di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 26 settembre 2024
Il disegno di legge “sicurezza” approvato dalla Camera dei deputati è il più grande e pericoloso attacco alla libertà di protesta nella storia repubblicana. Spetta adesso al Senato decidere se c’è ancora spazio politico e sociale per le minoranze dissenzienti, per chi usa il proprio corpo per manifestare la propria opposizione al potere, per chi disobbedisce in forma nonviolenta. L’insieme delle norme volute dal governo è il manifesto di un diritto penale autoritario e illiberale che trasforma in criminali e nemici alcune precise figure sociali. Eccole: l’occupante di case, l’attivista ambientale, la giovane donna rom, il detenuto comune, l’immigrato che vive per strada, il mendicante. Nuovi reati, nuove pene, nuove proibizioni e nuove punizioni. Un insieme tragico di divieti e sanzioni che renderanno penalmente perseguibili tutti coloro che protestano in forma non convenzionale, ma senza far del male a nessun essere umano, e tutti coloro che vivono ai margini della società. Una società che ha progressivamente perso ogni carattere solidale, come dimostra l’uso abnorme delle polizie locali per smantellare gli accampamenti di chi vive per strada, come è accaduto a Roma nei giorni scorsi.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 26 settembre 2024
Nella sua foga di sorvegliare e soprattutto punire chi manifesta, il Ddl 1660 contiene anche un attacco al diritto di sciopero. Lo dice, quasi come se niente fosse, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ieri è intervenuto al question time della Camera. Rispondendo a un’interrogazione (prima firma: Maurizio Lupi) sui blocchi nei centri logistici della grande distribuzione, l’uomo del Viminale ha spiegato che verrà introdotto un nuovo reato sulla base del quale “colui che impedisca con il proprio corpo la libera circolazione su strada ordinaria o ferrata commette un delitto, e non più un illecito amministrativo. Di più: se a farlo sono “più persone” è prevista la reclusione da sei mesi a due anni. Il tema giuridico, già spesso dibattuto in passato, riguarda il picchettaggio, pratica tendenzialmente legittima salvo nei casi in cui si verifichino violenze o minacce contro chi non vuole aderire allo sciopero. In queste circostanze, di solito, i reati che vengono contestati sono quelli di violenza privata e, talvolta, di resistenza a pubblico ufficiale. Il concetto di fondo è che non si può ledere il diritto all’autodeterminazione altrui.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 26 settembre 2024
Il referendum divide il campo largo. Autonomia, oggi le firme in Cassazione. Il diritto di cittadinanza, e non soltanto quello, taglia in due gli schieramenti. Il centrosinistra, o meglio il campo largo già messo a durissima prova dalla vicenda del nuovo cda Rai, ma anche il centrodestra: Forza Italia, in una riunione congiunta dei gruppi, oggi stringerà i bulloni della sua proposta di legge sullo ius scholae. E cioè, la cittadinanza per chi abbia studiato in Italia per almeno dieci anni. E pazienza se la Lega neppure ne voglia sentir parlare e la stessa premier, l’altra sera da New York, abbia detto di non vedere necessità di mettere mano alla legge attuale. Ma nella maggioranza i tamburi rullano anche sull’Autonomia delle Regioni: con Forza Italia che frena sul procedere con le materie non incluse nei Lep e i governatori che si preparano all’incontro con il ministro Calderoli per avviare il percorso sulle materie non Lep. In questo caso, oltre agli azzurri, anche FdI non vede ragioni di accelerazione. Mentre Elly Schlein annuncia per questa mattina la consegna in Cassazione di oltre un milione di firme raccolte a favore del referendum contro l’Autonomia.
di Cosimo Rossi
La Nazione, 26 settembre 2024
Lega: libertà di coscienza. FI insiste sullo ius scholae. I diritti civili incalzano la maggioranza di governo. Dalla cittadinanza per gli stranieri al fine vita, dalla maternità surrogata “reato universale” all’aborto, sul perimetro dei diritti non si misurano solo i rapporti tra maggioranza e opposizione, ma anche le differenze interne ai due schieramenti e rispetto alla base elettorale. L’exploit di firme sul referendum per dimezzare i tempi della cittadinanza dopo quelle per abrogare l’autonomia differenziata, ma anche la partecipazione inattesa al sit-in indetto ieri contro il decreto sicurezza, sono certo il segno di una ripresa di vitalità da parte del campo progressista, ma anche indizio di qualche scollamento tra il centrodestra di governo e l’opinione del suo stesso elettorato.
di Salvatore Cannavò
Il Fatto Quotidiano, 26 settembre 2024
La proposta accorcia a 5 anni il tempo necessario per ottenere passaporto italiano. Cosa succederebbe se il referendum sulla “cittadinanza”, che ha superato le 500 mila firme online, fosse approvato? Più in generale, quali sono le differenze tra le varie proposte di riforma e come impattano sulla situazione attuale?
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 26 settembre 2024
L’intero centrosinistra ha salutato con gran tripudio il raggiungimento delle 500mila firme necessarie per presentare il quesito referendario sul dimezzamento dei tempi per ottenere la cittadinanza, da 10 e 5 anni. La raccolta delle firme era partita segnando il passo: poi sono scesi in campo un po’ di divi dello spettacolo e dello sport. Ancor più dei testimonial magnetici, probabilmente, ha inciso la possibilità di firmare con massima comodità, con un click invece che prendendosi il disturbo di arrivare a un banchetto: modalità che desta parecchie preoccupazioni a palazzo Chigi ma qua e là anche nell’opposizione, dato il rischio concreto di un’alluvione di referendum. Restano da superare le forche caudine del verdetto sull’ammissibilità costituzionale del quesito e qui secondo gli esperti l’eventualità di una bocciatura è piuttosto alta ma si vedrà in gennaio.
di Guido Rampoldi
Il Domani, 26 settembre 2024
Se vuole essere credibile, non può procedere per slogan e per dogmi. Altrimenti rischia di imitare il vecchio pacifismo filo-sovietico. In replica a Notarianni: per scansare questo pericolo bisogna prendere atto che le guerre non sono tutte uguali. Alcune sono necessarie come quella di liberazione in Italia. Altre sono meno mortali e feroci delle “paci” che turbano. Qual è la funzione del pacifismo mentre la guerra irrompe nel nostro orizzonte? A questa domanda ha risposto indirettamente un pacifista - Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena. Motivando l’offerta di una scholarship ad una studentessa intrappolata a Gaza, Aya Ashour, Montanari ha scritto di una “atroce banalità”: noi e i gazawi “siamo vicinissimi. Geograficamente, ma ancor più esistenzialmente. Studi, lingua veicolare, social media, musica, immaginario sono gli stessi. Ma Aya rischia di essere uccisa, ogni giorno”.
di Giuliano Gasperi
Corriere del Ticino, 26 settembre 2024
Anche i figli delle persone messe sotto inchiesta o in carcere devono considerarsi vittime: chi le tutela? In passato questo tipo di vittime era lasciato in secondo piano, ma le cose stanno cambiando. Ne parliamo con Siva Steiner, capo dell’Ufficio cantonale dell’assistenza riabilitativa. “Chissà i figli…”. Non è raro sentir dire queste parole; di solito quando succede un incidente grave, oppure quando una coppia divorzia. Una situazione meno frequente, ma non meno impattante a livello emotivo, vede un papà o una mamma messi sotto inchiesta o addirittura in carcere. Può essere un fulmine a ciel sereno, perlomeno per i suoi piccoli familiari. E in un attimo cambia tutto; fra le mura di casa e nei rapporti con la comunità locale. In essa, accanto alle inevitabili reazioni negative sui presunti reati commessi, può emergere anche un sentimento di compassione verso i minori travolti, senza colpa alcuna, dai guai dei genitori.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 26 settembre 2024
Il 55enne afroamericano aveva passato gli ultimi 23 anni nel braccio della morte. Sull’arma del delitto non c’era il suo Dna e la stessa famiglia della vittima aveva dubbi. Aveva evitato l’iniezione letale nel 2015 e nel 2017, ma la sua condanna non era stata annullata nonostante la clamorosa mancanza di prove. Cosi intorno alle 23.00 di martedì scorso il detenuto Marcellus Williams è stato giustiziato nella prigione di Bonne Terre nel Missouri. L’uomo 55enne era in cella da 23 anni, dal momento in cui venne condannato per l’omicidio di Felicia Gayle, un’ex giornalista e assistente sociale, trovata pugnalata a morte nella sua casa nel 1998. Williams ha sempre sostenuto la sua innocenza e per una volta la stessa famiglia della vittima aveva paventato la possibilità che l’uomo non avesse commesso il brutale assassinio. La vicenda giudiziaria di Williams sembra in tal senso il classico caso di malagiustizia.
Il Dubbio, 26 settembre 2024
Nel 1968, una sentenza lo aveva condannato a morte per il brutale omicidio di un dirigente aziendale e della sua famiglia, avvenuto due anni prima. Iwao Hakamada, ex pugile giapponese, ha ottenuto la tanto attesa assoluzione dopo decenni di ingiusta detenzione. Nel 1968, una sentenza lo aveva condannato a morte per il brutale omicidio di un dirigente aziendale e della sua famiglia, avvenuto due anni prima. Dopo quasi 50 anni passati nel braccio della morte, la verità è finalmente emersa. Nel marzo 2023, il tribunale distrettuale di Shizuoka ha riaperto il caso, accogliendo nuove prove che dimostravano la fabbricazione di elementi a carico di Hakamada. “Si è trattato di una manipolazione delle prove”, ha dichiarato il giudice Koshi Kunii, sottolineando come Hakamada non fosse il colpevole del quadruplice omicidio. Hideko Hakamada, sorella dell’ex pugile e sua più fervida sostenitrice, ha giocato un ruolo cruciale nel riaprire il caso nel 2008.
- Dal telefono alle mail. Diritti negati e disparità territoriali per i detenuti
- Il Commissario Doglio e il futuro delle carceri
- Forse “aprire” non porta voti, ma è la vera via per la sicurezza
- Punire la resistenza passiva di detenuti e migranti è un’assurdità
- Comunità Educanti con i Carcerati, le “case aperte” che cambiano la vita











