di Maurizio Delli Santi
Avvenire, 4 febbraio 2025
Gli ottant’anni della carta dell’Onu occasione per una riforma dell’organismo, ancorato al modello decisionale del 1945 quando ne facevano parte 51 nazioni. Oggi sono 193. Non può essere più esplicito, papa Francesco, avendolo ripetuto così tante volte: “Siamo vicini a una guerra mondiale, i governanti sappiano assumersi la responsabilità e l’onere della pace”. Il contesto attuale è inquadrato nel parallelismo con gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo: la crisi delle idee liberali e democratiche, cui aveva dato un contributo il pensiero cristiano democratico di don Luigi Sturzo, segnò quel primo Novecento in cui si è ceduto ai nazionalismi e ai totalitarismi. Fu il tempo dell’appeasement irresponsabile dell’Europa di fronte alle pretese di Hitler: ne derivò la catastrofe della Seconda guerra mondiale. Solo alla fine del conflitto le potenze vincitrici superarono i divari ideologici per compiere una svolta epocale: iniziò il percorso che avrebbe portato alla Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945), al Tribunale di Norimberga (1945-196), alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (1948), e alle Convenzioni di Ginevra sulla protezione dei feriti, dei malati, dei naufraghi, dei prigionieri di guerra e della popolazione civile (12 agosto 1949).
ansa.it, 4 febbraio 2025
Un ufficiale messicano addetto all’immigrazione spiega ai migranti che il permesso di attraversare il Messico per raggiungere il confine tra Stati Uniti e Messico è stato sospeso. Il presidente salvadoregno Bukele si è detto pronto ad accettare detenuti nelle prigioni sul suo territorio in cambio di indennizzi. Ma il Dipartimento di Stato per primo denuncia le condizioni inumane delle carceri del Paese.
di Lorenzo Castellani
Il Domani, 3 febbraio 2025
Per la premier l’indagine aperta dalla procura di Roma è un’occasione da cavalcare, dato che una fetta consistente degli italiani pensa che la magistratura sia politicizzata. Lo scontro con le toghe però carica di maggior peso politico la riforma della separazione delle carriere. Giorgia Meloni è una politica abile e sa cavalcare le occasioni. Non v’è dubbio che la magistratura, pur nell’esercizio legittimo dei suoi uffici, abbia ripetutamente offerto negli ultimi mesi delle occasioni alla premier per eccitare il suo elettorato nella crociata contro la magistratura. Quest’ultima è una istituzione che ha vissuto anni di crisi sul piano della legittimazione pubblica a casa della politicizzazione interna.
di Pier Luigi Portaluri
Il Foglio, 3 febbraio 2025
L’attivismo giudiziario tra interpretazioni espansive della legge e crisi della sovranità parlamentare. La questione vera - la montagna che si vede sullo sfondo, neanche molto lontana - consiste nel tipo di stato di diritto che vogliamo per l’Italia del XXI secolo, visto nell’ottica della separazione dei poteri e - più in particolare - del judicial lawmaking: cioè dei limiti al potere dei giudici di creare diritto andando oltre, o addirittura contro, la legge. Siamo, inutile nasconderlo, su di un piano inclinato. In crisi è l’idea stessa di Costituzione e di legalità, entrambe stravolte da un uso ipocrita e strumentale: ridotte al ruolo di santini, di immaginette sacre brandite per coprire disinvolture interpretative a fini politici e di potere, nobili o meno che siano.
di Marcello Pera
Il Foglio, 3 febbraio 2025
Porsi il problema di come 1.300 pm non diventino una falange che non risponde a nessuno: l’equilibrio tra i poteri è essenziale per la democrazia. La dura guerra in corso fra la magistratura e la politica è una vera e propria lotta di potere perché da entrambe le parti è combattuta all’insegna della domanda: “chi ha la supremazia?” o “chi comanda?”. Io, dice il Parlamento o il governo, perché, compiendo le mie scelte, sono legittimato dalla volontà popolare. Io, dice la magistratura, perché, applicando la legge, sono legittimato dalla mia autonomia e indipendenza. Due effetti perversi di questa guerra si stanno già producendo. Il primo è il discredito che oggi investe la magistratura; l’altro è che le riforme costituzionali proposte dal governo diventano intoccabili.
di Piero Tony*
Il Foglio, 3 febbraio 2025
Sulla vicenda della scarcerazione del presunto torturatore libico il Ministero della Giustizia offre una versione dei fatti troppo sciatta per essere creduta. La Procura di Roma per indagare un pezzo di Governo si nasconde dietro un obbligo che non c’è. Atteniamoci ai fatti. Già dal 4 novembre 2024 l’Almasri era sottoposto a “sorveglianza discreta”, su richiesta della Corte penale internazionale (da ora Cpi) del precedente 10 luglio indirizzata in un primo tempo alla sola Germania e il successivo 17 gennaio a sei paesi tra cui l’Italia. Il 2 ottobre 2024 il procuratore presso la Corte penale internazionale aveva chiesto nei suoi confronti l’emissione di mandato di arresto internazionale. Il 17 gennaio la Cpi viene informata dalla polizia tedesca che l’Almasri è stato fermato in Europa, l’immediato mandato di arresto internazionale viene eseguito la successiva domenica 19, dopo essere stato diramato “per allerta” attraverso Interpol e notificato a sei paesi, tra cui l’Italia nella persona del magistrato di collegamento, che lavora presso l’ambasciata olandese e che, allo stato, non risulta averlo trasmesso a via Arenula. L’art. 2 L.237/2012 così regola i rapporti tra Cpi e Italia: “I rapporti con la Cpi sono curati in via esclusiva dal ministro della Giustizia, al quale compete di ricevere le richieste provenienti dalla Corte e di darvi seguito”.
di Gery Palazzotto
Il Foglio, 3 febbraio 2025
Mentre i boss cambiano faccia e chi li denuncia è sotto scorta, i vecchi santoni pensano a come succedere a se stessi. L’ultimo aggiornamento del sito ufficiale della Fondazione Falcone è dell’ottobre 2023, un anno non qualunque nella storia dell’antimafia, l’anno delle due manifestazioni concorrenti per il 23 maggio a Palermo, l’anno delle manganellate agli studenti e ai sindacalisti che stavano nel corteo “sbagliato”, quello non ufficiale, quello senza santi e santoni. Oggi, all’alba del 2025, l’icona di una resistenza invecchiata, fiaccata dal tempo e dalla noia c’è, si vede, ma si preferisce guardare da un’altra parte.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2025
A pochi giorni dalla prima riunione del Cdc, trattative e tensioni agitano le correnti. Manca meno di una settimana alla prima riunione del nuovo Comitato direttivo centrale dell’Anm. L’ 8 febbraio molto probabilmente verrà eletta la nuova giunta e il presidente che prenderà il posto di Giuseppe Santalucia. Non si può fare altrimenti: c’è da organizzare lo sciopero del 27 febbraio. In queste ore c’è grande fermento all’interno delle correnti e tra i gruppi associativi. Gli sceneggiatori di House of Cards o del Trono di Spade potrebbero prendere spunto per riscrivere nuove serie su ancora più complessi intrighi di potere. Ad oggi sperare di avere un quadro verosimile di quello che sarà il futuro vertice dell’Anm, a cui aderisce il 96 per cento di tutta la magistratura italiana, è quasi impossibile. È pratica quotidiana ricevere infatti le più diverse indiscrezioni. Partiamo da Magistratura indipendente, la corrente moderata, che ha preso più voti e seggi delle altre, benché non sia andata bene come sperava non riuscendo a sottrarre voti ad Unicost e a far confluire al suo interno tutti gli ex di Autonomia e Indipendenza.
di Sara Pizzorni
cremonaoggi.it, 3 febbraio 2025
Il direttivo della Camera Penale della Lombardia Orientale “Giuseppe Frigo” ha dichiarato lo stato di agitazione dei penalisti per le condizioni di vita in cui versano i carcerati italiani. “Da gennaio 2024 ad oggi”, si legge ina nota del direttivo, “100 persone detenute ed affidate allo Stato si sono tolte la vita, l’ultimo a Vigevano, era in carcere per una rapina di 50 euro risarciti alla persona offesa. A ciò si sommano i gesti di autolesionismo che quotidianamente si verificano in tutti gli istituti penitenziari e i suicidi di 6 agenti di polizia penitenziaria”.
di Fabio Geraci
Giornale di Sicilia, 3 febbraio 2025
Da giorni nel carcere dei Pagliarelli ha risuonato il rumore delle stoviglie sbattute contro le sbarre. Un segnale ripetuto con costanza tre volte al giorno per manifestare un disagio profondo. Una polveriera pronta a esplodere per le condizioni di vita che stanno portando il livello di esasperazione al limite. E ora la protesta si inasprisce: da oggi (3 febbraio) oltre 400 detenuti del reparto di alta sicurezza rifiuteranno il cibo in segno di protesta. La decisione di attuare lo sciopero della fame arriva dopo l’emanazione di una circolare del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che prevede una serie di restrizioni tra cui il divieto di introdurre beni come coperte e maglioni in pile, ufficialmente per prevenire il rischio di incendi nelle celle.
- Ivrea (To). Il giornale “La Fenice”, realizzato dai detenuti del carcere, è stato silenziato
- Sulmona (Aq). Emergenza carcere: detenuti in aumento, struttura al collasso
- Novara. Panificio e nuova infermeria: gli interventi al carcere
- Reggio Calabria. Al via in Commissione le audizioni sulla mozione carceri
- Alba (Cn). Bando per la nomina del Garante comunale dei detenuti











