di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 5 febbraio 2025
Annunci e malfunzionamenti: la piattaforma informatica che non funziona, le carenze di personale, l’ingolfamento delle Corti d’Appello, il sovraffollamento delle carceri. Proclamare in teoria una cosa, e poi - per incapacità attuativa o per calcolo interessato - produrre nella realtà l’esatto contrario per i cittadini: nell’approccio del governo Meloni-Nordio ai temi della giustizia esiste una questione morale, ma diversa da quelle cicliche dei tre decenni scorsi, e persino più insidiosa delle commistioni affaristiche di questo o quell’esponente. Ed è un peccato che l’inflazionata rappresentazione di un eterno derby tra magistratura e politica/avvocatura, quasi la giustizia fosse affare solo di addetti ai lavori, oscuri ai cittadini la percezione di quanto invece la questione morale dello scarto tra dire e fare incida direttamente sulla vita concreta delle persone. Quattro esempi, colti dalle recenti relazioni dell’Anno Giudiziario, possono essere istruttivi.
di Paola Di Caro
Corriere della Sera, 5 febbraio 2025
Crosetto: sì all’immunità parlamentare, caposaldo dell’equilibrio tra poteri. Il suo sogno sarebbe un “grande patto istituzionale” tra poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) per far cessare “la Guerra dei Trent’anni”, modernizzare le strutture dello Stato e rendere l’azione del governo “più rapida, efficiente”. Utile - spiega - a contrastare le autocrazie che vanno a manetta, contro “vecchi meccanismi”, quelli delle democrazie, costruiti decenni fa. E non lasciare il vecchio continente sempre indietro, frenato da vincoli e regole “ideologiche”, surclassato dall’avanzare di nuovi Paesi emergenti e dal passo rapidissimo di Trump. Il ministro Guido Crosetto al sogno contrappone la realtà: “Mi preoccupa molto, specie per i nostri figli”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 5 febbraio 2025
I magistrati avranno un mese e mezzo di tempo per ascoltare gli indagati. La maggioranza tira dritto: sarà legge entro febbraio. Il destra-centro non si è dimenticato della riforma delle intercettazioni, approvata al Senato nel novembre scorso. Si ricomincia di slancio alla Camera. I capigruppo della maggioranza hanno deciso che la riforma s’ha da completare entro la fine di questo mese. Nella commissione Giustizia soltanto per un sovrapporsi di casualità non comincia oggi l’esame degli emendamenti, ma il rinvio è di pochissimi giorni. Data la determinazione della maggioranza è sicuro che a breve la riforma sarà legge. E a quel punto cominceranno i dolori, perché la riforma è draconiana. Come regola generale si concedono ai magistrati 45 giorni al massimo di intercettazione salvo i reati di mafia e terrorismo. Unico caso di proroga per intercettare oltre il mese e mezzo, “qualora emergano elementi specifici e concreti” che dovranno comunque “essere oggetto di espressa motivazione”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha interrogato il governo sui dati delle “misure antimafia”, attuabili in via definitiva pure quando il processo è ancora in corso. Vediamo se il governo riuscirà a spiegare la follia dei beni sequestrati agli innocenti. Dovrà farlo. Perché Roberto Giachetti, deputato di Italia viva, segretario di Presidenza a Montecitorio, vero e coraggioso erede delle battaglie pannelliane (è iscritto anche a Partito radicale e Nessuno tocchi Caino) ha rivolto all’Esecutivo, lo scorso 17 gennaio, un’interrogazione parlamentare chiarissima e “disarmante” in materia di prevenzione antimafia. Fra i quesiti trasmessi alla Presidenza del Consiglio, oltre che ai ministeri della Giustizia e delle Imprese, ce n’è uno a cui è semplice rispondere, ma che rischia di rivelare in modo spietato il grado di barbarie raggiunto dalle “misure di prevenzione”: quante sono le aziende confiscate (dunque sottratte “in via definitiva” ai legittimi proprietari) dai giudici e poi restituite (in seguito a istanza di revoca) ai malcapitati nel frattempo assolti, nel processo penale vero e proprio, dalle accuse di 416 bis. In altre parole: quanti sono gli innocenti ai quali i magistrati, dunque lo Stato, hanno portato via tutto.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Con la sentenza numero 8 del 2025, la Corte Costituzionale italiana ha chiarito che l’esclusione dell’accesso alla messa alla prova minorile per alcuni reati gravi, introdotta dal cosiddetto “Decreto Caivano”, non può essere applicata retroattivamente. La decisione della Consulta respinge l’interpretazione secondo cui la modifica normativa avesse natura meramente processuale, ribadendo invece il carattere sostanziale dell’istituto e la necessità di rispettare il principio di irretroattività delle norme penali sfavorevoli.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2025
Per la Cassazione è abnorme il diniego di anticipazione della prova se il Gip decide in base al peso del quadro indiziario invece di attenersi alla sola valutazione della sua ammissibilità. È abnorme il provvedimento con cui il Gip rigetti la richiesta di raccogliere anticipatamente la testimonianza del minore, con lo strumento dell’incidente probatorio, nell’ambito di un procedimento in materia di maltrattamenti in famiglia. Si tratta, infatti, di uno dei casi di incidente probatorio “obbligatorio” dove, a fronte di alcune ipotesi di reato, il Gip è tenuto ad accogliere la richiesta, che non può rigettare per l’assenza di elementi denotanti un sufficiente spessore indiziario a carico dell’indagato.
di Stefano Taglione
Il Tirreno, 5 febbraio 2025
Tragedia alle Sughere, dove alle 8 di mattina di martedì 4 febbraio è stato trovato morto nel letto della sua cella Manuel Morgon, un detenuto livornese di 41 anni. Un decesso, al momento, senza spiegazione: per questo, in carcere, sono intervenuti i poliziotti della scientifica e sul corpo verrà eseguita l’autopsia. Il giovane, l’estate scorsa, era stato condannato in primo grado a sette anni di reclusione per lesioni gravissime dopo che nel maggio di due anni fa aveva massacrato di botte sugli scali Novi Lena Massimo Galleni, 52 anni, titolare del “Sunset”, un locale sul pontile di Lido di Camaiore, da quel momento ridotto in stato vegetativo. Una vicenda, questa, che fece molto scalpore e per la quale a breve era prevista l’udienza in corte d’appello. Morgon, nato e cresciuto nella nostra città, era molto conosciuto e i suoi amici, dopo aver appreso la notizia, si sono radunati in lacrime fuori dal penitenziario.
di Armando Proietti
gaeta.it, 5 febbraio 2025
Antonio Nocera, detenuto presso il carcere di Poggioreale a Napoli, è deceduto in ospedale a causa delle conseguenze di un grave pestaggio subito all’interno del penitenziario lo scorso 23 dicembre. La morte dell’uomo solleva molte domande sul sistema carcerario e le condizioni di sicurezza. Questo triste fatto si inserisce in un contesto più ampio riguardante le violenze all’interno delle strutture penitenziarie italiane. Il 46enne Nocera fu arrestato nel luglio scorso per reati legati alla droga e all’evasione. Due giorni prima di Natale, si trovò coinvolto in una violenta rissa all’interno del carcere di Poggioreale. Le circostanze che hanno portato a questa violenza rimangono in gran parte sconosciute. Non ci sono ancora dettagli chiari riguardo chi fossero gli aggressori e quali fossero le motivazioni dietro l’attacco. Le conseguenze per Nocera furono gravi. I medici riscontrarono numerosi traumi sul suo corpo, comprese fratture multiple e ematomi estesi. Il detenuto cadde in coma per dieci giorni, ma nonostante una parziale ripresa, le sue condizioni di salute continuarono a deteriorarsi. Infine, Nocera è deceduto nel letto di un ospedale napoletano, segnando la fine di una lunga e dolorosa agonia.
di Valentina Lanzilli
Corriere di Bologna, 5 febbraio 2025
Mohamed Doubali, 27 anni, in cura per tossicodipendenza, è stato trovato senza vita in cella: si tratterebbe di decesso accidentale, dovuto ad abuso di farmaci. Il Sappe: “Serve un carcere che rispetti la dignità dei reclusi”. Il carcere di Sant’Anna conta un altro morto, il quarto in un mese. Si tratta di un 27enne marocchino trovato senza vita lunedì mattina dagli agenti della polizia penitenziaria nella sua cella. Mohamed Doubali, questo il suo nome, non si sarebbe suicidato. A dirlo il direttore del carcere di Sant’Anna Orazio Sorrentini, intervenuto a margine della presentazione di un progetto teatrale che da anni coinvolge i detenuti. “La situazione è preoccupante certo, ma delle quattro persone decedute nell’ultimo mese, solo due sono suicidi”, sottolinea il direttore del penitenziario. Sarebbe infatti accidentale la morte di Doubali, deceduto per abuso di farmaci, che circolano con facilità tra le celle dei detenuti, anche tra i tossicodipendenti.
di Stefano Marchetti
Il Resto del Carlino, 5 febbraio 2025
Il direttore: “C’è preoccupazione”. Quattro detenuti deceduti, di cui due suicidi accertati. 584 detenuti rispetto a una capienza regolamentare di 372. I numeri parlano da soli: la situazione al carcere di Sant’Anna è a livello altissimo di criticità, e le quattro morti in cella nell’arco di poche settimane (due detenuti suicidi e altri due morti per cause accidentali, forse attribuibili all’abuso di farmaci) l’hanno riportata tragicamente in primo piano. “Non si può andare avanti così: una condanna alla detenzione al Sant’Anna non può equivalere al rischio di una condanna a morte”, scrivono i parlamentari modenesi del Pd Enza Rando, Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra che hanno rivolto un’interrogazione al Ministro della Giustizia. “Se le carceri sono spazi sovraffollati, fatiscenti, in cui gli individui sono abbandonati a se stessi, con i farmaci come unica via di fuga, come si può pensare che potranno essere reinseriti nel tessuto sociale?”.
- Cassino (Fr). Detenuto morto in carcere, rinviato a giudizio il compagno di cella
- Santa Maria Capua Vetere (Ce). L’agente addetto alle telecamere: “Mi fu chiesta la distruzione delle immagini”
- Bologna. Una sezione della Dozza per i “giovani adulti” trasferiti dagli Ipm sovraffollati
- Bologna. Detenuti degli Ipm trasferiti alla Dozza: i Garanti si oppongono
- Milano. L’Arcivescovo Delpini: “Mi chiedo se il carcere abbia un senso”











