Corriere di Malta, 2 febbraio 2025
Prigionieri sottoposti a trattamenti degradanti sotto la guida di Dalli. Cattiva amministrazione sistemica, ignoranza, abusi, intimidazioni e razzismo. Per garantire ordine e disciplina sarebbe stato impiegato “qualsiasi mezzo”. Una realtà inquietante, disumana, aberrante è quella dipinta nel rapporto redatto dal difensore civico (ombudsman, a Malta) circa ciò che si verificava all’interno del Corradino Correctional Facility (CCF), il principale istituto penitenziario dell’arcipelago. L’indagine, avviata nel 2021 a seguito di ripetute denunce da parte dei media e di un esposto dell’Ong Moviment Graffitti, ha messo in luce gravi violazioni dei diritti umani, trattamenti degradanti e una gestione carceraria caratterizzata da intimidazioni e disfunzioni sistemiche. L’inchiesta ha esaminato il periodo compreso tra luglio 2018, quando il colonnello Alexander Dalli fu nominato direttore delle prigioni, e dicembre 2021, quando lasciò l’incarico. Tuttavia, è emerso che molte delle problematiche affondano le loro radici in un passato ancora più remoto e non è detto che si siano del tutto estinte.
di Marinella Correggia
Il Manifesto, 2 febbraio 2025
Ong e abitanti denunciano arresti ed esecuzioni. Andranno avanti 2-3 anni, dice il neo presidente. Protesta dei partiti comunisti dopo l’ordine di scioglimento deciso da Damasco. L’ultimo episodio di violenza settaria nella “nuova Siria” si è verificato venerdì nella località alauita di Arza, nord-ovest di Hama. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, uomini armati hanno ucciso dieci abitanti. Gruppi per i diritti umani e abitanti denunciano esecuzioni, arresti arbitrari, torture, saccheggi, umiliazioni soprattutto nella provincia di Homs e lungo la costa. Pochi giorni fa, nel villaggio alauita di Fahel nei pressi di Homs, le vittime sarebbero state sedici, altre sette persone sono scomparse, le case sono state saccheggiate. Nella stessa giornata è stato attaccato Maryamin, abitato da alauiti e dalla comunità religiosa dei Murshidi: gli uomini sono stati costretti a umiliazioni pubbliche e pestaggi e inermi, quattro i morti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 febbraio 2025
L’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane lancia un appello drammatico e urgente: serve un intervento parlamentare straordinario per “ridare piena costituzionalità al carcere”, restituendo dignità a un sistema che, numeri alla mano, si è trasformato in un “cimitero dei viventi”. I dati del 2024, definiti “da fare accapponare la pelle”, raccontano una crisi umanitaria senza precedenti, mentre il governo risponde con soluzioni inefficaci e la politica sembra voltare lo sguardo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 febbraio 2025
Come ha accuratamente analizzato il Garante regionale Stefano Anastasìa, secondo gli ultimi dati del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, al 31 dicembre 2024 in Italia erano 14.968 i minorenni o giovani adulti in carico agli uffici territoriali, con un incremento del 5% rispetto al 2023. Ma è la situazione delle carceri minorili a destare allarme: negli istituti penali minorili si è passati da 1.444 ristretti a fine 2023 a 1.707 a fine 2024, con un +18% in un solo anno. Un aumento ancora più marcato se si considera il periodo successivo al decreto Caivano (settembre 2023): nei 18 mesi dalla sua approvazione, il numero di giovani detenuti è salito del 48%, invertendo una tendenza alla stabilità registrata tra il 2019 e il 2023.
di Natascia Ronchetti
Il Sole 24 Ore, 1 febbraio 2025
Le 32 Rems oggi esistenti in Italia dispongono di appena 630 posti letto, ne occorrerebbero almeno il doppio. Ciò che teme la Corte Costituzionale - e cioè che le gravi criticità delle Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) non tutelino né i detenuti con disturbi mentali che devono essere curati né la sicurezza pubblica - è già accaduto. Due volte nell’arco di poco tempo. Prima, nell’ottobre del 2023 a Milano, l’omicidio di Marta Di Nardo, da parte di un pregiudicato infermo di mente in attesa di ricovero. Poi, poco più di due mesi fa, a Caprarola (Viterbo), l’uccisione di un netturbino ad opera di un altro pregiudicato, anche egli in lista d’attesa per essere ricoverato. Entrambi erano in libertà vigilata.
di Antonio Ferrero
La Stampa, 1 febbraio 2025
“È provato che laddove la detenzione è volta verso una rieducazione, la recidiva è minore quindi è anche un investimento. Non è soltanto un discorso di misura di civiltà generica o di sensibilità verso i detenuti, ma una garanzia per la società. Le carceri dovrebbero diventare il meno possibile palestra di crimine o criminogene. Invece, non curandosi di quanto succede in prigione, la società alimenta attraverso il carcere il circolo vizioso della delinquenza, perché aumenta la possibilità di reiterare i reati”. Il discorso del dottor Alberto Arnaudo, medico già direttore del Serd di Cuneo, sulla necessità di portare l’attenzione sulle condizioni di vita di chi in carcere soffre per motivi diversi, è molto pragmatico.
di Filippo Rigano*
L’Unità, 1 febbraio 2025
Sono un ergastolano “ostativo” che alberga ininterrottamente nelle patrie galere dal 1993 del secolo scorso. Eh sì, perché bisogna fare i conti anche con il tempo che macina gli anni della vita fino alla vecchiaia, e alla morte. Quando ho varcato le porte del carcere, di anni ne avevo 36, oggi ne ho 68. Sapevo a malapena leggere e scrivere, come titolo di studio avevo soltanto la seconda elementare. Il 23 ottobre 2019, nel teatro del carcere di Rebibbia, sono riuscito a laurearmi in giurisprudenza con lode dell’Università di Tor Vergata. Ho dimostrato progressi nello studio, nel lavoro, nel senso critico del passato per cui sto scontando la mia pena. Nonostante ciò non riesco a respirare neanche un’ora di libertà. Per la legge non dovrei essere più un “ergastolano ostativo”, un “fine pena mai”. Come tanti altri, sono un ergastolano che aspetta.
di Francesco Mandoi
L’Espresso, 1 febbraio 2025
La separazione delle carriere nasconde un’iperproduzione di norme, spesso contraddittorie. Mentre rimangono i vuoti d’organico in tutti i settori del sistema giustizia. La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario si è svolta in un momento in cui è molto alta l’attenzione della pubblica opinione sullo scontro tra magistratura e politica, determinato dalle scelte legislative in materia di ordinamento giudiziario, prima fra tutte quella della separazione delle carriere fra magistratura giudicante e requirente. Nelle relazioni in Cassazione e nelle Corti d’appello si possono rinvenire informazioni utili sullo stato della giustizia nel nostro Paese e sulla congruità delle risposte legislative in cantiere. Sulla capacità del sistema di rispondere alle richieste di giustizia in tempi ragionevoli, con decisioni coerenti al principio della certezza del diritto, garantendo l’accesso alla giustizia per tutti i cittadini in condizioni di parità.
di Stefano Folli
La Repubblica, 1 febbraio 2025
Le strade sono due. La prima è accelerare sulla via della riforma Nordio. Nella seconda lo sbocco potrebbe essere sciogliere il conflitto sul terreno elettorale. È stato un gesto di correttezza istituzionale, ma anche d’intelligenza politica la visita al Quirinale di Giorgia Meloni nel pieno del conflitto con la magistratura sul caso Almasri. Ciò non significa, è ovvio, che l’attacco sferrato ai giudici con toni senza dubbio inusuali abbia ottenuto una sorta di approvazione dal capo dello Stato, che rappresenta anche il vertice del Csm. Sarebbe persino strano immaginarlo: Mattarella si è sempre sforzato, come è logico, di non esasperare i contrasti, soprattutto quando appaiono più che insidiosi, come l’attuale.
di Gianluca Mercuri
Corriere della Sera, 1 febbraio 2025
Giustizia come tema dominante, terreno di scontro, chimera eterna fatta di pezzi diversi come il mostro della mitologia greca: verità ideali e parziali, strumentalizzazioni presunte o effettive. Dopo la breve stagione in cui tutte le curve tifavano per lei, da più di 30 anni la magistratura è l’istituzione più divisiva, ciclicamente accusata di interferenze indebite (a volte anche da sinistra) e perfino di eversione (più spesso da destra). Ora sembra prossimo il cortocircuito. Tra le ambiziose e controverse riforme imbastite dal governo Meloni, quella della giustizia appare la meno condannata all’inconcludenza, anche se superare tutti gli ostacoli (l’opposizione dell’Associazione magistrati e di una parte del Paese che si presume non trascurabile) non sarà semplice.
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