di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 21 settembre 2024
Sono oltre 100 gli esponenti e le organizzazioni della società civile che hanno lanciato il giorno prima che se ne discutesse in Parlamento un appello contro la norma prevista dal disegno di legge e sicurezza che si traduce nella impossibilità per le donne incinte di veder nascere i propri bambini in libertà fuori dal carcere. L’appello, dichiara Grazia Zuffa, presidente della Società della Ragione, rilancia i contenuti della campagna “Madri fuori dallo stigma e dal carcere insieme ai loro bambini”, che due anni fa ha organizzato una mobilitazione in tutta Italia a difesa dei diritti delle donne e dei figli. Negli anni passati si era cercato di avallare questo principio attraverso una normativa e vi furono proposte di legge, come quella presentata dall’onorevole Siani e poi ripresentata dall’onorevole Serracchiani.
di Massimo Zanchin*
L’Unità, 21 settembre 2024
Per un recluso cosa è il tempo? Qual è il suo senso? Come tutti noi sappiamo, esiste un tempo naturale e un tempo meccanico. Per un recluso il tempo naturale non esiste. Certo, attraverso le sbarre, può vedere quando fa buio o fa giorno, ma per il recluso i giorni rimangono tutti uguali. L’unica percezione che ha del tempo trascorso e che trascorre è solo guardandosi in un piccolo specchio, scorgendo i capelli che si perdono o ingrigiscono e i segni dell’età sul volto. Per un recluso non esiste nemmeno il tempo meccanico, la misura del tempo inventata dagli esseri umani per organizzarsi nel lavoro e nei commerci, perché nei pochi metri quadri di una cella è isolato dalla realtà, dalla società e da tutto. Quindi, non necessita neanche dell’orologio non avendo e non potendo prendere appuntamento con il nulla.
di Andrea Strafile
Il Domani, 21 settembre 2024
Riassaggiare il cibo da liberi ha decisamente un altro sapore. Perché da quel momento in poi lo puoi rifare, lo decidi veramente tu cosa metti in bocca. C’è una strana atmosfera con gli amici e le amiche, riuniti in una festa dove, forse, non c’è niente da festeggiare. È il giorno prima della sentenza, giuridica, che può cambiare una vita e l’amico Mattia ride e scherza, anche se ha il cuore appesantito, ci sono birre e qualcuno ordina delle pizze. Esistono momenti in cui il cibo è uno spartiacque, assume significati profondissimi: la prima pastasciutta, le polpette della nonna da piccoli, gli ultimi pasti prima della morte. E ci sono, qualche volta, casi speciali, dove si vive e poi si muore per un po’ per, infine, rinascere. Andare in carcere è uno di questi. Che sapore ha l’ultima pizza da persona libera? Quale il primo pasto da condannato? E cosa significa tornare a casa, dopo anni, e ritrovare il cibo di mamma? “Io la mia ultima pizza con gli amici non la ricordo per davvero” racconta Mattia Gigli, che in realtà ha un altro nome, davanti a una birra. “Pensavo a voi, alla convivialità, non a cosa stavo mangiando. E poi il mio ultimo pasto vero è stato un lungo aperitivo con quattro birre di fronte al carcere aspettando la sentenza. Sono entrato dentro la sera tardi, consegnandomi, piuttosto brillo”.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 settembre 2024
Dopo il sì della Camera il “pacchetto” va in Senato. Ma sindacati, giuristi e associazioni sono preoccupati per una restrizione del “diritto al dissenso” e per altre norme. E annunciano mobilitazioni.. Dopo il primo sì della Camera dei deputati, sta per essere incardinato al Senato il disegno di legge d’iniziativa governativa in materia di sicurezza. Un testo - classificato come “ddl 1660”, intitolato “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” e proposto dai ministri di Interno, Giustizia e Difesa, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Guido Crosetto - fortemente voluto dall’esecutivo e dalla maggioranza. Ma che invece le opposizioni, sia durante il passaggio in commissione che nel voto in Aula a Montecitorio, hanno duramente criticato, definendolo un condensato di “propaganda” e di “repressione”, una “follia giustizialista che introduce oltre 20 nuovi reati o aggravanti” e contiene norme di dubbia costituzionalità, annunciando un’intensa attività parlamentare di sbarramento quando l’iter partirà a Palazzo Madama. Nel frattempo, fuori dal Parlamento, crescono perplessità e timori nella società civile, rispetto ai contenuti del testo nella sua versione attuale. Dubbi che accomunano sigle sindacali, giuristi di vaglia, magistrati, associazioni di volontariato ed enti umanitari, come ha potuto verificare Avvenire, sollecitando valutazioni e pareri. La prima a mobilitarsi, lunedì prossimo alle ore 18, sarà la Cgil, che ha convocato un presidio davanti alla prefettura di Genova per denunciare un testo che - dichiarano le segretarie confederali Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione, è “un condensato di propaganda e populismo istituzionale, declinato solo come azione repressiva dei conflitti sociali e come politica punitiva, di giustizia e carcere”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2024
Il disegno di legge governativo n. 1660 sulla sicurezza, appena approvato dalla Camera dei Deputati, è in evidente contrasto con i caratteri fondativi del nostro sistema democratico e viola in modo sguaiato i principi dell’ordinamento costituzionale. È fatta carta straccia del diritto penale liberale. Si minaccia di sanzione carceraria chiunque protesti, in qualunque modo: per strada, pacificamente, in carcere. Lo scorso maggio, agli inizi della discussione parlamentare, con un documento congiunto scritto da Antigone e Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), avevamo lanciato l’allarme su come lo Stato di diritto fosse pericolosamente sotto attacco. Ma, soprattutto, lo aveva lanciato l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che aveva usato parole nettissime al proposito. Non un’associazione, non una Ong, ma addirittura un’organizzazione intergovernativa.
di Andrea Granata*
Il Dubbio, 21 settembre 2024
Ammetto che appena avuto notizia del “pacchetto sicurezza” ho avuto un moto di egoismo e ho pensato di tutelare il mio benessere non approfondendo, soprattutto perché alcune anticipazioni su questo o quel nuovo reato raccontate dai social, in prima battuta mi avevano fatto pensare, più che a qualcosa di reale, a dei siti trappola, quelli che poi fanno sì che ci si ritrovi la casella della posta intasata di messaggi pubblicitari. Dopo poco però, la natura ha fatto il suo corso ed è sopraggiunto lo sconforto e per non farci mancare niente anche l’indignazione, una cosa forte tanto di essermi spinto oltre, tanto da arrivare a preconizzare la nascita di un partito liberale (in Italia!!!) che si ponesse come obiettivo quello di rimuovere queste maree sotto forma di pacchetti di varia guisa e natura, bonificando e rimediando ai relativi guasti prodotti da decenni di queste intemerate legislative. Alla fine ho bruscamente posto fine alle mie fantasie, il timore di essere preso sul serio, di essere additato come qualcuno che propone di fondare un partito liberale in Italia è stato più forte di tutto e mi sono rassegnato.
di Errico Novi
Il Dubbio, 21 settembre 2024
A maggio, al primo annuncio di Carlo Nordio sull’arrivo di una “versione governativa” della separazione delle carriere, l’ala garantista dell’opposizione, a cominciare da Enrico Costa, reagì con disappunto. “Abbiamo già svolto esaustive audizioni sulle proposte di legge costituzionali presentate da me e da altri deputati, peraltro di maggioranza: far precipitare, sull’iter delle carriere, un testo dell’Esecutivo serve solo a congelare la riforma”, disse l’allora responsabile Giustizia di Azione, appena tornato in Forza Italia. Ma adesso lo scenario è un altro. Sì, è vero: al lavoro che la Prima commissione di Montecitorio aveva già compiuto sulle proposte di matrice parlamentare bastava far seguire solo una rapida fase di esame degli emendamenti.
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 21 settembre 2024
Anche le prefiche del defunto abuso d’ufficio devono ammettere che l’esistenza del caro estinto non è stata proprio specchiatissima. Nonostante l’accanimento terapeutico di almeno quattro riforme in circa trent’anni di tormentata vigenza, non si è mai raggiunto l’obiettivo, condiviso nel tempo da tutti gli schieramenti parlamentari, di perimetrare l’area degli illeciti amministrativi meritevoli di assumere rilevanza anche penale. A monte vi è, infatti, il concetto di abuso, di per sé quasi inafferrabile e comunque difficilmente tipizzabile, come richiesto dal principio costituzionale di stretta legalità penale. La patologia congenita di questa sfortunata figura di reato non risiede tanto e solo nell’insuperabile tasso di indeterminatezza della condotta, quanto piuttosto nella inevitabile intromissione del giudice in settori riservati istituzionalmente alla discrezionalità della pubblica amministrazione. In altri termini, l’abuso d’ufficio ha rappresentato il terreno d’elezione dello scontro fra politica e magistratura, fra potere esecutivo e potere giudiziario.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 settembre 2024
I difensori impugnano una sentenza di condanna pronunciata in tempi “record” dai giudici: “Sentenza abnorme, va annullata”. Il fascicolo conta oltre 58mila pagine, ma la sentenza è stata pronunciata circa 72 ore dopo che lo stesso era stato consegnato ai giudici. A denunciarlo sono gli avvocati Nicola Quatrano e Raffaele Bizzarro, che hanno impugnato la sentenza pronunciata lo scorso 10 giugno dalla Corte d’Appello di Napoli, contestando la violazione delle regole fondamentali “della grammatica giudiziaria che disegnano la morfologia dell’esercizio della giurisdizione, producendo un atto abnorme in ragione della concreta atipicità di esercizio del potere che lo pone al di fuori della struttura legale tipica stabilita dall’ordinamento”.
cgil.milano.it, 21 settembre 2024
Ennesima causa vinta da Cgil e Inca contro una prassi discriminatoria di Inps che nega il diritto alla Naspi ai detenuti. Un nuovo, l’ennesimo, pronunciamento del Tribunale di Milano del 19 settembre riconosce il diritto alla Naspi (indennità di disoccupazione) a un lavoratore detenuto, seguito dalla Cgil Milano, che ha prestato attività lavorativa per l’Amministrazione Penitenziaria. Una nuova, l’ennesima, vittoria della Cgil e dell’Inca Milano, che oramai da anni promuovono vertenze per ripristinare un diritto che Inps non riconosce, generando una feroce discriminazione verso persone che già versano in una condizione di fragilità.
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