di Giansandro Merli
Il Manifesto, 30 gennaio 2025
I racconti da brivido dei Refugees in Libya nella sala stampa della Camera. Le opposizioni: questa l’unica vera informativa. I ministri Nordio e Piantedosi disertano l’Aula: “Ora c’è il segreto istruttorio”. “Ho conosciuto Elmasry perché il 29 novembre 2019 sono stato intercettato dalle milizie libiche che si fanno chiamare “guardia costiera” e portato nel centro di Tarik-al-Sikka. Mi hanno venduto due volte fino all’arrivo a Mitiga, prigione gestita dall’uomo che il governo italiano ha liberato e riportato in Libia. Lì ho subito ogni forma di tortura”. “Sono uno dei migranti finiti nelle prigioni di Elmasry. Sono una delle sue vittime. Mi ha picchiato personalmente con un grosso bastone in un centro sotterraneo dove non si distingueva il giorno dalla notte”. A David Yambio e Lam Magok, sud-sudanesi, bastano poche parole per mostrare il risvolto della ragion di Stato sui corpi dei migranti, per mettere in ridicolo il vittimismo della presidente Giorgia Meloni. Nella sala stampa della Camera cala il silenzio.
di Grazia Longo
La Stampa, 30 gennaio 2025
Confermata la condanna a 25 anni di carcere in appello per Luigi Giacomo Passeri, il pescarese di 32 anni arrestato in Egitto nell’agosto del 2023 mentre era in vacanza per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Il giovane, che da tempo risiede a Londra, papà italiano e mamma della Sierra Leone, secondo la versione dei familiari, era in possesso di piccole dosi di stupefacenti. Lo riferiscono i media locali. Del caso si erano interessati, già nei mesi scorsi, il vicecapogruppo dei deputati di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi e il segretario regionale di Sinistra Italiana Abruzzo Daniele Licheri. Fin da subito hanno dichiarano “preoccupazione, indignazione e sconcerto, per le sorti di Luigi Giacomo Passeri, il ragazzo pescarese detenuto in carcere da un anno in Egitto. Dopo aver appreso della sentenza choc dell’ergastolo con 25 anni da scontare. Una vicenda dai diritti umani negati. Abbiamo visto la vicenda Regeni, la vicenda Zaki, non ci fidavamo di chi diceva che in Egitto andava tutto bene. È stato detenuto senza traduttori, sottoposto a un interrogatorio senza avvocati”.
La Nazione, 30 gennaio 2025
“Per Filippo finiscono quasi due anni di sofferenze”. Una lunga angoscia durata quasi un anno e nove mesi. Oltre un anno di detenzione nel carcere di Porta Alba, a Costanza, in Romania, definito un lager, poi nel luglio scorso il trasferimento nel penitenziario di Bucarest. Da ieri, però, Filippo Mosca è rientrato in Italia e si trova nel carcere di Viterbo. Il giovane trentenne di Caltanissetta era stato condannato a 8 anni e 3 mesi per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, assieme all’amico Luca Cammalleri, e ad un’altra ragazza italiana il cui nome resta ancora un mistero. Tutti avevano deciso di andare nell’aprile di due anni fa con amici al festival di musica Mamaia, che si svolge ogni anno a inizio maggio nel teatro estivo di Costanza. Un viaggio di piacere che si è trasformato in un calvario giudiziario e detentivo.
di Jacopo Storni
Corriere della Sera, 30 gennaio 2025
Francesco Romagnoli e i 20 anni d’impegno in Etiopia. L’associazione e le adozioni degli “ultimi”. La storia del volontario diventa un libro che sarà presentato a Firenze. Ha studiato Economia e commercio per andare a lavorare nello studio del padre commercialista. Per cinque anni ha lavorato dietro quella scrivania ma a un certo punto quella scrivania è diventata un muro di cemento armato che lo sperava dalla vita. Francesco Romagnoli si è guardato dentro e ha detto che no, la vita è soltanto una e non avrebbe dovuto sprecarla facendo qualcosa che non lo appassionava. “Una mattina mio padre, mosso a compassione, decise di liberarmi da quella prigione dorata. Mi chiamò e mi disse che quel lavoro non faceva per me”.
di Gian Carlo Caselli
Il Fatto Quotidiano, 29 gennaio 2025
“Butta la sigaretta, bussa e dì buongiorno”, ordina il poliziotto convinto che così svolge anche una funzione da educatore. E il detenuto, che magari aveva preso a raffiche di mitra varie persone, ubbidisce come un bambino. Scopo reale della pena è (ancora) quello di eliminare l’identità dei carcerati, che si lasciano pascolare come un gregge di pecore mansuete, disposti ad accettare quel “di più di umiliazione che è funzionale a una carcerazione tranquilla”. Ho ritrovato queste frasi in uno scritto datomi tempo fa da un amico, esperto di questioni penitenziarie. Sono parole di un’asprezza crudele. Che però appartengono tuttora al bagaglio culturale del legislatore, almeno quello del “pacchetto sicurezza” approvato dalla Camera e ora in discussione al Senato.
di Marina Lomunno
Avvenire, 29 gennaio 2025
Come un’àncora di salvezza per un naufrago la seconda Porta Santa che papa Francesco ha voluto aprire nel carcere romano di Rebibbia per dare inizio al Giubileo della Speranza. Perché è di speranza che hanno bisogno le carceri italiane soffocate da sovraffollamento, strutture obsolete, carenza di personale, disperazione che nel 2024 ha spinto 89 detenuti a togliersi la vita. Il numero più alto da 30 anni, da quando il tragico conto entra nelle statistiche ministeriali, a cui bisogna aggiungere 7 agenti di polizia penitenziaria. Uno stillicidio che non si ferma: sono già 8 nel 2025 i reclusi che si sono ammazzati in cella.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 gennaio 2025
La donna, nigeriana di 54 anni, è trasferita senza motivo evidente l’8 gennaio da Rebibbia al carcere di Palermo, dove è deceduta dopo 4 giorni. C’è una foto che, a riguardarla ora, spezza il cuore. Risale allo scorso marzo, quando Papa Francesco celebrò la Messa in Coena Domini nel carcere femminile di Rebibbia. È un’immagine che racconta tutto senza bisogno di parole: Patricia Nike, nigeriana di 54 anni, piange disperata, sorretta da una agente penitenziaria. “Soffro troppo, non ce la faccio più”, ripete tra i singhiozzi. Il Papa le accarezza il volto, le poggia una mano sulla fronte e promette preghiere. Un gesto che oggi sembra l’ultimo conforto ricevuto da una donna che, pochi mesi dopo, avrebbe trovato la morte nel carcere Pagliarelli di Palermo, sola, dimenticata.
di Selena Frasson
fanpage.it, 29 gennaio 2025
Quello delle carceri è un vero e proprio dramma che si sta consumando nell’indifferenza generale. Mentre dal governo Meloni non arriva che la promessa di nuovi posti detentivi. Barsom Youssef aveva 18 anni, era sbarcato a Lampedusa nel luglio del 2022 come minore straniero non accompagnato. Youssef soffriva di disturbo post traumatico da stress, i suoi problemi erano iniziati in Libia quando venne catturato dai trafficanti: detenuto, abusato, costretto a imbracciare le armi. Di quella esperienza non ha mai voluto parlare, eppure - riferisce il suo avvocato, la Dott.ssa Monica Bonessa - continuava a ripetere che qualcosa in lui si era rotto.
di Francesca Moriero
fanpage.it, 29 gennaio 2025
Sovraffollamento, suicidi e carenze strutturali segnano una crisi senza precedenti nelle carceri italiane. Dall’inizio del 2025 sono già otto i detenuti che si sono tolti la vita a cui si aggiunge il suicidio di un operatore penitenziario. Tra il record di 90 suicidi nel 2024 e condizioni degradanti, come la convivenza con cimici e l’assenza di percorsi rieducativi, cresce l’appello per un cambiamento urgente. “Non si può continuare così. Le bestie sono trattate meglio”, con queste parole, Roberta Zecchini, insegnante nel carcere di Verona, sintetizza una situazione che sta raggiungendo livelli drammatici.
di Mauro Zola
La Stampa, 29 gennaio 2025
L’anno scorso erano in servizio 9.529 giudici, più di 1.300 i posti vacanti, carenze denunciate dai magistrati. L’obiettivo dell’esecutivo è garantire la copertura dei posti mancanti entro i primi mesi del 2026. La riforma della giustizia, nelle intenzioni dell’attuale governo, passa anche attraverso il completamento della pianta organica dei magistrati, che dovrebbe avvenire in tempi brevi. La conferma arriva direttamente da una fonte del ministero: “Pur volendo restare entro ampi margini di sicurezza, possiamo garantire che entro i primi mesi del prossimo anno ci sarà una piena copertura dell’organico in tutto il Paese”. Un risultato che pare assicurato grazie a una strategia già adottata da tempo per arrivare alle 10.853 unità previste dalla legge e che ha visto l’attivazione di più concorsi, anche in contemporanea, in modo da nominare nel giro di qualche mese centinaia di nuovi magistrati.
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