di Francesco Oliva
La Repubblica, 26 gennaio 2025
Il 30enne, racconta la donna, è stato trasferito a Bari e dopo a Potenza. Sta scontando una pena di 2 anni e 2 mesi. In estate i primi sintomi, poi la diagnosi della malattia. “È giusto che sconti la pena, ma è disumano non aiutare chi ha un problema di salute”. “Mio figlio sta male. Ha contratto la scabbia in carcere ma non viene curato”. Il grido di aiuto è quello di Agnese, di Galatina (Lecce), madre di un detenuto 30enne, in carcere perché deve scontare una pena di due anni e due mesi per spaccio di droga. La donna non si dà pace da mesi. “È giusto che sconti la sua condanna”, precisa Agnese. Ma, aggiunge: “Mio figlio non dorme da mesi, soffre tanto. Non è giusto che una persona, anche se in carcere, debba stare così male. È disumano non aiutare chi ha un problema di salute”. Le condizioni di salute stanno peggiorando giorno dopo giorno.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 26 gennaio 2025
“In ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene e dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto”. Sono parole di san Giovanni Bosco che ancora oggi rivolge ai suoi figli, i salesiani e alla famiglia che si ispira al suo carisma, presenti in 133 nazioni dei 5 continenti. Parole che, per chi ha avuto la fortuna di incrociare le sue strade, sintetizzano la vita di don Domenico Ricca - per tutti don Meco - salesiano e cappellano per 40 anni dell’Istituto penitenziario minorile di Torino “Ferrante Aporti”, ai tempi di don Bosco “La Generala”, il riformatorio dove il santo trascorreva molti pomeriggi con i ragazzi “discoli e pericolanti del tempo”.
cuspadova.it, 26 gennaio 2025
Sabato 25 gennaio, alla Casa Circondariale di via Due Palazzi, andrà in scena il primo torneo “Rugby in carcere” a coronamento del progetto che ha portato i tecnici del CUS a insegnare la disciplina a un gruppo di gruppo di utenti della sezione Icatt Custodia Attenuata. Una giornata storica per il CUS Padova, il carcere di Padova ma anche per il mondo del rugby. Sabato 25 gennaio, a coronamento del secondo anno del progetto “Rugby in carcere”, andrà in scena un torneo amichevole tra squadre composte da detenuti della casa circondariale e una selezione di rugbisti padovani. Per la prima volta, dopo un anno di pratica e allenamenti, gli atleti detenuti potranno confrontarsi con dei rugbisti agonisti, in una mattinata all’insegna di quei valori dello sport che educatori e tecnici hanno trasmesso nel corso dei vari incontri.
di Andrea Galli
Sette - Corriere della Sera, 26 gennaio 2025
Gli assassini “politici” di Sergio Ramelli e Carlo Saronio, Claudio Varalli e Giannino Zibecchi. E poi i rapimenti di Cristina Mazzotti, Giovanni Sticchi, Diego Bruga. Quando la violenza conquistò le piazze. La Milano del 1975, una città nera, cupa, una città rossa, tragica, quand’eravamo giovani e coraggiosi come Sergio Ramelli che da solo aveva sfidato una scuola intera, la sua, l’istituto tecnico Molinari, per le proprie idee, idee anche esasperate ma pur sempre idee d’un ragazzo che rifletteva osservava parlava, quand’eravamo giovani e inquieti come Carlo Saronio, ingegnere, forti e accese simpatie poi abiurate per il gruppo della sinistra estrema Potere operaio, fra le migliori nostre menti, uno sveglio e svelto, uno anche afflitto dai sensi di colpa per la ricchezza della famiglia resa manifesta da quella poderosa Rolls-Royce che fendeva la folla rombante e ammirata, figlio del chimico Piero che aveva guidato la Carlo Erba, il colosso farmaceutico, uno destinato, Saronio, come si dice in casi così, a un magnifico avvenire che non attendeva che lui.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 26 gennaio 2025
Il Messaggio del Papa per la giornata delle Comunicazioni sociali e in apertura del Giubileo sulla comunicazione. “Servono atteggiamenti capaci di puntare sulla bellezza e sulla speranza”. Serve anzitutto un serio esame di coscienza per la nostra categoria, i giornalisti, e per ciascuno di noi. Il Messaggio del Papa per la giornata delle Comunicazioni sociali e in apertura del Giubileo sulla comunicazione ci richiama ad un approccio di “mitezza”, termine e stile che si oppone e stride con una informazione spesso aggressiva, urlata, poco rispettosa dell’altro di cui siamo spesso noi stessi protagonisti. Usare mitezza non significa esercitare uno sterile buonismo e neppure nascondere sotto il tappeto la brutalità inaccettabile di guerre, violenze, ingiustizie e crisi sociali. Ma anche in questo racconto ci sono un modo, un linguaggio, uno stile che possono contribuire a “suscitare atteggiamenti di amicizia; capaci di puntare sulla bellezza e sulla speranza anche nelle situazioni apparentemente più disperate; di generare impegno, empatia, interesse per gli altri”.
di Marco Aime*
Il Domani, 26 gennaio 2025
Porre l’accento sulla “nostra” storia e i “nostri” valori, non solo è un’operazione politica, ma conduce a una visione unilaterale degli eventi e rende miope lo sguardo. Solo studiando una storia globale possiamo capire il mondo di oggi e scoprire che è sempre stato interconnesso. “Le merci si mondializzano, gli individui si tribalizzano”, così ha scritto il filosofo francese Regis Debray, una frase che sembra fatta apposta per raccontare la scuola ipotizzata da Valditara e dal governo tutto. In una realtà sempre più globale e interconnessa, per la cui comprensione servirebbero strumenti moderni, approcci interdisciplinari, attraversamento di confini, cosa propone il nostro ministero? Una chiusura che sarebbe persino ironico definire “provinciale”, e che invece, è non solo politicamente orientata in un’ottica pseudonazionalista, ma è soprattutto dannosa. Pseudonazionalista perché non rivela neppure quel piglio aggressivo che solitamente segna queste istanze, ma ne fa semmai una parodia di serie C.
di Marco Birolini
Avvenire, 26 gennaio 2025
I naufraghi raccolti dal pattugliatore Cassiopea attorno a Lampedusa. C’è l’ordine di attendere e radunare altre persone soccorse. La terza “missione Albania” della Marina militare è in corso. Dopo quelle di ottobre e novembre, “bocciate” dai giudici - che ordinarono di sbarcare in Italia i migranti raccolti nel Mediterraneo e portati inizialmente nei centri costruiti oltre Adriatico - il governo ci riprova, forte del parere della Cassazione, che ha chiarito come spetti al ministero degli Esteri stilare la lista dei “Paesi sicuri”, dove in teoria i richiedenti asilo possono essere rimpatriati.
di Ilario Lombardo
La Stampa, 26 gennaio 2025
La premier da Gedda evoca il complotto dei giudici della Cpi sul generale libico. Nessuna difesa della ministra rinviata a giudizio: “Valuti lei l’impatto sul suo lavoro”. C’è il filo rosso della giustizia e degli scontri con la politica a unire le dichiarazioni con le quali Giorgia Meloni rompe un silenzio durato giorni, su diversi casi che la inseguono fino in Arabia Saudita. Il destino di Daniela Santanché incrocia la decisione senza precedenti di riportare in patria un comandante libico accusato di crimini contro l’umanità. Infine, le proteste dei magistrati contro la separazione delle carriere: “Non c’è scritto nella Costituzione che la giustizia non può essere riformata - risponde Meloni -. C’è scritto invece all’articolo 49 che sono i cittadini a decidere attraverso i programmi di chi vince le elezioni”.
di Stefano Mauro
Il Manifesto, 26 gennaio 2025
Il lavoro del procuratore Khan per “ottenere giustizia”. La richiesta di arresto è stata trasmessa a 6 paesi europei tra cui l’Italia. La Libia non è uno Stato parte dello Statuto di Roma. Tuttavia, il 26 febbraio 2011, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 1970, ha deciso all’unanimità di deferire alla Corte penale internazionale (Cpi) la situazione in Libia. Una decisione che ha permesso alla Cpi di esercitare la sua giurisdizione sui crimini, ai sensi dello Statuto di Roma, commessi nel territorio della Libia o da suoi cittadini a partire dal 2011. L’inchiesta, aperta nel marzo 2011, ha portato a tre procedimenti, inizialmente avviati nei confronti di 11 sospettati, accusati in particolare dei seguenti reati: “Crimini contro l’umanità” compiuti nei centri di detenzione libici attraverso “l’omicidio, la persecuzione, la prigionia, la tortura e lo stupro” e “crimini di guerra” compiuti, durante il conflitto interno tra i due schieramenti, attraverso “gli omicidi, le torture e le esecuzioni sommarie”. Il caso più eclatante è Tarhuna - città simbolo delle atrocità della guerra civile - con “il ritrovamento di 29 fosse comuni e l’uccisione sistematica di almeno 330 civili inermi”,la maggior parte dei quali ammanettati, bendati e torturati. Con la concreta possibilità, secondo le conclusioni della Cpi e della missione delle Nazioni unite in Libia (Unmil), che potrebbero esserci “fino a 100 altri siti di questo tipo in tutto il paese”. A ottobre 2024, il procuratore capo della Corte penale internazionale, Karim Khan, ha emesso 6 mandati di arresto “per i presunti crimini commessi a Tarhuna” nei confronti di tutti i leader affiliati alla milizia Al Kaniyat che, insieme alla Forza Rada, ha commesso “brutali uccisioni” in quella città.
di Andrea Malaguti
La Stampa, 26 gennaio 2025
Che mondo lasciamo ai nostri figli ottant’anni dopo la Shoah? Che peso hanno, alla luce del nuovo spirito del tempo, permeato dalla prepotenza trumpiana, parole come deportazione e, all’opposto, umanità? Quanto siamo assuefatti, o indifferenti, alla violenza, non solo verbale, che ha accompagnato il racconto di questa settimana, mettendoci di fronte alle immagini umilianti di un torturatore libico riportato delicatamente a Tripoli a bordo di un aereo di Stato?
- Stati Uniti. Tra legge e imposture, guida agli strapoteri di Trump
- Ministro Nordio, si è dimenticato il lavoro dei detenuti?
- L’appello di Cassano sul carcere: “Sgomento per il numero di suicidi”
- No, caro Ministro: l’indulto non incentiva i casi di recidiva
- Finalmente un atto di umanità verso Ernesto Fazzalari, detenuto al 41bis









