di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 27 settembre 2024
Otto Paesi, tra cui l’Italia, hanno ristabilito controlli, anche parziali, alle frontiere. Da Berlino a Vienna ora si rischia l’effetto domino, con i profughi rimandati indietro. In ordine sparso, ciascuno per sé, ma con lo stesso obiettivo finale, quello di rendere le proprie frontiere, esterne o interne che siano per l’Unione, ancora più invalicabili. Tra i Paesi dell’Ue c’è una rincorsa alla reintroduzione temporanea dei controlli ai confini, all’istituzione di stati d’emergenza che permettano di “adattare” le leggi nazionali e “normalizzare” i respingimenti alle frontiere. “Dobbiamo tornare a gestire la nostra politica di asilo!” ha scritto su X il 18 settembre la ministra olandese Marjolein Faber, mentre il suo governo inviava a Bruxelles una richiesta di esenzione dalla politica migratoria Ue. Nemmeno il tempo di vedere attuato il nuovo Patto su migrazione e asilo approvato ad aprile, che già c’è chi chiede di derogarvi. Nella stessa settimana, la Germania ha avviato i controlli lungo tutti i propri confini nazionali.
di Franco Corleone
L’Espresso, 27 settembre 2024
Contro ogni evidenza, si accomuna la canapa light alla droga, minacciando un intero settore. La realtà supera la fantasia. Il 18 settembre la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge 1660 dedicato alla sicurezza pubblica e all’Ordinamento penitenziario. Ora toccherà al Senato decidere se proseguire sulla strada del parossismo penale. La norma che raggiunge la vetta dell’assurdo è però quella che vieta l’utilizzo delle infiorescenze della canapa con un livello di Thc, il principio attivo psicotropo della sostanza, dello 0,2%, cioè senza capacità drogante, normate dalla legge 242 del 2016, approvata all’unanimità del Parlamento per incrementare la filiera nazionale della canapa; equiparandole alla canapa con un diverso livello di Thc, punita dal Dpr 309/90 per le condotte di produzione e vendita con una pena da due a sei anni di carcere.
di Cecco Bellosi*
Ristretti Orizzonti, 26 settembre 2024
Il carcere è sorto per sorvegliare e punire, non per redimere. La parte rieducativa è cresciuta e si è estesa non solo per rispondere al dettato costituzionale contenuto nell’articolo 27 della Carta, ma anche per far fronte ai risultati irrimediabilmente negativi della giustizia retributiva. In questo contesto però, la giustizia trattamentale è solo, quando va bene, una riduzione del danno carcerario; quando va male, un’estensione dal carcere all’esterno. Le pene al di fuori delle mura hanno ormai poco di alternativo. Semplicemente, la strategia del controllo si è ampliata dall’interno all’esterno, andando a costituire una continuità di fatto tra sistema penitenziario e sistema assistenziale, tra carceri e centri di accoglienza.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 settembre 2024
“Il carcere è un ozio senza riposo, ove il facile è reso difficile dall’inutile”. Questa frase, incisa sui muri del carcere di Massa Carrara, rappresenta una testimonianza cruda e diretta dell’esperienza carceraria. Con poche parole, cattura l’essenza di un sistema che spesso fallisce nel suo intento riabilitativo, trasformando il tempo di detenzione in un periodo di stasi forzata e frustrazione. Questo paradosso, dove l’inattività diventa una forma di punizione aggiuntiva, è stato al centro dell’attenzione dell’Osservatorio sulle partnership pubblico- private di The European House - Ambrosetti (Teha). L’organizzazione si è posta l’ambizioso obiettivo di ribaltare questa realtà, proponendo un modello carcerario innovativo che pone il lavoro al centro del processo di riabilitazione e reinserimento sociale dei detenuti.
Il Manifesto, 26 settembre 2024
L’appello. Le celle dovrebbero essere sempre una misura residuale, a maggior ragione prima della maggiore età. Invece le persone recluse sono in rapido aumento. Le celle vanno sostituite con percorsi alternativi incentrati sui ragazzi e le ragazze e non sulla cancellazione del loro presente e di ogni possibilità di futuro. Nelle carceri italiane l’attitudine vendicativa sta cancellando la funzione rieducativa richiamata in Costituzione. Le condizioni di vita sono insostenibili: il tasso di sovraffollamento è ormai del 130% con 61.800 persone attualmente detenute, numero che continua a crescere insieme a quello degli atti di autolesionismo e dei suicidi.
di Francesco Petronzio
ilnuovogiornale.it, 26 settembre 2024
“Cominciamo a pensare ai detenuti come soggetti portatori di diritti”. È un cambio di mentalità quello auspicato da Lucia Castellano, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria in Campania con un’esperienza trentennale. “Il carcere somiglia alla nostra società - dice - è ingiusto come ingiusto è il mondo in cui viviamo. Ma un’alternativa è possibile, a partire dalle piccole cose: ad esempio, si può iniziare a cambiare il concetto di diritto. Oggi il carcere è ancora il luogo del potere assoluto, tutto è una concessione sovrana”. Al Festival del Pensare Contemporaneo, domenica 22 settembre, Lucia Castellano è stata intervistata da Marcella Maresca insieme alla giornalista Daria Bignardi a Palazzo Gotico.
di Francesco Provinciali*
lavocedelpopolo.it, 26 settembre 2024
Quando si fa ingresso in un carcere per interrogare o meglio - ascoltare - una persona che vi si trova rinchiusa, si è come sopraffatti da mille emozioni, che vanno oltre il ruolo, il procedimento, l’assolvimento di un incarico di giustizia, gli interrogativi che precedono il colloquio e che dovranno essere verbalizzati nel modo più testuale e terzo possibile. “È armato, dottore?” è la prima domanda che viene posta nell’astanteria dopo il riconoscimento di rito. Per uno che si spaventava da bambino ad usare le pistole ad acqua la domanda è persino imbarazzante, anche pur comprendendone le ragioni.
di Sara Occhipinti
altalex.com, 26 settembre 2024
Sarà finalizzato alla realizzazione di progetti di formazione e apprendimento dei detenuti e di costituzione di un sistema integrato tra UEPE e servizi di comunità territoriale. Il Ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio portale il preavviso di selezione dei progetti di inclusione lavorativa dei soggetti in esecuzione penale. Il bando in arrivo a metà settembre sarà rivolto a Regioni e province autonome e finalizzato alla realizzazione di progetti di formazione e apprendimento dei detenuti e di costituzione di un sistema integrato tra UEPE e servizi di comunità territoriale.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 26 settembre 2024
La presunzione di innocenza ostacola la libertà d’espressione? Complimenti!. Intervenendo all’assemblea della stampa toscana, il presidente nazionale dell’ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, ha attaccato frontalmente il procuratore di Parma Alfonso D’Avino, che ha aperto un fascicolo per divulgazione di atti d’ufficio in relazione alla tragedia di Traversetolo, in provincia di Parma. Secondo Bartoli, “il circolo mediatico di cui questo magistrato parla è stato provocato dal silenzio”. In sostanza i magistrati inquirenti che hanno lodevolmente scelto la via della massima riservatezza in un caso straziante hanno la colpa di non aver invece costruito una sceneggiata mediatico-giudiziaria che avrebbe dato soddisfazione alla stampa, anche se si sarebbe colpita gravemente la sensibilità umana di tante persone.
di Enrica Riera
Il Domani, 26 settembre 2024
Secondo i giudici è una riforma che interviene “in modo pesante sui reati contro la Pa”. Biondi: “Se la Corte costituzionale accoglierà il ricorso, l’abuso d’ufficio verrà reintrodotto”. Una riforma dall’effetto “dirompente”, frutto di scelte “arbitrarie” e “non riconducibile a un legittimo esercizio della discrezionalità”. Una riforma che interviene “in modo pesante sul sistema dei reati contro la pubblica amministrazione” ed elimina “importanti presidi penali a tutela del buon andamento e dell’imparzialità”. Sono le parole dei giudici del tribunale di Firenze che, accogliendo l’istanza del penalista Manlio Morcella sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio, come anticipato da Domani, hanno sollevato questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Sarà dunque la Corte a doversi pronunciare: l’abolizione del reato dei cosiddetti colletti bianchi, così come voluto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, è conforme alla Costituzione? La decisione è prevista non prima della primavera del 2025. E avrà al centro uno dei punti più cari al governo. Nell’ordinanza con cui ritengono l’istanza sulla questione in esame “rilevante” e “non manifestamente infondata”, i giudici non solo mettono in evidenza eventuali profili di irragionevolezza della riforma ma evidenziano le “responsabilità politiche” di chi l’ha voluta.
- “Atti dei Gip spacciati per condanne, giusto oscurarli”, la lezione di Oliviero Mazza
- Parla Alfonso Sabella: “Contro l’anti Gandhi ricorso alla Consulta”
- Roma. Rivolta e incendio a Regina Coeli, fiamme nelle celle visibili dalla strada
- Verona. In carcere il Polo “Universitario Penitenziario”
- Venezia. Ecco la Camera avvocati per i diritti umani e degli stranieri











