di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 20 marzo 2025
Protocollo tra carcere e associazioni. Riprendersi la vita attraverso piccoli impegni che possono diventare grandi occasioni. È questa la filosofia alla base del protocollo siglato giorni fa tra il carcere maschile di Santa Maria Maggiore e Il Granello di Senape, della durata iniziale di un anno, finalizzato all’inserimento dei detenuti in progetti di pubblica utilità. L’associazione, da sempre in prima fila all’interno degli istituti penitenziari con più progetti, ha chiesto infatti che i detenuti possano prestare un aiuto volontario in occasione di sagre come l’allestimento di San Pietro di Castello o San Francesco della Vigna, manifestazioni come la Venice Marathon o eventi come il Festival Poesia che si terrà il 21 alla Fondazione Querini Stampalia.
di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 20 marzo 2025
Presentati i portali di Corte di Appello e Procura generale. Siti web per informare cittadini e utenti della giustizia, un protocollo con la Regione per favorire la formazione e l’impiego degli ex detenuti in progetti di pubblica utilità, infine l’abbattimento degli arretrati. Sono queste le coordinate su cui viaggia la giustizia napoletana, alla luce del lavoro messo in campo dai vertici degli uffici napoletani. Una svolta culturale prima ancora che organizzativa, che punta a rendere più facile l’approccio ai siti web della Presidenza della Corte di Appello di Napoli e della Procura generale del distretto. Nuova grafica, nuovi contenuti, un rapporto “friendly” con utenti e cittadini, secondo quanto emerge dalla conferenza stampa tenuta ieri nell’Arengario del Palazzo di giustizia.
ilpescara.it, 20 marzo 2025
L’associazione Voci di Dentro, con il patrocinio della Provincia, organizza delle iniziative che pongono al centro i carcerati, “Persone con gli stessi diritti di altri cittadini”. Gli incontri si svolgono al Caffè Letterario, dal 24 marzo al 29 maggio. Il recupero e il reinserimento dei detenuti passa anche attraverso le storie di chi prova a tendere una mano, superando rancori e pregiudizi nei confronti di chi ha avuto problemi con la legge, nel corso della propria vita. Ed è su questi presupposti che l’associazione Voci di Dentro, presieduta da Francesco Lo Piccolo, ha organizzato, in collaborazione con la Provincia di Pescara e il carcere di San Donato, il ciclo di incontri “Sulla scena del crimine”, in programma da lunedì 24 marzo a giovedì 29 maggio, negli spazi del Caffè Letterario, in via delle Caserme.
di Anna Martino
La Repubblica, 20 marzo 2025
Otto speaker tra giornalisti, docenti universitari ed esperti si confronteranno sul tempo, tra loro anche due detenuti. Il “Tedx”, la conferenza nata oltre trent’anni in California per condividere e valorizzare spunti e idee innovative in ogni parte del mondo, per la prima volta in Italia si svolgerà in un carcere. Sarà la casa circondariale “A. Santoro” di Potenza ad ospitarla domani per un’iniziativa nata da un gruppo di giovani under 30 e dal supporto della Fondazione Eni Enrico Mattei, Fondazione Carical, Fondazione Potenza Futura, con la piena collaborazione della direzione del carcere e il patrocinio del Parlamento europeo.
di Antonio Picano
news-24.it, 20 marzo 2025
Si piange quando si entra, si vien presi da un senso di smarrimento, tendente al timore, in prossimità dell’uscita. Una situazione che ben conosce Emma Zordan, l’ammirevole suora di Sabaudia, che da anni agisce da volontaria, accanto ai detenuti, presso il carcere di Rebibbia dove ha impiantato, tra l’altro, un laboratorio di scrittura per renderne meno dura la permanenza e cercare di indirizzarli sulla strada giusta. Ed è proprio questo stato d’animo, che si impossessa dei suoi assistiti in procinto di reinserirsi in una società da cui presumono di essere emarginati, il leit motiv del nuovo libro, uscito in occasione del Giubileo del mondo del volontariato, a cura della religiosa appartenente all’Ordine delle Adoratrici del Sangue di Cristo, lo stesso delle consorelle che sin dalla fondazione hanno sostenuto non solo spiritualmente la comunità di Sabaudia,
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 20 marzo 2025
Le opposizioni insorgono dopo le parole della premier sul testo di Spinelli: “Vergogna, è oltraggio alla democrazia”. Seduta sospesa due volte. Il dem Fornaro si accascia sul seggio suo con gli occhi lucidi, mentre i suoi compagni di partito fanno a gara per consolarlo. È la scena madre di una mattinata tumultuosa, a Montecitorio, che in realtà era partita in un modo tranquillo come martedì al Senato, e che improvvisamente si è infiammata, tanto da costringere il presidente Fontana a sospenderla per due volte. Il coup de théâtre ce l’aveva in serbo la presidente del Consiglio, che in sede di replica, dopo aver sostanzialmente ripetuto quanto già detto a Palazzo Madama, ha aggiunto in coda un ingrediente la cui esplosività forse era stata sottovalutata dalla stessa Giorgia Meloni.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 20 marzo 2025
L’operazione messa in atto dalla Presidente del Consiglio sembra ispirata da un misto di arroganza, malafede e smaccata ignoranza. Citare, come ha fatto Giorgia Meloni, il Manifesto di Ventotene in quella maniera è come citare il Vangelo dove leggiamo, tra le altre cose, “Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada” (Mt 10,34) e concludere che Gesù è un estremista guerrafondaio. È chiaramente una provocazione, una mossa strumentale che può avere presa su molti, purtroppo, in particolare su chi non conosce la storia del nostro Paese e la vita di coloro che hanno redatto quel manifesto. Erano dei giganti che Mussolini codardamente aveva condannato al confino per paura delle loro idee. Idee che per fortuna e grazie al loro coraggio e a quello di Ursula Hirschmann e Ada Rossi superarono i confini dell’isolotto e cambiarono la storia.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 20 marzo 2025
La classe dirigente italiana si accapiglia sulla Seconda Guerra Mondiale, mentre si rischia la Terza. Mentre la politica, quella che rischia di metterci nell’angolo come Paese, la fanno altri. Altrove. Non è la prima volta che accade questo: nel discorso in vista del Consiglio europeo Giorgia Meloni assume un tono prudente, istituzionale, senza picchi. Poi, nelle repliche, si libera dai freni inibitori. Ci si potrebbe affidare alla spiegazione psicologica di un inconscio a fatica represso. Oppure - più probabile - alla tesi del format perfettamente voluto: tanto più è costretta al vincolo esterno (sulle armi, in fondo, ha detto sì e sull’Ucraina non ha ceduto), tanto più deve regalare poi, a mo’ di compensazione, un po’ di sangue alla curva. Sia come sia, questa volta ad equilibrismo estremo e quasi noioso al primo giro, ha corrisposto una provocazione altrettanto estrema al secondo sul Manifesto di Ventotene, presentato quasi come un inno al socialismo reale.
di Diego Motta
Avvenire, 20 marzo 2025
Dall’aggressione russa in Ucraina alla dottrina Trump, passando per quel che accade a Gaza, il diritto internazionale è sotto attacco. I giuristi: bisogna resistere ai disegni dei padroni del mondo. Nel tempo della guerra e della forza, gli uomini al comando dispongono e decidono, mentre gli altri si adeguano, sperando di limitare i danni. Sembra essere questo lo scenario con cui fare i conti, in una tremenda accelerazione mondiale partita con l’aggressione della Russia all’Ucraina nel febbraio 2022 e proseguita il 7 ottobre 2023 con il pogrom di Hamas e la successiva, smisurata vendetta di Israele su Gaza. Anche nella definizione di possibili tregue e cessate il fuoco, la legge del più forte vince a mani basse. Sessanta giorni di “dottrina Trump” in materia sono lì a dimostrarlo: se va bene, si decide tutto tra lo Studio ovale, Mar-a-Lago e i caminetti convocati via via in “Paesi sicuri”. Viene meno tutto il resto, a partire dal rispetto del diritto internazionale. Non solo: l’offensiva della Casa Bianca nei confronti di istituzioni come la Corte penale internazionale e l’Oms, la decisione di Washington di uscire dagli accordi sul clima di Parigi e l’insofferenza mostrata verso soggetti come l’Onu e la stessa Nato dimostrano che non siamo in presenza di colpi di testa del tycoon, ma di una vera e propria strategia. Qual è l’obiettivo? E quali sono i rischi? L’ impressione è che per le due grandi superpotenze più una (Usa e Cina, più la Russia) da cui dipende una parte dell’assetto mondiale, si debba procedere a un progressivo riallineamento del sistema politico e diplomatico, dopo una fase di disordine internazionale che ha messo in crisi soprattutto il quarto attore-chiave, l’Europa. Il tutto deve avvenire a partire da un principio base: esistono gli Stati, che possono fare e disfare a loro piacimento, come se intorno a essi non ci fosse nulla. La regolazione dei rapporti tra gli Stati pare prescindere da entità sovranazionali, in una prospettiva di disintermediazione sorprendente: il pallino è in mano ai singoli leader, che si mostrano all’opinione pubblica dotati di superpoteri, compresi quelli di provocare le guerre o decretarne la fine. Eppure le norme internazionali non sono cambiate, dal divieto all’uso della forza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali (con le eccezioni previste espressamente dalla Carta delle Nazioni Unite, quali la legittima difesa e il sistema di sicurezza collettiva) al perseguimento di coloro che sono ricercati per crimini internazionali contro l’umanità. “Attraversiamo una fase storica che chiede alle democrazie di resistere su quelle leggi e su quei principi che le hanno ispirate” spiega Chiara Ragni, ordinario di Diritto internazionale all’Università degli Studi di Milano.
di Elizabeth Bruenig*
Internazionale, 20 marzo 2025
Negli Stati Uniti esiste una contraddizione profonda sulla pena di morte, radicata nell’ottavo emendamento: il governo può legalmente uccidere una persona (la tortura di tutte le torture) ma non può sottoporla a sofferenze superflue. Il paradosso è evidente: il detenuto viene protetto da una violenza minore mentre subisce una violenza suprema. Da questa confusione nasce la necessità di esecuzioni relativamente indolori. Le stesse persone che rinchiudono i detenuti nel braccio della morte in celle claustrofobiche sono tenute a garantirne il benessere mentre si avvicinano alla loro morte. Con questa missione in mente, i governi statali stanno rovistando nel passato alla ricerca di un metodo che possa soddisfare i vincoli sulle sofferenze eccessive senza però compromettere l’obiettivo finale, cioè l’eliminazione fisica del detenuto.
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