di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 gennaio 2025
Partito ieri mattina in commissione Affari costituzionali del Senato l’esame della riforma per la separazione delle carriere approvata dalla Camera nella prima delle quattro letture richieste. Il relatore, il presidente meloniano della stessa commissione, Alberto Balboni, ha fatto la relazione illustrativa sul ddl costituzionale. Si è deciso anche che entro mercoledì 5 febbraio alle 12 potranno essere presentate le richieste di audizioni: 25 da parte delle opposizioni e altrettante della maggioranza. Poi si deciderà il termine per la presentazione degli emendamenti.
di Simona Musco
Il Dubbio, 30 gennaio 2025
Il procuratore di Roma era obbligato a inviare al Tribunale dei Ministri l’esposto contro Meloni e i suoi ministri, o aveva la libertà di “cestinarlo”? Azzariti: “Lo Voi ha rispettato la legge”. L’Ucpi: “Nessun automatismo”. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi era obbligato a inviare al Tribunale dei Ministri l’esposto dell’avvocato Luigi Li Gotti contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i suoi ministri? O aveva libertà d’azione e, dunque, anche quella di cestinare l’esposto, se ritenuto infondato, lasciando la questione al solo piano politico? “Il procuratore non poteva fare nulla se non quello che ha fatto, in conformità all’articolo 6 della Legge Costituzionale del 16/1/1989”, spiega al Dubbio Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza de “La Sapienza”.
di Angela Stella
L’Unità, 30 gennaio 2025
Il Procuratore di Roma era obbligato ad aprire l’indagine? Avrebbe potuto farlo anche senza la denuncia di Li Gotti? C’è stato peculato e favoreggiamento? C’è stata la violazione degli accordi con l’Aja? L’indagine che coinvolge la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Sottosegretario Alfredo Mantovano, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio e il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per favoreggiamento e peculato in relazione al rimpatrio del comandante libico Osama Najim (Almasri) rappresenta un problema politico e giuridico, sul piano nazionale ed internazionale. Tra le diverse questioni che si stanno affrontando ce ne sono due che cerchiamo qui di affrontare: si poteva procedere contro i quattro, a prescindere dall’esposto dell’avvocato Li Gotti? E l’iscrizione nel registro degli indagati da parte di Voi è un atto dovuto?
di Gian Domenico Caiazza*
Il Foglio, 30 gennaio 2025
Voglio essere molto chiaro: reputo la scelta politica del ministro Nordio e del governo Meloni di non dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di una persona accusata di crimini contro l’umanità e di nefandezze di ogni genere e specie, gravissima nel merito, e addirittura penosa nelle modalità della sua adozione. Lontana anni luce, per capirci, dalla drammatica e superba rivendicazione di sovranità politica di un Bettino Craxi a Sigonella. Qui siamo al “non lo so, non c’ero, e se c’ero dormivo”. Addirittura, la Presidente Meloni nel suo messaggio video lamenta che la Cpi non avrebbe avvertito il ministro Nordio, alludendo forse - provo a immaginare - al mancato invio di una letterina su carta intestata, o forse a una pec, chissà. Il quale Nordio, invece, è stato formalmente informato subito dalla Digos il 19 gennaio, e dalla Procura generale di Roma nuovamente il 20. Ma lui a quanto ci viene detto studiava le carte, mentre Piantedosi approntava l’aereo di Stato per mettere al sicuro il nostro Paese (!) dal pericoloso criminale, riportandolo bel bello a casetta sua. Saremmo alle comiche, se la vicenda non fosse tragica. Questo arresto ci sarebbe costato troppo politicamente, visti gli accordi con la Libia in tema di immigrazione? Beh, si abbia il coraggio e la dignità di dirlo e di rivendicarlo, allora.
di Luigi de Magistris*
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2025
Il generale libico, la presidente Meloni, il governo e la magistratura. Un thriller che rischia di trasformarsi in sceneggiata. Tutto inizia il 19 gennaio con l’arresto del generale Osama Njeem Almasri, comandante della prigione di Mittiga e delle forze speciali libiche, su cui pende un mandato di cattura internazionale della Corte penale dell’Aja per crimini di guerra, uccisioni, stupri, torture ed altri orribili delitti commessi ai danni di persone vittime di trafficanti di esseri umani. Il boia libico rimarrà poche ore in carcere perché verrà liberato, per motivi su cui bisogna fare doverosa chiarezza ma che appaiono ictu oculi risibili, e trasportato, su ordine dei vertici del governo italiano, a Tripoli con un Jet Falcon dei servizi segreti italiani.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2025
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 3760 depositata oggi, affermando che la patologia emersa successivamente non ha effetti sulla convalida dell’arresto da parte del Gip. Il divieto di arresto in flagranza della persona incapace di intendere e volere è previsto unicamente nei casi in cui tale condizione si manifesti chiaramente agli agenti operanti. Se invece emerge solo successivamente, grazie all’acquisizione di documentazione medica o altre informazioni, il Gip non può tenerne conto in sede di convalida. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 3760 depositata oggi, con cui ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo ristretto in carcere per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 30 gennaio 2025
In occasione del Giubileo 2025, una iniziativa dell’associazione che riunisce estimatori e amici del magistrato martire mira a far conoscere la sua figura soprattutto tra i giovani detenuti. Il presidente, ex compagno di liceo del giudice beatificato nel 2021: “Amministrava la giustizia con il Codice in una mano e il Vangelo nell’altra”. I primi pacchi stanno partendo in direzione di tutti gli istituti di pena di quella Sicilia per cui il Beato Livatino ha combattuto ed è morto, ucciso in odium fidei il 21 settembre 1990, ma si spera che questa iniziativa possa presto essere estesa in tutta Italia, perché tutti i detenuti hanno bisogno della speranza cui è dedicato il Giubileo 2025. Dentro i pacchi ci sono le biografie “autorizzate” come quella di Rosario Mistretta.
lacnews24.it, 30 gennaio 2025
L’avvocato: “La sua morte poteva essere evitata se il magistrato di sorveglianza avesse considerato che si trattava di un soggetto fragile, come avevamo documentato. Tra l’altro aveva restituito tutto”. Si chiamava Salvatore Rosano ed era di origini calabresi il detenuto che si è suicidato ieri pomeriggio impiccandosi nella sua cella del carcere di Vigevano. Rosano, 55enne da molti anni trasferitosi in Lombardia e dipendente dell’Atm, l’azienda di trasporti di Milano, era stato arrestato il 3 dicembre scorso per una rapina che aveva fruttato un bottino di appena 55 euro. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2027.
umbriajournal.com, 30 gennaio 2025
Una serata di gravi disordini ha scosso il reparto circondariale della casa circondariale di Perugia N. C. “Capanne”. La notizia è stata diffusa da Angelo Romagnoli della segreteria regionale Uilpa. Un detenuto di circa 35 anni, di nazionalità magrebina, ha tentato di togliersi la vita cospargendosi il corpo di olio e dandosi fuoco nella propria cella. Il tempestivo intervento dei Poliziotti Penitenziari in servizio ha evitato una tragedia certa, prestando il primo soccorso al detenuto. A causa delle gravi ustioni di secondo grado su gran parte del corpo, l’uomo è stato trasportato al centro gravi ustioni di Roma.
di Maria Ducoli
La Nuova Venezia, 30 gennaio 2025
Il referente padovano, don Mariano: “Il problema del fine pena è la difficoltà a trovare casa, facciamo una mappatura”. Poi l’arcivescovo di Gorizia ha acceso le lampade giubilari. C’è un momento che segna il ritorno alla vita fuori dalle sbarre, un passaggio che spesso si rivela più duro della detenzione stessa. Il fine pena, quel giorno che dovrebbe segnare l’inizio di una nuova libertà, diventa per molti il momento di una nuova condanna. La società si è costruita sulle sue regole, i suoi confini, la sua percezione del giusto e dell’ingiusto. Ma quando il carcere finisce e il detenuto si ritrova nel mondo “libero”, quanta libertà trova davvero? Perché, fuori dalle mura, non si è più detenuti, ma si è reclusi in una prigione invisibile: la difficoltà di reintegrarsi. Difficoltà che passa, innanzitutto, dal trovare una casa: chi mai affitterebbe la propria a un ex detenuto?
- Venezia. Detenuti al lavoro nei cantieri: “Le imprese ne chiedono molti di più”
- Genova. Il lavoro che manca in carcere: su 1.300 detenuti solo 20 assunti da ditte esterne
- Civitavecchia (Rm). Il carcere oltre le sbarre: massimo impegno dell’amministrazione comunale
- Caltanissetta. All’Ipm si conclude il percorso per imparare l’italiano dedicato ai detenuti stranieri
- Ferrara. Reinserimento detenuti, si parte tardi e con errori











