamente come era stata promessa. Non con un testo, dunque: che ancora non c’è, ma ci sarà la prossima settimana, assicura la maggioranza annunciando l’ennesimo rinvio. Il segnale bisogna cercarlo altrove, nelle dichiarazioni dei big di partito quanto nei silenzi degli altri.
di Giovanni Turi
La Stampa, 18 giugno 2025
Nell’ultimo anno, hanno lasciato 252 professionisti su 6223. Allarme oppiacei: ne fanno uso sei persone in cura su dieci. E arriva il metadone in pastiglia. Cresce il numero di assistiti, eppure cala il personale. Un’emorragia lenta ma sempre più evidente. È la fotografia dei Serd italiani, i Servizi pubblici per le dipendenze del Servizio sanitario nazionale. Di cui se ne contano 570 su tutto il territorio nazionale. Ma i numeri del ministero della Salute raccontano anche altro. Dal 2018 al 2023 si sono dispersi 252 professionisti tra medici, infermieri, educatori, assistenti sociali e amministrativi. Nel dettaglio, prima i dipendenti erano 6.223, cinque anni dopo 5.843. Sono 6 punti percentuali in meno. Un dipendente su tre è infermiere, uno su 4 è medico, quasi il 15% è psicologo e il 13,6% è assistente sociale.
di Vittorio Alessandro*
Il Manifesto, 18 giugno 2025
Il Governo dice chiaramente che sono ammessi solo gli interventi istituzionali, mentre l’azione dei volontari è ritenuta contraria alle finalità istituzionali. Ne consegue un ammasso confuso di misure punitive. La risposta non può che essere un severo auto-coordinamento del soccorso civile. L’analisi del Manifesto di ieri sui più recenti indirizzi governativi in materia di soccorso in mare pone interrogativi sulla strategia corrente, ma anche urgenti considerazioni sul ruolo dell’attivismo umanitario e sulle sue modalità di intervento. La modificata consistenza della flotta civile verso unità di più piccole dimensioni risponde alla necessità di far fronte ai costi del trasferimento nei porti più lontani e alle spese per le sanzioni subite e le relative contese giudiziarie. Ci si chiede, a questo punto, se il generoso impegno degli equipaggi volontari non rimanga il capro espiatorio di una strategia del soccorso in mare che - al di là del grande impegno delle motovedette, di cui sempre meno si parla - si rivela sempre più fallimentare e pericoloso, non soltanto per le persone a rischio di perdersi, ma anche per gli stessi operatori coinvolti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 18 giugno 2025
Le presenze continueranno a calare con nuove richieste d’asilo o ricorsi. All’interno del Cpr di Gjader sono rimaste circa trenta persone. Quelle che ieri ha potuto contare la delegazione di avvocati del Tavolo asilo e immigrazione e deputati Pd: erano presenti Rachele Scarpa e Matteo Orfini. Autorità di polizia ed ente gestore non sono autorizzati dal Viminale a fornire numeri ufficiali. Nemmeno ai parlamentari. Conosciamo per certo, invece, le nazionalità dei migranti: Congo, Senegal, Turchia, Ghana, Guinea, Georgia, Algeria, Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, India, Marocco, Pakistan.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 18 giugno 2025
L’Europa deve ritrovare il suo ruolo, altrimenti rischia di essere schiacciata. Le democrazie sono diventate fragili perché non appaiono capaci di governare il cambiamento d’epoca. I tradizionali principi dell’accoglienza di chiunque fugga dal proprio Paese non appaiono ragionevolmente applicabili alle migrazioni di massa del nostro tempo. La storica esecrazione della guerra e degli apparati bellici si scontra con le esigenze determinate dalle politiche della nuova amministrazione americana e dalle minacce che vengono dal governo russo.
di Gianni Cuperlo*
Il Domani, 18 giugno 2025
“La prima vittima della guerra è il pensiero”, così Gabriele Segre qualche giorno fa su La Stampa. Credo abbia ragione. Ciascuno di noi può testimoniarlo nella sfera quotidiana, nelle relazioni amicali e familiari, nello spazio ampio e plurale del discorso pubblico. Non si tratta di una novità, altre stagioni hanno visto peggiorare sino a liquefarsi l’amalgama sociale e culturale che, in condizioni ordinarie, scorta una dialettica delle differenze. A spezzare quel vincolo è un fattore storico irriducibile nella sua carica di offesa e violenza, la guerra appunto. Scaffali di biblioteche si sono riempiti di studi analitici, talora impietosi, su processi degenerativi dove le culture dell’odio hanno prevalso sulle radici di un’umanità cosciente del valore della vita, anche di quella dell’avversario o del nemico. Il punto è che, seppure in modi diversi, la lingua del tempo di guerra riguarda tutti perché incide sul modo d’interpretare il mondo.
di Angela Stella
L’Unità, 17 giugno 2025
Anche Pinelli (Csm) invita a ragionare insieme. Ma i partiti restano divisi sulle soluzioni all’emergenza sovraffollamento. Che intanto peggiora. “Auspico che, anche dal punto vista dell’eventuale approfondimento su alcuni istituti già esistenti nell’ordinamento penitenziario, si possa arrivare a prendere delle decisioni che nel breve restituiscano dignità alla vita dei detenuti e nel medio-lungo termine si possa pensare a una visione sulla pena e sugli istituti penitenziari in genere di più largo respiro. Devo dire che anche il presidente del Senato, è intervenuto manifestando una sensibilità importante sul tema. E quindi io penso che si possa ragionare insieme senza divisioni su questa situazione”: così ieri il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, ospite a ‘Start’ su Sky Tg24. Il riferimento è stato al fatto che la seconda carica dello Stato qualche giorno fa ha aperto alla proposta di Roberto Giachetti sulla liberazione anticipata speciale per affrontare il tema del sovraffollamento.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 17 giugno 2025
Sono i primi episodi dopo l’istituzione del nuovo reato con il decreto sicurezza e le condizioni delle carceri italiane fanno temere che sia solo l’inizio. Verini (Pd): “Impossibile garantire la sicurezza, Nordio intervenga subito”. Alle sei del pomeriggio, quando esce dal carcere di Terni, il senatore del Pd Walter Verini, dice: “C’è stata una rivolta che poteva avere conseguenze molto gravi, un agente di polizia penitenziaria è rimasto ferito, ci sono decine di detenuti che stanno danneggiando le celle e colpito agenti, poteva finire in tragedia”.
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