di Elisabetta Brusa*
Avvenire, 24 settembre 2024
Tra questioni più urgenti da affrontare ci sono il sovraffollamento e le madri detenute con i figli. L’Organismo Congressuale Forense: “Servono azioni concrete”. Il sistema carcerario italiano versa in uno stato di profonda crisi, una situazione che l’Organismo Congressuale Forense (Ocf) ha ripetutamente denunciato con forza, sottolineando come non sia più possibile rimandare interventi strutturali. Le criticità sono molteplici e richiedono un approccio urgente per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità umana all’interno delle strutture detentive, così come previsto dalla nostra Costituzione.
nurse24.it, 24 settembre 2024
L’assistenza sanitaria dietro le sbarre è in difficoltà. La popolazione carceraria è in continua crescita, i penitenziari sono sovraffollati e le risorse sono limitate per fronteggiare i bisogni di salute dei detenuti e garantire loro cure adeguate. Medici, infermieri ed operatori sociosanitari che lavorano in un ambiente già carico di tensioni si trovano a lavorare affrontando quotidianamente sfide non solo professionali ed emotive, ma anche logistiche. Nelle duecento carceri italiane, come negli ospedali su tutto il territorio nazionale, il personale sanitario risulta carente nell’organico.
di Mario Chiavario
Avvenire, 24 settembre 2024
“La Repubblica tutela le vittime di reato e le persone danneggiate dal reato”. È opportuno inserire una frase del genere nel testo della Costituzione e precisamente in quell’articolo 111 che dà ampio spazio alle garanzie del “giusto processo”? Sembrava che al riguardo vi fossero le premesse per una risposta positiva largamente condivisa. A dimostrazione, la concordata unificazione in tali termini di quattro distinte proposte di legge costituzionale presentate un anno fa al Senato in sintonia “trasversale” stanti le rispettive appartenenze partitiche e a riflesso di una sensibilità diffusa nell’opinione pubblica, con molteplici segni d’insofferenza per quelle che vengono sovente percepite come insufficienze della tutela attuale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 24 settembre 2024
Briefing promosso dal capogruppo al Senato Gasparri con Sisto e i parlamentari azzurri: obiettivo, portare presto in Aula la legge Zanettin. C’è un tema che incrocia in modo trasversale casi di cronaca nera, giustizia spettacolo e politica giudiziaria: le intercettazioni. L’uso che ne fanno le Procure e il corrispondente riverbero mediatico. Ultimo esempio (solo in ordine di tempo): il processo per l’assassinio di Giulia Cecchettin, con il video dell’interrogatorio messo in onda dalla trasmissione di Rete4 “Quarto grado”: un documento non più sottoposto a segreto (siamo orma al dibattimento) ma che, dato in “prime time” contribuisce a rendere quella vicenda giudiziaria un evento virale. In realtà sul limite alla pubblicazione del materiale intercettato, che si tratti di brani audio o appunto di filmati, la riforma penale di Nordio da poco entrata in vigore ha già realizzato passi avanti, con la norma che impone di tutelare i terzi estranei al procedimento.
di Enrica Riera
Il Domani, 24 settembre 2024
Dopo i pm di Reggio Emilia altri magistrati chiedono un pronunciamento sull’abrogazione del reato. Il 24 settembre i giudici decideranno se accogliere la richiesta di parte civile. Sull’abolizione dell’abuso d’ufficio la partita non è finita. La battaglia prosegue nelle aule di tribunale. E così dopo la Procura di Reggio Emilia, che nel processo Bibbiano, ha chiesto di sollevare un’apposita questione di legittimità costituzionale, oggi, 24 settembre, anche il Tribunale di Firenze, si pronuncerà sul punto. La decisione sull’ammissibilità, se avrà esito positivo, farà sì che l’ultima parola passi ai giudici costituzionali. Passaggio che il ministro della Giustizia Carlo Nordio vorrebbe evitare.
di Giulia Merlo
Il Domani, 24 settembre 2024
Il segretario dell’Anf Giampaolo di Marco sulla separazione delle carriere: “Non si riforma la Carta per un caffè tra pm e giudici”. Sull’avvocatura: “Categoria dimenticata”. “Nel sistema giustizia, il principio dell’efficienza di cui oggi si parla molto rischia di cancellare quello della necessità: ma la vita di un cittadino e le esigenze per cui entra in un tribunale non si esprimono con un bilancio in cui il segno più è sinonimo di successo”, è la sintesi di Giampaolo di Marco, segretario generale dell’Associazione nazionale forense che è appena uscita dal congresso di Parma, con al centro i temi della sostenibilità della professione e della giustizia nel tempo dell’intelligenza artificiale.
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 24 settembre 2024
Il caso di Firenze e non solo. La sezione disciplinare del Csm si accinge a valutare l’addebito mosso nei confronti dei magistrati fiorentini che avevano predisposto un dispositivo di condanna a cinque anni e mezzo di reclusione, pur senza sottoscriverlo, ancor prima che la difesa provvedesse alla discussione finale del processo. L’atto trovato dal difensore all’interno del fascicolo del dibattimento destò un notevole clamore risultando piuttosto grave l’offesa arrecata alla funzione difensiva. Ora il procedimento disciplinare giunge davanti al suo giudice naturale con una richiesta di archiviazione stante la natura sostanzialmente innocua della condotta e la “occasionalità” del caso.
di Francesco Petrelli*
L’Unità, 24 settembre 2024
Stupisce che la diffusione di un atto così delicato del processo, come il video di Turetta, possa essere inteso come contributo al diritto di cronaca. C’è un frainteso impulso alla manomissione di ogni frontiera. “In esclusiva il video dell’interrogatorio di Filippo Turetta: il documento mostra, per la prima volta, le dichiarazioni rese dall’imputato il primo dicembre 2023 nel carcere di Verona”. Dopo l’ostensione pubblica dei colloqui in carcere con i propri genitori, con la normalità che oramai caratterizza simili pubblicazioni, la notizia viene diffusa con un malcelato orgoglio. Stupisce che il fatto di diffondere la registrazione dell’interrogatorio di un giovane indagato in vincoli con l’accusa di essersi reso responsabile di un grave fatto di sangue possa sembrare a qualcuno un gesto di civiltà. O che il dare pubblicità a un atto così delicato del processo possa essere inteso come un sano contributo al diritto di cronaca. Così, crudamente, senza porsi il problema di un qualche bilanciamento e - al di là di ciò che la legge penale dice in proposito - senza porsi alcuna domanda sui limiti stessi del diritto all’informazione. Ci governa, invece, in proposito un frainteso impulso alla manomissione di ogni frontiera, una equivocata idea di trasparenza democratica che vorrebbe il popolo immediato (non mediato) fruitore del senso di giustizia e della sua amministrazione.
di Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 24 settembre 2024
“Qui non si processano tutti i femminicidi”. La coda all’ingresso per entrare, la folla di microfoni e telecamere messi sotto la bocca di chiunque, la lista di nomi delle persone ammissibili (un solo giornalista per testata) e le proteste di chi è rimasto fuori e invocava il diritto di cronaca. Tutto questo “all’esterno” del processo che si è aperto ieri in Corte d’assise. “Dentro”, cinque associazioni a tutela delle donne che hanno cercato di costituirsi parte civile, ma sono state bocciate così come i due Comuni teatro del massacro di Giulia Cecchettin: Vigonovo, dove la giovane vittima abitava, e Fossò.
di Riccardo Bottazzo
Il Manifesto, 24 settembre 2024
Arrestato un senza fissa dimora, accusato dell’omicidio. “Con Brugnaro solo repressione e niente servizi sociali per cercare di prevenire”. Il marciapiede dove Jack ha versato il suo sangue ieri era coperto di fiori. Qualcuno ha appeso alla rete una sciarpa della palestra popolare del Rivolta. Dei bambini hanno lasciato dei disegni con grossi cuori rossi. Altri hanno scritto dei pensierini. Il parroco della chiesa vicina, nel pomeriggio, ha radunato i fedeli per una veglia di preghiera. Non è ancora stato stabilito il giorno del funerale perché il corpo del giovane rimane ancora a disposizione degli inquirenti. Identificato invece il presunto omicida fermato dopo il fatto: Serghiei Merjievschii, un 38enne moldavo senza fissa dimora e dipendente da sostanze. Sarebbe stato lui a uccidere Jack e a ferire Sebastiano, intervenuti per difendere una donna da una aggressione in pieno centro di Mestre. Sono proprio i residenti di Mestre a voler ricordare in queste ore il sacrificio del giovane attivista del centro sociale Rivolta. Persone che subiscono tutti i giorni, sulla loro pelle, il degrado in cui la città è stata fatta precipitare. Ho incrociato una anziana signora di Marghera che ha deposto un mazzo di girasoli: “Tutti scrivono male dei ragazzi dei centri sociali ma io che vivo vicino a piazzale Concordia so che sono gli unici, con i dottori dell’ambulatorio che Emergency ha aperto proprio vicino al Rivolta, che mi hanno aiutata quando ho avuto bisogno”.
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