di Errico Novi
Il Dubbio, 20 aprile 2026
Nei lunghi mesi che hanno preceduto il referendum ci siamo impegnati con ogni sforzo possibile nel presentare la separazione delle carriere come un’occasione pacificatoria. Non solo all’interno del processo, fra accusa e difesa, ma anche rispetto alla vita democratica complessivamente intesa. Riportare su un piano di equilibrio l’attuale strapotere del pm, con una riforma che liberasse il giudice dal timore di una carriera condizionata dal partito delle Procure, egemone nell’Anm e dunque nel Csm: abbiamo cercato, da queste pagine, di ricordare che cogliere un obiettivo del genere avrebbe fatto bene alla democrazia, perché avrebbe cominciato a stemperare la degenerazione mediatica della giustizia penale, e la conseguente delegittimazione della politica per via giudiziaria. Ne sarebbe derivato, forse nell’arco di decenni, un migliore equilibrio fra politica e magistratura e, quindi, fra politica e opinione pubblica.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 aprile 2026
Di solito il Dubbio considera Giovanni Maria Flick un interlocutore privilegiato. Lo interpella ogni volta in cui c’è da riflettere su grandi questioni che infiammano il dibattito sulla giustizia, e ha la fortuna di trovarne spesso la generosa disponibilità. Il rapporto dialettico con il presidente emerito della Consulta attraversa fin dall’inizio la storia di questo quotidiano, che pochi giorni fa ha raggiunto il traguardo dei primi dieci anni. È il motivo per cui potrà sembrare paradossale che nei mesi del più intenso dibattito pubblico sviluppatosi nel nostro Paese, attorno alla giustizia e al processo penale, dai tempi di Mani pulite, il Dubbio non abbia mai incrociato, con un’intervista per esempio, la posizione di Flick. Ma è quest’ultimo che ha voluto tenersi ai margini della contesa. Non perché non avesse un’idea sulla separazione delle carriere e sulla riforma Nordio, ma per una propria rispettabilissima convinzione secondo cui la modifica costituzionale avrebbe eluso in gran parte “i veri, effettivi problemi della giustizia, e della giustizia penale soprattutto”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 20 aprile 2026
Come riconoscere un’inchiesta giudiziaria basata su prove documentali da una costruita su giudizi morali. Come difendersi dalle esondazioni di certe procure e dal processo mediatico che ne deriva. Una chiacchierata con Sabino Cassese. Se non siamo riusciti a separare quelle carriere, cerchiamo almeno di separare le altre. Quello che segue non è un semplice articolo di giornale ma è un piccolo manuale difensivo per provare ad avere qualche strumento in più, la mattina, quando aprite un giornale, quando ascoltate un notiziario, quando scorrete una testata online, per capire quando di fronte ai vostri occhi si palesa in modo minaccioso un’inchiesta giudiziaria figlia dell’esondazione di una procura. Viviamo in tempi complessi, lo sappiamo, in tempi in cui le esondazioni della magistratura, nell’indifferenza di milioni di elettori, sono all’ordine del giorno. Viviamo in tempi in cui, nell’indifferenza generale, vi sono magistrati che cercano di esercitare un potere di supplenza sul potere legislativo. Viviamo in tempi in cui i magistrati esercitano un potere di supplenza quando si occupano di immigrazione, uscendo dal proprio recinto, mossi dall’intenzione di conoscere meglio della politica cosa vuol dire paese sicuro e cosa vuol dire paese insicuro.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2026
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per difetto di motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 76, co. 4-bis, del Dpr n. 115/2002. Con la sentenza numero 55, depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per difetto di motivazione sulla rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 76, comma 4-bis, del decreto del Presidente della Repubblica numero 115 del 2002, recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)”, per come introdotto dall’articolo 12-ter, comma 1, lettera a), del decreto-legge numero 92 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge numero 125 del 2008, nella parte in cui, tra coloro per i quali si presume il possesso di un reddito superiore ai limiti di legge ai fini dell’accesso al patrocinio a spese dello Stato, ricomprende i condannati con sentenza definitiva per i reati previsti dall’articolo 73 del d.P.R. numero 309 del 1990, diversi dall’ipotesi del comma 5, ove aggravati ai sensi del successivo articolo 80, comma 1.
di Sara Del Corona
marieclaire.it, 20 aprile 2026
Abbiamo parlato con la direttrice, due giovani detenute e la comandante della Polizia penitenziaria. Se vi capita di andare a Pontremoli, a parte i testaroli - facile - dovete assolutamente provare gli amor: doppia cialda di wafer con una crema fresca e burrosa in mezzo, ogni pasticceria li fa a modo suo. Danno dipendenza. Don Giovanni Perini, il cappellano dell’unico Ipm (Istituto Penitenziario Minorile) esclusivamente femminile d’Italia (in Europa ne esiste solo un altro, in Belgio), ne ha sempre portati molti vassoi alle ragazze dentro. Una volta una è scappata, e quando l’hanno ripresa gli ha detto “don, ho battuto tutte le pasticcerie di Milano ma ci credi? Non avevano neanche un amor”.
La Nazione, 20 aprile 2026
Giovedì 23 aprile, alle 18:30, il Teatro Virginian di Arezzo ospiterà l’incontro pubblico “Liberi di ricominciare - Sicurezza, dignità e reinserimento”, un momento di confronto dedicato al sistema penitenziario e al suo rapporto con la sicurezza e la società, promosso da Azione Arezzo. L’iniziativa nasce dalla volontà di affrontare un tema complesso come quello delle carceri con un approccio fondato sull’analisi e sull’ascolto, privilegiando il contributo degli attori direttamente coinvolti: istituzioni, operatori, professionisti e realtà impegnate nei percorsi di reinserimento.
secolo-trentino.com, 20 aprile 2026
Si è svolta sabato 18 aprile, nella sala conferenze dell’Hotel America di Trento, la presentazione del libro di Gianni Alemanno e Fabio Falbo “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane”. Secondo quanto riferito nel comunicato diffuso dagli organizzatori, l’incontro ha registrato una partecipazione superiore alla media e una presenza significativa di giovani interessati al tema delle criticità del sistema penitenziario. La serata, presentata da Martina Cecco, direttrice di Secolo Trentino, ha visto gli interventi di Raimondo Frau, coordinatore regionale del movimento Indipendenza, Carlo Melodia, coordinatore provinciale dei giovani del movimento, e Andrea Mazzarese, segretario regionale del Si.N.A.P.Pe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Al centro del confronto il rapporto tra condizioni carcerarie, funzione rieducativa della pena e sicurezza pubblica.
vastoweb.com, 20 aprile 2026
Il progetto “Il Ponte: Diritto, Società e Responsabilità Oltre le Mura”, ideato e coordinato dal professor Vito Evangelista (docente di Diritto ed Economia Politica), segna una nuova tappa nel percorso di dialogo tra scuola e realtà penitenziaria. Nei giorni scorsi, una delegazione della redazione del giornalino del LES LESsico Croccante - che coinvolge le classi del professor Evangelista - ha varcato nuovamente i cancelli della Casa Circondariale di Vasto per un incontro dedicato all’arte. L’iniziativa, che vede la preziosa e fattiva collaborazione della professoressa di Religione Giuseppina Cianciosi, ha permesso a un gruppo di studenti (due alunni della 3B e due della 5A del Liceo Economico Sociale) di partecipare a un confronto diretto con il laboratorio di pittura astratta della struttura. Non si è trattato di una semplice visita, ma di un dialogo tra studenti e detenuti sul valore della creatività come strumento di riscatto e riflessione civica.
di Vera Gheno
Il Domani, 20 aprile 2026
Il linguaggio e le metafore belliche hanno un ruolo nell’abituarci (lentamente) alle atrocità. Ad analizzare questo meccanismo si è dedicato Federico Faloppa in “Disarmare il discorso”. Esiste un verbo inglese, to weaponize, che viene sovente tradotto come armare; più sottilmente, in determinati contesti, significa piuttosto trasformare in arma, rendere arma, usare come arma. Tutto può venire weaponized, ma in particolare accade frequentemente che a essere trasformate in armi, a essere militarizzate, siano le parole. Poiché gli strumenti della lingua sono potenti, da sempre c’è chi decide scientemente di usarli in maniera belligerante; quando questo accade, esiste di fatto un’unica contromisura: quella di diventarne consapevoli e di rigettare, quindi, determinati usi della parola.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 20 aprile 2026
Parola d’origine incerta, adottata dall’estrema destra, diventa proposta legittima nel dibattito pubblico. Tra espulsioni, rimpatri volontari e restrizioni, resta oscura e alimenta ostilità e discriminazione. Remigrazione è la parola del giorno del fronte sovranista più radicale in Europa. Parola d’incerta origine, è stata adottata dall’estrema destra francese di Génération identitaire e, soprattutto, dopo un’iniziale titubanza, dall’Afd tedesca, quindi è tracimata in Italia. Ha offerto inizialmente alla Lega di Salvini - negli ultimi giorni a dire il vero molto più cauto sul tema specifico - l’occasione per riaffermare il suo posizionamento politico sulla destra più radicale, cercando di togliere spazio al nuovo competitore Vannacci. Non contenti delle parole d’ordine ormai usurate della chiusura dei porti, dell’asilo come immigrazione illegale, della lotta alle Ong, i cultori della purezza etnica stanno alzando i toni della propaganda. Non è più soltanto questione di fermare i nuovi ingressi, ma di rimpatriare chi si è già inserito nella nostra società, magari da anni. La manifestazione di Milano, con la partecipazione di importanti figure istituzionali, esprime a chiare lettere lo sdoganamento di quello che era e resta sostanzialmente uno slogan.
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