di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 31 maggio 2026
Il Rapporto del Comitato Onu. Così il nostro Paese lascia sole le vittime sopravvissute alle violenze. Solo tre Regioni hanno recepito le linee guida del Ministero, che comunque non prevedono disposizioni giuridicamente vincolanti. Insomma: il nostro Paese è in evidente e radicale violazione degli obblighi di cui all’art.14 della Convenzione ONU contro la tortura. La tortura è un elemento strutturale dell’esperienza migratoria di chi arriva in Europa: molti studi evidenziano come tra la popolazione migrante e rifugiata, la percentuale di quanti hanno subito tortura oscilli tra il 5% e il 35%, ma in Italia tale percentuale è certamente superiore perché ricomprende persone che hanno subito tortura in paesi di transito dove la tortura e l’esposizione a trattamenti inumani e degradanti è sistemica, come in Libia e lungo la rotta balcanica.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 31 maggio 2026
I conflitti in atto non puntano più a ridefinire gli equilibri di potere e hanno assunto un aspetto terroristico. Più che una crisi attraversiamo un grande vuoto (chaos questo significa). Crisi è il contrasto disordinato tra elementi decifrabili nel loro contenuto e nel loro senso. In essa, insieme a frammenti e rovine del passato, è possibile assumere orientamenti e indirizzi diversi, che tuttavia esistono e si esprimono. La crisi ha sempre, per così dire, un valore costituente. Per usare una metafora giudiziaria, che è più di una semplice metafora: la crisi manifesta il momento del Giudizio; le parti si presentano, prendono la parola e, nel caso giudiziario la Corte, nel caso della storia il più forte giudica, emette la sentenza. Ma chi oggi prende la parola? Dove si pronuncia una parola dotata di senso, coerente in sé, espressione di una fondata strategia? Ogni possibile sede paragonabile, pur in modo assolutamente improprio, a un Tribunale è stata spazzata via ben prima delle tragedie degli ultimi anni. Oggi afferriamo soltanto la volontà di potenza o di sopravvivenza dei grandi spazi imperiali, ma sfugge in toto la recta intentio, l’intenzione precisa che dovrebbe muoverli (anche alla guerra): quale Nomos intendete costituire? Quale nuovo Ordine stabilire (anche magari imponendolo)? Avete valutato le conseguenze del vostro agire? Insomma, potenze sì, ma costituenti nessuna.
di Gianluca De Feo
tg24.sky.it, 31 maggio 2026
Secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat, nel 2024 i Paesi Ue contavano nel complesso 508.746 detenuti, un dato in aumento del 2% rispetto al 2023 e addirittura del 10% rispetto al 2020, anno in cui si era toccato un picco minimo ventennale di 463.376 detenuti. Negli ultimi anni la popolazione carceraria dell’Unione europea è tornata a crescere, registrando un’inversione di tendenza rispetto al decennio scorso. Secondo l’ultimo aggiornamento di Eurostat, nel 2024 i Paesi Ue contavano nel complesso 508.746 detenuti, un dato in aumento del 2% rispetto al 2023 e addirittura del 10% rispetto al 2020, anno in cui si era toccato un picco minimo ventennale di 463.376 detenuti.
fuoriluogo.it, 30 maggio 2026
Il 3 giugno webinar per lanciare la mobilitazione contro gli agenti infiltrati nelle carceri previsti dal governo. Il carcere non può diventare il luogo del sospetto permanente. Per questo mercoledì 3 giugno 2026, alle ore 18.30, si terrà il webinar “Contro il carcere del sospetto. No alle operazioni sotto copertura”, promosso per lanciare la mobilitazione contro il provvedimento del governo che introduce la possibilità di agenti infiltrati negli istituti penitenziari. Al centro dell’incontro c’è l’appello “Difendiamo l’articolo 27. No agli agenti infiltrati nelle carceri”, sottoscritto da associazioni, operatori e operatrici, volontariə, insegnanti e cittadinə attivə nella tutela dei diritti delle persone recluse.
arci.it, 30 maggio 2026
Arci aderisce all’appello “Contro il carcere del sospetto. Difendiamo l’articolo 27. No agli agenti infiltrati nelle carceri”, promosso da associazioni, operatorɜ, volontariɜ e realtà impegnate nel lavoro dentro e fuori gli istituti penitenziari. L’introduzione di operazioni sotto copertura da parte della polizia penitenziaria all’interno degli istituti penitenziari rappresenta, per Arci, un elemento di forte criticità nel già fragile equilibrio del sistema carcerario. Una misura che rischia di modificare profondamente il contesto relazionale interno, introducendo dinamiche di sospetto incompatibili con i percorsi trattamentali, educativi e di tutela delle persone detenute. Arci esprime preoccupazione per l’ulteriore estensione di logiche securitarie all’interno delle carceri, in un contesto già segnato da sovraffollamento, condizioni strutturali inadeguate e difficoltà nell’effettiva garanzia dei diritti fondamentali.
Il Sole 24 Ore, 30 maggio 2026
I risultati sono sorprendenti: chi studia non torna a delinquere, le recidive calano del 70%. A studiare sono soprattutto le detenute, mentre tra le materie favorite spunta Sociologia. Il diritto allo studio entra nelle carceri italiane. Tornare con la testa tra i libri, infatti, può essere per molti detenuti una grande occasione di riscatto. Proprio per questo a Sassari è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Cnupp e Andisu. L’accordo prevede di diventare un ponte tra università ed enti per il diritto all’istruzione con lo scopo di sostenere i quasi 2.000 carcerati che hanno scelto di intraprendere un percorso universitario.
di Giuseppe Culicchia
L’Unità, 30 maggio 2026
Ho raccontato in un libro la storia di mio cugino Walter Alasia, militante Br. Ho incontrato Giorgio Bazzaga, figlio del maresciallo dell’Arma che lui aveva ucciso. Ho capito che si può riconoscere il dolore di chi ha subito una ferita e l’umanità di chi l’ha provocata. Io lavoro con le parole: il mio bizzarro mestiere è scrivere. Ho cominciato a scrivere perché dovevo raccontare una storia in particolare, quella di Walter Alasia, mio cugino, ucciso il 15 dicembre 1976, mezzo secolo fa, a Sesto San Giovanni, dopo che aveva ucciso due persone: il maresciallo dei carabinieri Sergio Bazzega e il vicequestore Vittorio Padovani. Walter apparteneva alle Brigate Rosse ed è stata la persona più cara durante l’infanzia: era più di un cugino, più di un fratello, era la persona che ho amato di più da bambino.
C’è il danno di chi ha subito, il danno di chi ha agito. E poi c’è quello aggiuntivo della giustizia
di Patrizia Patrizi
L’Unità, 30 maggio 2026
Il danno è un costrutto fondamentale nella giustizia riparativa, che non coincide con il reato, non coincide con l’etichetta giuridica di un comportamento. Il danno corrisponde alle conseguenze: a ciò che noi viviamo rispetto a quello che ci è stato fatto o a ciò che abbiamo fatto. È qui il cuore della giustizia riparativa: ascoltare e comprendere le ragioni del vissuto. La giustizia riparativa compie un passaggio fondamentale che è poi ciò che tutti noi cerchiamo ogni giorno della nostra vita: avere voce rispetto a ciò che ci riguarda.
di Angela Stella
L’Unità, 30 maggio 2026
Su richiesta dell’interessato, il direttore della testata che ha dato notizia del procedimento penale è tenuto a pubblicità dei provvedimenti favorevoli alla persona imputata o indagata. L’Aula della Camera ha approvato ieri la proposta di legge recante modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali con 127 sì e 82 astenuti. Dunque nessun contrario, Azione e Futuro Nazionale Vannacci hanno votato sì con il centrodestra.
di Errico Novi
Il Dubbio, 30 maggio 2026
Parlare di immobilismo sulla giustizia è esagerato. Fratelli d’Italia un po’ si stupisce, per il pessimismo con cui FI valuta le intenzioni degli alleati. E a questo punto per il partito di Meloni è più che mai opportuno il chiarimento calendarizzato per il 3 giugno a via Arenula proprio con i responsabili Giustizia dell’intero centrodestra, oltre che col guardasigilli, il suo vice Francesco Paolo Sisto e i due sottosegretari, Alberto Balboni e Andrea Ostellari. La versione di FdI sul programma di fine legislatura in materia penale è articolata, non tranchant: ci si deve rendere conto, spiega una fonte meloniana che ha seguito non solo il referendum ma anche gli altri dossier “giudiziari”, che innanzitutto “di tempo ce n’è poco, pochissimo: calcoliamo la pausa ad agosto, la sessione di bilancio e il tempo che andrà riservato alla campagna elettorale e ci accorgiamo che il margine ancora a disposizione del Parlamento va misurato in settimane, non in mesi”. Il che pesa, per un motivo: Fratelli d’Italia non è pregiudizialmente ostile alla prescrizione, alla legge sul sequestro degli smartphone e neppure al gip collegiale. Ma si tratta di provvedimenti che, dal punto di vista del partito di Meloni, vanno calibrati in modo da avere un impatto sostenibile da tutti i punti di vista: tecnico, politico e in termini di consenso.
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