di Valeria Torre
Il Riformista, 4 febbraio 2025
La parte generale del codice è ricca di norme definitorie relative a categorie dogmatiche, la cui costruzione tradizionalmente è riservata alla libertà dell’interprete, che induttivamente ricostruisce il significato di concetti generali e astratti. Gli ordinamenti stranieri, infatti, in un rispettoso equilibrio tra formate legislativo e quello dottrinale, non prevedono tali definizioni, riconoscendo come prerogativa della dottrina proprio quella di fornire un argine a protezione dell’individuo rispetto a eccessi punitivi. Idealmente la dogmatica si pone, quindi, quale limite garantista alle scelte di criminalizzazione, in una relazione dialettica con la politica criminale. La scelta del codice Rocco, invece, affievolisce il ruolo di controllo critico della scienza penale, imbavagliando l’interprete in un rigido schema normativo.
di Nicola Madia
Il Riformista, 4 febbraio 2025
La legge 25 novembre 2024, n. 177 contiene una serie di interventi sul codice della strada volti, in sostanza, ad inasprire i riflessi sanzionatori collegati alle violazioni in materia di circolazione di veicoli. In particolare, è stata irrigidita la disciplina punitiva relativa ai reati di guida in stato di ebbrezza alcolica e di alterazione derivante dall’uso di sostanze stupefacenti. Se il primo illecito è rimasto invariato, essendosi proceduto solo a innalzare le pene, ivi comprese quelle relative alla sospensione della patente di guida, dove il legislatore sembra avere operato un totale mutamento di politica criminale, è in ordine al fatto di chi si mette al volante dopo avere consumato sostanze stupefacenti. Mentre in passato tale contegno rilevava solo se il guidatore si trovava anche in stato di alterazione psicofisico, adesso sembrerebbe che la sanzione possa scattare a prescindere da tale accertamento.
di Giuseppe Di Palo
Il Riformista, 4 febbraio 2025
Non si può punire una condotta inoffensiva. L’automatismo creato tra assunzione e reato impedisce quella necessaria verifica del “minimum di offensività” che, secondo la giurisprudenza costituzionale, deve caratterizzare ogni fatto penalmente rilevante, anche nei reati di pericolo presunto. La recente riforma dell’articolo 187 del Codice della Strada è terreno fertile per questioni di spessore costituzionale. L’intervento legislativo, che ha eliminato la condizione di “alterazione” dagli elementi costitutivi della fattispecie - ora rubricata semplicemente come “guida dopo l’assunzione di sostanze” - si pone in aperto contrasto, tra gli altri, con il principio di offensività del reato. Tale principio, sintetizzato nel brocardo “nullum crimen sine iniuria”, trova il suo fondamento costituzionale negli articoli 13, 25 e 27 della Costituzione e afferma che il legislatore non può prescindere, nella configurazione dei reati, dal necessario collegamento con un’offesa - o la messa in pericolo - a un bene giuridico meritevole di tutela penale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 febbraio 2025
La vicenda del comandante libico Almasri scarcerato in Italia e riportato a casa, a Tripoli, con un volo di Stato ha acceso molto gli animi ieri alla Camera dei deputati. Anche se all’ordine del giorno c’era il decreto cultura, le opposizioni sono tornate alla carica perché dal governo non è arrivata ancora nessuna notizia sull’informativa urgente ormai chiesta da giorni. Lo ha fatto per primo il leader del M5S Giuseppe Conte: “Chiedo a nome di tutto il gruppo un’informativa urgente di Giorgia Meloni che deve venire in Parlamento a spiegare agli italiani la versione vera sul caso Almasri.
di Massimo De Carolis
Il Manifesto, 4 febbraio 2025
Con buona pace dei nostalgici, l’epoca in cui una nazione come l’Italia poteva imporre il suo interesse sovrano a un paese africano sei volte più grande è passata. I nostri alleati naturali dovrebbero essere le forze che, nei singoli paesi africani, cercano realmente di creare condizioni di vita e di sviluppo più libere ed eque. Al netto degli attacchi alla magistratura, le dichiarazioni del governo e degli opinionisti di destra sul caso Elmasry ruotano intorno a un unico messaggio: rilasciare l’aguzzino libico e riportarlo a casa con tutti gli onori è stato fatto “nell’interesse della nazione”. A quanto pare il messaggio funziona e convince una parte non irrilevante dell’opinione pubblica, invocando due assunti di apparente realismo politico.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 4 febbraio 2025
“Il Governo sapeva, ha chiesto all’Aja riserbo sull’arresto”. Nel comunicato ufficiale, l’Aja ha chiarito che “su richiesta e nel pieno rispetto delle autorità italiane, la Corte si è deliberatamente astenuta dal commentare pubblicamente l’arresto dell’indagato”. In altre parole, sostiene il legale del denunciante, Francesco Romano, il silenzio di Nordio “è stato chiaramente funzionale alla liberazione di Almasri”. “Vittima due volte”, del generale libico Almasri e del governo italiano. Si definisce così Lam Magok Biel Ruei, il cittadino del Sud Sudan che ha denunciato la premier Giorgia Meloni e i ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, per “favoreggiamento” di Najeem Osema Almasri, il generale libico noto come Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio, rilasciato 48 ore dopo e subito accompagnato a in Libia con un volo di Stato per ragioni che il governo non ha ancora chiarito. E’ la seconda denuncia che viene presentata alla Procura di Roma, dopo quella dell’avvocato ed ex sottosegretario Luigi Li Gotti per favoreggiamento e peculato, che viene presentata alla Procura di Roma. Stavolta a firmarla è chi ha subito in prima persona i crimini di guerra e contro l’umanità di cui Almasri è accusato, e testimoniato di fronte alla Corte penale internazionale quanto accadeva nel carcere di Mitiga, a Tripoli.
di Federico Capurso
La Stampa, 4 febbraio 2025
Il centrosinistra prometteva battaglia sul caso Almasri. E così eccoli sfilare alla Camera, tutti insieme, il presidente dei Cinque stelle Giuseppe Conte, il co-leader di Avs Nicola Fratoianni, la capogruppo Pd Chiara Braga, i deputati Roberto Giachetti per Italia viva, Benedetto Della Vedova di +Europa, Valentina Grippo con Azione: tutti decisi a chiedere a Giorgia Meloni di riferire in Aula. Sono ancora furibondi per l’escamotage attraverso il quale la premier ha evitato di spiegare in Parlamento il pasticcio combinato sul caso di Osama Almasri, il criminale libico prima arrestato e poi rimpatriato su un aereo di Stato con tante scuse: dopo la comunicazione a Meloni e ai suoi ministri, Nordio e Piantedosi, di essere indagati per il caso Almasri (un atto dovuto), la premier ha fatto annullare l’informativa. Per le proteste delle opposizioni e la loro minaccia di Aventino, mercoledì scorso, si erano quindi dovuti chiudere in anticipo i lavori in Aula. Settimana corta. Alla riapertura, però, c’è un clima da settimana bianca.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 febbraio 2025
Per un caso relativo al Cpr di Macomer la Cassazione solleva un quesito sulla lesione del diritto di difesa. Le “procedure accelerate” d’asilo finiscono alla Corte costituzionale. La Cassazione ha sollevato una questione di legittimità sulla lesione del diritto di difesa nel momento in cui il richiedente asilo ricorre in terzo grado contro la convalida del trattenimento. Il problema rilevato è che la legge di conversione del dl flussi, la 187 del dicembre 2024, non disciplina precisamente le tempistiche di quel contraddittorio rischiando di creare discriminazioni. Si tratta di un aspetto molto tecnico, ma è comunque la prima volta che viene interrogata la Consulta sull’effettività della difesa, art. 24 della Carta, nell’ambito degli iter speciali per la protezione. Non c’è un effetto diretto sulle cause analoghe, pendenti o future, ma ora le sospensioni sono dietro l’angolo.
di Davide Vari
Il Dubbio, 4 febbraio 2025
L’obiettivo, secondo i rumors parlamentari, sarebbe evitare il “trasloco” dei giudici delle sezioni specializzate. Migranti e caso Almasri al centro dello scontro con le opposizioni e le toghe. Si prepara la battaglia, nelle aule parlamentari e in quelle di giustizia, sul caso Almasri e sulla questione dei migranti in Albania. Sono i due fronti che, anche nei prossimi giorni, resteranno con ogni probabilità al centro del dibattito politico tra maggioranza e opposizione, alimentando inoltre lo scontro tra governo e magistratura.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 4 febbraio 2025
L’ex ministra: “Per i rimpatri ci sono vincoli precisi, esaminare caso per caso”. Per Luciana Lamorgese non ha tutti i torti Giorgia Meloni quando parla di “modello Albania”, quando assicura che il trasferimento dei migranti dall’altra parte dell’Adriatico viene guardato con molta attenzione a Bruxelles. “L’esternalizzazione della gestione dei migranti è già prevista nel nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, altri Paesi puntano in questa direzione - spiega l’ex ministra dell’Interno - poi è chiaro che molto dipende da come la fai. Perché non è praticabile sempre e per tutti e deve, in ogni caso, garantire il rispetto dei diritti dei migranti”.
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