di Riccardo Maccioni
Avvenire, 1 febbraio 2025
Le inaccettabili parole di Kristi Noem, stretta collaboratrice di Trump, sui migranti irregolari rivelano come sempre più che l’aggressività e la cattiveria siano considerati valori. No, la bontà non sta vivendo un momento felice. Da bambini era la morale della favola, il quid, quasi un superpotere, che alla fine del racconto, tra draghi ammansiti e falsi príncipi smascherati, premiava l’umile, il povero. Una virtù talmente affascinante da confonderla con la bellezza. E non era un errore perché con l’avanzare degli anni abbiamo imparato che spesso il bello educa al bene, purificando gli occhi, ammorbidendo il cuore, riempiendo i sogni di storie e visi felici. Poi qualcosa dev’essere andato storto, qualcuno ha messo un bastoncino a interrompere la ruota della storia, così da invertirne il giro.
di Gloria Bertasi
Corriere del Veneto, 1 febbraio 2025
Vertice tra Brugnaro e Tajani sul cooperante veneziano in carcere. “È accusato di terrorismo, purtroppo la situazione è complicata”. Di Alberto Trentini, cooperante veneziano di 45 anni, non si hanno notizie da metà novembre, da quando è stato fermato a Guasdalito, in Venezuela, e poi tradotto in carcere a Caracas. Finora che potesse essere accusato di attività sovversive contro la repubblica bolivariana di Nicolás Maduro era solo un timore, rinfocolato dalle notizie diffuse dagli oppositori del presidente venezuelano, ma non c’era mai stata l’ufficialità. Che ieri è arrivata dal sindaco Luigi Brugnaro, a poche ore dal presidio organizzato dai suoi amici in piazza San Marco. “Abbiamo chiesto di poterlo incontrare - sottolinea Brugnaro - ci sono una serie di attività in corso. Il tema è seguito ma purtroppo la situazione è complicata”. Con un’accusa di terrorismo, precisa, “non si può intervenire su un Paese terzo”. A complicare la situazione di Trentini, che in Venezuela era arrivato in ottobre con il ruolo di coordinare di campo per l’ong Humanity & Inclusion dopo quindici anni di esperienze nella cooperazione internazionale, anche i rapporti tesi tra Italia e Maduro, la cui rielezione non è stata riconosciuta dal governo.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 31 gennaio 2025
Un anno fa la sentenza numero 10 della Consulta sanciva che ai detenuti non può essere negata l’intimità. Ma ad oggi non è stata applicata in nessun penitenziario. Il “gruppo di studio” creato da Nordio è la foglia di fico che nasconde la volontà di disapplicare la delibrazione dei giudici.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 31 gennaio 2025
Quello contro Meloni e i ministri risale al 23 gennaio, Nessuno Tocchi Caino e il deputato di IV lo hanno presentato 5 mesi fa: riguarda il guardasigilli Nordio e i sottosegretari Delmastro e Ostellari. “Era un atto dovuto”: così si è ripetuto, quasi come un mantra, per giustificare la decisione della Procura di Roma di iscrivere nel registro degli indagati la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, e il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Una scelta obbligata, secondo alcuni, dettata dalla necessità di trasmettere il caso al Collegio dei reati ministeriali, informando “immediatamente” gli interessati per permettere loro di presentare memorie o difese. Ma è davvero così?
di Gioacchino Criaco
iacchite.blog, 31 gennaio 2025
A stringere, come sempre, come in tutto, più che di Leggi che risolvano servono uomini che sappiano risolvere avendo in mano, insieme, codice e senso d’umanità. Nemmeno le Leggi migliori migliorano i peggiori, i migliori rimangono tali sotto l’egida di Leggi inidonee. Ci sono i giudici, i magistrati, spesso tutti si dimenticano dei carcerati che, innocenti o colpevoli, sono sempre uomini, anche in una nazione che appare via via dei senza perdono, cresiari compresi.
di Gerardo Villanacci
Corriere della Sera, 31 gennaio 2025
Senza rinunciare al confronto, è necessario sottoscrivere un patto che preveda la risoluzione primaria degli aspetti pratici della vita delle persone, impegnandosi a far funzionare al meglio delle possibilità gli uffici giudiziari. Con una recente per quanto poco nota sentenza dello scorso novembre, la cassazione penale ha stabilito che non si può imporre l’utilizzo del telematico a tutti i costi poiché la tecnologia non sempre funziona. Detto in altre parole è legittimo il ritorno al passato e quindi l’utilizzo del cartaceo quando il sistema informatico va in tilt, poiché in primo luogo devono essere risolte le problematiche causate da disfunzioni funzionali che direttamente colpiscono i cittadini. L’ultimo eclatante esempio di malfunzionamento è quello del processo penale telematico che sarebbe dovuto entrare in vigore dal primo gennaio di quest’anno.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 31 gennaio 2025
Luigi Salvato riconosce che gli ambiti di cui si deve occupare il potere giudiziario sono aumentati, come i margini di discrezionalità nella sua attività: deve però resistere all’idea che egli sia sopra ogni potere. Per Margherita Cassano la politica spesso sceglie di non scegliere e lascia spazio di interpretazione ai magistrati. Si può dare torto a Giorgia Meloni quando dice, lo ha detto ieri, che “ci sono alcuni giudici, fortunatamente pochi, che vogliono decidere la politica industriale, vogliono decidere la politica ambientale, vogliono decidere le politiche dell’immigrazione, vogliono decidere se e come si possa riformare la giustizia, vogliono decidere per cosa possiamo spendere e cosa no e che in pratica vogliono governare loro”. E si può dar torto a Meloni quando dice, lo ha detto ieri, che “in Italia ci sono magistrati che fanno di tutto per esondare, per uscire fuori dal proprio argine, arrivando ad aggredire il primato della politica”? Due giorni fa, Giuliano Ferrara ha scritto magnificamente sul Foglio che finché non sentiremo i magistrati riconoscere che ci sono guasti da riparare, che qualcosa bisogna fare, faremo bene a fidarci di più del potere legislativo, che almeno è sottoposto ogni tanto al controllo elettorale.
di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 31 gennaio 2025
Il presidente del Consiglio: la sola cosa che non si può fare è loro che guidano il Paese e io che vado alle urne, l’indagine danno alla nazione. L’opposizione: “Venga in Aula”. Sorride molto, gesticola moltissimo e nel bel mezzo dell’intervista, una domanda sola per quindici minuti di risposta, Giorgia Meloni alza ancora i decibel contro i magistrati: “Ci sono alcuni giudici, fortunatamente pochi, che vogliono decidere la politica industriale e quella ambientale, la politica dell’immigrazione, vogliono decidere se e come riformare la giustizia, per cosa possiamo spendere e per cosa no”. E ancora, spalancando le braccia e innalzando i toni: “In pratica vogliono governare loro. Solo che c’è un problema. Se io sbaglio, gli italiani mi mandano a casa. Se sbagliano loro, nessuno può fare o dire niente. Nessun potere al mondo, in uno Stato democratico, funziona così. I contrappesi servono a questo”.
di Oliviero Mazza
Il Dubbio, 31 gennaio 2025
L’indagine su Meloni e i suoi ministri: perché una legittima scelta politica nemmeno sul piano astratto può integrare una fattispecie di reato. Il dibattito suscitato dall’indagine sui vertici del Governo italiano mi ha fatto tornare alla mente una celebre frase di Anatole France: il diritto è la più efficace scuola della fantasia. Mai poeta ha interpretato la natura così liberamente come un giurista la realtà. Abbiamo sentito voci autorevoli discettare di Corte penale internazionale, di estradizione, di notizie di reato, di atti più o meno dovuti da parte del Procuratore di Roma, della specificità delle indagini per i reati ministeriali, un fantasioso guazzabuglio in salsa giuridica che sembra prescindere dai dati normativi. Nel tentativo, forse vano, di fare chiarezza, bisogna ammettere che la ridda delle diverse interpretazioni si giustifica solo per il fatto di essere sostenuta da opposte valutazioni politiche. Conviene, quindi, tenere separati i piani del discorso: prima affrontare la questione giuridica e poi soffermarsi su quella politica.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 31 gennaio 2025
Le accuse ipotizzate per Meloni, Nordio Piantedosi e Mantovano non appaiono sufficientemente fondate. A carico del ministro della Giustizia Nordio, però, potrebbe configurarsi l’omissione di atti d’ufficio. Mentre resta alto l’interesse per la vicenda Almasri, minore attenzione sembra esserci per i reati, favoreggiamento personale e peculato, ipotizzati a carico della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Eppure l’infondatezza, totale o parziale, di tali reati potrebbe far sì che la drammatizzazione di quello che Meloni, via social, ha definito impropriamente come “avviso di garanzia” si risolva nella classica tempesta in un bicchiere d’acqua.
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