di Maurizio Mervar
rainews.it, 22 settembre 2024
Il carcere di Gorizia ha aperto i suoi spazi al pubblico per il Festival “Se io fossi Caino”. Un gruppo di detenuti ha sviluppato un percorso di crescita personale attraverso il teatro. Foglie d’albero per ascoltare la voce della natura e ritrovare in essa l’energia che illumina l’animo umano, il proprio animo scosso dalle tempeste della vita. E così la casa circondariale Angiolo Bigazzi di Gorizia è diventata palcoscenico di speranza per coloro che dopo aver sbagliato vogliono guardare avanti con l’aiuto della compagnia teatrale Fierascena ed il sostegno della Caritas di Gorizia.
Ristretti Orizzonti, 22 settembre 2024
Si parte dalle lettere di Guido Calogero, rinchiuso dal fascismo. Nel progetto della Fondazione Scabia “Sentiero del Teatro. Accanto alla follia” - realizzato in collaborazione con il M.A.D. all’interno delle iniziative di Estate fiorentina 2024 - giovedì 26 settembre alle ore 20.30 Claudio Ascoli dei Chille de la balanza presenta Lettere del filosofo Guido Calogero dal carcere duro delle Murate (febbraio - giugno 1942). L’evento è al M.A.D. (Murate Art District Piazza delle Murate), con ingresso libero e prenotazione vivamente consigliata, telefonando allo 055/2476873.
di Gianluigi Colin
Corriere della Sera - La Lettura, 22 settembre 2024
Tommaso Spazzini Villa, lauree in Economia e in Storia dell’arte, ha portato Omero nelle prigioni e chiesto ai carcerati di sottolineare le parole per comporre una propria, piccola autobiografia. Un risultato struggente che ora è anche un libro. Dal 2018 Tommaso Spazzini Villa ha dato vita a un progetto che ha coinvolto molti detenuti delle carceri italiane. A ognuno di loro ha lasciato una pagina dell’Odissea dell’edizione Einaudi (quella tradotta magnificamente da Rosa Calzecchi Onesti), chiedendo di sottolineare alcune parole all’interno del testo per creare brevi frasi di senso compiuto: parole che si manifestassero come uno specchio della loro esistenza o semplicemente evocassero un sentimento o, ancora, potessero scavare qualcosa nell’inconscio. Le scelte hanno messo in luce brevi, spesso dolorose frasi che hanno dato sostanza al vissuto dei protagonisti di questa geniale azione artistica. Sottolineando le parole con matite, biro, pennarelli colorati, ogni detenuto aveva la possibilità di creare una storia, una storia in cui mostrare la propria vita, un autoritratto, appunto. Ma poteva anche far parlare il proprio silenzio. Poteva tacere.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 22 settembre 2024
Passare tempo con i figli e i ragazzi in genere. Fare domande. Tutto questo aiuta, ma non garantisce nulla a nessuno. Resta, tuttavia, l’unica possibilità di cogliere i segnali di allarme. Una ragazza di ventidue anni uccide il figlio appena nato, poi parte in vacanza a New York. Un ragazzo di diciassettenne anni stermina la famiglia con sessantotto coltellate: mamma, papà, fratello. Non ci sono parole, e forse è meglio così. Di parole ne abbiamo ascoltate tante, in questi giorni, e non tutte utili. L’orrore di Paderno Dugnano e quello di Vignale di Traversetolo hanno una cosa in comune: ci sembrano incomprensibili. Quei due ragazzi erano amati e apprezzati da tutti, raccontano. Possibile che i famigliari, gli amici e gli insegnanti non avessero colto alcun segnale d’allarme? L’orrore e lo stupore, davanti a tutto questo, sono giustificati. Un po’ meno i giudizi frettolosi, le grandi teorie sull’educazione, le considerazioni apocalittiche sulla famiglia, la società e la scuola.
di Marika Giovannini
Corriere del Trentino, 22 settembre 2024
L’annuncio della prossima apertura a Trento di un Centro di permanenza per i rimpatri divide il mondo politico provinciale e cittadino. La Lega sostiene la linea del governatore Maurizio Fugatti, mentre nel centrosinistra Pd e Alleanza verdi e sinistra non ci stanno: “Si tratta di buchi neri, non rappresentano una soluzione”. Critici anche Cgil e Arci, che ricordano le parole del vescovo Lauro Tisi sull’accoglienza. E riserve sulla soluzione anche da Stefano Graiff del Centro Astalli. A ventiquattro ore dall’annuncio del presidente Maurizio Fugatti sulla localizzazione a Trento di un Centro di permanenza per i rimpatri da 20-25 posti (l’area al vaglio sembra essere quella della Destra Adige), lo scontro politico è già bollente. Animando il dibattito sia a livello comunale che provinciale.
di Agostina Pirrello
Il Manifesto, 22 settembre 2024
La ministra per la migrazione e l’Asilo, Marjolein Faber, in una lettera di dieci righe alla Commissione europea ha scritto che l’Olanda chiederà un opt-out sulle politiche migratorie “nel caso di modifica dei Trattati”. L’ossessione per l’immigrazione del nuovo governo olandese ha portato i ministri appena insediati a sorvolare sulle più elementari nozioni di diritto europeo. La ministra per la migrazione e l’Asilo, Marjolein Faber, in una lettera di dieci righe alla Commissione europea ha scritto che l’Olanda chiederà un opt-out sulle politiche migratorie “nel caso di modifica dei Trattati”. La lettera è stata motivo di esultanza per Geert Wilders, leader del Pvv, partito di estrema destra di cui fa parte anche Faber, per il quale il ministro “ha fatto la storia dicendo all’Ue che gli olandesi vogliono rinunciare all’immigrazione”.
agensir.it, 22 settembre 2024
Si concentrerà sul tema della “droga in carcere” e in particolare sugli aiuti ai detenuti che fanno uso di sostanze, una conferenza organizzata a Strasburgo il 24 e 25 settembre dal Gruppo internazionale di cooperazione sulle droghe e le dipendenze (noto come gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa), dalla piattaforma del Consiglio d’Europa sulla droga e dal Forum europeo dei meccanismi nazionali di prevenzione. Si comincerà con l’analisi del contesto carcerario in relazione al tema droga, si metteranno a fuoco le sfide, e poi si esporranno le “buone pratiche” per migliorare i percorsi di accompagnamento e di cura, percorsi che non sono prettamente sanitari ma hanno e devono avere una connotazione “socioterapeutica”.
La Repubblica, 22 settembre 2024
Un report di Amnesty International: a rischio la libertà di espressione e di associazione. L’ultima escalation di repressione messa in atto in Tunisia ha portato in carcere almeno 97 membri del gruppo di opposizione Ennahda tra il 12 e il 13 settembre. Ai detenuti, tutti accusati di cospirazione e di altri reati legati al terrorismo, è stato negato l’accesso agli avvocati per 48 ore. Le autorità continuano a detenere arbitrariamente esponenti politici dell’opposizione e difensori dei diritti umani; a mettere da parte i candidati alle elezioni presidenziali del 6 ottobre e a ignorare le decisioni dei tribunali amministrativi di reintegrarli. Il sistema di giustizia penale nel piccolo Paese nordafricano - scrive Amnesty International - è ormai un’arma per mettere a tacere il dissenso.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 22 settembre 2024
Il 5 settembre scorso, la legge della sharia in Kuwait ha conosciuto sia la versione della forca sia quella del perdono. Sei uomini condannati per omicidio sono stati giustiziati dopo due anni di tregua della pena di morte. Lo stesso giorno, invece, una donna kuwaitiana è scampata per un pelo alla forca. Nell’emirato più ricco del Golfo Persico, tutto si lega: la storia antica e quella moderna, il patrimonio archeologico e l’architettura avveniristica, il Corano e il petrolio. Nella capitale, il disegno delle Torri del Kuwait, le tre cisterna d’acqua che svettano nel cuore della città, richiama le classiche volte piastrellate della Grande Moschea. Secondo la Costituzione il sovrano deve essere un discendente della dinastia che ha governato l’emirato a partire dal 1752. In arabo Kuwait significa “piccola fortezza”, s’intende, lungo la costa del Golfo. Una forza basata prima sul commercio di perle e spezie tra India ed Europa, poi sul petrolio estratto e distribuito nel resto del mondo fino alla più periferica stazione di servizio col simbolo della vela.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 21 settembre 2024
Il trattamento cambia in base alla nazionalità: agli stranieri arresti domiciliari negati e più custodia cautelare in carcere, anche se la maggior parte è in cella per piccoli reati. Per loro non esistono misure alternative. Il 32 per cento è in custodia cautelare in attesa del processo, un dato più alto rispetto ai detenuti italiani. Il caso delle strutture minorili. Qualche giorno fa l’eurodeputata Ilaria Salis, durante un incontro a Milano col fumettista Zerocalcare, ha detto che il carcere in Italia è razzista. Come esempio, ha riportato la situazione nell’istituto penitenziario milanese di San Vittore, dove la maggioranza dei detenuti è di origine straniera. L’estratto dell’intervento di Salis è diventato virale tra i profili della destra, che hanno letto il dato nella chiave che più gli faceva comodo: non è il carcere razzista, sono gli stranieri che delinquono più degli italiani.
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