di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 29 maggio 2025
Oltre 500 adesioni in tutta Italia alla catena di digiuno contro il decreto sicurezza, quasi due anni complessivi di astensione dal cibo. Un piccolo ma tenace movimento di resistenza civile nonviolenta contro la svolta autoritaria del Governo Meloni. Tanto è stato scritto e detto su questo provvedimento: un insieme disorganico di norme repressive e illiberali, che puniscono comportamenti inoffensivi o di relativo allarme sociale, ma che nel loro complesso non fanno altro che finire di colpire in modo sproporzionato le persone più fragili. Un insieme di norme razziste e illiberali per cavalcare le paure esistenti e crearne di nuove, colpire i deboli per difendere i forti.
di Matteo Pignagnoli
Corriere della Sera, 29 maggio 2025
“Si rischia un’operazione di propaganda”. Il documento redatto anche da due docenti bolognesi illustra i diversi punti critici del disegno di legge. Tordini: “Mancano riferimenti alla prevenzione”. Quasi ottanta docenti universitarie di diritto penale, da sempre impegnate nella lotta contro la violenza di genere, hanno firmato un appello contro il disegno di legge sul reato di femminicidio, presentato lo scorso marzo. Sembra quasi un controsenso, ma le ragioni, come spiegato in seguito, sono diverse. Un documento di cui si parlerà anche giovedì 29 maggio, durante la discussione sul disegno di legge davanti alla Commissione giustizia al Senato. Un’iniziativa partita anche da due docenti bolognesi, Maria Virgilio (presente domani a Roma) e Silvia Tordini Cagli, che sono anche tra le sette autrici del testo.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 29 maggio 2025
Parla la docente di Diritto penale Valeria Torre, tra le autrici dell’appello. Il ddl che introduce la fattispecie di reato autonoma di femminicidio punita con l’ergastolo è una delle “strumentalizzazioni populistiche” utili “più per accreditare l’impegno del legislatore che per offrire risposte effettive ed efficaci” ad un problema serio. A scriverlo sono 77 giuriste di tutte le università italiane in un coraggioso appello contro il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 7 marzo scorso. Valeria Torre, docente di Diritto penale all’Università di Foggia, è tra le autrici del testo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 29 maggio 2025
L’incontro del capo dello Stato con le toghe in tirocinio. “Nessun potere dello Stato - nessuno - è immune da vincoli e controlli”. Non lo è la politica, ma nemmeno la magistratura. A ricordarlo è stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando i magistrati ordinari in tirocinio. Mattarella ha sottolineato che “il raggio di azione dell’intervento giudiziario” trova il proprio confine nella “disposizione normativa”. E la magistratura deve, con “indipendenza e autonomia”, decidere “in modo imparziale, senza influenze o condizionamenti, anche derivanti da eventuali pregiudizi personali”.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 29 maggio 2025
Il discorso ai giovani magistrati del presidente. Il sottosegretario in un retroscena aveva accusato i giudici di parlare “come dei mafiosi”. “I giudici hanno il dovere di apparire ed essere irreprensibili ed imparziali. Rigore morale e professionalità elevata sono la risposta più efficace ad attacchi strumentali intentati per cercare di indebolire il ruolo e la funzione della giurisdizione e di rendere inopportunamente alta la tensione fra le istituzioni”. L’identikit tracciato da Sergio Mattarella ieri pomeriggio nel suo discorso ai magistrati in tirocinio ha una corrispondenza molto precisa: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro. È lui, almeno in ordine di tempo, l’ultimo autore di “attacchi strumentali” ai magistrati.
di Andrea Laudadio
Il Riformista, 29 maggio 2025
Platone fu tra i primi a individuarlo dandogli il nome di sofista, colui che parla bene ma non sa nulla, manipola, simula e conquista consenso con strumenti vuoti. Quando un indagato proclama di avere “piena fiducia nella magistratura” scatta in me un riflesso pavloviano di incredulità mista a sorpresa. Crederci è difficile. Non so se sia un consiglio degli avvocati (magari tratto da qualche manuale) o una frase spontanea, ma il mio scetticismo non nasce da pregiudizio verso i togati. Nasce da una sfiducia radicale, netta e assoluta nell’umanità (tutta), che conosco benissimo e di cui la magistratura fa parte (o almeno credo).
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 29 maggio 2025
Va tutelato il diritto dei cittadini coinvolti a non essere stritolati in un meccanismo che tutto travolge. Un colpevole per l’omicidio di Chiara Poggi c’è, si chiama Alberto Stasi. Lo ha deciso la Corte di cassazione con una condanna definitiva a 16 anni di reclusione che lui sta scontando dal 2015. È una sentenza che arriva dopo due precedenti assoluzioni e la stessa procura generale aveva espresso i propri dubbi sul fatto che fosse proprio lui l’assassino. Già questo basterebbe ad affermare che l’imputato non è stato condannato “oltre ogni ragionevole dubbio”, così come impone la legge. Ma anche se così non fosse, è giusto che ogni imputato tenti in ogni modo di dimostrare la propria innocenza, utilizzi qualsiasi appiglio per far riaprire il proprio processo e ottenere una revisione.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 29 maggio 2025
Garlasco non è la mela, è l’albero. Si scrive Garlasco, si legge Italia. Sono passate ormai tre settimane da quando uno dei casi di cronaca nera più appassionanti degli ultimi anni è tornato alla ribalta per le ragioni che ormai sapete a memoria, nei dettagli, e probabilmente anche voi in queste ore, come il maestro Bruno Vespa, avrete tirato fuori dalla scatola dei vostri giocattoli il plastico di Garlasco. La storia è quella che conoscete. L’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi è stata riaperta dopo il ritorno di fiamma dell’impronta numero 33, attribuita ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.
di Errico Novi
Il Dubbio, 29 maggio 2025
Appena quindici parole in una pronuncia del Tribunale di Napoli, ora annullata con rinvio della Cassazione. È l’efficienza giudiziaria estrema. Altro che Pnrr, altro che disposition time. Inutile contare i giorni: c’è chi ha trovato il modo di azzerarli. Parliamo del Tribunale di Napoli, che ha emesso una sentenza fulminante, o più semplicemente fulminea. Condanna dell’imputato sulla base della seguente motivazione: “Allo stato degli atti acquisiti emergono elementi probatori tali da consentire una previsione di condanna”. Non c’è scritto pure “fidatevi, è così”, ma il senso è quello. A scovare questo capolavoro di espressionismo giuridico è stato il sempre prezioso Riccardo Radi, avvocato che cura da anni, insieme con Vincenzo Giglio, uno dei blog più seguiti da avvocati, giudici e pm: terzultima fermata.blog. Va riconosciuto, agli inventori del sito, un talento da rabdomanti della rete. Perché di decisioni, fra i vari gradi di giudizio e le diverse procedure, ce ne sono milioni, e non è facile rintracciare, in quel mare, perle simili.
corrieresalentino.it, 29 maggio 2025
Un fascicolo d’inchiesta sulla morte in carcere di Gianluca Cazzato, un 51enne di Taviano, avvenuta venerdì 23 maggio nel penitenziario di borgo “San Nicola”. La procura di Lecce, pm Maria Vallefuoco, ha disposto l’autopsia sul corpo del detenuto ritrovato privo di vita all’interno della sua cella dopo aver cenato. L’uomo era malato psichiatrico e assumeva delle medicine. Affidato ai servizi sociali si trovava in regime di detenzione domiciliare dove stava scontando una condanna divenuta definitiva ma non avrebbe rispettato le prescrizioni accumulando un numero record di evasioni: ben 35.
- Bologna. “Il Pratello va chiuso e risanato”
- Forlì. Garante detenuti negato, Centrosinistra: “Prevale la linea dura di FdI contro i diritti umani”
- Firenze. “Sarò una sentinella sul carcere e un ponte per i detenuti”
- Forlì. Open day in carcere: “Il lavoro aiuta i detenuti a non ripetere gli errori”
- Torino. Tagli a scuole in carcere, i docenti: “Grave, è l’unico modo per i detenuti di cambiar vita”









