di Roberto Giovene Di Girasole
Il Dubbio, 28 gennaio 2025
Arriva una seconda condanna comminata in grado di appello per l’avvocata tunisina Sonia Dahmani. Proprio in coincidenza con la giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, il 24 gennaio scorso, la Corte d’appello di Tunisi ha confermato il giudizio di colpevolezza per l’avvocata ed editorialista, per imputazioni relative ad alcune dichiarazioni pubbliche sul razzismo in Tunisia, riducendo la pena a 1 anno e sei mesi, rispetto ai due anni comminati in primo grado, nell’ottobre scorso. Le accuse rivolte alla Dahmani di “diffusione di notizie false tali da nuocere alla sicurezza dello Stato”, si basano sul cosiddetto “decreto presidenziale n. 54”, anti “fake news”, interpretato secondo l’Osservatorio degli avvocati in pericolo (OIAD) ed altre organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani in maniera troppo estensiva, allo scopo di mettere a tacere ogni voce critica verso le politiche governative. La Dahmani aveva, nel caso specifico, deplorato l’esistenza, in alcune zone della Tunisia, di cimiteri e autobus riservati ai bianchi.
di Valentina Calderone
treccani.it, 27 gennaio 2025
“Garante dei diritti delle persone private della libertà personale”, molte parole per descrivere un ruolo estremamente complesso, ma anche scarsamente conosciuto. Il primo garante in Italia è stato istituito a Roma nel 2003, grazie a un processo partito dal basso che ha coinvolto e visto come promotori associazioni e movimenti che si occupavano di detenzione e di diritti delle persone detenute. A quella prima delibera votata dall’assemblea capitolina si è aggiunta pochi mesi dopo l’istituzione del Garante nella Regione Lazio e, in questi vent’anni, tutte le regioni, alcune province e molti comuni si sono dotati di questa figura. Solo nel 2016 è stato eletto il primo collegio del Garante Nazionale, a seguito dell’approvazione della legge istitutiva della figura nel 2013. I primi garanti avevano scarsi poteri, non essendo disciplinato in alcun modo il loro ingresso negli istituti penitenziari e solo nel 2009 una modifica normativa ha aggiunto all’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario la figura dei garanti tra quelle con potere di accesso alle strutture senza autorizzazione e, successivamente, questa facoltà è stata estesa alle camere di sicurezza e ai centri di trattenimento ed espulsione per persone straniere prive di permesso di soggiorno.
di Margherita Sermonti
treccani.it, 27 gennaio 2025
Don Nicolò Ceccolini è nato a Cattolica (Rimini) nel 1987. È stato ordinato sacerdote nel 2013. Dal 2017 è cappellano dell’Istituto Penale Minorile di Casal del Marmo, a Roma. Parliamo con lui della sua esperienza con i giovani ristretti, tra parole e silenzi.
di Margherita Sermonti
treccani.it, 27 gennaio 2025
Intervista alle autrici. Se ognuno di noi si interrogasse su che cosa conosce veramente del carcere, delle persone ristrette (come si dice di chi nel carcere è detenuto), della loro vita quotidiana, della loro identità, delle loro speranze, o si ponesse altri interrogativi, anche meno banali, troverebbe risposte certe? E dove? Spesso, molte delle informazioni sugli istituti penitenziari e su chi dimora in quei luoghi le apprendiamo dalla cronaca quotidiana, quando sono gli eventi “straordinari” come l’allarmante crescita dei suicidi o le rivolte a portare alla ribalta questo universo perlopiù ignoto. Poi le luci si spengono e si tende a dimenticare, per paura o indifferenza, questa parte della nostra società.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 27 gennaio 2025
Il ministro: “Nessuna amarezza”. E sul libico scarcerato: “Spiegherà Piantedosi”. “Ripensamenti? Nessuno. Resto orgoglioso della riforma. Non ho alcuna amarezza. Anzi, sono ancora più determinato”. La protesta, le critiche, le accuse e gli schiaffi morali dei magistrati, che sabato hanno animato di protesta l’inaugurazione dell’anno giudiziario, non hanno sortito alcun effetto sul ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Se non quello di rendere ancora più “elettrizzante”, dice lui stesso, la partita con i suoi ex colleghi magistrati.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 27 gennaio 2025
Il Viceministro della Giustizia prevede tempi rapidi per il via libera alla separazione delle carriere e al nuovo Csm. Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inaugurato ieri l’Anno giudiziario presso la Corte di Cassazione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando di “Riforma doverosa verso gli elettori”. Il Viceministro Francesco Paolo Sisto, Forza Italia, conferma le stesse parole al Riformista.
di Antonio Massari
Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2025
Altro che separazione. Mancanza di personale e dotazione informatica scarsa. Soltanto a Roma 41mila fascicoli arretrati. “Ferme le competenze del Consiglio superiore della Magistratura, spettano al Ministro della Giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia”. È l’articolo 110 della Costituzione. Ed è l’unico che cita il ruolo di un ministero, e quindi la responsabilità del suo responsabile, in modo inequivocabile. Il funzionamento della giustizia è quindi, per volontà costituzionale, il primo dei compiti affidati al ministro Carlo Nordio. Eppure, se solo pensiamo alla digitalizzazione della giustizia, è chiaro che il “funzionamento dei servizi” sta andando malissimo.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2025
Interrogazione della Lega su condanne per delitti violenti: “Il fondo per i parenti è basso, ma dovete rivolgervi al Viminale”. Giorgia Meloni vuole dare una svolta securitaria al suo governo. Da una parte accelerare sull’approvazione del disegno di legge Sicurezza e dall’altra Fratelli d’Italia ha lanciato - insieme alla Lega che ieri ha annunciato 50 mila firme raccolte - una petizione in favore delle forze dell’ordine dopo alcuni fatti di cronaca che hanno coinvolto gli agenti. Eppure, è il suo stesso governo ad ammettere, con un atto parlamentare, che ci siano pochi fondi a disposizione per risarcire le vittime di reati, soprattutto quelli violenti.
di Nando dalla Chiesa
Il Fatto Quotidiano, 27 gennaio 2025
Ma come si fa a trovarsi nei punti (grandi o piccoli) di svolta della storia? E a poterli raccontare, magari per primi? Risposta più sensata: dipende dal caso. Nessun fotografo, nessun giornalista, avrebbe potuto immaginare quel giorno del 1955 che su un autobus dell’Alabama sarebbe avvenuto il grande rifiuto di Rosa Parks di cedere il posto a un bianco. Altre volte però le cose si possono immaginare. Ricordo ad esempio le mani di Agnese Moro stringere con tenerezza quelle di Franco Bonisoli, uomo delle Brigate rosse, uno dei sequestratori di suo padre, scoppiato a piangere in pubblico a Genova al ricordo di quel sangue innocente. Un istante unico, indimenticabile. Ma di cui non esiste una foto. Eppure il calendario del festival in cui ciò avvenne era e pubblico. Mancava però la sensibilità in chi doveva leggerlo. Dov’è la notizia? si saranno chiesti allora nelle redazioni.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 27 gennaio 2025
La tentazione telematica assedia da tempo il processo penale, che con le sue ataviche lentezze, farraginosità ed inadeguatezze strutturali alimenta facilmente la illusione che la sua “digitalizzazione” possa rappresentare la panacea di tutti i mali. Il processo penale poggia le sue basi su di una struttura burocratica ed amministrativa clamorosamente inadeguata ed insufficiente per numeri, disponibilità finanziarie e formazione professionale del personale: ma da sempre si preferisce coltivare l’illusione di scorciatoie digitali, per di più muovendo dal presupposto che quelle insopportabili lentezze siano dovute soprattutto a presunti eccessi di garanzie difensive. Una vulgata pericolosamente manipolativa e sostanzialmente illiberale, che da sempre sceglie la leva della inefficienza del sistema per giustificare ambizioni riformatrici di segno fortemente penalizzante per i diritti del cittadino indagato o imputato. Il tema della digitalizzazione del processo penale reca in sé quelle stimmate, candidando la semplificazione tecnologica come veicolo di quella agognata svolta illiberale del processo.
- Veneto. La piaga dei processi lenti: lo Stato ha risarcito ai veneti oltre due milioni di euro
- Lazio. “Le carceri sono al limite, servono soluzioni immediate e condivise”
- Vercelli. Billiemme, sei agenti in più ma il carcere è in sofferenza
- Firenze. Si impennano i reati minorili ma la magistratura chiamata a contrastarli perde i pezzi
- Reggio Emilia. L’Ufficio di Sorveglianza rischia il collasso









