di Eleonora Camilli
La Stampa, 24 settembre 2024
La deputata dem: “Nella sua storia giudiziaria ci sono troppi equivoci, a partire dalla traduzione delle testimonianze”. Provata, dimagrita, ma determinata. Con la voglia di combattere per i propri diritti, come ha fatto per tutta la vita. “Non sono venuta in Italia a cercare fortuna, ma per chiedere asilo, sono un’attivista per i diritti delle donne, per questo sono dovuta scappare dal mio paese. Rischiavo il carcere”. Lo dice tra le lacrime Maysoon Majidi, lei che in carcere ci è finita ma in Italia, con un’accusa infamante, quella di essere una “scafista”. La ragazza, curdo iraniana, è accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dopo lo sbarco, nel dicembre del 2023 di un’imbarcazione sulle coste calabresi. Da nove mesi è dietro le sbarre e continua a dirsi innocente, portando prove sulla sua estraneità ai fatti.
di Francesco Strazzari
Il Manifesto, 24 settembre 2024
Davanti all’allargarsi della guerra d’Israele in Libano è necessario domandarsi quanto un mondo retto da un doppio standard possa essere diverso da un mondo senza regola. La guerra si allarga di fronte in fronte: decine di migliaia i palestinesi uccisi, decine i morti di Israele, e ora centinaia in Libano. Nessuno sa dove si fermerà: diversamente da Gaza, i confini libanesi sono aperti, e per Israele non c’è linea rossa. Un paese cronicamente e profondamente diviso come il Libano si è trovato unito nella stessa paura: il timore che esploda il telefono o il televisore, il ronzio onnipresente dei droni, i boati dei jet israeliani. Diventa destinatario della medesima retorica e dello stesso trattamento che Netanyahu ha riservato ai civili di Gaza in spregio al diritto umanitario bellico: evacuazione immediata verso condizioni di impossibilità, pena diventare bersagli. Alcuni analisti, quelli che sottolineano quanto siano mirati gli attacchi, hanno insistito su come finora Hezbollah fosse stato sì colpito nell’immagine, ma non accecato.
di Domenico Quirico
La Stampa, 24 settembre 2024
Non badate alle voci, non tenete conto neppure delle prove inconfutabili che prima o poi arriveranno. Sinwar, l’implacabile califfo di Hamas, non può esser morto, di più: Sinwar non può morire. Sinwar è tragicamente eterno, è purtroppo immortale. Perché in realtà non esiste, intendo fisicamente, non è carne e sangue che si può spegnere, come si dice oggi non si può “eliminare”. Esiste in quanto simbolo che ricapitola e rappresenta, vendicativo carnefice di uomini in nome di una fede totalitaria e senza misericordia, la possibilità demiurgica e indimenticabile della vendetta, dell’odio, del riscatto, del rovesciamento di una Storia vissuta come ingiusta e crudele. Ha scelto il Nulla e la sua dialettica non soffre timidezze, cammina su binari inflessibili la cui stazione finale è il santo delitto. Il martirio del jihadista è altra cosa, la morte lo sceglie perché lui l’ha scelta. Sinwar impone invece la non morte, impone il soggettivismo assoluto della memoria di sé, come penitente, guerriero, boia degli israeliani, vincitore e vittima. A Gaza e non solo per molti Sinwar è il presente e sarà il futuro.
di Ugo Barbara
agi.it, 24 settembre 2024
Hakamada è il detenuto più longevo nel braccio della morte, non solo in Giappone, ma in tutto il mondo e giovedì un tribunale deciderà se dovrà essere giustiziato o essere assolto. Oggi 88enne è finito sotto processo 58 anni fa. Da 46 anni un uomo attende di essere giustiziato. Da dieci aspetta di sapere se qualcuno gli crederà e commuterà la pena di morte in assoluzione. È l’incredibile storia di Iwao Hakamada, ex pugile oggi 88enne, finito sotto processo 58 anni fa per aver sterminato una famiglia, ma rimesso in libertà nel 2014 in attesa di un nuovo processo, dopo i dubbi sollevati da più parti sulla legittimità della sua condanna. Hakamada è il detenuto più longevo nel braccio della morte, non solo in Giappone, ma in tutto il mondo e giovedì un tribunale deciderà se dovrà essere giustiziato o essere assolto. È stato condannato per la prima volta nel 1968 per l’omicidio del suo capo, della moglie dell’uomo e dei loro due figli adolescenti. Ma nel corso degli anni sono emersi dubbi su prove fasulle e confessioni estorte che hanno messo sotto esame il sistema giudiziario giapponese accusato di tenere “in ostaggio” i sospettati.
redattoresociale.it, 23 settembre 2024
Il nuovo organismo ha il fine di promuovere la cooperazione interistituzionale e concorrere alla realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi. Brunetta: “Una tappa importante del percorso volto ad abbattere la recidiva e costruire un ponte tra carcere e società”. Si è insediato oggi al Cnel il ‘“Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale”. Presieduto dal consigliere Emilio Minunzio, il nuovo organismo ha il fine di promuovere la cooperazione interistituzionale e concorrere, attraverso il coinvolgimento sistematico delle parti sociali, delle forze economiche e delle organizzazioni del terzo settore, alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi per il reinserimento socio-lavorativo e l’inclusione delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria limitativi o privativi della libertà personale. “Si compie così un rilevante passo in avanti nel percorso intrapreso dal Cnel, insieme al Ministero della Giustizia, volto a favorire studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere, nel cui ambito si è svolta lo scorso 16 aprile la giornata di lavoro Recidiva zero”, spiega una nota del Cnel.
Il Foglio, 23 settembre 2024
La nomina, voluta dal ministro Nordio, è arrivata in mattinata. In poco più di un anno il commissario dovrà guidare le nuove opere necessarie a mitigare il sovraffollamento nelle carceri italiane- Marco Doglio è il nuovo commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria. Il decreto d’incarico è stato firmato questa mattina dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, su proposta del Ministro della giustizia Carlo Nordio, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini. L’incarico, previsto dal decreto sulle carceri approvato lo scorso agosto, scadrà ufficialmente il 31 dicembre 2025. Termine entro cui, si legge nella nota, “dovrà provvedere alla realizzazione delle opere necessarie per far fronte alla grave situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari”, con la facoltà di avvalersi di una struttura di supporto di massimo cinque esperti. Doglio, 62 anni, vanta un passato di oltre 30 anni nel settore delle infrastrutture, avendo ricoperto diversi ruoli in materia di trasporto ferroviario, stradale, autostradale, aeroportuale e delle telecomunicazioni. Da dicembre 2019 è chief Real Estate di Cassa Depositi e Prestiti, oltre ad occupare il ruolo di Amministratore Delegato CDP Investimenti SGR, Vice Presidente di CDP Immobiliare Srl e Consigliere di Amministrazione Redo SGR.
siciliaunonews.com, 23 settembre 2024
“Ho ascoltato il messaggio del Papa all’Angelus sul rispetto per i detenuti e mi sono soffermato a leggere il report del garante nazionale dei detenuti circa la condizione carceraria in Italia. Sono sconvolto dai dati emersi che non sono solo numeri ma anime: 72 suicidi dall’inizio dell’anno ad oggi”. Lo dichiara Totò Cuffaro, segretario nazionale della DC. “L’articolo riporta che, tra questi 72, solo 29 erano stati giudicati e condannati in via definitiva, gli altri erano in attesa di giudizio ricorrenti, appellanti e uno addirittura internato provvisoriamente. Ma quello che più di tutto mi inquieta è la fascia di età di chi sceglie di togliersi la vita. Scelta che per la maggior parte viene compiuta dai giovani tra i 26 e i 39 anni, i nostri ragazzi, persi nell’oblio della pena, giovani senza speranza”, prosegue Cuffaro.
di Antonio Aparo*
L’Unità, 23 settembre 2024
Ci sono storie che testimoniano che il cambiamento è possibile anche tra i condannati al “fine pena” mai, gli immutabili del sistema carcerario. I laboratori Spes contra Spem di Nessuno tocchi Caino sono una miniera di valori preziosi. In otto anni di “lavoro” collettivo e cooperativo tra detenuti e detenenti, tra liberi e semiliberi, tra persone al di qua e al di là delle sbarre, il “fatturato” in termini di umanità nuova, cambiamento interiore ed elevazione della coscienza, è inestimabile, e incomparabile rispetto a ogni altra impresa umana. Soprattutto il Laboratorio di Opera, il primo a essere istituito, ogni mese regala storie come quelle di Antonio e Gioacchino che qui proponiamo. Storie che testimoniano che il cambiamento è possibile anche tra i condannati che per la legge del “fine pena mai” sono gli immutabili dell’universo carcerario, gli irredimibili per sempre.
di Donatella Stasio
La Stampa, 23 settembre 2024
In principio erano 349. Dopo due anni, sono diventati 363 i voti su cui può contare la maggioranza in Parlamento: esattamente i tre quinti dei componenti delle Camere riunite in seduta comune, vale a dire il quorum richiesto, dopo il terzo scrutinio, per eleggere i giudici costituzionali. Bingo!
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 settembre 2024
Secondo alcuni studiosi è possibile identificare elementi nel cervello e nel profilo genetico che possono dar vita a un comportamento criminale. La responsabilità penale andrebbe comunque ripensata, così come la pena da infliggere. Ma la discussione sull’incapacità di intendere e di volere è troppo spesso banalizzata. La cronaca nera in questo ultimo periodo ci tiene occupati con molti fatti delittuosi e processi giudiziari: da Chiara Petrolini arrestata venerdì per l’omicidio dei due neonati all’imminente inizio del processo a carico di Filippo Turetta accusato dell’omicidio di Giulia Cecchettin, passando per la morte di Giulia Tramontano per mano di Alessandro Impagnatiello. Dai salotti televisivi, dalle pagine Facebook, dalle colonne di giornali e dai tavoli dei bar si emettono sentenze - prima dei tribunali - interrogandosi su moventi e dinamiche dei gesti criminali.
- “Infermità mentale, il carcere non può essere la risposta. Neanche per i crimini più efferati”
- “La risposta dello Stato è debole per chi vive sul crinale dei comportamenti psichiatrici e delinquenziali”v
- Viva la procura di Venezia, che sul processo Turetta dice “no alla spettacolarizzazione”
- Vicenda Open Arms, lo sbilanciamento dei poteri
- Salvini e l’uso mediatico della giustizia











