di Maria Ressa*
Corriere della Sera, 28 gennaio 2025
Il silenzio di fronte all’ingiustizia è complicità. La vigilanza collettiva dei giornalisti può impedire la normalizzazione dell’odio. Il testo pubblicato qui di seguito è uno dei passaggi più importanti dell’intervento della giornalista Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace 2021, durante il Giubileo della Comunicazione che ha avuto luogo il 25 gennaio in Vaticano. Poiché siamo in Vaticano, voglio sottolineare tre cose. Primo, la tecnologia premia le bugie. Pensateci. Secondo, gli uomini che controllano questa tecnologia trasformativa esercitano un potere divino ma non sono Dio. Sono solo uomini. Anche se sempre più spesso il loro potere incontrollato e irresponsabile assomiglia a un culto. Terzo, ecco perché la religione, la fede, la Chiesa cattolica, diventano oggi più importanti.
di Jacopo Fo*
Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2025
30 milioni di italiani non capiscono quel che leggono e non sanno neanche ascoltare le loro emozioni. È spaventoso: la scuola è incapace di insegnare a capire un testo a più della metà degli studenti. E rinuncia a occuparsi delle sensazioni, delle emozioni, delle passioni. Quindi non stupiamoci se poi così tanti italiani votano per leader allucinanti e se i progressisti perpetuano un modo di fare politica che ci ha regalato 20 anni di Berlusconi e ora… il sonno della ragione genera Musk! Che rapporto c’è tra il potere in mano a mostruosità umane e il fatto che nella scuola non sono mai entrate l’educazione sessuale e sentimentale, la comunicazione efficace, l’ascolto di sensazioni ed emozioni e neanche l’educazione respiratoria?
di Luigi Ferrajoli
Il Manifesto, 28 gennaio 2025
Tra le accuse della Procura di Torino a persone del centro sociale Askatasuna del movimento No Tav c’è un non senso: l’associazione a delinquere “finalizzata” a commettere la resistenza. Richiesti quasi 7 milioni di euro di risarcimento. È contro queste forme di protesta che il governo Meloni con il ddl Sicurezza si è accanito, associando le lotte sociali al terrorismo. Ha senso supporre che un gruppo persone decida di dar vita a un’associazione a delinquere finalizzata a compiere atti di resistenza a pubblici ufficiali? È l’accusa singolare, ovviamente in aggiunta alle imputazioni di violenza e resistenza, della Procura di Torino rivolta ad alcune persone del centro sociale Askatasuna impegnate da anni nel movimento No Tav.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 28 gennaio 2025
Cos’è la sicurezza? È un fattore che muta i destini elettorali, nella nostra Europa come nell’America di Trump. Perciò può diventare oggetto di strumentalizzazioni o di rimozioni. Sarebbe invece soprattutto una percezione da rispettare. Per anni in Italia sono diminuiti i reati, eppure non è mai scemata una sensazione di pericolo diffusa soprattutto tra gli strati più deboli della popolazione. Il motivo è semplice: le statistiche incoraggianti non bastano a rasserenare una pensionata costretta ad attraversare di sera una piazza di spacciatori. La sicurezza è anche una linea di faglia nell’eterna querelle fra ultimi e penultimi. Di recente uno dei massimi dirigenti del partito di maggioranza relativa, difendendo il disegno di legge in discussione in Parlamento, spiegava che l’ultimo non è chi va a occupare una casa, ma l’anziano che si trova la casa occupata; non il “ragazzotto” che blocca la strada per difendere l’ambiente ma il lavoratore che si sveglia all’alba e non vuole la strada bloccata; non la nomade che “fa finta di essere sempre incinta per non andare in galera” ma la sua vittima borseggiata sulla metro.
di Marco Bascetta
Il Manifesto, 28 gennaio 2025
“Ritrovate l’orgoglio di essere tedeschi!”. Adesso basta! “Non è giusto che i nipoti paghino le colpe dei nonni”. Questo il messaggio che l’onnipresente Elon Musk, ben sapendo quali corde toccare, ha indirizzato alla manifestazione di apertura della campagna elettorale dell’Afd, il partito nazionalista e xenofobo in grande crescita nella Repubblica federale. Un partito nel quale circola apertamente una gran voglia di revisionismo storico con tonalità negazioniste, un riciclo strisciante di concetti e linguaggi nazisti e un’esplicita rivendicazione di restaurazione della “grandezza germanica” finalmente emancipata dalla memoria del regime hitleriano e dei suoi orrori, nonché dagli insegnamenti di prudenza e responsabilità che si dovrebbe continuare a trarne. Insegnamenti che riguardano il rispetto dei diritti di tutti e la protezione di chiunque sia vittima di sterminio, persecuzione e sopruso.
di Guido Salvini
Il Dubbio, 28 gennaio 2025
Questo giorno della Memoria del 2025 è purtroppo diverso da tutti gli altri. Per la prima volta il Direttore del Museo della Brigata ebraica, la formazione che durante la campagna d’Italia ha sacrificato i suoi giovani per la libertà del nostro Paese, ha annunciato che simbolicamente non parteciperà alle manifestazioni del 27 gennaio per denunciare gli insulti contro le insegne della Brigata, le tensioni, gli incidenti che già in molte occasioni sono avvenute costringendo la Digos ogni volta ad intervenire. Anche Liliana Segre ha rinunziato a partecipare ad alcuni eventi. Proprio in questi giorni vi sono state Milano 17 richieste di rinvio a giudizio, con l’accusa di diffamazione e istigazione all’odio razziale, per i discorsi di odio diffusi via Internet contro di lei.
di Marina Della Croce
Il Manifesto, 28 gennaio 2025
L’arrivo è previsto per questa mattina intorno alle 8. A quell’ora il pattugliatore della Marina Militare Cassiopea approderà nel porto albanese di Shengjin per poi procedere allo sbarco di 49 migranti raccolti nei giorni scorsi in acque internazionali a sud dell’isola di Lampedusa. Si tratta della terza missione che il governo italiano compie in Albania dopo il fallimento delle prime due, a ottobre e novembre dello scorso anno, concluse entrambe con il trasferimento in Italia dei primi 24 migranti subito liberati dai giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma che non hanno confermato il fermo inizialmente disposto dal Questore di Roma.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 gennaio 2025
Il ministro Ciriani accoglie la richiesta delle opposizioni. Tensione tra Anm e governo. La Corte d’Appello di Roma ha scarcerato il torturatore libico Osama Najeem Elmasry perché “il Procuratore Generale, in attuazione della legge, ha interpretato” il silenzio del ministro della Giustizia “nel modo più rispettoso delle prerogative del Governo”. Se il ministro Nordio, malgrado sia “stato interpellato più volte”, “sta zitto vuol dire che non si proceda” all’arresto. È questa la realtà dei fatti raccontata dal presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia che, in un’intervista ad Agorà Tre, rispedisce anche al mittente le accuse di interferenza nell’azione politica del governo sul nodo della riforma della giustizia: in questa fase di progetto, dice, “riteniamo utile accendere l’attenzione su questi temi”.
di Antonio Bultrini*
Corriere della Sera, 28 gennaio 2025
Lo Stato resta giuridicamente obbligato a rispettare i patti fintantoché non decida eventualmente di ritirarsi, sempre che l’accordo in questione lo consenta. La Presidente del Consiglio afferma che non è stato il Governo italiano a liberare Almasri. Innanzitutto una premessa necessaria. Uno Stato è sovrano nel decidere se aderire o meno a un accordo internazionale, accettando se del caso la giurisdizione di una corte internazionale. Tuttavia, una volta presa (liberamente) la decisione, lo Stato assume l’obbligo di rispettare (in buona fede) i patti sottoscritti: pacta sunt servanda, recita l’antica massima, coniata proprio a casa nostra e poi diventata uno dei princìpi fondamentali del diritto internazionale. E lo Stato resta giuridicamente obbligato a rispettare i patti fintantoché non decida eventualmente di ritirarsi, sempre che l’accordo in questione lo consenta.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 28 gennaio 2025
L’angoscia per il cooperante arrestato: negate la visita in carcere e una telefonata alla madre. Aspettava una telefonata, la signora Armanda. Le avevano detto: “Suo figlio chiamerà al più presto per dirle che sta bene”. E invece quella telefonata non è ancora arrivata. Dal 16 novembre il cooperante italiano Alberto Trentini, 45 anni di Venezia, è sparito nel nulla, inghiottito nelle carceri venezuelane. Arrestato a un posto di blocco a Guasadalito, mentre con la sua Ong “Humanity e inclusion” era diretto in un villaggio per portare aiuti umanitari, è stato consegnato nelle mani del Dgcim, la direzione generale del controspionaggio militare di Nicolás Maduro, e da quel momento si sono perse le sue tracce. In un colloquio informale con la nostra intelligence, i venezuelani hanno fatto sapere che sta bene ed è detenuto in un carcere di Caracas, probabilmente nella sede centrale dei servizi a Boleita. Ma da quel momento tutto tace.
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