di Pier Francesco Caracciolo
La Stampa, 20 aprile 2026
La Rete torinese contro tutti i Cpr, costituita da 32 realtà cittadine, chiede il rispetto della sentenza del Consiglio di Stato. Più attenzione alle condizioni dei trattenuti, soprattutto sul piano sanitario, sociale e dell’incolumità fisica. È il nodo sollevato dalla “Rete torinese contro tutti i Cpr”, che riunisce 32 realtà tra enti e associazioni cittadine, sul Cpr di corso Brunelleschi, dove oggi sono ospitate 66 persone.
di Francesca Fulghesu
Il Domani, 20 aprile 2026
Dopo una rissa avvenuta il 7 aprile, in cui sono rimasti feriti tre migranti, il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza ha promesso di chiudere Piazza della Libertà. Una narrazione emergenziale, coerente ad altre misure repressive, rilanciata anche del presidente della regione Massimiliano Fedriga. Ma piazza della Libertà, grazie alle associazioni, è la “piazza del mondo” in cui i migranti in strada trovano assistenza. Quando il sole è alto e i turisti arrivano in stazione, il primo incontro con Trieste è in piazza della libertà. Attraverso quel giardino i viaggiatori si dirigono a grandi falcate al teatro romano o al canal grande. Alla sera, però, tutto è diverso. Piazza della libertà diventa la piazza del mondo, così chiamata da chi la frequenta abitualmente: migranti e associazioni. C’è Linea d’ombra, fondata da Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir, che offre cure e assistenza. Ci sono i volontari delle Ong e i vari gruppi nati in loro sostegno, come i Fornelli resistenti che cucinano una volta al mese per tutti e tutte. E ci sono i ragazzi arrivati dalla rotta balcanica. D’estate, quando la bora scende dal Carso con meno violenza, alcuni di loro dormono proprio in quella piazza, sopra un telo dorato che nasconde l’erba dei giardini. Molti altri, da quando il Silos è stato sgomberato nel 2024, trovano rifugio negli spazi del Porto Vecchio. Sono persone incastrate nel limbo delle richieste d’asilo, abbandonati dalle istituzioni nazionali e osteggiati dalle autorità locali. Ragazzi a cui non sempre il sistema di accoglienza volontario riesce a offrire un letto. Dopo una rissa avvenuta il 7 aprile, in cui sono rimasti feriti tre migranti, il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza ha promesso di chiudere l’area pedonale. Da allora ogni sera nella piazza del mondo ci sono anche i poliziotti antisommossa. E per l’ennesima volta alcuni spazi del porto, in cui dormivano decine di persone, sono stati svuotati. “È tutta propaganda, non è giuridicamente sostenibile chiudere uno spazio pubblico. Ma anche lo facessero, noi ci limiteremmo a spostarci di 100 metri”, spiega a Domani Fornasir. “La piazza del mondo è bellissima: balliamo, cantiamo, mangiamo. Chi arriva ora vede i militari: così possono far pensare a tutti che siamo un pericolo da controllare”. Dal Medio Oriente alla Turchia: il nuovo boom del traffico d’armi La vera emergenza: l’abbandono in strada La legge garantisce a chi chiede asilo un alloggio temporaneo: la mancanza di posti disponibili non è una scusa valida. Eppure, come denunciano a Domani Fornasir e Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus, a Trieste centinaia di persone vivono in strada. “Sono uomini e donne in condizioni di fragilità, respinti dalla questura per mesi”, spiega Fornasir. Spesso esposti alle intemperie e alla mancanza di cure. Come Sunil Tamang e Hichem Billal Magoura, morti di freddo quest’inverno nelle aree dismesse del Porto Vecchio: “Potevano essere salvati: sono omicidi di Stato”, afferma Fornasir. In questo contesto di abbandono, i tempi delle richieste d’asilo si allungano con pratiche che violano la legge, come ha rivelato il rapporto “Accesso negato” pubblicato dall’Ics a dicembre 2025. Innescando un circolo vizioso che di fatto condanna le persone proprio a quel “degrado” e quella potenziale “insicurezza” che l’amministrazione denuncia e dice di combattere. Da Katmandu a Trieste, il caso della tratta delle migranti nepalesi La propaganda politica sul tema della sicurezza Come sottolinea Fornasir, “le risse e gli incidenti che avvengono sono conseguenze del disagio e della disperazione, e non accadrebbero se non ci fosse l’abbandono istituzionale”. Nell’ultimo anno, secondo quanto ricostruito da Domani analizzando gli archivi dei giornali locali, gli episodi violenti avvenuti in piazza della Libertà sono comunque pochi: la rissa di alcuni giorni fa e un accoltellamento con rapina a gennaio. Supponendo che alcuni fatti non siano stati riportati, possiamo stimare si tratti di minimo due massimo quattro episodi. Eppure Dipiazza parla di continui scontri. Una narrazione rilanciata anche dal presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che alla cerimonia a Trieste del 10 aprile per il 174esimo anniversario della fondazione della polizia, parlando di sicurezza e riferendosi anche all’ultimo episodio, ha affermato che servono “controllo e repressione”. Il motivo, secondo chi frequenta la piazza ogni giorno, è chiaro: si tratta di propaganda. Le amministrative della primavera 2027 potrebbero riguardare proprio il presidente della regione, con il benestare dell’attuale primo cittadino. Dipiazza ha infatti raggiunto il limite massimo di mandati e in un’intervista di dicembre 2025 al Piccolo ha dichiarato di essere un “grande sostenitore di Fedriga sindaco”. A prescindere da chi siederà in municipio, un sistema per chiudere la piazza esiste. Dovrebbero far risultare il giardino un parco pubblico, non senza costi. A quel punto potrebbero recintarlo e consentirne la chiusura notturna. Secondo il presidente dell’Ics, però, il vero obiettivo non è la sicurezza, “ma osteggiare le associazioni”. Le misure repressive sono il colpo di reni di un’amministrazione “agonizzante che ha fallito su tutta la linea e che nel suo ultimo anno vuole dare qualche prova di sé”, spiega. Gli episodi violenti nella piazza, confermano a Domani anche cronisti e volontari, “sono rari”. E se la situazione è sotto controllo, è grazie alle associazioni che rendono una piazza di Trieste la piazza del mondo. Ostacolarle serve ad alimentare la narrazione emergenziale. Stuprate e poi vendute, ecco la “tratta di Stato” con l’Europa complice.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2026
La direttrice generale dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza è sotto processo insieme ad altre sette persone. Durante le indagini non è emersa alcuna prova. Saloua Ghrissa, difensora dei diritti umani della Tunisia, direttrice generale dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza, è sotto processo insieme ad altre sette persone che fanno parte di questa ong per infondate accuse di natura finanziaria. Dal 2023 Kais Saied, l’autoritario presidente tunisino molto amico del governo italiano, sostiene che la società civile stia usando finanziamenti dall’estero a scopo di riciclaggio e colludendo con potenze straniere per danneggiare la Tunisia. A essere presi di mira, con campagne diffamatorie a mezzo stampa e poi procedimenti giudiziari, sono stati inizialmente i gruppi che si occupano d’immigrazione.
di Luca Cereda
Ristretti Orizzonti, 19 aprile 2026
Le tavole illustrate da Ilaria Urbinati per il fumetto “Morire in carcere”, scritto dal giornalista Luca Cereda con la collaborazione dei detenuti di Ristretti Orizzonti, hanno ricevuto il terzo premio della giuria all’Annual 2026 di Autori di Immagini, durante la Bologna Children’s Book Fair. Una storia nata dentro il Due Palazzi di Padova che ha raggiunto l’Italia intera, e ora sale sul podio dell’illustrazione professionale. C’è una cosa che non sopporto dei premi: quando finiscono per raccontare più di chi li assegna che di chi li riceve. Ma questa volta è diverso. Questa volta il premio dice qualcosa di importante su di voi, su di noi, su ciò che ancora si rifiuta di restare in silenzio dentro e fuori da queste mura.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 19 aprile 2026
I dati attestano una crescita della popolazione carceraria anche per effetto delle ultime scelte di politica criminale, dal decreto Caivano in poi. Aumenta il numero di detenuti minorenni in Italia. I giovani finiti negli istituti penali sono cresciuti del 24% in 10 anni, passando da 462 nel 2016 a 572 nel 2025, del 37% comprendendo le comunità. In aumento anche il numero di minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale, da 21.848 a 23.932. Un effetto evidente l’hanno avuto le ricorrenti intenzioni di affrontare il nodo della criminalità minorile attraverso il ricorso al diritto penale: l’aumento significativo del numero di ragazze e ragazzi assoggettati a misure di detenzione.
di Samuele Ciambriello*
Ristretti Orizzonti, 19 aprile 2026
Una forte e motivata preoccupazione in merito alla conversione del decreto sicurezza. Mi preoccupa in particolare l’articolo 15, che introduce la possibilità per ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi del Corpo di polizia penitenziaria di svolgere operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari. Si tratta di una previsione estremamente delicata, che interviene in un contesto già oggi segnato da sovraffollamento, tensioni, sofferenza psichica, carenza di personale e profonde difficoltà organizzative, in crescente distanza dal dettato dell’articolo 27 della Costituzione. Il provvedimento amplia anche i poteri investigativi della Polizia penitenziaria sui reati più gravi commessi in carcere.
di Giulia Merlo
Il Domani, 19 aprile 2026
“Avvocati pagati per convincere i migranti al rimpatrio”. L’emendamento, a firma del centrodestra, prevede che ogni avvocato che abbia fornito assistenza per compilare le carte del rimpatrio volontario venga pagato 625 euro “ad esito della partenza dello straniero”, attraverso il Consiglio nazionale forense. Che ha risposto: “Noi non siamo stati coinvolti” e chiede di non essere chiamato in causa perché l’attività “non rientra tra le competenze istituzionali”. Ma il decreto va convertito entro il 25 aprile. Avvocati pagati per convincere i migranti al rimpatrio volontario.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 19 aprile 2026
Le opposizioni: “Taglie da Selvaggio West. A un passo dall’Ice di Trump”. “Servirà una riflessione” ammette la maggioranza. Magi (+Europa) scrive a Mattarella. Il pasticcio è servito. L’emendamento al decreto Sicurezza, segnalato ieri dal manifesto, che riconosce un contributo economico ai legali che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio assistito è scritto male e andrà rifatto. Lo sa la maggioranza, tradita dalla fretta e dalla smania della rincorsa a destra. E lo sa il mondo forense che ritiene la norma inaccettabile e lesiva del diritto e della dignità professionale, da cancellare. D’altronde, è roba da remigrazione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 aprile 2026
Avviati nel 2011 sono entrati, con poche differenze, nelle proposte sulla remigrazione. La vera partita, per ora, si gioca dall’altro lato del Mediterraneo. “Volontari e assistiti”. Così lo Stato e le organizzazioni coinvolte definiscono i rimpatri che presentano come “buoni”. Li hanno avviati nel 2011 e non riguardano i destinatari di espulsione. L’”elemento fondamentale è la volontarietà: la decisione di tornare in patria espressa dal cittadino del Paese terzo deve essere libera e spontanea”, si legge nel Manuale operativo pubblicato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Questi rientri prevedono assistenza prima e dopo il viaggio, con sostegno psicologico e monitoraggio della reintegrazione (spesso inesistente). A incentivarli ci sono anche 615 euro per affrontare “le prime necessità”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 aprile 2026
La massima istituzione dell’avvocatura interviene sul Dl sicurezza, votato venerdì a Palazzo Madama, che le attribuirebbe compiti fuori dalla Costituzione: “Mai informati, ipotesi fuori dalle nostre competenze”. Un incidente e forse si potrebbe dire un mistero. Di sicuro la norma inserita nel decreto sicurezza che attribuisce al Consiglio nazionale forense l’onere di pagare gli avvocati disposti a trasformarsi in agenzia per il rimpatrio di migranti, ecco, sa di assurdo giuridico e costituzionale già solo a raccontarla. Ma ieri, il provvedimento, l’ennesimo, che restringe le maglie dei diritti e che stavolta lo fa soprattutto a danno delle persone di origine extra Ue, ha ottenuto il via libera in aula al Senato con dentro la misura che “premia” i legali disponibili a incoraggiare il cittadino immigrato a lasciare l’Italia, e che pretende di attribuire appunto alla massima istituzione dell’avvocatura il compito di pagare tali “professionisti”.
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