di Angela Nicoletti
frosinonetoday.it, 5 febbraio 2025
La lunga battaglia per la verità da parte dei familiari di Mimmo D’Innocenzo ha consentito l’apertura di un processo in tribunale a Cassino. Un processo che servirà a fare piena luce sulla morte di Mimmo D’Innocenzo, il 31enne romano morto nel carcere di Cassino (Frosinone) il 27 aprile 2017. Un decesso avvenuto in circostanze mai chiarite e che ha portato la madre del giovane, Alessandra, ad una lunga battaglia per la verità. Perché la morte di Mimmo ha rischiato di cadere nell’oblio dopo una lunga serie di intoppi ieri, i Gup del tribunale di Cassino, ha rinviato a giudizio il compagno di cella del giovane. Ora sarà il processo, che partirà l’8 maggio, a stabilire cosa sia accaduto in quella cella della casa circondariale di via Sferracavalli.
di Mirko Labriola
Corriere del Mezzogiorno, 5 febbraio 2025
Al maxi-processo per i fatti di Santa Maria Capua Vetere il racconto dell’agente in qualità di teste. Nei giorni seguenti alla perquisizione straordinaria avvenuta il 6 aprile 2020 al carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), durante la quale circa 300 agenti penitenziari picchiarono altrettanti detenuti del reparto Nilo, i poliziotti che avevano preso parte all’operazione erano molto preoccupati per le immagini delle telecamere interne, che avevano appunto ripreso le violenze, tanto da chiedere all’agente addetto alla sala regia di manomettere il sistema di videosorveglianza relativamente al giorno 6: a raccontarlo durante l’udienza del maxi-processo in corso all’aula bunker del carcere sammaritano - 105 imputati tra agenti, funzionari del Dap e medici Asl - è il testimone Domenico Migliaccio, sovrintendente della Penitenziaria addetto all’epoca dei fatti alla sala regia del reparto Nilo e attualmente in servizio all’istituto napoletano di Poggioreale.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 5 febbraio 2025
Una sezione specifica del carcere della Dozza in cui far convergere una settantina di detenuti “giovani adulti”, cioè maggiorenni sotto i 25 anni, per liberare gli istituti minorili sovraffollati. È una possibilità che scatena la levata di scudi dei sindacati della Penitenziaria. Dal Ministero della Giustizia filtra la conferma che effettivamente in via Arenula si sta vagliando la possibilità di accorpare una quota di detenuti giovani adulti, attualmente in Ipm, in una sezione di un penitenziario ordinario, ma garantendo “assoluta separazione” dai detenuti adulti.
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Desta forte preoccupazione la decisione del Dipartimento della giustizia minorile di collocare 60-70 giovani reclusi in una sezione dedicata all’interno della Casa Circondariale di Bologna. L’emergenza sovraffollamento negli istituti penali per i minorenni sta spingendo il Dipartimento della giustizia minorile a valutare soluzioni straordinarie, ma la proposta che circola in questi giorni sta sollevando forti dubbi e preoccupazioni tra i Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale. Secondo fonti sindacali, il piano prevede il trasferimento di 60-70 giovani adulti detenuti in diversi istituti minorili verso una sezione dedicata all’interno della Casa Circondariale di Bologna. Pur rimanendo separati dalla popolazione detenuta adulta, questi giovani sarebbero comunque collocati in un ambiente diverso da quello previsto per la giustizia minorile, in un contesto che verrebbe considerato, a livello formale, un’appendice dell’Istituto Penale per i Minorenni di Bologna. L’iniziativa, definita temporanea, dovrebbe durare alcuni mesi, fino alla creazione di nuovi posti all’interno del circuito detentivo minorile, anche con l’apertura di nuove strutture dedicate.
ansa.it, 5 febbraio 2025
“Io non ho mai capito se il carcere abbia un senso, se la forma di pena nella detenzione sia una cosa giusta o che ha un senso. Le condizioni attuali del carcere certamente rendono ancora più problematico questo”. È l’osservazione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, a margine dell’evento promosso dall’Università Cattolica, “Ricostruire la speranza: pena e comunità in dialogo”. “Lo sforzo di tutto l’impianto di chi si occupa di giustizia, del giudizio penale penso debba essere quello di una riforma profonda, non saprei indicare una via da percorrere se non una che cerca il bene comune - ha aggiunto -. Che vuol dire anche il bene di chi lavora in carcere, di chi è detenuto e il bene possibile da chiedere a coloro che hanno fatto dei danni alla società, secondo la logica della giustizia riparativa che sta diventando un’ipotesi realistica”.
bancoalimentare.it, 5 febbraio 2025
Quando Ciccio ogni sabato si reca al carcere di Piazza Lanza di Catania respira un odore che, per molti, può essere improbabile e banale: oltre le sbarre ci sono uomini, persone, con spaccature di vita, certo, ma con occhi pieni di solidarietà. È l’odore di umanità e di generosità ad essere vivo tre le stanze dei detenuti, quasi a contrastare il rumore delle chiavi che aprono e chiudono porte. Il sabato della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare questo odore diventa più forte. Da 10 anni, Francesco Denaro (per noi Ciccio), che fa parte dello staff di Banco Alimentare della Sicilia, è la persona che indossa la pettorina della Colletta un po’ speciale. Il suo volto, insieme a quello degli altri volontari, è quello che i detenuti conoscono e riconoscono, perché proprio la Colletta è una parte importante del percorso che il Gruppo dei volontari della Cappellania del carcere di Piazza Lanza costruisce oltre le sbarre. C’è la confessione, c’è la speranza, c’è il racconto di cosa fa Banco Alimentare insieme alle proprie organizzazioni partner.
di Veronica Rossi
vita.it, 5 febbraio 2025
Il Comitato territoriale del Csi di Modena da molti anni lavora all’interno dei penitenziari della zona, utilizzando lo sport come leva per abbattere i pregiudizi e per instaurare un dialogo. Tredici persone detenute sono state anche formate per diventare arbitri di calcio. “Qualunque persona può essere risocializzata, se viene inserita in una situazione appropriata, che miri al recupero e alla formazione, offrendo possibilità diverse a chi spesso è stato destinato solo alla criminalità dall’ambiente di provenienza”. Sono tanto forti quanto vere le parole che una persona detenuta ha condiviso con il Comitato territoriale del Csi di Modena poco prima della scarcerazione. Si può dire che lavorare all’interno dei penitenziari attraverso la pratica sportiva sia una missione per l’associazione, che ha una lunga storia in questo campo, che inizia nel 2003, nella sezione femminile della casa circondariale di Sant’Anna di Modena. Poi ha continuato nella sezione maschile dello stesso istituto, per poi entrare anche nelle case di reclusione di Saliceta San Giuliano e Castefranco Emilia.
di Gaetano Azzariti
Il Manifesto, 5 febbraio 2025
I giudici fanno politica quando omettono di sanzionare i comportamenti illegittimi del governo, non quando esercitano l’azione penale nei confronti dei potenti. Il principio della divisione dei poteri è all’origine del costituzionalismo moderno. “Perché non si possa abusare del potere, bisogna che, per la disposizione delle cose, il potere freni il potere”, tuonò Montesquieu. Senza separazione dei poteri a garanzia dei diritti nessuna società ha una costituzione, sancì la dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789. È questo il principio che viene messo in discussione quando si afferma che la magistratura non può sindacare le scelte politiche del governo. È ben possibile che alcune decisioni del potere giudiziario siano sbagliate: si ricorra in appello, si utilizzino tutti gli strumenti che il nostro ordinamento prevede per assicurare il diritto di difesa e il giusto processo. Si può certamente criticare l’operato di qualunque procura o le sentenze di qualsiasi tribunale, quel che invece non può essere messo in discussione è la legittimità del controllo giurisdizionale sugli atti dei governanti. I giudici fanno politica quando omettono di sanzionare i comportamenti illegittimi del governo, non quando esercitano l’azione penale nei confronti del potere.
di Luigi Testa*
Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2025
Nei giorni di Capodanno, la scelta della Prefettura di Milano di istituire “zone rosse” in città aveva avuto una certa eco. L’eco è passata, ma la misura no. L’ordinanza, infatti, ha un tempo di vigenza che dura fino al prossimo 31 marzo, e dunque è tuttora in vigore. La misura può occasionare riflessioni importanti sui rischi della nostra democrazia; se ci si mette, beninteso, nella prospettiva di accettare che la nostra democrazia possa conoscere dei rischi. Forse non siamo ancora usciti del tutto, infatti, da una stagione di eccessiva self-confidence riguardo alle conquiste democratiche, che ha preso avvio nel secondo dopo-guerra. La stessa eccessiva self-confidence che, sempre da allora, ci aveva riguardato quanto alla impossibilità di una nuova guerra sul territorio europeo: impossibilità oggi francamente smentita. Così è per l’impossibilità di una regressione della democrazia verso forme di autocrazia; e speriamo di non essere smentiti anche qui con tanta evidenza.
di Andrea Angelozzi*
quotidianosanita.it, 5 febbraio 2025
Raccontano che un signore era alla fermata del bus da 4 ore: notato da un passante che nel frattempo era andato e tornato dal lavoro, ha spiegato che in realtà lui aveva atteso il bus solo per 30 minuti… il resto del tempo era solo per la curiosità di vedere quando arrivava. Confesso che ormai è con la stessa sensazione che mi avvicino ai documenti programmatici, e con questo spirito ho letto l’Atto di Indirizzo del Ministero 2025 del quale puntualmente ci riferisce Quotidiano Sanità. Sarebbe ingiusto dire che mancano i riferimenti alla salute mentale. La maggior parte sono riferimenti indiretti. Colgo in tal senso il rilievo dato alla attività formativa ma mi domando in che senso può aiutale la salute mentale l’attenzione alle infezioni ospedaliere.
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