di Francesca Mannocchi
La Stampa, 20 marzo 2025
I volti sono segnati dall’esperienza della prigione, al campo il morale è basso: se Mosca vince dovremo scappare. Il ministro della Difesa: “A differenza della Russia noi li prepariamo invece di mandarli al macello al fronte”. Il ricordo più nitido che Mykyta ha della guerra è l’attacco subito da uno dei suoi più cari amici, Vania Petrenko. Avevano vissuto fianco a fianco per mesi, poi la brigata d’assalto a cui era stato destinato e di cui era comandante è stata attaccata dall’artiglieria russa a Toresk. Mykyta in quel momento era di stanza a Klishchiivka e quando ha ricevuto la notizia della morte del suo amico, non ha potuto lasciare le sue posizioni per dargli l’ultimo saluto.
di Kateryna Kovalenko
linkiesta.it, 20 marzo 2025
I detenuti ucraini subiscono torture, isolamento e privazioni che violano ogni norma umanitaria. Tornare a casa è una vittoria, ma non cancella mesi o anni di abusi. Durante la telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin di martedì, il dittatore russo avrebbe informato il presidente americano dello scambio di trecentocinquanta prigionieri di guerra, centosettantacinque per parte. Non solo, la Russia ha promesso anche di rimpatriare in Ucraina ventitré militari gravemente feriti. Almeno sullo scambio di prigionieri, Putin ha mantenuto la parola, visto che non ha fatto lo stesso sugli attacchi alle infrastrutture. La scorsa notte Mosca ha attacato con droni l’ospedale a Sumy e l’infrastruttura elettrica a Slovyansk.
di Claudio Bottan
vocididentro.it, 19 marzo 2025
L’ultimo in ordine di tempo è un italiano di 58 anni. Si è tolto la vita ad appena 48 ore dal precedente suicidio nello stesso carcere di Verona-Montorio dove si trovava dal giorno prima. “Continua la scia di morte nelle carceri. A livello nazionale, sale così a 19 la tragica conta dei morti di carcere e per carcere nel 2025, cui bisogna aggiungere un operatore” dice Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria. “16mila reclusi oltre i posti disponibili e più di 18mila agenti mancanti alla Polizia penitenziaria, uniti a deficienze strutturali, logistiche e organizzative, costituiscono un mix esplosivo che lungi dal fare delle prigioni luoghi di recupero e rieducazione le trasformano in strutture di mera espiazione e morte. Basta guardare ai più elementari indicatori numerici, checché ne dicano il Guardasigilli, Carlo Nordio, e il Governo Meloni”, prosegue De Fazio.
di Simona Musco
Il Dubbio, 19 marzo 2025
Un altro detenuto si toglie la vita nel penitenziario di Montorio, dove si soffre la carenza di organico e il sovraffollamento: ci sono 590 detenuti stipati in uno spazio pensato per 318. Non ha resistito nemmeno 24 ore. Un uomo di 58 anni, arrestato lunedì, è stato trovato morto oggi nel carcere di Montorio, a Verona. Un altro suicidio. Il secondo in 48 ore. Il diciannovesimo in Italia dall’inizio dell’anno. Un record macabro, ma che non sorprende, non più. Veronese, era finito in carcere per danneggiamento, stalking e violazione al divieto di avvicinamento, dopo l’ennesima denuncia presentata dalla figlia e dalla ex compagna. Aveva già conosciuto il carcere, tra condanne e misure cautelari. Lunedì ci è tornato. Martedì si è tolto la vita.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 19 marzo 2025
Un giorno nella sezione femminile dell’istituto la Dozza di Bologna, tra i sogni spezzati delle detenute e il grido d’allarme delle agenti penitenziarie. L’ultima traccia della società è confinata nel rettangolo della sala colloqui, un acquario di sedie e tavolini bianchi spogliati di ogni conforto. Dal vetro della sala perquisizioni si contano tre uomini, arrivati come alieni in un pianeta che può ospitarli per il tempo di un abbraccio. Per il resto la sezione femminile del carcere di Bologna, la Dozza, è una comunità di sole donne. Il mondo chiuso delle ragazze, il cui recinto di sbarre permette ancora di intuire il cielo azzurro e il destino del vicinato, quando nel pomeriggio le voci del campetto da calcio attraversano le mura alte e spesse che le separano dall’istituto maschile.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo*
L’Unità, 19 marzo 2025
L’ex sindaco di Roma ci scrive dal carcere con Fabio Falbo per lanciare un appello alle forze politiche. “Egregio Direttore, siamo due detenuti del Carcere di Rebibbia, opposti nei loro percorsi di vita e diversi per estrazione politica. Lei ci conosce bene: da un lato una persona da sempre impegnata in politica che si è trovata improvvisamente catapultata nel carcere e dall’altro lato “lo scrivano di Rebibbia”, laureato nel corso della sua ventennale detenzione e autore sul suo giornale di alcuni articoli sulla condizione carceraria. L’occasione per la quale le scriviamo è la seduta straordinaria della Camera dei Deputati sulla situazione delle carceri che si terrà giovedì prossimo, per discutere le mozioni presentate dalle opposizioni parlamentari a firma degli onorevoli Giachetti e D’Orso.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 marzo 2025
Il guardasigilli e il presidente dell’Anm insieme al dibattito sulla separazione delle carriere organizzato da Noi Moderati. E Meloni in aula blinda l’intervento. “La riforma della giustizia, dal mio punto di vista, è improcrastinabile”: concetto quasi scontato quello ribadito ieri dalla premier Giorgia Meloni al Senato e confermato anche dal ministro Carlo Nordio al convegno organizzato da Noi Moderati dal titolo “(In) Separabili - Pm e giudici alla prova dell’equa distanza”: “La riforma è sicuramente intoccabile. Adesso aspetteremo il referendum e auspico che vi si arrivi con la stessa serenità con cui stiamo discutendo oggi (ieri, ndr), utilizzando argomentazioni tecniche, senza pregiudizi e senza slogan. Chiunque perda non dovrà essere umiliato”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 marzo 2025
Il ministro della Giustizia terrà oggi pomeriggio un incontro con i suoi colleghi di partito sulla riforma della separazione delle carriere, dopo il caso Delmastro, che al nostro giornale ha bocciato il testo. La linea del Guardasigilli: basta uscite a vuoto. Il ministro Nordio prova a blindare la riforma costituzionale della magistratura. Secondo quanto appreso dal Foglio, oggi pomeriggio il Guardasigilli terrà un incontro con i parlamentari di Fratelli d’Italia incentrato proprio sulla riforma della separazione delle carriere. “Il ministro parlerà della riforma”, riferiscono fonti di FdI. Indicazione singolare, se si tiene conto che il provvedimento è già stato esaminato e approvato alla Camera (con i voti anche di FdI), e ora è in corso di esame al Senato. È molto probabile, dunque, che l’intento del ministro sia lanciare ai colleghi di partito un messaggio molto chiaro, e cioè che la maggioranza non può più permettersi uscite “a vuoto” sulla riforma, come quella compiuta dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, che a questo giornale si è lasciato andare a una sostanziale bocciatura della riforma concepita dal suo ministro. Non è noto se Delmastro, deputato, parteciperà all’incontro, anche se sarebbe sorprendente il contrario.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 19 marzo 2025
“Non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci”, dice il Guardasigilli. Ma molti esponenti del centrodestra hanno suggerito proprio questo. La riforma della separazione delle carriere è “sicuramente intoccabile, perché già approvata da un ramo del Parlamento”. Ma è un provvedimento che “non influisce sull’efficienza della giustizia” e d’altra parte “nessuno lo ha mai preteso”. Con invidiabile nonchalance, Carlo Nordio ammette che il ddl costituzionale in discussione al Senato - da lui stesso definito “epocale” - non servirà in nessun modo a migliorare le condizioni concrete della giustizia italiana: “Non abbiamo mai detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 19 marzo 2025
I due omicidi del 1974 nello scontro a fuoco tra il commando dei terroristi e i carabinieri. Le ammissioni in Aula dell’81enne Azzolini, le scoperte del Ris sui documenti storici e tutti gli elementi che ancora non tornano: il “romanzo criminale” della cascina Spiotta. Scrive Guido Salvini rendendo una preziosa testimonianza nel libro appena uscito “Hazet 36” dell’esperto Pino Casamassima ed edito da Solferino: “Le Brigate Rosse sono scomparse come organizzazione armata ma esistono ancora come, viene da dire, associazione di pensionati che mantengono stretti rapporti tra loro e hanno le stesse idee di un tempo”. Salvini, già giudice istruttore e gip, coordinatore di plurime inchieste nell’eversione di destra come di sinistra, è avvocato di parte civile nel processo in Corte d’Assise di Alessandria sul cold case della cascina Spiotta: la sparatoria del 5 giugno 1975 tra un commando delle Br e i carabinieri causò l’uccisione della brigatista Mara Cagol e dell’appuntato Giovanni D’Alfonso.
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